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09/05/2008
Situazione prebellica nel Libano dove i nostri soldati stazionano in una zona cuscinetto, senza aver potuto incidere nel riarmo di Hezbollah. La qual cosa è (ditelo a Prodi- D'Alema e "pacifinti") il miglior sistema per fare scoppiare le guerre. Guai a girare il capo dall'altra parte. Guai a impedire il riarmo (vedi hitler).
Hezbollaha in questi mesi si è dotata di 4000 missili.
Mentre l'Italia perde ancora tempo dietro ai semirazzismi di Vattimo (in realtà si tratta solo di ignoranza e di veglia funebre a certe "idee" politiche), assassini e terroristi hanno preso il controllo di Beirut.
Hezbollah e la Siria in questi anni hanno ucciso gli oppositori, sempre nel silenzio complice dei pacifinti, hanno impedito l'elezione del presidente della repubblica Libanese (qui sono colpevoli anche i nostri politici che in occasione della "campagna" fascistoide contro la Fiera del Libro di Torino non hanno saputo tirare in ballo il caso libanese...).
Oggi assistiamo alla "presa" di Beirut. Che schifo.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 12:29 commenti |
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esteri, libano, israele, imamesimo, marxislamici
Ottimo intervento dell'imprenditore Filippo Maria Olivi (Singapore), che da anni si occupa dei problemi delle comunità italiane all'estero, e dei problemi delle imprese italiane che operano nel mondo.
Raccomando la lettura di questo suo articolo su Italia chiama Italia, perché pone l'accento sul tema che secondo me diventa fondamentale in questa legislazione: la legalizzazione delle lobbies e dei gruppi di pressione.
Gli italiani all'estero sono divisi, sparsi, pochi. Sacrosanta l'idea di unificare le forze per ottenere risultati concreti. LINK
postato da Paolo-di-Lautreamont, 12:17 commenti |
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politica, esteri
Polito è indubbiamente un bravo direttore, anche se io continuo a privilegiare la linea politico-editoriale di Arturo Diaconale, vero liberale di fatto, non solo a parole.
Il Riformista oggi esce con un'iniziativa sul Tibet. Bella, meritoria.
La stampa già sta dimenticando la situazione di Lhasa, e non è giustificata affatto da altre crisi, come quella della Birmania. In realtà la catastrofe della Birmania è parte dello stesso problema del Tibet. Le dittature producono miseria, disorganizzazione, masse di diseredati. Le democrazie saranno imperfette, e forse è proprio per questo che sono il sistema migliore (guai agli Stati Perfetti!). Sta di fatto che a New Orleans il disastro è costato molte vite umane di meno. In Birmania, come in Bangladesh, il controllo dei fiumi è pari a zero, e si lasciano costruire baracche o case in zone pericolose.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 12:02 commenti |
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politica
07/05/2008
Alla vigilia della ricorrenza del maggio ’68, mi sono recato a Brighton, dove ho partecipato alla “Convention ‘68” sul linguaggio e i giovani. L’evento era promosso da un gruppo di filosofi ma era rigorosamente anti accademico, a partecipazione libera. Quando sono arrivato c’era gente di ogni nazione ma tutto procedeva bene, grazie a un servizio di traduzione più efficiente di quelli italiani.
C’erano due sole regole: a) ogni intervento poteva durare dieci minuti al massimo; b) dopo ogni intervento era fatto obbligo all’uditorio di osservare cinque minuti di silenzio assoluto, da effettuare in posizione meditativa.
Sono entrato -con un amico londinese- nella sala conferenze dello splendido hotel vittoriano sede del convegno. Era in corso la pausa meditativa. Parte dei presenti è in posizione za-zen, con le ginocchia piegate sulla placida moquette blu. Altre persone, più compassate e in età, sono chine sul tavolino posto a lato della poltroncina, con le mani sulle tempie e gli occhi chiusi. Altri sono in ginocchio o prostrati al suolo.
Ho riconosciuto André Glucksmann e altri volti noti, ma la maggior parte dei convenuti era formata da sconosciuti. Ho visto dei giornalisti e alcune troupes radiotelevisive. Nessun italiano.
L’organizzazione della convention è esiziale, molto diversa dalla logica cheopiana cui ci siamo abituati in Italia. Una ragazza sorridente raccoglie su un computer i nomi dei relatori. Non è obbligatorio rilasciare l’abstract, e nemmeno il titolo dell’intervento. Sul palco un grande schermo fornisce il nome del relatore e il titolo dell’argomento, oppure l’indicazione “Please, silence”, con l’icona di una clessidra. Finita la pausa, un campanello squilla, lo schermo riporta il nome del prossimo oratore e –se è stato fornito- il suo argomento.
Ci siamo seduti e abbiamo seguito lo svolgersi dei lavori. Mi ero iscritto a parlare.
Nel pomeriggio, dopo il lunch break, è venuto il mio turno. Il punto è che non sapevo di cosa parlare. Molti oratori esperti -professori, giornalisti, oppure frequentatori di pub dove la gente ha il coraggio di discutere- esponevano le loro argomentazioni con ordine e decoro, ma mancavano dell’inventiva che invece prorompeva, a gran voce, dagli interventi dei signor Nessuno.
Ho trovato l’argomento poco prima del tempo. Ne ho parlato col mio amico, poi sono andato all’ingresso, dalla segretaria. Le ho chiesto se potevo ancora specificare l’intervento. Ha risposto di sì. Ho dettato: “1968-2008, due movimenti giovanili”. Ho fatto a tempo a scrivere pochi appunti e sono salito sul podio. Ero finalmente libero di parlare, partendo dall’esperienza personale.
Nel ’68 ero un ragazzino. Negli anni successivi andai al liceo, piantai gli studi, espulso dal cattivo rendimento di greco, ma soprattutto da una crisi finanziaria della famiglia. Tre anni di fabbrica e lavoretti. Diventare adulto in pochi mesi, aggrapparsi ai libri, alla scrittura adolescenziale, per sopravvivere. Lavorare dodici ore a bordo di navi bollenti senza percepire nulla, pulire negozi, cercare di vendere polizze assicurative, tenere sollevati i tappeti nelle aste estive. Parlare con la sorella di un amico, che era andata in Inghilterra a sentire i Beatles, più grande di noi, una che mi piaceva. Vivere le stagioni del movement: fumare, bere, suonare jazz, vivere in gruppo, fare politica.
Poi riuscii a finire il liceo, e mi iscrissi all’università di Bologna. Ricordo il ’77, quando finì quella stagione.
Di questo ho parlato a Brighton: di semiosi dei corpi, di cosa erano i capelli e i vestiti che ci confezionavamo, poco prima che tutto ciò diventasse -malgrado noi- fashion, anche quello trasgressivo dei Sex pistols di Malcom McLaren. Ho ricordato una lunga conversazione notturna con Ornette Coleman. Ho parlato dei limiti dell’essere soltanto contro i genitori, il capitale, le città, i festival di Sanremo, noi stessi.
Ho poi esposto le ragioni del nuovo movimento del 2008, talmente invisibile da essere ignorato come tale persino da se stesso, ma geniale per il suo essere fuori dalla società dello spettacolo che, pur così esecrata dai situazionisti, anima del mouvement parigino e norditaliano, ha finito per diventare la Grande Anima del giovanilismo di sinistra che ci ha portato fino ai festival del cinema di Veltroni e ai film di Virzì, che ci ha reso figli dei segni e delle finzioni. Così l’antimoda è diventata simile alla moda e l’antipolitica simile alla politica.
Ho parlato del movimento italiano “lib-con”, ignorato da quasi tutti, tanto che anche io, fino al viaggio a Brighton, attratto da quella inusuale happening di pensiero libero, non lo avevo riconosciuto come tale, pur avendo dato il mio contributo. Ho ripercorso questi anni di rivolta contro lo spirito nichilista: i blog di Tocqueville, i giornali e i siti dove navighiamo. La critica ai giornalisti mainstream, che devono la vita al veleno mortale col quale scrivono. Siamo veterani di una guerra nella quale l’avversario perde ma si trasforma. Ho ricordato il convegno “Libertà e informazione”, le cose da fare, il desiderio di agire, la passione per la positività. “Dare nuovi spazi alle idee e più forza all’intelligenza”. Serve sintesi tra materia e spirito, tra mercato e politica, tra individuo e stato. Solo la libertà individuale è irredimibile ed è comune a tutte le sottoculture che hanno attraversato questi decenni. La differenza rispetto al ’68 è che al movimento del 2008 partecipano persone che vogliono essere davvero indipendenti, mentre il ’68 era guidato da un’aristocrazia rossa che si impose su tutti.
Purtroppo alla fine del mio intervento mi sono scappate tre parole: “Berlusconi” e “Boris Johnson”, il nuovo sindaco tory di Londra. Ho citato la frase di un membro del G.L.C., dopo che aveva assistito a un concerto dei Sex Pistols: “Mi sono sentito sporco per quasi 48 ore”. Ho dichiarato che i benpensanti del 2008 direbbero le stesse parole del membro del Greater London Council, se dovessero seguire un comizio di Boris Johnson, nascondendo sottobraccio il fidato The Guardian. E’ stato un errore. Quando ho finito tutti erano in piedi e si stavano accapigliando. Altro che “Please, silence”. Roger Scruton scuoteva il capo sconsolato. Un gruppo di tardo gauchistes mi additava gridando “Les Berluskitaliens sont arrivés”. Due ragazze si tiravano per i capelli. Sono uscito di nascosto. La segretaria burrosa mi guardava con aria apocalittica.
Questo evento non è mai avvenuto, ma provate comunque a fare un convegno basato sui silenzi meditativi. E’ cosa utile e buona. Evitate però di parlare di certi argomenti, se volete che il convegno abbia successo. Siate pragmatici, sognate il possibile. L’impossibile fatelo, invece di predicarlo.
Mio articolo su L'Opinione di oggi.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 23:28 commenti |
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cultura, politica
In effetti la storia di Israele data più di 3000 anni, ed è testimoniata da libri, città, storia.
Curioso che in Italia questa grande festa (cui i palestinesi potevano partecipare, se non avessero scelto la strada della guerra e del terrore fin dal 1948) sia vissuta sotto il segno di un doppio errore:
- i naziskin di Verona
- i sinistri contro la Fiera del libro di Torino
L'Italia è riuscita a dividersi (anche se con percentuali ridicole per chi ha torto) anche su questo:
possibile che non si capisca che Verona e Torino sono due facce dello stesso problema?
Bastava ripetere questo mantra per mettere a posto chi sta già rialzando la testa.
Visto cosa succede, sarà meglio cominciare a contrapporre a Santoro e a Ballarò delle trasmissioni politiche non centraliste e "imparziali" come Matrix e Porta a porta, ma altre connotate dalla parte lib-con.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 00:47 commenti |
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israele, marxislamici, nazicomunismo
06/05/2008
La decisione della Commissione Europea per la crisi a Napoli e nella regione Campania e il mancato rispetto della direttiva quadro in materia. Per Bruxelles la spazzatura non raccolta e i roghi "rappresentano rischi seri per la salute e l'ambiente'' e le misure adottate finora ''sono insufficienti per risolvere il problema sul lungo periodo''. Italia deferita anche per violazione norma su trasparenza imprese. (AdnKronos)
Si noti bene che nello stesso momento la "sovietica" Ansa nasconde il fatto del deferimento e titola invece: "Conti pubblici, la UE promuove l'Italia".
Prodi e Visco, bye bye. Vi ricorderò per il divieto di avere libretti al portatore e per l'obbligo di fare assegni. Tutto rimane come prima, per i disonesti, ma gli onesti faticano il doppio.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 16:00 commenti |
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socialbabbei, sragion di stato
Mentre i neonazisti massacrano un giovane a Verona, un'altra simile canaglia combatte da mesi contro la possibilità di organizzare una fiera del libro dedicata a Israele.
Per fortuna il PD ha quasi del tutto capito (tranne D'Alema e qualche altro ancora rimasto nella Cecoslovacchia dove si formavano i quadri del PCI) che sull'esistenza di Israele si gioca l'esistenza della democrazia. Lasciamo che i Vattimo e i Ramadan (ex consulente di Prodi in UE, che lo inserì nella sua sottocommissione dei Sette saggi) si autoseppelliscano di ignominia.
CARMILLA ON LINE
ovvero disastrosus modous di fazer kultur
Oggi ho letto che precari e studenti dell'Università di Siena si sono messi a girare un film porno, così, visto che "non avevano soldi". Questo è lo stato dell'arte e della cultura. Un'altra testimonianza simile viene dal sito Carmilla on line, dove il "sanguinario" giallista Valerio Evangelisti si esibisce in una disastrosa serie di luoghi comuni su Israele.
Questo giallista hard boiled, bravo solo nel racconto breve, ma clamorosamente digiuno di politica e cultura, si mette a fare una muezzinata contro la Fiera del Libro che è tutta un programma. Il suo testo è condito dai sempreverdi (sic) luoghi comuni contro il "complotto demo-pluto-sassone-giudeo". Non vale nemmeno la pena di smentire o confutare Carmilla e Evangelisti. A smentirli basta la stessa pagina dov'è pubblicato lo scritto del giallista che mi fa ricordare una somiglianza formale tra i lemmi "mosca", "moschea" e "mosche" (nel cervello).
Infatti in basso a destra nella pagina che oggi ospita le cristallerie mentali di Evangelisti c'è un iper banner sull'eroico Cesare Battisti. Altro "scrittore" amato a sinistra. Per carità, de gustibus... Ma certe cose sono disgustibus... Nel banner brilla infatti una glorificazione esagerata, con molti link dai titoli come "Un uomo vero, Cesare Battisti alle Iene" o "Non ho ucciso", che linka un articolo di quell'altra silloge del post sovietismo che è La Repubblica (giornale dal sapiente mix tra massimalismo e l'affarismo che fu attribuito a Craxi, mentre poi i detrattori si sono rivelati ben peggiori dei socialisti massacrati con intelligence).
Siete comunque convinti che stiamo esagerando? Beccatevi allora quest'altro megabanner, tutto dedicato a Hugo Chavez, contro "la disinformazione che i media liberisti attuano per demonizzare una rivoluzione geopolitica in atto". Mi onoro allora di "disinformare", quando dico che Chavez è un fascista dei peggiori, oltre che un ladro di nazioni.
Capito perché pensare che tra fascisti e neo-post-tardo comunisti non ci sia solo la matrice mussoliana in comune NON è un errore?
Capito perché ce l'hanno con Israele e nulla mai dissero e dicono su Chavez, Mao, Pol pot, Stalin, Hu Jintao, Che Guevara, Bin Laden, Carlos lo sciacallo, Arafat e via dicendo?
Perché odiano solo ebrei e "amerikani"? Perché?
Perché non hanno mai bruciato la bandiera insanguinata di Saddam, che anzi esponevano fuori dai balconi delle loro case e sedi di partito?
"Il compleanno di Israele è il compleanno di tutti noi". "Affettuosi auguri a tutti i nostri amici israeliani". Lo afferma il premier in pectore Silvio Berlusconi in occasione del 60.mo anniversario della dichiarazione di indipendenza di Israele attraverso un intervento pubblicato oggi sul quotidiano Yediot Ahronot di Tel Aviv.
Trattandosi di Fiera del Libro dedico ai bruciabandiere (inter)nazional-socialisti le parole di questo Libro:
Gioele 3:1-2. In quei giorni, in quel tempo, quando ricondurrò dall'esilio quelli di Giuda e di Gerusalemme, io adunerò tutte le nazioni, e le farò scendere nella valle di Giosafat. Là le chiamerò in giudizio a proposito della mia eredità, il popolo d'Israele, che esse hanno disperso tra le nazioni, e del mio paese, che hanno spartito fra di loro.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 15:48 commenti (5)|
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palestina, israele, marxislamici, rommel prodi, sinistra antiliberale
Un gruppo di lavoro sta organizzando un convegno a Pescara (17-18 maggio), per dare forza alla componente liberale del PDL, armonizzandola con le osservazioni poste dal Tremonti de La paura e la speranza, nella consapevolezza che solo con la rivoluzione liberale sarà possibile ridimensionare lo Stato italiano e la pletora di sozzi parassiti che ci attanaglia salute ed economia, per non parlare di cultura e spirito.
Tra i partecipanti ci saranno Diaconale, Benedetto Della Vedova, Marco Taradash, Giacalone, Biondi, l'on. Nan, Alberto Mingardi.
Oggi L'Opinione ha pubblicato un breve testo di presentazione sui contenuti legati all'evento.
Altre informazioni qui.
La mia personale posizione è che senza collegamento stretto tra politica e impresa-mondo del lavoro, una rete da costruire attorno ai giornalisti e blogger del territorio a partire dalle singole città e regioni, il PDL (e chiunque altro) non avrà futuro politico.
La grande vittoria della coalizione guidata da Silvio Berlusconi alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile consente di sperare in un governo stabile ed impegnato a dare risposte concrete sulla questione cruciale dell’Italia di oggi: come riavviare il percorso di modernizzazione del paese in tutti i settori dove lo Stato svolge un ruolo essenziale - infrastrutture, servizi, regole. Dalle grandi opere alla giustizia, alla sanità, al lavoro, alla formazione, il primo compito di un governo di impronta liberale dovrà essere quello di destrutturare tutto ciò che è pletorico, inefficiente, costoso e fa da barriera o freno all’espressione delle capacità individuali e delle risorse latenti nella società. L’affermazione del merito, della competenza, del rischio, è cruciale per la ripresa dell’economia e al tempo stesso per ricostruire una coesione sociale intorno a istituzioni vissute come vincoli piuttosto che come giunture essenziali della comunità.
Lo Stato appare oggi come una tassa ingiusta, onnipresente ed invadente. Ridimensionare lo Stato dove è abusivo apre la possibilità di rafforzarlo dove è necessario. In pratica, più stato essenziale, più mercato libero. Questo l’impegno fondamentale che la parte liberale del paese richiede al Popolo della Libertà e ai suoi alleati. Noi guardiamo con fiducia e ottimismo al nuovo governo. Ma abbiamo ancora più fiducia nei meccanismi di controllo e di impulso che possono garantire una partecipazione effettiva dei cittadini alla vita politica del paese. Per questo abbiamo visto con soddisfazione la nascita del Popolo della Libertà, come area d’incontro di tutti coloro che si richiamano, nella loro azione politica, agli assetti istituzionali liberaldemocratici e a una cultura politica volta a privilegiare l’affermazione e la difesa della libertà individuale in ogni campo e la solidarietà con le grandi democrazie liberali del mondo. Ma la politica è fatta di scelte concrete, di opere, di soluzioni. Politica è fare scelte.
E sappiamo tutti che le scelte di fronte alle quali si troverà subito il nuovo governo non saranno indolori, spesso appariranno impopolari, provocheranno la reazione di tutti i gruppi di poteri minacciati dalla liquidazione di rendite e privilegi. Per questo riteniamo indispensabile per il successo dell’azione di governo che sia data voce all’interno del nuovo partito a quella “parte liberale” della politica italiana che è già presente trasversalmente nelle forze politiche che hanno avviato la costituzione del PDL, ma che troppo spesso in passato è stata relegata, così come è avvenuto sul fronte opposto, in un ruolo più di testimonianza che di direzione. Oggi che si avvia il processo di costruzione formale del Popolo della Libertà vogliamo dare il nostro contributo a che nasca un soggetto aperto, ospitale, democratico ed in grado di assicurare a tutte le sue componenti di essere parte attiva nella costruzione di un futuro di libertà e di crescita per il paese. Senza una “parte liberale” è impossibile realizzare una “rivoluzione liberale”.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 15:34 commenti |
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politica, liberalismo
05/05/2008
Lo Yemen resta nell'occhio del ciclone. Al Qaida ha confermato che l'attacco dei giorni scorsi a Sana'a era proprio diretto contro l'ambasciata italiana. Due colpi di mortaio, fortunatamente falliti.
La notizia di oggi è il rilascio dei terroristi della USS Cole (2000, 17 morti e 50 feriti, con la tecnica del "maiale"). Una storia molto lunga, cominciata con condanne a morte, poi commutate in galera a 10 o 15 anni, e con una lunga catena di evasioni alla abate Faria.
Michele Cervone (inviato UE) dice che Bruxelles darà 30 milioni anno allo Yemen. Anche l'Iran propone aiuti e parla di un'alleanza per il controllo del Golfo Persico e di Suez (!).
Per rilassarsi consiglio la visione di una fresca, viva e bella galleria di foto su Sana'a.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 11:41 commenti |
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esteri, asia
La moglie del presidente iracheno Talabani è sfuggita a un attentato. Una bomba è esplosa al passaggio del suo convoglio davanti al Teatro nazionale, e quattro guardie del corpo sono rimaste ferite.
BAGHDAD: Iraqi President Jalal Talabani's wife, Hero Ibrahim Ahmad, escaped a roadside bomb attack in the heart of Baghdad on Sunday that wounded her four bodyguards, officials said. The first lady escaped unhurt as her convoy was hit by a roadside bomb when it passed the National Theater in central Baghdad's Karrada district, her security chief, Adel Khawis, said.
Her four bodyguards were wounded (France Presse)
postato da Paolo-di-Lautreamont, 11:14 commenti |
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esteri
04/05/2008
Oggi in Bolivia si è svolto un referendum autonomista nella provincia di Santa Cruz. Si va verso una secessione, gli autonomisti hanno ottenuto l'86% dei voti.
Il dipartimento è uno dei più ricchi della Bolivia. Scontri si sono svolti nella giornata elettorale. Nei giorni scorsi Fidel Castro aveva asserito che l'America latina è sull'orlo di una guerra, citando i casi di Paraguay (dover ha vinto l'ex vescovo Lugo, potenzialmente vicino a Chavez) e della Bolivia. Secondo Morales (e alcuni organismi internazionali) il referendum indetto dalla provincia ribelle è illegale. Resta però il caso del Kosovo. Il leader dei secessionisti dice che i due milioni di abitanti di Santa Cruz producono il 46% delle ricchezze del paese, mentre lo Stato ne reimmette nel loro territorio il 15%. Situazione padana...
E infatti l'organizzazione è pronta a battersi con le armi per ottenere l'autonomia. Situazione simile anche in altre tre province del paese sudamericano ( Tarija, Beni, Pando).
Morales è in difficoltà e la sua lotta contro i latifondisti (giusta) produce la loro grande ascesa.
Così Morales si sta mangiando il successo elettorale, grazie a una politica radicale che non vuole affatto trattare con le diverse componenti del paese.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 20:26 commenti |
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esteri, america latina
02/05/2008
Fidel Castro spinge sull'acceleratore per la seconda volta dopo pochi giorni dalla vittoria dell'ex vescovo Lugo in Paraguay (un esponente della sinistra a rischio di chavismo).
Castro continua a dire che nell'America latina si è vicini a una sorta di conflitto generalizzato, sobillato dagli USA copn lo scopo di far fuori l'asse estremista di Noriega, Chavez, Morelos e castrista.
L'esca potrebbe partire dal referendum che finalmente potrebbe inchiodare il governo del cocalero Morelos (pluripremiato in Italia per la sua politica pro infanzia) con una piccola secessione di una parte della zona interna.
ANSA) - L'AVANA, 2 MAG - L'ex presidente cubano Fidel Castro ha accusato gli Stati Uniti di cercare di 'liberarsi di Evo Morales', il presidente della Bolivia. Gli Usa, secondo Castro, vorrebbero raggiungere lo scopo appoggiando dietro le quinte il referendum autonomistico di domenica a Santa Cruz de la Sierra. Nella sua ultima Riflessione, pubblicata questa volta nello spazio digitale cubano Cubadebate, Castro ha sostenuto che alla Bolivia 'mancano giorni, o forse solo ore, per soffrire avvenimenti drammatici'.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 15:44 commenti |
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esteri, america latina, marxismo
A Torino per la Fiera del Libro. Davvero singolare l'atteggiamento del questore di Torino, che ha vietato una manifestazione anti razzista, equiparandola -di fatto- con quella dei così detti "Centri sociali".
postato da Paolo-di-Lautreamont, 11:34 commenti |
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israele, eurabia, razzismo, imbecilli, antidemocratici, socialbabbei, marxislamici, sinistra antiliberale
Gordon Brown sconta probabilmente il lungo regno di Tony Blair (e magari le sue colpe eprsonali. A me però interessa il caso di Londra. Sarà un bene se, come speriamo, tramonterà il regno di Livingstone, detto Ken il rosso, uomo dalla pipì senza tirare la catena e dalla pubblicità pro Chavez sugli autobus di Londra (in cambio di sconti).
Il socialcomunismo è in caduta libera in tutto il mondo. Crollano i neomaoisti alla Livingstone, la anche l'ultima linea Maginot dei riformisti, il neo craxismo (N.B. indico come "craxismo" ciò che La Repubblica e il PCI chiamavano "craxismo". In realtà Craxi non fu mai "craxista". Lo furono semmai i nani e ballerine dalle mani adunche che ruotavano al suo fianco, danneggiandolo oltremodo e prestando il fianco alla uccisione del PSI, sostituito nel controllo di ogni pratica economica col PCI poi PDS poi DS poi PD).
postato da Paolo-di-Lautreamont, 10:58 commenti |
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01/05/2008
Il nuovo ministro dell'Educazione venezuelano ha dichiarato che Cristoforo Colombo è stato un genocida e che la storia -e i libri di storia venezuelani- lo dovrebbero trattare come tale.
La statua di Colombo, distrutta tempo fa da gruppi chavisti, non è mai stata rimessa al suo posto nonostante le promesse fatte da Chavez al governo italiano che aveva reclamato per il gesto.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 00:07 commenti |
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esteri, venezuela, america latina, dittature
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