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27/11/2009
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Questione rilevante di oggi: sulle nostre teste, per 24 ore al giorno, c'è una marmitta dovuta alla somma degli autoveicoli mondiali, di 5000 km. di diametro?
ATTI DI GOVERNO
" Saremo intolleranti con chi è intollerante. In tutto il territorio nazionale si promuoverà la diffusione dell'antropologia culturale come forma principale di conoscenza. La principale scienza sarà l'ecologia, per evitare la fine dei tempi e del pianeta.
"...Inizia oggi la costruzione dei nastri trasportatori che sostituiranno le strade cittadine e le autostrade: ognuno d'essi si avvale di diversi apporti di energia, da quella elettrica diretta a quella generata dal motore a scoppio di un TIR posto in contenitori interrati.
Ogni motore, posto alla distanza di 1500 metri, è sufficiente a fornire la totalità dell'energia necessaria al Tapis roulant; altri apporti proverranno da energia elettrica prodotta da canali d'acqua posti a fianco del tapis, nei quali verranno anche allevati pesci. I nastri saranno dotati di comodi seggiolini e coperti da tettucci fotovoltaici. A fianco del Tapis, oltre al canale d'acqua, realizzeremo anche viali di alberi da frutta che serviranno a ombreggiare d'estate e dare luce d'inverno, nonché al nutrimento della popolazione."
"...Provvederemo alla progressiva distruzione di tutti i palazzi esistenti, sostituendoli con case indipendenti munite di orto, che dovranno essere prodotte a Guanaca e saranno esportate in tutto il mondo. Il primo business mondiale infatti è la speculazione edilizia, e noi diventeremo i monopolisti della costruzione di case.
Miglioreremo le idee messe in pratica dalla comunità giapponese Millennium City, che costruisce eco-residenze nelle prefetture di Chiba e Tokio dal 1999. Non utilizzeremo la loro moneta interna, il Mille, e non ci trasferiremo nelle campagne giapponesi, tuttavia incentiveremo l'idea di creare delle case-comunità con spazi interamente condivisi, dai bagni alle cucine, nella tradizione della house forestry, e altri spazi privati. Realizzeremo strutture alte sette metri, interamente in vetro, secondo i progetti dell'architetto Iguchi Iroshi. Tuttavia si dormirà come si vuole, non solo sui penitenziali futon giapponesi, ma anche su materassi in lattice o amache di Merida.
...Da oggi ogni cittadino non potrà possedere più di quattro appartamenti o case monofamiliari e non più di 200.000 dollari (al cambio attuale) di rendita personale. Ogni conto bancario eccedente verrà espropriato e le somme saranno destinate a un fondo nazionale di solidarietà posto sotto il controllo della popolazione tramite il parlamento, con la supervisione di organi internazionali come la Croce Rossa, l'ONUMedia e il Vaticano.
"...Il traffico aereo dev'essere ridotto. Non posso più tollerare che le nuvole di pioggia vengano sostituite nei giorni sereni dalle nuvole di gas di scarico prodotte dagli aerei. La popolazione non si deve muovere per far guadagnare le compagnie aeree. Ognuno lavori vicino a casa sua! Siamo stati imbecilli a tollerare questo stato di cose! Una commissione nazionale di studio provveda a sistemare ed eliminare al massimo il pendolarismo forzato.
Le linee aeree da utilizzare saranno quelle che collegano i posti più distanti e impervi, le isole con la terraferma etc.
Il turismo dovrà essere dichiarato nemico del genere umano e sarà perseguito penalmente con la reclusione da uno a tre anni. Intendiamo invece promuovere la cultura del viaggio, che dovrà avere la durata minima di un mese e si limiterà alla conoscenza di un solo territorio o nazione. I giovani, dopo aver compiuto i 18 anni di età, saranno obbligati a compiere un Grand Tour della durata di sei mesi, a spese dello Stato, a patto che partano da soli e senza le consuete riserve di cibi materni, escludendo però un ricambio di abiti e le letture preferite.
L'autociviltà è un disastro di dimensioni colossali. Pensate che ogni marmitta ha un diametro minimo di 5 cm. Immaginate che in tutto il mondo ci siano ogni giorno, per 24 ore, almeno 100 milioni di veicoli costantemente in movimento, escludendo le moto, i bus, le centrali a combustione e altre fonti che bruciano idrocarburi. Forse sono anche di più, le auto che circolano. In base a questo mio calcolo ogni giorno, nel mondo c'è un'unica marmitta da 500 milioni di cm. che sputa fumo tossico nell'atmosfera. Sono 5 milioni di metri... Vi parlo di una megamarmitta da 5000 chilometri di diametro sopra le nostre teste, dall'alba al tramonto e dal tramonto all'alba. E' l'autociviltà il vero nemico da combattere. Facciamolo, dunque. Eliminate le automobili crolleranno vizio e criminalità, e l'uomo diventerà un animale civilizzato...
...Gli imprenditori non temano e non fuggano all'estero. Chi rimane sappia che Eleuterio Cerisola non l'odia e anzi ridurrà le tasse alle società private e ai professionisti. Le tasse da questo momento valgono il 30% in meno! Rallègrati dunque e nel contempo trema, perché se non paghi il giusto subirai il seguente danno: le pene per evasori fiscali, usurai, bancari disonesti, professionisti indebitamente costosi etc. siano aumentate di due volte ed equiparate al furto continuato e aggravato, con processi penali immediati.
Nessuna comunità che si rispetti può tollerare che l'evasore o l'usuraio o l'inquinatore non vengano puniti come ladri e criminali dalla comunità dei giusti. Ciò vuol dire che fino a ieri ladri e bifolchi sedevano al governo insieme col legislatore, e nessuno mi leva dalla testa che così sarà anche per il futuro, se non interverremo.
(Agenzie internazionali) IL RICAVO NAZIONALE DELLE MISURE DI CERISOLA E' STATO DI CIRCA 1 MILIONE DI MILIONI DI DOLLARI, IL CHE HA APPIANATO OGNI SITUAZIONE DEBITORIA DELLO STATO.
7.mo DISCORSO (Sul tema dell'agricoltura)
...Cari miei, l'agricoltura non è una minuzia ma la parte principale della ricchezza di una nazione. Gli Stati Uniti non sono diventati il primo paese del mondo per la loro produzione industriale, ma per quella di cereali. È il grano che fa il grano e il dollaro è stato fatto col grano. Provate a mangiare un frigorifero, anche se bello e di marca. Io, da parte mia, preferisco mangiar fagioli.
Eppure le regioni agricole del nostro paese sono diventate le più povere, secondo le piraterie dei ladri che hanno governato su questi scranni. Il sud del paese, dove il clima quasi tropicale delizia la coltivazione di cereali e frutta, potrebbe essere la ricchezza del paese, mentre invece si langue nella disoccupazione. Ma non è solo colpa dei politici se i popoli non hanno più di che mangiare a parte i transgenici surgelati. Certo quasi tutti hanno il denaro per comprare il cibo. Ma quando il grano dei campi finirà cosa compreranno? (...) Non dobbiamo limitarci a produrre frutta industriale, ricca di concime chimico e diserbanti velenosi per l'intero paese. Produciamo invece cibi di qualità, raffinati e non inquinati. Con l'agricoltura biologica vivremo meglio e venderemo all'estero a prezzi superiori. Questa attività da sola potrà cambiare il mondo, perché nessun essere intelligente tra il veleno e il pane sceglie il veleno. Basterà certificare la qualità dei prodotti della nostra agricoltura e tutti correranno da noi, ci imiteranno, mentre i cattivi industriali che controllano l'occidente e rovinano il sud del mondo dovranno cambiare pianeta.
Gli alimenti saranno utili per chi li mangia, non per chi li vende. Fagioli e pasta come sempre siano la base del nostro pranzo, quanti a noi incentiveremo la produzione di miele, che nutre, è ricco di sostanze utili e addolcisce la bocca senza cariare i denti (questa sola regola rovinerebbe la grassa categoria dei medici dentisti senza scrupoli). Però chi preferisce cariarsi i denti e poi lavorare per il proprio dentista, sia libero di agire come preferisce.
...Riforestare la nazione creando vaste isole selvagge e protette, dove l'uomo quasi non può entrare, ampie come province, tra una pianura coltivata e un'altra, vuol dire creare un clima più fresco e umido e mantenere fertile una parte del territorio. Ciò ci permetterà di buttare via gli impianti di aria condizionata.
(Segue lunedi)

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26/11/2009
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DISCORSO MEMORABILE
"A me piacerebbe arrivare in una città su un comodo e silenzioso nastro trasportatore a levitazione magnetica. Di lontano una nebbiolina cela i laghi e i parchi che circondano le case. I laghi ospiterebbero pesci allevati in acquacultura, mentre ai loro bordi trionferebbe una sinfonia strawinskiana di prati all'inglese, alberi ombrosi e bungalows per l'alloggio dei gitanti. Lì vicino dovrebbero estendersi allevamenti di animali da cortile destinati alla nutrizione dei cittadini, lasciati liberi e non costretti al chiuso con cibo ormonale e antibiotico. Numerosi campi da tennis e da golf, piscine e, più in là, il limitare dei campi gialli coltivati dai contadini.
...Entrato in città vorrei trovare delle costruzioni dipinte con colori vivaci, dai tetti spioventi e dotate di un orto sufficiente alla coltivazione del minimo indispensabile alla famiglia. Nell'orto alcuni alberi da frutta potrebbero bastare alla golosità dei bambini.
Mi ha fatto meraviglia, in questi anni, vedere che si possono realizzare case unifamiliari a due piani, realizzate su fondamenta di cemento armato, ma interamente costruite con i nuovi materiali al posto dei mattoni. La francese Cité de l'architecture & du patrimoine predica già da tempo il nuovo vangelo. Ho trovato su un sito web della Eco-Logis-Innovation, e su un altro della italiana Villeurop, notizie di case infinitamente migliori di quelle attuali a un decimo del prezzo di mercato. Il problema è trovare i lotti di terra dove costruire... ma noi abbatteremo tutte le vecchie case, e ricostruiremo.
Una casa nuova, fatta di materiale ecologico, può essere consegnata pronta per essere abitata in due settimane appena. Il sistema utilizzato è simile a quello dei Lego, so lo che si tratta di pannelli in fibra di legno mischiata, secondo la Eco-Logis, con residui di lino, ignifughi e perfetti come isolanti antirumore. I pannelli sono grandi ciascuno un metro per tre metri e si incastrano l'uno con l'altro e sulle putrelle. Tetto escluso, la casa costa meno di ventimila euro. Nella versione italiana, con 130.000 euro si ottiene una villa perfettamente antisismica, di maggiore durata di quelle in cemento, dotata di tutto (incluso sistema di pannelli fotovoltaici). Queste nuove case recano infatti in dote tutte le innovazioni tecnologiche e sono autosufficienti, perché sono coibentate, dotate di solare, mini mulini a vento, cisterne per la raccolta dell'acqua piovana.
Con le nostre fabbriche ci dedicheremo a costruire centinaia di migliaia di queste abitazioni in tutto il mondo. Faremo la prima rivoluzione umanistica dopo il Rinascimento.
A non più di tre o quattrocento metri di distanza da ciascuna casa vi saranno aree destinate ai giochi di bambini e adulti, complete di giochi d'acqua, grazie alle canalizzazioni poste a fianco dei nastri trasportatori. Ogni quartiere residenziale sarà dotato di un lago destinato alla pesca e al canottaggio. Ai bordi vi saranno panchine e parchi con grandi viali alberati e passeggiate e piste ciclabili dedicate alle elebici.
Ogni quartiere avrà, oltre all'area di gioco, un'area destinata agli acquisti, ai servizi e agli uffici, dove la gente possa recarsi a lavorare o a sbrigare pratiche. I servizi amministrativi saranno gestiti tramite computer.
Le fabbriche saranno situate nella periferia in luogo comodo e raggiungibile, e saranno automatizzate al massimo, per evitare che uomini e donne perdano tempo ad avvitare bulloni. Siano ridotti al minimo rumori e inquinamento. Ogni fabbrica sarà collegata con una linea ferroviaria ad alta velocità per il trasporto merci.
Il lavoro -se possibile- sarà svolto a casa, quello che a ognuno piace sarà reso a ognuno dallo Stato. "Così sia" gridava il popolo di Guanaca.
(Segue domani).
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25/11/2009
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IL MONDO ROVESCIATO
Carlo Fé d'Ostiani restò libero e senza processo e, dopo aver lavorato per pochi giorni come impiegato di banca, si ritirò nella casa lasciatagli in usufrutto.
Il vecchio Presidente della repubblica, minotauro pellegrino negli intricati palazzi di Guanaca, inauguratore delle inutili opere pubbliche di Carlo Fé d'Ostiani, rimase al suo posto, perché Cerisola ritenne opportuno convincere la diplomazia internazionale che il paese non era caduto in mano a sovversivi. Con la stessa logica, l'assemblea elesse come viceprimo ministro un leader moderato, legato a lobbies economiche locali. In questo modo speravano di bloccare l'ascesa di uomini pilotati dall'estero.
Intanto Cerisola dichiarò: Il Parlamento da oggi diventa dormitorio, mensa e sede di governo: ognuno verrà e se ne andrà dall'aula libero come l'acqua. Inoltre lasciò che i parlamentari andassero a lui, cioè ne scelse 99 tramite elezioni molto rapide, li nominò suoi eterni conviventi e andarono tutti ad abitare nel palazzo del Governo. Molti di questi post-parlamentari erano di sesso femminile, a causa della rappresentanza egualitaria dei sessi.
Il primo decreto del nuovo governo di Guanaca fu lo scioglimento della prima industria nazionale, una fabbrica di aerei il cui proprietario aveva dettato legge all'intera nazione, facendo e disfacendo governi, imponendo di costruire aeroporti là dove s'adimava uno splendido fiume e distruggendo intere foreste là dove ora striscia l'oscuro asfalto.
"Il personale dell'industria si dedicherà alla riconversione dei trasporti in senso moderno, cercando di mantenere intatto il vecchio sistema: questo progetto riguarda l'intero territorio nazionale e prevede l'elaborazione di un nuovo modello di trasporto, a partire dalle aree metropolitane".
"...Nell'immediato ogni centro urbano dovrà eliminare l'uso delle auto private, salvo i mezzi pubblici necessari (ambulanze, pompieri etc.), e salvo le auto private utilizzate per scopo di necessità. Le strade principali saranno percorse da filobus nei due sensi di marcia, ogni due minuti, a meno che ciò non sia possibile. L'industria nazionale si impegnerà nella fabbricazione di pannelli solari a basso costo, partendo dalla constatazione che fino a questo momento la produzione è stata bloccata dagli interessi dei costruttori di automobili, che non sono riusciti a imporre uno standard ecologico dopo la carapocalypse del 2008".
Inoltre intendiamo realizzare dei parchi di alghe sotto serra, la cui fermentazione contribuirà alla formazione di biogas. Vogliamo tornare alle ricerche di alcuni anni fa.

In America la ricerca sul settore energetico corre veloce. Si punta su nuove tecnologie: ottenere carburante (etanolo) dalle alghe, non sui campi ma in bioreattori chiusi. Una tecnologia promettente per il biodiesel di terza generazione. Ci lavorano alcune società, tra cui la Algenol.
Il sistema sembra geniale: invece di disboscare foreste per imporre la coltivazione di soia e canna da zucchero, si utilizzano dei "bioreattori" ad acqua di mare.
Nella stessa direzione anche la ricerca della Sapphire di San Diego (California), che afferma di poter utilizzare una tecnologia per produrre benzina a 98 ottani sempre dalle alghe, in coltivazioni da piazzare nei deserti, visto che, a differenza del biodiesel, il carburante ottenuto potrebbe essere trasportato facilmente attraverso i gasdotti già esistenti.
La AlgaeLink ha già ottenuto da KLM un contratto per la fornitura dei propri aerei con carburante proveniente dalle alghe e sta creando impianti in Spagna.
La Solazyme ha rifornito la Mercedes... Non stiamo parlando di fantascienza, ma di un progetto che consuma CO2 e utilizza acqua di mare...
Segue domani.
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24/11/2009
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DISCORSO DI ELEUTERIO CERISOLA
Nei telegiornali di tutto il mondo si sta dicendo ciò che soltanto noi finora sostenevamo: Carlo Fe' d'Ostiani è un criminale. Come sapete, un gruppo di cecchini ai suoi ordini ha sparato contro la manifestazione da noi organizzata, uccidendo alcuni innocenti. Abbiamo catturato uno degli assassini, un membro della sua milizia che uccide i dissidenti, nel silenzio di noi tutti. L'uomo ha confessato nella sede dell'ambasciata americana e adesso siamo pronti a recarci nel Palazzo del presidente per arrestarlo.
(Un membro del partito di opposizione cerca di salire anche lui sul palco e inizia a parlare, ma viene buttato giù dalla sedia su cui era salito).
...Dobbiamo però fare ancora molto per salvare questo paese: in realtà, la lotta comincia adesso... Occorre evitare l'arrivo dei parassiti, perché per noi l'unico rischio è finire corrotti come gli altri.
(La piazza lentamente si va riempiendo di gente, anche se ormai è buio).
...Bisogna cambiarci d'abito, fuori e dentro, non possiamo illuderci di essere "diversi" dagli altri solo perché non abbiamo avuto l'occasione e la possibilità di rubare. C'è qualcuno convinto che non avrebbe rubato se fosse stato al posto di uno dei ministri di Fe' d'Ostiani?
(Si alza un coro di Io!)
...Invece no, credetemi... Siamo tutti dei ladri potenziali. Ma lasciamo perdere il passato, ora occorre cambiare... Dobbiamo superare la divisione del territorio tra lavoro e casa, tra città e campagna. Ricordatevi una cosa: nessuno ci può fermare! Nessuno può fermare un gruppo di persone che hanno la stessa idea!
E scese dal palco.
IL GRUPPO DI ELEUTERIO DIVENTA UNO
I cento che fino a quel momento avevano partecipato a tutte le azioni di Cerisola, dalla cattura dell'autista alla fuga attraverso le fogne, si avvicinarono all'oratore e si strinsero a lui... così fortemente che quasi diventarono un solo uomo, o meglio una sola coscienza. Cerisola in apparenza...
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... Cominciò a dotarsi di fondazioni, siti web e una catena di giornali e televisioni. Assunse, licenziò e riassunse centinaia di collaboratori creativi: ingegneri, artisti, architetti, finanzieri, contadini, consulenti psicologici, esperti di marketing delusi, consulenti finanziari esplosi a causa delle crisi di borsa, carpentieri, pescatori, medici alternativi, decine di Carpe diem senz'arte né parte, ex impiegati del settore Real Estate. Dopo aver trascorso alcuni anni nel tentativo di far germinare quel brodo di coltura, deliberò che:
A) - Il pianeta è in mano ai cialtroni.
B) L'ecosistema e la civiltà, gestiti da burocrati, sono alla frutta. Ogni tentativo per ovviare al disastro incombente è quindi doveroso, urgente e giusto...
C) - I movimenti progressisti sono miserelli, perché portano al neocapitalismo di stato, nel quale si limita il numero degli idioti, ma non si combatte l'idiozia, anzi la si rende uguale per tutti.
D) - Tutte le utopie hanno fallito, producendo fiumi di sangue oppure dibattiti televisivi di una noia mortale. L'idea non è conquistare un territorio, prendendo il potere con la forza o col numero di voti, ma di comprarlo in modo legale e pacifico, cercando di trasformarlo in un laboratorio nel quale provare nuovi modi di produzione, di convivenza e utilizzo dell'energia. Dopo di che, comprare altri terreni, finché tutto il mondo non risulti rinnovato.
E) - Mal che vada potrà convertire le proprietà acquistare in siti turistici, recuperando l'investimento impiegato.
Si era messo in cerca di un territorio adatto ad avviare il suo progetto e alla fine aveva trovato l'isola di Altavilla e l'aveva comprata, dopo le consuete trattative e pratiche burodiplomatiche con il governatore dell'arcipelago di cui faceva parte. Pensava che, se le sue idee avessero funzionato, sarebbe bastato comprare terreni in tutto il mondo per rovesciare l'etica mondiale.
Salì sul proprio aereo con un paio di uomini di fiducia e si trasferì nell'isola, dove avviò la costruzione di un palazzo dotato di apparecchiature per il recupero dell'energia, di bunker sotterranei, di un ampio parco e di un vicino quartiere, destinato al personale col quale intendeva lavorare. Intanto subiva una marea di telefonate ansiose da diversi esponenti mondiali, di diverse parti politiche. Ma per quel che lo riguardava la pacchia, per loro, era finita.
INVECE
Longino e i suoi compagni, miseramente lontani dalle futurologie di Sorowitz e dall'ìlare sole di Altavilla, camminavano nelle fogne di Guanaca da un'ora, scortati dai topi e rintronati dal rumore dei blindati che attraversavano le strade sopra di loro. Erano le sei di sera.
Cerisola intanto aveva già raggiunto la piazza, dove gli esponenti dei sindacati e dei partiti di opposizione erano andati via da un pezzo. La guardia presidenziale avrebbe voluto disperdere la folla con la forza, mentre l'esercito preferiva seguire gli eventi con una tattica più morbida.
Il gruppo di Longino sbucò da un tombino a un centinaio di metri dal palazzo dell'ambasciata. Videro Patience fuori dal portone. Si riconobbero e arrossirono entrambi ricordando il loro breve incontro sull'autobus.
CARLO FE' D'OSTIANI
era a colloquio col ministro degli interni e con quello della difesa, per decidere la strategia da adottare. L'addetto agli interni aveva fatto il presentatore televisivo in Francia per alcuni anni, gestendo nel contempo una società di import di frutta malsana da Guanaca verso l'Europa. Era una persona dai modi dolciastri e dai capelli simili a sansa di frantoio, ma sotto l'aura da gentleman si nascondeva un corrotto che sosteneva la linea dura. Infatti diceva ch'era meglio intervenire coi carri armati e disperdere i manifestanti nel corso della notte: "Basta creare l'ambiente adatto con una campagna di informazione: i cittadini vogliono essere lasciati in pace... Interrompete la programmazione normale e fate passare notiziari contro il pericolo di golpe". Fine della riunione.
INTANTO INIZIAVA UN'ALTRA
riunione nella sede dell'ambasciata americana a Guanaca. Erano presenti l'ambasciatore, un funzionario dell'Intelligence e il vice presidente, in collegamento da Washington.
L'ambasciatore sembrava contrario ad ascoltare le ragioni di quel gruppo di giovani disoccupati, commercianti, lavoratori. Disse di rimandarli giù nelle fogne, anche perché non avevano prove di ciò che dicevano. Non credeva nemmeno che il prigioniero che essi portavano potesse essere considerato un "uomo di Fe' d'Ostiani" dalla stampa, ma Patience fece un paio di telefonate -le linee dell'ambasciata funzionavano perfettamente- e ottenne il supporto di un'importante tv mainstream. Intanto erano arrivate le prime conferme sulla sparatoria, e alcune immagini dei feriti erano già in onda su Cnn e Bbc news. Dieci minuti dopo la notizia della "Ripugnante azione terroristica organizzata dal governo di Carlo Fe' d'Ostiani rimbalzava in tutto il mondo e l'elicottero di una televisione straniera volava verso i manifestanti ancora asserragliati in piazza. Ufficialmente a bordo c'era un giornalista che voleva intervistare i manifestanti, in realtà si trattava di un attaché militare che doveva avvertirli della riuscita missione del gruppo di Longino.
Eleuterio Cerisola si limitò a dire: "Siamo a due passi dal palazzo presidenziale e dal parlamento. Andiamo a prenderlo e arrestiamolo".
La gente lo prendeva in giro: "...Non ti montare la testa. Non sai che ogni rivoluzione diventa una ruboluzione? Meglio lasciar perdere, tanto ormai il presidente si dovrà dimettere..." diceva un sindacalista, riemerso magicamente dal nulla. Eleuterio prese un megafono a pile (in piazza Calvados mancava l'elettricità) e salì su un palco improvvisato, inseguito dagli obiettivi dei fotoreporter e dalle telecamere.
(Segue domani)
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23/11/2009
ENI ha acquisito due blocchi in un gigantesco reservoir di petrolio, nell'Uganda. La cifra impiegata da ENI è di 1,3 miliardi di dollari.
Eni è diventato un gigantesco competitor mondiale, è tornata all'epoca di Mattei, grazie anche a Scaroni, manager molto capace e determinato.
Penso che la recente visita di Berlusconi nella penisola arabica sarà fruttuosa. Gli arabi avranno rilanciato, dopo che hanno visto Eni impegnata su diversi fronti: nel Caspio, in Africa, in America.
San Donato Milanese, 23 novembre 2009 - Eni e Heritage hanno raggiunto un accordo per l’assegnazione a Eni dell’intera quota del 50% detenuta da Heritage nei blocchi 1 e 3A in Uganda per un ammontare pari a 1,35 miliardi di dollari USA. Un conguaglio del valore di 150 milioni di dollari USA, da corrispondere in contanti o asset, è previsto all’avverarsi di alcune condizioni future. L’accordo prevede inoltre il trasferimento a Eni della responsabilità delle operazioni nei due blocchi. I blocchi 1 e 3A sono situati nel bacino del lago Albert, uno dei più importanti bacini sedimentari dell’Africa, e contengono risorse per oltre 1 miliardo di barili di petrolio equivalente, di cui approssimativamente 700 milioni già scoperti da circa 28 pozzi perforati nell’area. Lo sviluppo di queste risorse richiederà grande sinergia con i programmi infrastrutturali del Paese, nel rispetto dei quali Eni intende svolgere un ruolo guida in partnership con le Autorità. L’operazione si inquadra nella strategia di crescita nel continente africano e nella regione subsahariana in particolare, dove Eni è impegnata con le sue persone, capacità e tecnologie in un’ottica di sviluppo sostenibile. In tal senso Eni guarda all’Uganda, Paese la cui riconosciuta crescita economica è frutto di politiche efficaci, come partner ideale per la realizzazione di programmi di cooperazione a sostegno dello sviluppo sociale, economico ed industriale della regione. L’accordo raggiunto richiede la finalizzazione del contratto di compravendita. Il completamento della transazione, infine, è soggetto all’approvazione da parte delle Autorità competenti e alla soddisfazione delle condizioni precedenti. Eni è presente nella regione subsahariana dai primi anni ’60, e attualmente opera in Angola, Ghana, Gabon, Mozambico Nigeria e Repubblica del Congo. La produzione operata da Eni nella regione è ad oggi di circa 450.000 barili di olio equivalente al giorno.
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20/11/2009
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Ad altre televisioni internazionali venne rilasciato un video sul buongoverno di Fé d'Ostiani, con una dichiarazione che motivava lo scioglimento del parlamento con una "minaccia di golpe contro il presidente regolarmente eletto". Il tutto venne santificato dalle firme di un centinaio di costituzionalisti imparziali, epperò vicini al governo. Fé d'Ostiani mostrò sulle televisioni nazionali fotografie che ritraevano il capo dell'opposizione in pose inequivocabili con un ex ministro, condannato per "corruzione e scandali sessuali di varia natura".
Intanto una metà dei manifestanti era rimasta in strada, ricompattandosi, così che non era possibile bloccarli se non sparando con i blindati piazzati sulle vie laterali. Ma nessuno dei responsabili militari si era sentito di procedere a una mattanza che sarebbe stata filmata e trasmessa sulle televisioni di tutto il mondo.
Cos'era successo al gruppo di Eleuterio e Longinotti?
...Appena avevano sentito il rumore degli elicotteri si erano nascosti all'interno di un palazzo, sperando che l'esercito non facesse dei controlli anche lì dentro. Gli inquilini garantirono che non avrebbero telefonato alla polizia. Longino ricordava un metodo infallibile per far parlare un uomo, visto in un film. Si fece portare una pentola e dell'olio e accese il fuoco. L'uomo era stato imbavagliato e seguiva l'operazione sdraiato per terra, con le mani legate dietro la schiena. Quando l'olio cominciò a sfrigolare Longino ne versò una tazza su un ginocchio del ferito. Passarono alcuni minuti. Lo sbirro sgranava gli occhi e aveva la faccia congestionata dal dolore, mentre l'aguzzino improvvisato cominciò a riempire una seconda tazza di olio bollente, chiedendo Devo continuare?
Gli tolse il bavaglio ma l'uomo rimase in silenzio, dopo averlo insultato. Longino allora andò nell'altra stanza a discutere con Eleuterio Cerisola.
"Non testimonierà mai contro Fé d'Ostiani".
Eleuterio era d'accordo, ma aggiunse "...Forse potremmo chiedere aiuto agli americani".
INTANTO
nella sede dell'ambasciata americana di Guanaca una segretaria bionda dagli occhi blu di Prussia, di nome Patience, piangeva dietro la scrivania: l'addetto culturale per il quale lavorava non aveva osato venire in sede e l'ambasciatore si era rifugiato nell'appartamento di sicurezza, a prova di bombardamento, del resto già da alcuni giorni le fonti della intelligence avevano preannunciato disordini a causa della crisi economica. Ma Patience non piangeva per paura. Non riusciva a capire come mai venti milioni di esseri umani potessero credere a un mistificatore come il presidente di Guanaca. Lei proveniva da una famiglia che si era colorata di bianco al tempo in cui i democratici del sud erano razzisti, e anni dopo si era colorata di verde quando Al Gore aveva lanciato la crociata contro il global warming. Infine si erano colorati di nero, quando i democratici avevano trovato il new deal di Obama. Nel suo subconscio però Patience sapeva che il razzismo nel sud non era morto e che l'ambientalismo nascondeva una rivoluzione industriale di tipo nuovo, legata ai profitti e alle piantagioni per la produzione di biodiesel acquistate anni prima dal finanziere George Soros, un tipo cui era stato perdonato tutto, in cambio di generosi finanziamenti alla stampa e ad alcuni partiti.
Patience seguiva tiepidamente la fede politica di suo padre, pur sapendo che si trattava di una persona che si autosantificava demonizzando il proprio nemico e assolvendo ogni misfatto della propria parte. Capiva che quella situazione riguardava tutti i cittadini del mondo, e si sentiva senza ideali, anche se manteneva la certezza che il dilemma non poteva essere sciolto diventando blasée e disillusa come gran parte della gioventù americana, dedita all'ipertech, al salutismo, al disincanto, al disamore.
Così era rimasta sola, anche se tutti la trovavano abbastanza bella da perderci qualche giornata di corteggiamento pur di guadagnare il suo letto. Ma poi non riuscivano a reggere le sue fissazioni da Precieuse ridicule, e la piantavano in asso. Lei invece preferì andare in posti dove la gente pensava ancora a cose concrete, come sbarcare il lunario e zappare la terra. Aveva studiato storia, all'università: i testi parlavano di governanti incapaci o criminali come se si trattasse di fatti lontani nel tempo e nello spazio che si svolgevano in altri pianeti e in altre galassie. Poi era finita a Guanaca: le televisioni di Washington ogni tanto trasmettevano un réportage esotico in cui si descriveva la commedia di quel paese in perpetua crisi, con ministri corrotti, ministri contro la corruzione non meno corrotti, santi, galeotti, martiri, calciatori, terroristi e antiterroristi, affaristi ingenui, criminali e iuslatrici mischiati insieme, personaggi che sparivano e riapparivano in continuazione, attori e cantanti che sembravano i cortigiani descritti nel Trattato sulla Dissimulazione onesta di Torquato Accetto...
L'ambasciata Usa era semideserta: il telefono squillò nel call center, ma non c'era nessuno a rispondere. Così Patience sollevò il ricevitore e rispose.
"TENTIAMO
con questa telefonata", aveva detto Longinotti, e si era messo all'apparecchio. Ma non poteva certo pensare che la conversazione successiva avrebbe cambiato la sua vita affettiva.
"...Con chi parlo?" -esordì- "Sono la segretaria dell'addetto culturale... Cosa desidera?", rispose Patience.
" Siamo un gruppo dell'opposizione... Abbiamo catturato uno degli attentatori che hanno sparato sui nostri compagni, è un poliziotto al servizio di Carlo Fé d'Ostiani".
La frase era semplice e Patience non cercava di meglio per reagire all'impotenza. Abbandonò la cautela diplomatica, e la conversazione continuò in maniera informale: "Cosa posso fare?".
"Abbiamo bisogno di un rifugio sicuro e dell'immunità per l'attentatore che abbiamo catturato".
"...Sapete bene che non possiamo fare nulla da qui in tempi brevi, vi sono delle norme internazionali da rispettare..."
"Non ce ne frega della diplomazia, ci ammazzerebbero molto prima... Se riusciamo ad arrivare nella sede dell'ambasciata potrete verificare le cose e mettervi in contatto con Washington... Richiamerò quando saremo vicini al vostro palazzo." E riattaccò.
Patience corse verso l'appartamento dell'ambasciatore e riuscì a convincerlo a dare ospitalità provvisoria ai capi della protesta. Non sapeva nemmeno di quante persone si trattasse... Intanto stavano arrivando gli inviati televisivi. In questo modo sarebbe stato più difficile per Fé d'Ostiani dare l'ordine di assalto contro i manifestanti rimasti nella piazza.
A quel punto si divisero in due gruppi. Una parte, guidata da Longinotti, si diresse verso la sede dell'ambasciata americana, nel centro di Guanaca, mentre gli altri tornarono indietro per riferire quanto stava succedendo. Il miliziano catturato era nascosto da un cappello che gli copriva la fasciatura al capo e camminava male a causa del colpo subìto, ma sembrava disposto a confessare, dopo aver sentito che erano diretti all'ambasciata Usa: "...Se davvero gli americani stanno dalla vostra parte, parlerò, ma in diretta televisiva e con la garanzia di ottenere asilo politico in Europa o negli Stati Uniti".
Scesero giù nelle fogne, attraverso un tombino, con delle cartine della città. Avevano poca strada da percorrere.
NEGLI STESSI GIORNI
un miliardario americano, figlio di un'afroamericana e di un emigrato dall'est Europa, senza moglie né altri parenti, stava completando l'acquisto di un'isola non molto lontana da Guanaca. L'isola faceva parte di un arcipelago legato a un'amministrazione postcoloniale, dove i cittadini riuscivano ad autogovernarsi come meglio credevano, grazie all'assenza di un vero governo centrale. Inoltre era priva di risorse e di turisti, dato che era cinta di coste alte e rocciose e immersa in un mare quasi sempre tempestoso. Era estesa in longitudine per una trentina di chilometri e larga circa la metà: un'ampia montagna vulcanica sorvegliava i boschi circondati dal mare e da piccole zone coltivabili. Vi abitavano poche migliaia di contadini e pescatori e alcune vecchie famiglie coloniali. Jacob Sorowitz, l'acquirente, aveva idee fantascientifiche: aveva varcato la soglia dei cinquanta anni e non aveva più interessi nel business, cercava piuttosto qualcosa che potesse lasciare il segno della sua presenza nel mondo. Aveva pensato di affidare le proprie company a un manager fidato, in modo che l'attività andasse avanti. Intanto si era dedicato a studi e letture, come desiderava da anni. Aveva voglia di scalfire il mondo con qualcosa di più duraturo di un impero industriale, sperava di creare un punto di svolta per l'umanità e cercava di prepararsi al meglio. Si era formato una cultura eteroclita leggendo la storia della Russia (terra di origine dei suoi avi) e i romanzi di fantascienza, un genere che da anni accompagnava le sue letture notturne e le sedute di relax. Adesso quel massiccio pullulare di civiltà, culti strambi, barriere coralline ed esseri alieni si era mischiato col pragmatismo tipico di un vecchio squalo del mercato, formando una miscela potenzialmente esplosiva, visto che Sorowitz era una persona ricca e totalmente libera da legami personali, politici, economici.
(Segue lunedi p.v.)
postato da Paolo-di-Lautreamont, 15:19 commenti |
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19/11/2009
Niente candidatura dei socialisti europei per Massimo D'Alema, lo dice il becchino-capo dei socialisti europei, definito "kapò" da Berlusconi, il tedesco Schulz.
Massimo D'alema e' "un eccellente candidato" ma ha un problema "e' il candidato di un governo non socialista". Lo ha affermato il capogruppo dei socialdemocratici al parlamento europeo, Martin Schulz arrivando al prevertice del Pse. "Come alto rappresentante dell'Ue per la politica estera - ha detto Schulz - Massimo D'Alema sarebbe un eccellente candidato come anche Miguel Angel Moratinos".
Dicendo così Schulz ha rivelato un'idiozia senza pari. Ma forse non dovrebbe contare la qualità di una persona piuttosto che la matrice della sua condadatura? Diciamo quindi che tra Schulz e i limiti di D'Alema (che peraltro sarebbero considerati dei pregi da Schulz, ad esempio la non imparzialità nei confronti di Israele e Palestina) l'eurosocialismo ha fatto una brutta fine.
I socialisti candideranno la baronessa Ashton, laburista e attuale commissario al commercio estero nella commissione Ue di Barroso. Sarà lei a incenerire definitivamente D'Alema. In effetti il volto della Ashton incenerirebbe anche un sasso. Povera Europa.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 19:08 commenti |
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Le precedenti puntate sono sul blog -sotto il tag "Letteratura" o nelle pagine di archivio a partire dal 16 novembre.
Il primo dicembre, in occasione di una manifestazione con sciopero generale, si erano radunati a Guanaca cinquantamila studenti e lavoratori aderenti al partito DL (Democrazia e Libertà).
Il corteo partì dalla piazza del Municipio diretto in piazza Calvados, a circa mezzo chilometro dalla sede del governo. I manifestanti erano fronteggiati da militari e dalla polizia. Gli slogan si scagliavano contro il governo, presieduto -a loro parere- da una "maschera rossa su un corpo fascista", cioè da un ladro che rubava in "nome del popolo". In coda al corteo qualcuno rovesciò un paio di cassonetti della spazzatura e lanciò sassi contro le vetrine degli uffici della massima industria guanachese, una fabbrica di trattori che recentemente era stata traslata in Cina, grazie al supporto del presidente Fé d'Ostiani, che si era alleato con i governanti di quella nazione sperando di cavare almeno un ragno dal perenne buco finanziario della sua insaziabile bulimia.
Negli anni precedenti i salari dei lavoratori guanachesi erano stati elevati al quadrato dalle politiche filo-proletarie di Fé d'Ostiani. A ogni aumento salariale si erano svolte manifestazioni di appoggio al governo in piazza Calvados, con musiche, elargizioni di gadget, danze, distribuzione di libri del presidente e trombe della rivoluzione fedostianista.
Epperò ognuna di quelle abnormizzazioni salariali era costata alle finanze guanachesi cifre che esasperavano gli economisti e i matematici del paese.
Così ogni volta si era dovuto rimediare al dissesto dovuto all'aumento dei salari elevando al cubo il costo della vita. Ma l'aumento dell'inflazione aveva come sottoprodotto l'aumento delle manifestazioni di protesta contro il governo, sempre in piazza Calvados, il che serviva a ridar forza alle forze dell'opposizione, che sapeva benissimo pilotare il popolo con musiche, gadget, libri e trombe della rivoluzione.
Pertanto laudi e ludibrio si succedevano a ritmo binario con regolarità asfissiante, e si noti bene che ogni volta si trattava sempre della stessa folla a plaudire o condannare il premier con dichiarazioni pubbliche d'amore o fischi astronomici che emulavano per decibel lo starnazzio dei galli notturni.
Risultava difficile uscire da quella situazione. La nazione veniva definita dai popoli confinanti il Paese delle Due facce, oppure il Paese che ha perso la faccia, oppure il Paese delle decisioni revocabili, in ricordo delle frasi pronunciate a Roma da Benito Mussolini il giorno della dichiarazione di guerra.
Proprio di questo stavano discutendo Longinotti e il suo amico Eleuterio, sfilando nelle vie del centro. Eleuterio Cerisola era un quarantenne disoccupato, dal girovita ampio e dallo sguardo goffo, se non proprio intimidito. Si era laureato alla Facoltà di agraria col minimo dei voti, e da quel momento aveva preso a perlustrare i job center nazionali vestito con un greve cappotto a quadretti, munito di occhiali e di un cespuglio di capelli indisciplinati. Aveva un pregio indubbio, che consisteva in un eloquio instancabile e in un'immaginazione sfrenata, resa più acuta dai mesi trascorsi nell'inania e nell'inedia, ma queste due doti non erano bastate a penetrare le resistenze del mercato del lavoro guanachense nei confronti della sua persona.
"Fare cortei non serve a niente..." stava dicendo Longinotti.
"Magari serve a corteggiare le ragazze" provò a precisare l'amico, per non scivolare nella malinconia.
Intanto la polizia aveva bloccato l'accesso a piazza Calvados, con la scusa che non c'era più spazio per tutti i manifestanti. Erano lontani un paio di chilometri dalla testa del corteo e si sentivano stanchi e assetati, perciò andarono a sedersi attorno a un'aiola e si misero a bere dell'acqua. Arrivò l'eco di una sparatoria, da una strada laterale. Si allungarono sull'erba e in questo modo riuscirono a evitare di essere travolti dalla gente in fuga. Gli spari cessarono e i due amici si rialzarono, rendendosi conto con uno sguardo che nell'agguato erano morti un poliziotto e due manifestanti, mentre i feriti erano decine.
I colpi erano stati sparati da uomini in borghese, nascosti dietro le auto, che poi erano fuggiti approfittando della confusione e delle urla. Eleuterio e Longino però non erano fuggiti e non erano rimasti bloccati dalla paura, e anzi si erano lanciati all'inseguimento degli assassini, a mani nude e senza pensare al pericolo.
(Segue domani)
"Sono poliziotti in borghese al servizio di Fé d'Ostiani... Sai come andrà a finire? - disse Cerisola- ...La stampa dirà che siamo stati noi a sparare, e in questo modo riusciranno a chiudere per sempre la bocca all'opposizione". Poi si girò verso la strada principale, dove regnava un silenzio irreale e gridò agli altri Venite con noi, dobbiamo prendere gli assassini. Quattro o cinque manifestanti si riscossero e, quando videro che nessuno si preoccupava di bloccarli e che dalla strada laterale non arrivavano altri proiettili, si decisero a seguirli.
I cecchini facevano parte di una milizia paramilitare, che trovava rifugio in una caserma semiabbandonata, in periferia. Controllavano tutto il territorio nazionale con squadre armate, e percorrevano la Guanaca travestiti da gang di motociclisti. Tutti sapevano che si trattava uomini del presidente, ma nessuno osava dire nulla contro di loro, e di conseguenza ogni settimana moriva un oppositore oppure un imprenditore che non voleva svendere la propria azienda ai prestanome di Fé d'Ostiani. Morivano anche giornalisti, scienziati e intellettuali, additati dai giornali come "venduti agli americani e agli europei". Tutti sapevano che si trattava di omicidi politici, ma poiché i miliziani avevano l'apparenza dei teppisti delle pandillas e della mara Salvatrucha del centroamerica, nessuno aveva possibilità di risalire ai mandanti. Contraddistinti da tatuaggi col numero 666 della Bestia dell'Apocalisse, sparavano e rapinavano, ma la magistratura e la polizia ogni volta spergiuravano che si trattava di delitti comuni.
I cecchini erano arrivati in una piazza semideserta, dove li aspettavano tre auto. La prima si allontanò subito, ma restavano le altre due. "Prendete delle pietre!", gridò Eleuterio e Longinotti lanciò un sasso contro l'autista della seconda auto, che stava già allontanandosi. Mancò la mira, dall'auto partì un'altra scarica di colpi e un ragazzo cadde per terra ferito. Cerisola capì che i suoi compagni erano impreparati a sostenere uno scontro con gli uomini del presidente e andò da solo verso la macchina ancora ferma con un sasso in mano. Lo lanciò attraverso il finestrino rimasto aperto e riuscì a colpire l'autista a una tempia. L'auto andò a finire su un palo e le ruote restarono bloccate dalle lamiere e dal parafango. I miliziani furono costretti a uscire dall'auto con le armi in pugno, ma non potevano abbandonare l'autista svenuto, perché quest'ultimo avrebbe potuto confessare, nonostante gli appoggi di cui godevano presso la magistratura. Gli spararono, ma senza colpirlo a morte. Quando Cerisola e gli altri raggiunsero l'auto abbandonata, si resero conto che era vivo, anche se dalla nuca e da una spalla usciva del sangue. Si formò una folla di un centinaio di persone "C'è un medico tra voi?", gridò Longino. Ammazziamolo! urlavano invece gli altri. "Stupidi! Non capite che se lo uccidiamo ci scaviamo la fossa da soli?" disse Eleuterio. A quel punto si fece avanti un ragazzo "Sono uno studente di Medicina", confessò. Non ce ne frega della laurea..., dissero gli altri, e allora il ragazzo andò a cercare qualcosa per fasciare le ferite dell'uomo.
Nella strada del corteo la polizia stava sparando lacrimogeni e fucilate in aria, un elicottero sorvolava la zona, le ambulanze cominciavano a portare via i corpi dei caduti mentre i feriti venivano accompagnati in ospedale, in stato di arresto. La televisione aveva interrotto i programmi con una dichiarazione di Fé d'Ostiani che iniziava con queste parole: "Per colpa dell'opposizione gli oligarchi di Guanaca, servi del capitale, hanno corrotto lavoratori e studenti. I manifestanti hanno assalito i nostri i soldati e hanno sparato, colpendo alcuni loro compagni".
Il partito che si opponeva al premier fu sciolto d'autorità, con effetto immediato. Fé d'Ostiani rivolse un accorato appello alla comunità internazionale, pubblicando una pagina a pagamento sull'International Herald Tribune. Fece realizzare a tempo di record anche uno spot televisivo intitolato "La democrazia è in pericolo", e lo mandò in onda a pagamento su Al Jazeera e Fox news.
(Segue domani su questo blog)
postato da Paolo-di-Lautreamont, 12:33 commenti |
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18/11/2009
AURELIANO LONGINOTTI
detto Longino dagli amici per via dell'altezza -temperata a stento da una magrezza persistente- era nato sul Grande lago a nord della Guanaca, dove nascono fiumi impetuosi e decine di migliaia di pescatori e contadini vivono sotto montagne schizofreniche, vestite insieme di nevi e piante tropicali. Sulle cime più alte è possibile sciare fino a valle. Sul lago invece la temperatura s'addolcisce così tanto che l'acqua fertilizza pesci e bagnanti, richiamati dai prezzi bassi e dall'acqua limpida. Tra lago e montagna i sentieri si attorcigliano impervi tra foreste cupide di luce e vette dense di vertigo e caligo, finché non scavallano dall'altra parte, dove in basso smaramalda il mare in compagnia di un'antologia di isole da dove provengono contrabbandieri gravidi di coca, sigarette, armi, tecnologia cinese, spaghetti italiani e vini francesi, perché a Guanaca il commercio è colpito da nanismo, a causa delle tasse imposte dai governanti. A ovest la nazione è separata dal resto del continente da una catena montuosa everestina, col risultato che persino la lingua di Guanaca è completamente diversa da quelle dei paesi vicini.
Cresciuto nella regione lacustre, Longino si era immerso nello studio e nei film, memore di quella frase del Talmud secondo la quale il mondo si regge sull'alito dei bambini che studiano. La sua cittadina non offriva molti vezzi, e i turisti che vi aeroplanavano avevano volti tanto dissimili tra loro da sembrare appartenenti a specie diverse. I nasi disegnavano iperboli o parabole imprevedibili. Gli occhi a volte erano mandorle, a volte erano simili a ostriche, in altri casi trasumanavano così da sembrare occhi di pecora oppure di lupo (i tedeschi e gli scandinavi), oppure occhi di caimano (parte dei guanachesi della capitale), mentre i concittadini di Longino -adusi a spennare il turistame per il tramite di ristoranti etnici, bed & breakfast etici, vinerie antialcoliste, e carissime discoteche dove si danza con la musica di Vivaldi- erano quasi tutti provvisti di occhi da naja tripudians. Tutta quella sinfonia di voci, abiti e comportamenti che sciabordavano sul lago, gli aveva appeso al naso l'uzzo di studiare i volti delle persone. Già da ragazzino si figurava come un famoso regista, quando acciuffava di sghimbescio il volto di una donna oppure quando raggiungeva cima Calvados, la vetta che dirime la nazione. Di là verso nord osservava il mare e le isole, e verso sud la ridda di villaggi materni adimati attorno al lago, con le case che dall'alto sembravano mitili bianchi e rossi che custodivano corpi, pensieri e desideri.
Dopo il diploma si trasferì nella capitale, col sogno d'incarnare i sogni adolescenziali.
IL SOLE
filtrava tra i finestrini e i passeggeri, accendendo i colori delle persone che affollavano il bus, in maggioranza studenti che tornavano da scuola. Longino insegnava da un paio di anni all'istituto Guanacinema, una miniera di idee politico-creative finanziata dal governo da dove uscivano registi pronti a entrare nella tv di Stato per realizzare film che glorificavano la libera dittatura di Guanaca. Sorte simile aveva l'Istituto nazionale della Libera Stampa (Inalis), che brillava soprattutto per essere una corporazione tanto enfia di belle parole quanto di banconote. Longino aveva studiato proprio alla Guanacinema e dopo il diploma aveva diretto con un certo insuccesso un paio di documentari e una decina di spot publicitari, lavori dei quali si vergognò dopo aver superato la soglia dei trent'anni di età. Abitava in una stanza di periferia e ogni volta che prendeva l'autobus per andare al lavoro giocava ancora a spiare le apparenze delle persone, immaginandole impegnata in ruoli e conversazioni da lui decisi. Un giorno, mentre percorreva il tragitto torpedonale, vide una ragazza dall'apparenza normale, coi capelli raccolti attorno al capo e biondi. Lei si alzò quasi subito, dirigendosi verso l'uscita. Si era accorta di essere osservata e alzò lo sguardo verso di lui, scoprendo gli occhi blu di Prussia. Scesero alla stessa fermata, Aureliano svoltò a sinistra e la ragazza andò dall'altra parte, ma tornando a casa lui spingeva il passo a malincuore e nel sonno pensò a lei cercando di ricordare il suo volto. Ma l'indomani l'aveva già dimenticata. (Segue domani)
postato da Paolo-di-Lautreamont, 18:52 commenti |
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Il contrabbando di idee non ha mai fine.
Mi meraviglio della meraviglia di un movimento politico (gli statalisti di destra e sinistra), che si sta dannando per il mantenimento dell'acqua come servizio "pubblico".
Nulla di più falso. L'acqua deve essere privata, e il suo utilizzo dev'essere garantito a tutti, con un prezzo equo. Niente di più e niente di meno.
Infatti l'acqua non può appartenere alla politica, ma ai cittadini e alle loro imprese. E' il connubio tra politica e monopoli privati a creare il danno. Null'altro.
Il movimento per l'acqua "pubblica" sguazza male in maniera esemplare. Il caso citato, quello del comune di Latina, dove la bolletta sarebbe aumentata del 300% dopo la "cessione" al monopolista Veolia, è sballato. In realtà si tratta -come in TUTTI i comuni italiani, inclusi quelli governati dai politici insurgenti- di un connubio tra un monopolista europeo e mondiale come la francese Veolia e la politica.
E' così dappertutto. Anche per le spese di bolletta si deve fare attenzione. Nel mio comune una bolletta da 60 euro in realtà costa soltanto 18 euro per consumo effettivo di acqua. Tutto il resto se ne va in infiniti balzelli, alcuni dei quali sono finti (gran parte delle tasse sulla mia bolletta se ne va per un depuratore fognario che in realtà non funziona), altri balzelli servono semplicemente a fare cassa.
SEGUE sul blog gemello La Pulce di Voltaire...

postato da Paolo-di-Lautreamont, 18:49 commenti |
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17/11/2009
Anche nell’Evo antico i galli della Guanaca ruggivano con forza distruttiva, ogni volta che laceravano la luce del mattino. Nessuno sa perché questi tronituanti bipedi cantino con simile accanimento, ormai gli abitanti di quelle terre si sono fatti una ragione di quella abnormità genetica e ogni sera, prima di posare il capo sul cuscino, hanno cura di imbottire le orecchie con gomma o con ogni altro oggetto utile a inibire risvegli indesiderati. Amano dormire in pace, i guanachesi.
Purtroppo i decibel dei galli hanno impedito un adeguato sviluppo turistico della nazione, che pure ha l’innegabile privilegio di bagnarsi i piedi nel proficuo oceano che bagna le sue coste, recando in aggiunta sul capo un colbacco punteggiato di conifere e protuberanze rocciose. Se sorvolate la Guanaca con un aereo -o la esplorate con Google Earth-, vedrete anche ampie zone pianeggianti coltivate a riso, grano, ortaggi, piante da frutto, con i campi divisi in linee geometriche che neppure Euclide avrebbe immaginato tanto precise, così che sembra di vedere materializzato un testo di matematica, del quale i campi coltivati rappresentano la parte più razionale, e le coste, i monti e i fiumi la parte frattale, caotica.
Caotico è pure il traffico, a Guanaca.
Negli ultimi decenni del ‘900 la relativa ricchezza, l’efficacia del sistema publicitario e gli incentivi del governo avevano fatto sì che ci fossero più auto che automobilisti, più moto che motociclisti, più biciclette che ciclisti, sicché il governo avviò una serie di provvedimenti che sarebbero serviti, secondo i ministri, a civilizzare le strade e glorificare il pedoneggiamento per mezzo dei mezzi pubblici. Fecero costruire una quantità di autobus di colore giallo, con orari improbabili, percorsi a boomerang e prezzi non del tutto bassi, col risultato che le strade risultarono ancora più intasate e ipocinetiche, mentre i bus giravano vuoti, perché i cittadini temevano di finire in qualche orrido urbano, smarrita la retta via, e inoltre non volevano dimostrarsi incapaci di pagare le pantagrueliche somme dovute alle compagnie petrolifere e alle assicurazioni che li rendono sovrani delle loro auto. La povertà a Guanaca è considerata un viluppo inestricabile e avvilente.
All’inizio del nuovo millennio intervenne la rivoluzione energetica, e i governi presero a scongiurare gli elettori di utilizzare nuovi mezzi di trasporto, basati su energie alternative immaginate nelle scuole di pensiero. Cominciarono a dare il buon esempio gli uffici governativi, i comuni, gli ospedali, le organizzazioni non governative, i preti. Il risultato fu che, oltre a bus e macchine normali, cominciarono a circolare anche auto a biodiesel, a batteria, ibride, che costavano molto e funzionavano poco. E tutti se la presero con l’endemica corruzione dei governi.
A Guanaca hanno inventato un neologismo per qualificare i politici in maniera pretercacolalica, li definiscono “incapaciocrati”. Soggetti a secoli di dominazione coloniale, i guanachesi sono risorti grazie alle politiche illuministe applicate per un paio di anni dal padre della patria che li rese liberi e autocefali. Parliamo del famoso Demetrio Calvados, un eroe così stimato che in Guanaca ancor oggi non c’è casa o città priva di una traccia vivente di Calvados, vuoi in virtù del nome assegnato ai neonati, alle strade o alle piazze, vuoi in virtù di libri, quadri e monumenti che riguardano quell’epoca felice e irripetibile.
In epoche più recenti i guanachesi sono precipitati sotto il giogo di despoti tetragoni, il cui massimo rappresentante fu Pierduilio Costa, figlio di emigrati provenienti dall’Italia, un uomo talmente prevenuto nei confronti del futuro da aver bloccato ogni progresso e industrializzazione del Paese. Il Costa aveva governato a lungo, fomentato a sopravvivere da un terrore ipocondriaco che lo rese schiavo degli antiossidanti e innamorato della moglie dottoressa in medicina, nonostante costei riunisse in sé un corpo sghimbescio, un volto da cinghiale, una pelle traversata da rughe come l’isola di Pasqua dai venti, e una rapacità da gazza che le inimicò il popolo più delle relazioni “potenzialmente sessuali” -come scrissero i giornali d’opposizione- con giovani ufficiali del corpo della guardia presidenziale.
Alla morte di Costa subentrò una primavera di riforme lunga un paio di settimane, tra crisi parlamentari e una serie di denunce e lotte per spartire il potere. Da questa fase Guanaca uscì con le ossa rotte e un fiume mai in secca di premier e amministratori incapaciocrati. I nostalgici di Pierduilio Costa definivano il nuovo corso Demodisgrazìa, con l’accento sulla seconda i.
L’ultimo tra questi despoti democratici era Carlo Fé d’Ostiani, ex colonnello dei paracadutisti. Costui, approfittando di una visita all’estero del suo predecessore, lanciò una campagna di moralizzazione della vita pubblica e denunciò i nefasti di gran parte dei ministri e dei membri della Corte suprema, i quali si autoinfangavano da anni. Al ritorno in patria il vecchio presidente venne sfiduciato dal parlamento e Fé d’Ostiani si ritrovò al potere senza nemmeno essere stato eletto, grazie alle sue buone relazioni coi servizi segreti che gli avevano passato informazioni sui fanghi della casta al potere.
Nei primi anni di governo si preoccupò di elevare al quadrato il vangelo della moralità pubblica e di elevare al cubo il silenziamento dell’opposizione. Dopo di ciò fece promulgare una nuova legge costituzionale e Guanaca diventò la prima “monarchia repubblicana” al mondo, con Fé d’Ostiani proclamato presidente a vita, mentre il potere formale passò a dei micro-premier da lui elevati agli altari della politica. L’incoronazione avvenne in piazza Calvados davanti a centinaia di migliaia di cittadini festosi. Anche se la corona che venne imposta sul capo da un vecchio soldato tremante era un semplice cinto di alloro, l’intera cerimonia costò allo Stato un decimo delle entrate annuali, perché i cittadini ottennero un bonus di mille di dollari a testa in onore dell’intronamento.
Il governo dostianista fu caratterizzato dalla dilapidazione delle finanze pubbliche, ma questa non era una novità, visto che avveniva anche in altre parti del mondo.
Più preoccupante il sostegno garantito a Guanaca dalle principali potenze, grazie alla scoperta di giacimenti di uranio e gas.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 19:19 commenti |
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Spronato da Calamity Jane alias Paola Liberace, apro anch'io una sezione del blog dedicata alla narrativa.
Ogni giorno inserirò una parte di un testo "in progress", il cui titolo è Guanaca. L'esperimento si chiama "blogtelling".
Ogni allusione a eventi o fatti avvenuti è verosimilmente inverosimile.
La trama
descrive una nazione immaginaria, la Guanaca, dove l'immaginazione prende il potere in maniera dilettantesca con un signor Nessuno.
In parallelo un imprenditore di mezza età abbandona le aziende per dedicarsi a migliorare il mondo. Decide di acquistare un'isola e di trasformarla in un laboratorio scientifico per migliorare le coltivazioni. Crea le "isole di energia" da piazzare al di fuori delle acque territoriali.
Le vicende di questi due "caosboys" sono descritte con un taglio satirico, con una narrazione breve, senza respiro da romanzo.
Ne escono fuori guerre e truffe "mediali", crociate alla ricerca di Dio, macchine per comunicare tramite la musica, telefoni telepatici, auto con motore a sodio metallico, guerre decise da false proiezioni di immagini sui campi di battaglia. Cronache della Grande Disillusione.
Ogni puntata sarà contrassegnata da un numero progressivo e dal tag Letteratura.
Segue il primo brano.

postato da Paolo-di-Lautreamont, 19:18 commenti |
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15/11/2009
Altri tamburi di guerra dopo quelli da me evidenziati per il Centro Studi Internazionali di Andrea Margelletti [LINK].
Scontri alla frontiera, dove regnano le truppe paramilitari e i traffici di cocaina. Qui sono stati scoperti importanti giacimenti di Coltan, probabilmente c'è petrolio, e forse dell'uranio, anche se il Venezuela afferma di averlo trovato a sud (verso Guyana e Brasile), ma ci è consentito di pensare che si tratti di uno sviamento, e visto che gli USA sono presenti in Colombia, cui tengono moltissimo...
El Nuevo Herald parla delle bande paramilitari che al momento gestiscono lo scontro al posto dei due eserciti...
"Da un lato un fronte senza nome composto da ex paramilitari che appartenevano ad Autodefensas Unidas de Colombia (AUC), gruppo della destra colombiana. Dall'altro lato del confine operano le Fuerzas Bolivarianas de Liberación, una organizzazione guerrigliera marxista, conosciuta in Venezuela come Los Boliches e assai legata al governo Chávez...
Segue su La Pulce di Voltaire.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 19:12 commenti |
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Il presidente della Commissione Diritti Umani, Pietro Marcenaro (Pd), a CNR. E racconta di studenti lanciati dalle finestre, dopo essere stati sorpresi nel sonno dalla polizia.
15 Novembre 2009 -- L'ambasciatore italiano in Iran, Alberto Bradanini davanti la Commissione Diritti Umani ha raccontato cosa succede nel paese. CNR ha raggiunto il presidente della Commissione, Pietro Marcenaro:
"L'ambasciata italiana a Teheran è diventata un importante punto di riferimento. Ha concesso molti più visti di quanto ha fatto qualsiasi altra struttura diplomatica europea, e anche di qui paesi che fanno della difesa dei diritti umani un punto d'orgoglio. Il riconoscimento del lavoro dei nostri diplomatici è diffuso tra i dissidenti iraniani che continuano a soffrire una pesantissima repressione."
"Calcoliamo che gli arresti nei confronti degli oppositori del regime siano stati almeno diecimila. E abbiamo notizie accertate di violenze, stupri, torture. Tanti nomi di studenti sorpresi nel sonno e lanciati dalle finestre...".
postato da Paolo-di-Lautreamont, 16:38 commenti |
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