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31/08/2006
In linea il n° 10 di Italia Libera.
A proposito di ciò che non va, Sgarbi è stato definitivamente condannato per avere definito come "politica" l'azione dei magistrati in Sicilia (segnatamente quella di Caselli). Se è così siamo tutti colpevoli.
La questione è di non poca importanza. Che Costituzione è questa, se i contenziosi tra due parti in causa vengono risolti dal giudizio insindacabile emesso da una delle due parti in causa?
Nemmeno ai tempi dei cavernicoli si amministrava così la giustizia.
Quando il giudizio riguarda la stessa magistratura ci vuole un organismo indipendente preposto all'uopo, chiaramente super partes.
Peccato e strano che nessuno ci abbia mai pensato. Già, ma questa è l'Italia delle corporazioni, alla faccia del liberalismo di Bersani e delle Coop...
postato da Paolo-di-Lautreamont, 15:22 commenti |
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giustizia, ds
Non credete a Mereghetti (critico del Corsera). E' un inacidito da Cahiers du cinema: per lui vanno bene le "bojate pazzesche". E' capace di farvi passare serate televisive da incubo. Evitate di leggere prima della visione i suoi giudizi.
Naturalmente ha stroncato anche The black dahlia, di De Palma, che vale il prezzo del biglietto anche solo per Scarlett Johansson. Però gli è piaciuto un film russo contro l'Urss. Avrà ragione, ma ha il difetto di farti odiare ogni film. O quasi.
Qui la critica del Mereghetti. Naturalmente niente di personale: il problema è che sono tutti i critici a inacidire il piacere del film e la scoperta di qualcosa di nuovo.
Ai tempi del grande cinema, si usciva, si vedevano titoli e cartelloni, e si decideva. Ognuno conosceva la recitazione e la bellezza degli attori, e non ciò che di loro scrivevano gli "addetti ai lavori". I critici hanno inventato la crisi del cinema. Autori, sceneggiatori, registi e produttori l'hanno incrementata.
I Veltroni l'hanno trasformata in businness del consenso.
Di orrido gusto Rutelli (che ha mediato tra Veltroni e Muller) in smoking, con i gemelli di Mastroianni al polso, un pavone dentro al cranio, e la moglie al fianco. Per avere classe ci vuole classe. ...La Palombelli è cinematografica, ma Rutelli faccia il burocrate pantocrate, che di là da quel recitare altro non sa.
Maggiori info-cinema su Alessandro 1971.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 11:50 commenti (8)|
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cinema, pop system
Dal Corriere della Sera:
"Sopracciglia rasate, capelli tagliati cortissimi e dipinti di verde, sulla fronte una croce anch'essa verde simbolo di vergogna per una donna musulmana. È questa una delle spaventose immagini di un video (■ Guarda) diffuso dal sito internet del quotidiano statunitense New York Times sul caso di una giovane donna cecena incinta, sospettata di adulterio e torturata per questo dalla polizia.
PICCHIATA E TORTURATA - Il video, esclusiva del NYT, testimonia uno dei tanti volti della violenza quotidiana che affligge la Cecenia. Il filmato mostra una ragazza incinta, Malika Soltayeva, 23 anni, sospettata di aver tradito il marito con un soldato russo cristiano, mentre viene umiliata e torturata dalla polizia cecena. I poliziotti le rasano i capelli e le sopracciglia, le urlano insulti e le ordinano di spogliarsi. Lei obbedisce, cerca di coprirsi con le mani ma le ordinano di mettersi in una posizione tale per cui possano picchiarla più facilmente...".
Naturalmente i fedeli islamocomunisti non dicono nulla sulla shariah, ma se la prendono con Buttiglione.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 11:31 commenti |
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asia, neogiacobini, socialbabbei
30/08/2006
Il cinema svolta ancora più a sinistra, da Hollywood all’Italia. L’edizione 2006 della Mostra del cinema veneziana, quasi in agonia ancora prima di nascere, prova a buttarsi sulla Margherita di Francesco Rutelli. Cose che succedevano ai tempi dei regimi. Fortuna che ora le cose sono cambiate, e l’arte italiana è sganciata dalla politica… così che mentre la portaerei Garibaldi salpa alla volta di Tiro, il direttore della kermesse veneziana annuncia la collaborazione con il Beirut international film festival. Venezia infine subisce pesantemente la nascita della Festa internazionale del cinema di Roma. Veltroni l’ha fatta grossa, e rischia di attirarsi i fulmini di chi ricorda il ruolo di cronista del duce, tenuto da suo padre all’epoca della Eiar. Del resto non fu lo stesso Mussolini a fondare la Mostra del cinema di Venezia? Non a caso Walter Veltroni si è meritato molti voti -anche di destra- per come gestisce il Comune di Roma, cioè bene e col consenso, a sentire il coro dei corifei. Il bastone delle tasse romane è poco visibile, gli aiuti governativi sono alti, e la carota è grande come il pene di una megattera. Del resto a chi non piacerà assistere alle notti bianche del cinema? A metà settembre vi sarà la rassegna “Venezia a Roma”, e le proiezioni saranno tutte libere e gratuite. Che qualcuno poi paghi per le pellicole, le sale, il personale… non si dice.
L’invenzione della Festa del cinema romana, che vedrà la luce nel prossimo ottobre, è frutto di un’operazione meditata a lungo. Da alcuni mesi si parla di questo evento solo per rimarcare che esso non divorerà quello di Venezia, che pure si svolge appena un mese prima. Il fatto è che Roma ha mezzi notevoli, ed ha già un direttore, importante anche se occulto, nella persona della critica cinematografica Irene Bignardi, ex responsabile del festival di Locarno. Marco Muller, direttore della Mostra di Venezia, ieri ha criticato ferocemente la Festa veltroniana, sostenendo che i film proiettati a ottobre a Roma saranno gli scarti di Cannes e Venezia. Ho conosciuto Muller: mi sembrava un socialista-radicale, più che un marxista credente. In quanto tale dovrebbe essere una persona sveglia, e sapere che la vera posta della Festa del cinema di Roma non è fare semplicemente un’altra abbuffata di film, salatini, con una porzione di Nicole Kidman e starlettes varie, così da abbindolare i cittadini più gonzi che mai. A Roma si cercherà di abbinare al Festival uno spazio commerciale, realizzando l’indispensabile mercato dei film che non è stato mai fatto a Venezia (si dice per “questioni di spazio”, ma chi ci crede non sa a cosa crede).
Il lettore capirà che, se parte il mercato del film a Roma, Venezia rischia di diventare in poco tempo una sorta di Festival dell’Unità, mentre il festival veltroniano è destinato a diventare l’evento nazionale. Così le sinistre aumenteranno il controllo su Cinecittà, magari dando alla Rai altre chances di sopravvivenza nazionalistica. Tutti saranno felici, e Veltroni prenderà ancora più voti dagli elettori romani di destra. La Mostra di Venezia che oggi prende l’avvio ha comunque delle buone frecce nel suo arco. La più interessante è Black Dahlia, tratto dall’omonimo romanzo noir di James Ellroy. Ellroy è un bravo scrittore, anche se ha il vizio pulp di costruire plot troppo ramificati e poco decifrabili. Si spera però che la mano di Brian de Palma, il migliore allievo della scuola di Alfred Hitchock, abbia tracciato una linea narrativa efficace. Black Dahlia ha inoltre il grande pregio di avere come protagonista Scarlett Johansonn, forse la più brava e bella attrice di questi anni (la si ricorderà in Lost in translation di Sofia Coppola). Una triste notizia, infine: Ken Loach, che non a caso ha vinto l’ultima edizione di Cannes, si è dedicato al boicottaggio delle università e della cultura israeliana, in virtù del suo “sostegno ai palestinesi”... Si tratta di una moda dreyfusiana del tutto insopportabile. Ma così se non altro il regista di Riff raff, Piovono pietre, Terra e libertà, e altri film piacevoli come un varicocele, allinea la propria arte con la propria intelligenza. Ken Loach si è immerso nella fogna naziislamica. Mentre altre stelle gialle vengono disegnate sulle vetrine dei negozi culturali “ebrei”, un regista “democratico” parla e beve insieme.
(Pubblicato da L'Opinione di oggi)
Nella foto, Scarlett Johansson: la più bella e brava di questi anni. Si pensi a Monica Bellucci. Sarà pure belluccia, ma se apre bocca scompare la Diva e riappare la interprete di alcuni filmetti di genere pecoreccio.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 13:00 commenti |
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cinema, incapaciocrati
Come riporta correttamente oggi Adriano Sofri sulla Italo-Pravda (Sofri però poi fa una proposta cattocomunista: che Israele rinunci volontariamente alla sua atomica, ma un simile sacrificio avrebbe l'effetto di far ululare di gioia gli Ahmadinejad e i Chavez...), il bombardamento e la distruzione delle centrali atomiche di Saddam Hussein da parte di Israele fu scorretto e illegale, mentre la fornitura di armi atomiche all'Irak di Saddam da parte di Chirac (per conto dello Stato francese) fu legale.
Allo stesso modo oggi Hezbollah è una formazione legale per la "nostra" Unione zEuropea. Ci può essere un atteggiamento più miserabile di quello brussellino?
Ci si renda conto di cosa sarebbe stato del M.O. con un Irak nuclearizzato, e si pensa a cosa sarà tra poco tempo il Mediterraneo se l'Iran si armerà con bombe atomiche.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 12:46 commenti |
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iran
Il giornale più filomilitare di questi giorni?
Il Manifesto, ça va sans dire... Il titolo di oggi è esemplare: "E la nave va" (la nave della foto in prima pagina è la Garibaldi).
Figli del socialismo, ma anche del nazionalismo europeo, gli autoaccecati del Manifesto delirano ora che l'Europa ha la possibilità di fare la sua guerra contro la guerra (da decenni tutte le guerra sono "contro la guerra, ndr). Tanto che si potrebbe parlare del Nazifesto come organo nazional-socialista (non nazionalsocialista), proprio in quanto nazionalista europeo (e come tutti i nazionalisti europei è violentemente antisemita), nonché socialista.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 10:39 commenti (2)|
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antidemocratici
29/08/2006
Shangai News riporta che il vaccino contro l'influenza aviaria ha un ottima risposta.
Dieci mcg di vaccino bastano per produrre il 78% di anticorpi.
Il vaccino è stato sviluppato in partnership dal Ministero della Scienza e tecnologia e dalla Bejing Sinovac Biotech Co. i test clinici sono iniziati al Bejing China-Japan Friendship hospital.
Che tutto fosse una questione di businness? Non lo sappiamo. Di sicuro l'esistenza di un possibile vaccino non può che rallegrarci.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 12:52 commenti |
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cina
Secondo Azer News, anche l'Azerbaijan invierà truppe in Libano.
La maggior parte di uomini verrà dalla Turchia (5000, a meno che i recenti attentati non sortiscano l'effetto di ridurre l'intervento turco); il Belgio 2500-3000; il Nepal 800; il Marocco 2000; Spagna 700; Finlandia 250. Australia (che sta combattendo una dura e sconosciuta guerra interna contro Al Qaeda) e Nuova Zelanda stanno valutando.
Sempre Azer News riporta la notizia che Israele ha chiesto anche all'Azerbaijan di intervenire come mediatore per la liberazione dei soldati rapiti. Inoltre l'Iran è molto attivo anche da queste parti.
L'Armenia ha effettuato esercitazioni militari nella regione del Nagorno Karabahk, coadiuvata dalla Russia e osteggiata dal governo azero.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 12:35 commenti |
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caspio e caucaso
Come ho già scritto altrove e su questo blog, il coinvolgimento degli "equivicini" eurabici nel conflitto libanese è cosa buona, anzi ottima. Quando ci sono due capre in un recinto è bene che queste si scornino tra loro. Le si lasci fare.
Ecco un elemento positivo: il complicatissimo intervento in Irak ci regala l'intervento in Libano, avvenuto senza se e senza ma.
Prodi parla, non senza retorica, di missione di "enorme portata storica", e certo pensa alla Crimea. O forse a qualche libagione da svolgere nel suo castello di Bebbio.
Ricordo, ancora una volta, che chi dice Prodi dice Francia. Infatti il comando sarà bicefalo, anzi chiracocefalo.
D'Alema parla di operazione svolta di concerto con Onu, UE, e USA. Non a caso. E' vero, e l'avevo detto che il tipo ha una barca da Coppa America, ma priva di timone, dato che il Baffino agli Esteri è pur sempre di una scarpa, anche se Tod's.
Vi rendete conto di come l'han data a bere agli autoaccecati di Lilliput, Attak, Indymedia Jones, ai francescani col kriss malese in bocca, a Castagnetti e ai camerati vari? La "guerra alla guerra" a casa mia è sempre guerra (come in Irak), ma c'è sempre qualche eurobabbeo pronto a dire "Pace" con la foto di Hezbollah sul cuore; c'è sempre qualche allocco che crede a D'Alema quando dice che "il fondamentalismo non si combatte facendo le crociate". Forse allude alla Settimana Enigmistica? Il fatto è che la nostra portaerei Garibaldi sta andando a Tiro e Beirut col compito di bloccare i rifornimenti a Hezbollah (e siccome hanno gli occhi di Israele addosso, qualcosa dovranno fare, anche se non disarmeranno i terroristi).
Vediamo cosa succederà tra l'Iran e gli "equivicini" eurabici.
La partenza degli unionisti mondiali per la "guerra alla guerra" è notizia buona.
P.S. Prossima escalation di terrore e -forse- guerra, nei paesi del mar Caspio.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 11:48 commenti |
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medio oriente, eurabia, ds
28/08/2006
Filmato del Miscredente al Meeting: gli Alti Media hanno censurato ancora una volta gli applausi a Berlusconi.
Il Giulivo ospita Pietro l'Aretino, e un suo scritto sul prossimo serial (?) Rai con un cameo di Nanni Moretti. Imperdibile.
Riapre Tocqueville, ed è subito notte (per gli unionisti).
postato da Paolo-di-Lautreamont, 23:49 commenti |
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blogosfera
Senza dimenticare l'uranio...
"Il primo ministro della Malesia ha ordinato oggi un’inchiesta interna dopo l’espulsione della società petrolifera nazionale ‘Petronas’ dal Ciad, accusata – insieme all’americana Chevron – di non avere pagato le imposte per lo sfruttamento di greggio nel paese africano. Sabato scorso il presidente del Ciad, Idriss Deby, aveva intimidito la chiusura degli uffici da oggi a due delle tre società petrolifere straniere impegnate in un consorzio che gestisce in loco l’estrazione e la distribuzione dell’‘oro nero’, insieme alla società statunitense ExxonMobil. “Per me è una grande sorpresa, perché non accade spesso che un’azienda come la Petronas si implicata in una simile disputa” ha affermato il premier malese Abduallah Ahmad Badawi, citato dai quotidiani del suo paese. Sabato Deby aveva anche annunciato la rimozione di tre suoi ministri – tra cui il responsabile del dicastero del petrolio - accusati di aver garantito l’esenzione delle tasse alle due compagnie straniere. La gestione dello sfruttamento del petrolio rimarrà per ora alla statunitense ExxonMobil, che di fatto controlla l’oleodotto principale per il trasporto del greggio verso il Camerun e l’Oceano Atlantico. Secondo la corrispondente della ‘Bbc’ da N’Djamena, la decisione di Deby non dovrebbe provocare conseguenze sulla produzione di petrolio. Il presidente del Ciad nei giorni scorsi aveva chiesto al Parlamento di rivedere l’accordo in base al quale il governo locale ottiene solo il 12,5% dei proventi della vendita del greggio ma non partecipa al Consorzio con le società petrolifere; Deby ha detto chiaramente che il suo Paese vuole entrare in modo diretto nella gestione della sua principale risorsa. Nei mesi scorsi Deby aveva avuto contrasti con la Banca Mondiale, che ha finanziato l’oleodotto chiedendo al governo di destinare i proventi petroliferi alle “future generazioni” e alla lotta contro la povertà. Secondo alcune fonti, non si esclude che l’allontanamento delle due società anglo-malesi possa preludere all’ingresso di compagnie cinesi – già presenti nello sfruttamento petrolifero tra l’altro in Angola e Sudan – dopo che il Ciad ha ripreso di recente le relazioni diplomatiche con Pechino. (Misna)
postato da Paolo-di-Lautreamont, 19:58 commenti |
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cina, africa
Siamo alla vigilia di un inverno dominato dall’incognita del gas, dopo i rincari e i blackout dello scorso inverno. Lo scontro si gioca su più fronti. Vediamo quali.
Intini va in Algeria
L’ex portavoce del PSI di Craxi, assunto nel cielo unionista per imperscrutabili meriti, non si esime dal coltivare antiche e nefaste passioni mediorientali. Il governo italiano, preoccupato dall’accordo tra la russa Gazprom e la Sonatrach algerina, ha inviato Intini ad Algeri. I risultati si sono visti: in cambio del gas algerino, le imprese italiane godranno di un “trattamentopreferenziale nel settore delle opere pubbliche”. Le dichiarazioni del viceministro confermano la promessa algerina di eccedere gli appalti “riservati” alle imprese italiane al di là del tetto di 1,2 miliardi di euro. Gli italiani costruiranno infatti anche la metrò di superficie di Costantina e un centinaio di chilometri di autostrada fra Jijel e Mila Setif. La veltroniana Met.Ro. (Metropolitana di Roma Spa) finirà per vincere quella che Intini impunemente chiama “gara” per la gestione della metropolitana di Algeri. Intini profetizza che un altro Comune unionista, quello di Genova, vincerà la gara per l’acquedotto della città di Annata, tramite la propria municipalizzata Amga. Tutto ciò alla faccia del liberalismo della Rosa nel Pugno, di Bersani, Von Mises e Tazio Nuvolari…
In cambio di questo nofree-market, i due paesi collaboreranno alla realizzazione del nuovo gasdotto TransMed che sboccherà in Sardegna e sarà il più profondo al mondo (2800 metri sotto il livello del mare). Valore dell’operazione circa 2 miliardi di euro. Per la realizzazione del TransMed si creerà una società compartecipata italo-tedesca-algerina: lo scopo dichiarato da Intini è la trasformazione dell’Italia “da paese importatore a paese esportatore di gas”. Un pensiero da Orlando Furioso.
Secondo la tv di stato ENTV la bilancia commerciale algerina ha registrato nel luglio 2006 un surplus di 2,7 miliardi di dollari (+34% rispetto al 2005). Sempre a luglio gli introiti algerini dovuti a petrolio e gas sono saliti a 29,2 miliardi di dollari (+17,98% rispetto al 2005).
Di fronte a questi dati, Intini cinguetta come se si trattasse del proprio conto in banca: “Nei giorni scorsi ho incontrato molti esponenti del governo di Algeri, tutte persone ragionevoli e aperte al dialogo. Mi hanno garantito che sul gas non c'e nessun motivo di preoccuparsi”. A queste parole Intini ha aggiunto che gli accordi si fanno senza troppi scrupoli e, non a caso, ha ricordato i fasti della Fiat a Togliattigrad. Forse Intini dovrebbe ricordare che senza troppi scrupoli gli accordi si possono anche disfare.
Iran, Turchia, Caspio
L’Iran ha appena concluso un accordo con la Turchia per esportare gas in Europa attraverso una nuova pipeline da 5 miliardi di metri cubi per anno. Questo gasdotto è un’arma di ricatto politico, tanto che ne è già stata minacciata la chiusura. L’Europa e l’Italia cercano di liberarsi dal monopolio della russa Gazprom. Ma diversificare le fonti utilizzando il gas iraniano (o algerino) non sembra una buona idea, anche perché il duopolio russo-iraniano tende a bloccare tutti i concorrenti nella fornitura di energia all’Europa, alla Cina e all’India. Secondo l’organizzazione Iran Resist, la migliore alternativa sarebbe fornita dai paesi del Mar Caspio, ma la realizzazione di nuove pipeline è bloccata perché Russia e Iran non accettano un accordo sui confini delle acque. Inoltre Putin –pur di continuare ad abbeverarsi alla propria greppia- è diventato un oltranzista di Greenpeace, e sostiene che la pipeline sotto il Caspio potrebbe essere un potenziale “danno per l’ambiente”.
La creazione di un Cartello del gas implica che ogni volta che la Russia deciderà di aumentare il prezzo delle sue forniture, l’Italia e l’Europa non potranno rivolgersi a un concorrente che pratichi un prezzo migliore. Da qui uno stato di terrore politico-economico, che si riflette nelle posizioni genuflesse assunte nei confronti delle futuribili sanzioni contro il regime di Teheran. Si spiega allo stesso modo la solerzia con cui Bruxelles e Pechino hanno finora salvaguardato gli interessi iraniani in Libano. Almeno la Russia sostiene Ahmadinejad, in quanto concorrente-partner. In effetti Putin ha inaugurato nello scorso novembre il gasdotto Blue Stream (3 MLD di metri cubi annui), che arriva fino al mar Egeo e certo non è del tutto gradito all’Iran.
Per sperare in una parvenza di libero mercato, sarebbero necessarie nuove condotte dal Caspio. Ma non è semplice: pur di bloccare il Turkmenistan, l’Iran è diventato il terzo importatore di gas turkmeno (fonte: Iran resist) e compartecipa alla costruzione del gasdotto Korpedje-Kurt Koy. Il gioco a due sponde di russi e iraniani dà ottimi frutti, dal momento che la crisi del Caspio non trova soluzione. Forse D’Alema dovrebbe inviare uomini nel Turkmenistan se davvero volesse risolvere la crisi in Libano?
Israele va nel Caspio. Un’altra causa di guerra in Libano
Il BTC, oleodotto Baku-Tblisi-Ceyhan, gestito al 30% da BP British Petroleum, è appena stato inaugurato in Turchia. Molti analisti sono convinti che alle origini della guerra libanese vi sia anche il BTC, che bypassa totalmente i territori russo e iraniano.
Israele infatti ha una partecipazione nei campi petroliferi azeri, ma è ancora più importante l’accordo Gerusalemme-Ankara per la costruzione di una connessione tra il BTC e il porto israeliano di Ashkelon. Il progetto non prevede soltanto la fornitura di gas ma, più clamorosamente, anche quella di elettricità, acqua e petrolio, così che dalla città turca di Ceyhan partirebbero ben quattro condutture. Grazie ai condotti israeliani tra Ashkelon e il porto di Eilat nel Mar Rosso, il gas e il petrolio del Caspio potrebbe arrivare fino all’India.
Si capisce adesso perché Israele abbia appena acquistato dalla Germania due nuovi sottomarini della classe Dolphin. Il lettore si domanderà cosa potrebbe succedere alla conduttura della Eilat-Ashkelon pipeline company, qualora i territori palestinesi finissero nelle mani di Hamas…
Riguardo al gas, è in costruzione il BTE (Baku-Tblisi-Erzurum), anch’esso destinato a raggiungere il Mediterraneo attraverso la sempre più strategica Turchia.
Un altro importante nodo è costituito dal Kazakistan. In occasione di un summit tenuto a Baku nel 2005, Russi e kazaki hanno trovato un accordo per compartecipare al BTE. Rispetto a questa pipeline, l’Iran oscilla tra approvazione ed aperto contrasto. Al di là di questi dubbi amletici, Ahmadinejad questa settimana ha attaccato una piattaforma petrolifera bulgara nel Golfo persico. Evidentemente meno “ragionevole e aperto al dialogo” dei governanti algerini incontrati da Ugo Intini, l’esercito iraniano ha assaltato la piattaforma con dei missili. Tecnici e operai bulgari sono stati arrestati. L’operazione sarebbe stata condotta perché i bulgari sono considerati “troppo” amici degli americani, tanto che i permessi di estrazione sarebbero stati revocati.
La Russia va in Europa
La Gazprom –da sola- vale più dell’intera vecchia Unione Sovietica. La azienda è tra le prime tre al mondo per fatturato, è la maggiore estrattrice di gas, è proprietaria del 16% delle riserve mondiali ed ha 150.000 km. di gasdotti (fonte: petrolio.blogosfere.it).
La company russa è salita agli onori delle cronache lo scorso inverno per la disputa con l’Ucraina (con un conseguente calo del 30% sulla rete europea), e per la realizzazione di una pipeline sottomarina nel Baltico, utile a bypassare paesi baltici e Polonia, che sarà ultimata nel 2010. Nel 2011 sarà pronta anche la pipeline transiberiana verso la Cina.
La spaccatura dell’Occidente nel settore energia è evidentissima. Indonesia, Cina e Russia danno segni evidenti di voler scaricare il dollaro come moneta di riferimento per il mercato energetico. A breve Putin dovrebbe aprire una Borsa del gas quotata in euro e rubli. La Russia attualmente vende all’Europa l’80% del suo gas e petrolio. Si presume che Mosca e Teheran in cambio dell’energia non ottengano soltanto euro, ma anche appoggio nel loro tentativo di costruire una alternativa di potere rispetto allo schema atlantico.
I russi tuttavia non hanno molto tempo per fare cassa: le riserve di gas potrebbero andare in rosso dopo il 2010. Quanto al regime apocalittico di Ahmadinejad, a chi ci potremo affidare?
postato da Paolo-di-Lautreamont, 13:24 commenti |
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medio oriente, energia, eurabia, petrolio, incapaciocrati
27/08/2006
Non c'è niente da fare. La strage di Bologna (come la massima parte di ciò che successe negli anni '70 e '80) fu una operazione rosso-palestinese (dove per rosso si intendono i gruppi legati all'URSS).
Purtroppo -però- la cosa non si può dire. Ognun lo sa ma nessun lo dice... l'araba fenice...
Dimitri Buffa su L'Opinione.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 23:24 commenti |
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terrorismo
25/08/2006
I l sindaco di Genova si chiama Pericu.
Casualmente, anche la rampante redattrice del TG regionale ligure della Rai si chiama Pericu.
A Genova l'opinione pubblica unionista afferma che la redattrice Pericu sarà ostacolata nella sua irresistibile ascesa a causa del nome che porta. Altri sostengono il contrario, come evidenziato dai fatti.
Non ci si cura del conflitto di interessi generato sulla una tv pubblica pagata dalle tasche di tutti i cittadini italiani. Infatti spesso la redattrice Rai Pericu si occupa di Genova e delle benefazioni della pubblica amministrazione del sindaco Pericu, suscitando talora involontari sorrisi e commenti sarcastici.
Valuti il lettore di cosa si tratta.
Sempre a proposito di etica diessina, la Unipol sponsorizzerà la Festa dell'Amicizia della Margherita. I tuoni di Rutelli contro il fascismo delle coop-corporazioni sono ora diventati timidi ruttini, certo dovuti a indigestione.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 15:02 commenti |
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ds , cooperative, demediacrazia, incapaciocrati
24/08/2006
In Libano l'Onu e gli "equivicini" saranno costretti a doversi schierare: si tratta di una nuova strategia, nata a Gerusalemme e Washington. Questa, in sintesi, la tesi di un mio articolo uscito oggi su L'Opinione.
L’Occidente sta progettando una strategia in grado di contrastare la tecnica inaugurata dal nazionalismo comunista in Vietnam, poi aggiornata da Che Guevara e dal terrorismo europeo degli anni ’70 (di ispirazione e osservanza sovietica), infine diventata strategia per il conflitto globale, con le azioni di FPLP, Hezbollah e Al Qaeda.
Non sono affatto sicuro che il contesto libanese sia quello dipinto dagli analisti internazionali. Simili a Candide incapaci di fare le sinapsi più elementari, gli esperti di geopolitica non hanno detto con chiarezza che la crisi libanese è parte del conflitto atomico che riguarda l’Iran e i suoi alleati (Venezuela e Siria, in primo luogo) e la comunità internazionale.
Cosa ancora più grave, tutti hanno abboccato all’idea che Israele abbia “perso la guerra”. Può darsi che la Israele Defence Force (IDF) sia stata sconfitta da 3000 terroristi -peraltro armati e addestrati molto bene da Teheran e Damasco- nascosti sotto gonne di donne e banchi di bambini. Ma è più probabile che la “guerra d’estate” abbia segnato una svolta nella lotta contro la guerra asimmetrica e gli stati canaglia.
Quali erano gli scopi di Al Qaeda e dei suoi predecessori? Il primo, più evidente e immediato, era spargere terrore e ricatto tra le masse, i mercati, e i governanti occidentali (si veda a questo proposito la scheda a fianco).
Il secondo è nato nel 1973, con la creazione del Dialogo Euro Arabo (DEA), che aveva l’obiettivo inconfessato di spaccare in due il fronte occidentale. Questo secondo risultato ha raggiunto il suo apice negli ultimi anni, quando il Fronte dei Volenterosi contro il terrorismo si è dovuto scontrare contro il Fronte degli Equivicini, guidato da Chirac.
I fallimenti dell’Occidente hanno questa origine comune: dal ritorno del nazionalismo russo al successo del capitalismo di partito cinese, dal fascismo rosso latinoamericano fino alla neocolonizzazione dell’Africa ad opera di Francia, Iran, Arabia saudita, ed ora della Cina.
La guerra asimmetrica di Al Qaeda è cresciuta grazie alla non-reazione occidentale, facilitata dal ruolo pressapochista dei media (per i quali vale la pena di ricordare una frase di Shimon Peres: “I mass media rendono impossibile la dittatura e intollerabile la democrazia”… nonché un articolo di Robert Kaplan sui media globali come reincarnazione della vecchia Internazionale Socialista, pubblicato da Aspenia).
Si ricordi che il generale Powell, già nel corso della prima guerra irachena, dichiarò di non sapere da che parte combattessero i soldati francesi. La spaccatura dell’Occidente non è teoria, se si pensa che i fornitori di armi al regime di Saddam Hussein non sono stati gli americani, come predica da sempre l’internazionale degli autoaccecati, ma nell’ordine URSS/Russia, Cina, Francia e le due Germanie. Guarda caso, sono i così detti “Stati pacifisti” che si opposero nel Consiglio Onu alla “invasione” dell’Irak.
Analizziamo la nuova strategia che emerge dal conflitto libanese attuale.
L’IDF ha effettuato prolungati bombardamenti, cui è seguita una microinvasione priva di scopi e significati evidenti. Trovo logico pensare che Israele (e la vecchia “Coalizione dei volenterosi”) abbiano cercato e voluto il puntuale mistico “intervento Onu” da parte dei filo onusiani. Il che è puntualmente avvenuto.
Ma questa volta, a differenza di Irak e Afghanistam, USA e Israele si sono tirati indietro, invocando loro stessi per primi la “interposizione Onu”. Candide-D’Alema e molti altri strateghi altermondialisti hanno prontamente abboccato, ricordando a torto la guerra per il Kossovo. Solo che questa volta non c’è Clinton. Così Chirac, buon conoscitore del Libano e del Medio Oriente, fa la Precieuse Ridicule, reclamando forse una ovazione universale tale da deciderlo all’intervento a forza di applausi. Ma è più probabile che Chirac non intenda ripetere in Libano ciò che Bush ha fatto in Irak.
Se infatti l’Onu si trova nel mezzo della guerriglia e del terrorismo, è difficile continuare ad accusare Usa e Israele. Molto difficile.
In questo modo Israele si garantisce da attacchi missilistici iraniani e hezbollah, grazie alla presenza di truppe internazionali in funzione di “ostaggio inconsapevole”. Inoltre molto difficilmente potrà continuare la fanfara agnostica che divide in due il mondo: i buoni –che sarebbero i poveri terroristi- e i cattivi –che sarebbero i ricchi occidentali ed ebrei (le solite demo-anglo-giudeo-plutocrazie di mussoliniana memoria). Un conto è se bombe e aerei cadono su Israele e New York, un conto è se cadono sui militari belgi o francesi: Parigi, quattro anni fa, ha raso al suolo l’aviazione ivoriana, ucciso 60 civili di Abidjan, ferito mille cittadini ivoriani accorsi a difendere coi corpi il palazzo presidenziale, senza che D’Alema parlasse di equivicinanza o “sproporzione”.
Infine, l’impalpabilità mentale con la quale l’Onu e i menamani e menapace dell’Unione stanno gestendo questa strafexpedition surrealista, è tale che c’è da pensare a un aborto come al minore dei mali. Tuttavia la strategia del coinvolgimento dei pacifinti a scopo di interposizione è quanto di meglio poteva essere ideato. Se i Tentenna europei e mondiali riusciranno ad armarsi e partire, cambierà l’assetto generale della guerra asimmetrica. La notizia è positiva.
SCHEDA: 1982, COMUNISTI E ISLAMICI INSIEME PER IL TERRORE
Pensare che il terrorismo arabo e socialcomunista sia nato l’11 settembre 2001 è come proporre di curare la carie con le caramelle.
Senza galoppare a casaccio nel tempo, basterà tornare al 1982, anno nel quale le BR di Padova rapiscono il generale Dozier e il gruppo terrorista palestinese guidato dal venezuelano Carlos lo sciacallo [implicato nella strage alla stazione di Bologna del 1980] effettua l’attentato al treno TGV Parigi-Tolosa, col risultato di “ammorbidire” Chirac (quanto lo dimostrerà la storia degli anni seguenti, a partire dalla fornitura atomica all’Irak di Saddam Hussein).
Nel 1982 a Parigi viene ucciso l’addetto militare americano, colonnello Charles Ray, per mano di un gruppo libanese. Lo stesso gruppo assassinerà il segretario dell’ambasciata israeliana, Yaakov Barsimantov. La reazione israeliana colpirà Fadi Dani, direttore dell’ufficio politico OLP francese, e Kamal Hussein, responsabile dell’ufficio OLP di Roma. Ad agosto il commando terrorista di Abu Nidal (Al Fatah-Consiglio rivoluzionario) uccide sei avventori israeliani nel ristorante parigino Godenberg. Nell’estate del 1982 l’esercito francese va in Libano (dove subirà un attentato pesantissimo). Il terrorismo libanese ferisce più di cinquanta parigini con due attentati. Si scopre che l’organizzazione comunista Action Directe utilizza mitragliatrici Sten già usate dagli islamici. [La cosa naturalmente non viene dichiarata da info-siti "equivicini" come Wikipedia Italia.
In Italia esplodono bombe contro l’agenzia commerciale italo-israeliana di Roma, contro un’agenzia di viaggi, contro una agenzia che si occupa di assistere gli ebrei in fuga dall’Unione Sovietica. A Venezia esplode una bomba del Fronte di Opposizione Comunista contro un padiglione israeliano, nel corso di una Expò. A Parigi Action Directe mitraglia l’auto del responsabile Sicurezza dell’Ambasciata israeliana. Sempre la comunista Action Directe commette un attentato a Parigi ai danni della Citrus Marketing Board of Israele, uccidendo una donna.
Non mancano gli attacchi aerei di stile pre Al Qaeda: nell’aereoporto di Honolulu esplode una bomba su un Boeing della Pan American, uccidendo un passeggero e ferendone altri. Viene arrestato Mohammed Rashid, della organizzazione terrorista araba 15 Maggio. La stessa organizzazione fallisce un altro attentato simile in Brasile, sempre ai danni di un aereo americano.
Action Directe fa saltare una auto della ambasciata israeliana davanti al liceo parigino Carinet, provocando alcuni morti e una ventina di feriti. Altri pesanti attentati avvengono, ovviamente, in Libano.
In Italia terroristi palestinesi uccidono un bambino davanti alla Sinagoga di Roma.
Un secondo attacco contro la Sinagoga verrà condotto con molotov da parte del Fronte Comunista metropolitano (a novembre).
A dicembre viene attaccata la sinagoga di Lima, in Peru.
Sempre nel 1982 un rappresentante francese viene ucciso dagli hezbollah ad Abidjan, in Costa d’Avorio dove esiste una forte emigrazione libanese (come in America latina, in particolare in Brasile). Il terrorismo hezbollah colpisce ovunque, anche in Australia.
(Fonti: Mipt terrorism; TGW Medias news, chronologie terroriste. Su Hezbollah si consulti inoltre il documentato Cohav.org, library hizballah’s worldwide infrastructure).
postato da Paolo-di-Lautreamont, 17:15 commenti (7)|
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