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29/12/2006
Adesso anche per il primo quotidiano italiano i somali stavano meglio quando governavano gli uomini di Al Qaeda. Almeno, così traspare, sotto la spessa coltre del relativismo patinato e benpensante, incapace di distinguere tra il male e il "meno peggio", quasi la storia fosse un film nel quale si ha successo solo se si sta dalla parte dei criminali e gli altri fanno la figura della polizia in Blues Brothers...
Si descrivono come "ribelli" e "dimostranti" ("per l'uso di aggettivi come "resistenti" e "patrioti" occorre aspettare ancora qualche giorno?) i molti islamici wahabiti somali i quali, ovviamente, sostengono Al qaeda.
Non si ricorda abbastanza che le truppe di Addis Abeba sono lì per ristabilire il governo legale, riconosciuto dalle organizzazioni mondiali. Non si dice cosa succedeva nella Mogadiscio alqaedista, se non che c'era "la Legge". Ormai i marxislamici viaggiano a capo scoperto, hanno buttato il velo e mostrano simpatia per la parte peggiore, al solito.
Perché nessuno ha mai arrestato (come il giudice Garzon fece in Spagna con Pinochet) Fidel Castro, come autore riconosciuto di "crimini contro l'umanità?
Perché?
Un'altra pagina di disinformazione, uno "spaghetti western", sul Corriere della Sera.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 20:29 commenti (30)|
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africa, eurabia, imamesimo, marxislamici
Ne avevo già scritto su La pulce di Voltaire. Prima o poi anche in Italia qualcuno, sommessamente, doveva cominciare a sparlare dei liberatori di Mogadiscio, dopo che già la Unione Africana e Le Monde l'avevano fatto.
Al solito i republicones si sono prontamente accodati.
Così oggi, il quotidiano di Scalfari e De Benedetti, pur titolando in prima pagina che a Mogadiscio
La folla in festa accoglie le truppe governative.
...aggiunge, a pagina 13 (che sfiga!), per mano di Pietro Veronese:
Sebbene diminuisse le libertà individuali, la legge imposta dal Corano garantiva comunque più sicurezza in città.
Seguono ricordi terrorizzati sulle incursioni di ladri e capi clan e affettuosi rimpianti di quando c'erano "loro", le "corti islamiche".
Repubblica rimpiange la Repubblica di Salò, quando regnavano "legge, ordine, disciplina"? Sembra preferire una certa limitazione alle libertà individuali, se ciò serve al mantenimento dell'ordine costituito. Peccato che per infinitamente meno in America Zucconi abbia scrotalato veleno per anni, denigrando come liberticide le regole di controllo stabilite da Bush nella guerra "on terror".
Invece se la "limitazione delle libertà" è massiccia come quella imposta da Al Qaeda in Somalia, Repubblica ci fa quasi dire che sì insomma ... le "corti islamiche" (espressione più ipocritamente corretta di "alqaedisti", tanto che suona quasi come "pool di Milano") sono preferibili al caos dei "signori della guerra".
Al solito si usa la doppia morale (no agli USA, sempre e innanzitutto). Al solito, non si dice chiaramente da che parte è il bene (diciamo "il meno peggio") e da che parte è il male. Così che il lettore dimentica che il governo legale forse potrebbe entrare per la prima volta in Somalia solo grazie ai tanks di Addis Abeba, e che le corti islamiche mantengono l'ordine solo a forza di mozzamenti di mani, lapidazioni etc etc...
Marxislamismo è il termine che spiega perfettamente la posizione del quotidiano di Scalfari e della sua parte politica. A pagina 17 del giornale di oggi c'è una pagina dedicata all'islam (non vedo sullo stesso quotidiano altrettante pagine dedicate al cristianesimo, se non per confutazione, e non ne vedo altrettante dedicate al buddhismo tibetano, se non per dimenticare la persecuzione subita dalla Cina).
Un articolo a pie' di pagina ricorda che è iniziata la marcia di due milioni di musulmani verso Mina, meta del pellegrinaggio annuale dello Haji... La pietra nera etc. Un articolo informativo commendevole (qui non siamo antiislamici, mentre La Repubblica & Co. lo sono, nonostante la loro continua opera di adulazione e alleanza con l'islam politico (il peggiore, in quanto nemico dell'islam religioso e nemico del progresso industriale-sociale e della democrazia piena).
L'articolo principale di pagina 17 è dedicato alla richiesta, da parte della comunità islamica di Cordoba, di utilizzare la cattedrale come moschea. Il vescovo ha rifiutato di prendere in considerazione la richiesta.
Questa la notizia.
Veniamo a una necessaria ricostruzione storica. La fa -bene- lo stesso quotidiano di Scalfari, salvo poi smentire se stesso.
La attuale cattedrale viene fondata tra il IV e i VI secolo da Visigoti convertiti, che costruiscono una chiesa dedicata a San Vincenzo martire. Nel 700 c'è l'invasione dei Mori. La chiesa viene distrutta e al suo posto nasce la moschea detta La Mezquita. Nel 1200, dopo la Reconquista la moschea viene riconsacrata e diventa una cattedrale.
Appare dunque chiaro che quel luogo non può essere utilizzato come moschea. Si tratta di una richiesta insolente e per nulla islamica, bensì molto politica. Tant'è vero che è stata spinta e sostenuta a piana voce dai socialisti al potere, a Cordoba.
Ebbene, come comincia l'articolo di La Repubblica sul "rifiuto" del vescovo? Semplice:
Pregare in una moschea? A Cordoba è, e continuerà a restare, un privilegio riservato ai soli cattolici.
Segue il solito lungo ed esaltato elogio della civiltà del califfato in Spagna. Per carità, nulla da dire, ma il fatto è che quella non è una moschea, bensì una chiesa.
E' lo stesso discorso della "spianata delle moschee" a Gerusalemme. I cattocomunisti marxislamici schizzano veleno ancora oggi, ripensando all'affronto fatto da Sharon, con la famosa passeggiata nella "Spianata delle moschee", che avrebbe dato inizio ai massacri della Seconda intifada (una falsità totale: la Seconda intifada era già pronta da mesi). Ebbene sotto la moschea ci sono i resti del Tempio di Salomone... Allora, che fare a Gerusalemme: mandiamo gli israeliani a pregare nella Moschea, visto che questa era il loro Tempio?
Grazie ai marxislamici la storia si fa barzelletta. Conta di più l'ideologia. Dio ci salvi tutti: laici, islamici e cristiani, dall'alleanza tra massoni/giacobini, marxislamici occidentali e jihadisti.
L'articolo (a firma di Alessandro Oppes) termina lugubremente con echi di una Seconda Conquista possibile:
Se non avranno accesso alla Mezquita [chiamarla "cattedrale", come è, non si può?, ndr], i fedeli spagnoli dell'islam... pensano comunque di trasformare la città andalusa nella Mecca d'Europa. Vogliono che Cordoba ospiti la seconda più grande moschea del mondo. I terreni sono già acquistati. Il finanziamento avverrebbe con capitali sauditi e di altri paesi arabi.
Ecco, la cosa non mi scandalizza affatto: se ci sono fedeli musulmani in Andalusia, abbiano il loro luogo di culto. Ma la cattedrale di Cordoba deve restare così come è stata costruita, 400 anni dopo Cristo. Il sogno di una Spagna di nuovo islamica non è un reato, ma chiedere l'uso di una chiesa come moschea è una provocazione politica.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 19:08 commenti (2)|
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israele, islam, eurabia, cristianesimo, ds , neogiacobini, marxislamici
Tutti tendono a sbagliare, soprattutto i giornalisti, portati per loro natura a denigrare o incensare troppo l'oggetto delle loro parole.
Questa premessa è necessaria per evitare di esacrare con troppa pesantezza l'esaltato peana pro-Prodi di Massimo Giannini, apparso oggi in prima pagina sul quotidiano La Repubblica.
Nel resto dell'articolo Giannini muove alcune giuste critiche all'operato del nostro Presidente del Consiglio dei ministri.
Tuttavia, nel suo commento alla Conferenza stampa di fine anno, tenuta ieri da Romano Prodi, Giannini è scivolato alquanto, per quanto di solito egli sia di gran lunga preferibile alle penne arruffate di Scalfari, Bocca, Galimberti, Zucconi, etc.
Ecco il paragrafo da lui dedicato alla esposizione del Premier alla suddetta Conferenza:
Seria e dignitosa nei contenuti, pacata ed essenziale nei toni, spartana e quasi artigianale nella regia.
Di solito questo tipo di enfasi retorica viene comunemente definita come:
- leccare i piedi;
- dare della pittura a uno
- Leccare il sedere (o altro sinonimo)
- incensare
- fare un peana
- fare il cortigiano
- adulare, piaggiare, lustrare, ossequiare, far la corte, lisciare, menare il turibolo, piagellare, insaponare, ungere, leccar le scarpe, grattar la rogna, violinare o sviolinare...
Su Repubblica invece se ne fa un articolo e lo si intitola "La missione del Professore". Missione, come quella del papa, e Professore... con la Maiuscola, mi raccomando.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 16:27 commenti (2)|
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media, prodi, cortigiani, imamesimo, mediocrazia, la repubblica dei benpensanti, farisei
Uno compra La Repubblica, per capire cosa pensano i "benpensanti", la "classe media", i neoricchi, e si ritrova nel mezzo di una guerra guerreggiata. Contro chi?, dirà qualcuno. Contro Scaramella.
Il fatto è che se pure a Repubblica avessero ragione, non si vede il perché di tanto accanimento pregiudiziario, quasi un tentativo di linciaggio mediatico in assenza di giudizio.
Se invece si tratta di disinformacija oppure se La Repubblica ripropone l'antigarantismo di sempre, allora vale la pena di riflettere con attenzione.
L'articolo di Bonini di oggi è esemplare. Uno legge il titolo è già capisce tutto:
Quella falsa mail di Scaramella. Così suggerì a Litvinenko di accreditare la notizia del finto attentato a lui e a Guzzanti.
Uno pensa chissà cosa. Tanto più che secondo Bonini (già inventore/ricostruttore di inconsistenti piste transuraniche iracheno-africane), questa misteriosa mail "...Lo indica come il fabricator del falso che verrà utilizzato per accreditare artificiosamente l'esistenza di un mandante politico" contro lo stesso Scaramella e Guzzanti. L'allusione è al "finto attentato" di alcuni cittadini ucraini.
Guzzanti obietta che il "finto attentato" non fu inventato da Scaramella, ma che ci fu un'inchiesta della polizia (che si suppone non possa essere stata influenzata dallo stesso Scaramella).
Insomma l'idea è che La Repubblica/Pravda e il duo Bonini D'Avanzo, sono le persone che più di tutti in Italia finiscono per screditare il Presidente del Consiglio. Non potrebbero lasciare lavorare la magistratura, invece di rivelare indiscrezioni dei magistrati che suonano di discredito alla Magistratura? Non potrebbero lasciar cadere le accuse (se sono così insulse) contro Prodi e qualche sopravvissuto e reduce (a parte De Benedetti) degli affaristi che combinarono qualche businness con il PCUS? Davvero suona strano questo accanimento contro Scaramella, se costui è davvero un omuncolo.
La cosa buffa è che il falso di Scaramella, secondo Bonini, sarebbe l'allegato di una mail inviata a Litvinenko (di cui Repubblica sa tutto, grazie ai bendisposti tutori della privacy). Nell'allegato c'è una ricostruzione degli eventi (dove si indicano dei cattivoni italici che sarebbero stati amici di cattivoni sovietici e russi etc etc), scritta da Scaramella.
Si tratta di un falso!, urla Bonini. Perché?, dirà qualcuno. Perché la ricostruzione di Scaramella viene inviata per mail a Litvinenko e Scaramella chiede a Litvinenko di firmarla. (Detto di passaggio: la mail viene intercettata.... Da chi e perché?)
Dove sarebbe il "falso" non è chiaro. A me scrivere una ipotesi di ricostruzione storico/politica e sottoporla all'attenzione e alla firma di una persona competente sembra una cosa normale, certo non degna della prima pagina di una importante quotidiano, a meno che non abbia davvero ragione Oleg Gordievsky, l'ex dissidente sovietico che ha detto che Repubblica è il peggiore giornale del mondo ("dirtiest").
Di solito si fa una ricostruzione dei fatti e la si fa sottoscrivere a un teste. Non si chiede al teste di scrivere lui direttamente ogni cosa. A volte lo si fa a volte no.
Del resto se uno legge e firma (a meno che non abbia una pistola puntata), si suppone che condivida ogni cosa.
Per giunta la testimonianza di Litvinenko non fu per nulla iscritta negli atti della Commissione Mitrokhin.
Quindi perché Repubblica fa tutto questo chiasso?
Bonini si sente in dovere di scrivere in prima pagina che Scaramella ha scritto una mail falsa, ma poi scopriamo che si tratta di un allegato con una ricostruzione, magari anche di pura fantasia, ma per la quale si chiede una firma esplicita all'ex agente russo.
Di norma si qualifica come falso il caso in cui si falsifica la firma.
E allora? Perché questo linciaggio, non richiesto dal caso né opportuno mediaticamente? Che messaggi trasversali si intendono dare? Cosa c'è sotto alla campagna di Repubblica contro Scaramella? Ripeto: non se ne vede la rilevanza.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 15:56 commenti (2)|
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russia, intelligence, marxismo, autoaccecati, la repubblica dei benpensanti
28/12/2006
Di Scalfari si sa quasi tutto. Dei suoi scritti in "Difesa della razza" sulle pagine di Roma Fascista. L'ossessione per la razza torna anche in seguito, quando scrive un libro dal titolo sconveniente: "Razza padrona", parlando dei capitalisti italiani, manco Scalfari fosse stato un agente KGB che ritiene il capitalismo roba da cani. Il credo nella superiorità lo attanaglia anche in anni recenti. Emulando l'Achille Occhetto che aveva spudoratamente dichiarato di sentirsi "moralmente superiore" agli elettori di altri partiti, Eugenio Scalfari ha dichiarato un paio di anni fa (credo a Ballarò) di non sentirsi "superiore, ma diverso".
Essere "diverso" dall'Altro rende "diverso" chi non è come lui, re-inchiodandolo a uno stato di inferiorità sempre e comunque.
Non ci siamo affatto, per uno che racconta da anni la necessità di eguaglianza e rispetto per la diversità.
La topica dei giorni scorsi è l'ultimo lascito di questo florilegio cacolalico: "Prodi sia dittatore" è rivelatore e conferma antichi difetti di pronuncia. Adesso corifei e leccapiedi si affannano a spiegarci che si tratta solo di un modo di dire. Ma sempre di schifezze si tratta, siano queste lessicali o politiche.
Senza La Repubblica ("il più sporco giornale del mondo", secondo Oleg Gordievsky) questa repubblica non sarebbe migliore: siamo tutti pieni di difetti. Ma forse ci sarebbe almeno un goccio di ipocrisia di meno.
La miseria dell'Italia rispetto alla Gran Bretagna è che quest'ultima ha ospitato ed ha aperto le porte ai dissidenti sovietici confinati e perseguitati dal regime.
Noi invece ancora oggi non ospitiamo i dissidenti, ma i loro persecutori. Ad esempio San Gorbacev in Italia è considerato come un santo che ha cancellato i peccati del comunismo e del socialismo, mentre era soltanto un pezzo grosso del PCUS dagli anni '60, uno che ha firmato e sottoscritto le peggiori sconcezze del Politburò, uno che ha avuto la faccia di nascondere al mondo per tre giorni che c'erano perdite radioattive in una centrale nucleare in Ucraina, ma al quale è stato perdonato tutto lo stesso solo perché non si chiamava Reagan o Bush. Un santo, intervistato in ginocchio e col rosario in mano una settimana fa da quel campione di partito che è Fabio Fazio. Fabio Fazio non è Eugenio Scalfari, ma dirige come un colonnello la sua fantascientifica trasmissione sul tempo ("Rosso di sera bel tempo di spera" o come cavolo si chiama).
postato da Paolo-di-Lautreamont, 18:42 commenti |
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prodi, marxismo, la repubblica dei benpensanti
Di solito non amo intervenire nel merito delle scelte individuali. Credo però che se la religione ha il diritto di esprimere le proprie opinioni, lo stato non può in alcun modo imporsi sulla libera scelta degli individui, si tratti di fumare una sigaretta, mangiare un hamburger, oppure di casi tragici come quello di Welby.
Detto ciò resta il problema della speculazione su temi particolarmente delicati.
Perla Scandinava coglie un caso di sensibilità alterna, a seconda del diverso contesto politico, cogliendo la diversità di eco tra il caso di Emilio Vesce e quello di Welby. La spiegazione, forse, consiste nel maggior peso di Cappato, delle sue idee e della sua collocazione, nel partito radicale attualmente alleato di tutta l'Unione. LINK.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 18:14 commenti |
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liberalismo
Da anni ci si chiedeva chi ci fosse dietro Lexi Amberson, ragazza di 19 anni, americana, bella e un po' "puttana" (nel senso buono), che sapeva con chiarezza disquisire della politica italiana. Ora il gossip è risolto: la rivelazione di Facci su MacchiaNera.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 17:48 commenti |
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media, blogosfera
Riporto per pura informazione, alcuni spunti contenuti negli ultimi post del senatore Paolo Guzzanti sul suo blog. Dire che si tratta di materia incandescente è poco. Mi astengo dal prendere posizione: i lettori sono sufficientemente illuminati.
1. (Mail di Gordievsky a P.G.)
Dear Senator,
I learned about the arrest yesterday evening. I shall appreciate if you could send me the translation of the infamous La Repubblica article where they quote me. We shall do our best here to help Mario who produced a very favourable impression.
Kind regards,
Oleg Gordievsky
Traduzione: Caro Senatore, ho saputo ieri sera dell’arresto. Le sarò grato se volesse spedirmi la traduzione dell’infame articolo de La Repubblica in cui mi citano fra virgolette. Faremo del nostro meglio per aiutare Mario che ha suscitato un’impressione assolutamente favorevole.
Cordiali saluti Oleg Gordievsky
2. (Commento di un lettore)
Gentile senatore,
ho letto la relazione del dott. Cordova sul dossier Impedian ma non riesco a capacitarmi di una cosa. Nella relazione si dice che: “FU ACCANTONATO IL SISDE, NONOSTANTE CHE QUASI TUTTI REATI FOSSERO DI SUA COMPETENZA; FURONO DISTRUTTE LE SCHEDE DI LAVORO RELATIVE AI POLITICI; VI FURONO INTERPOLAZIONI NELLA BOZZA DEL LIBRO, TRA CUI QUELLE RELATIVI AL DENARO PERCEPITO DA COSSUTTA DAL KGB, ED AL COINVOLGIMENTO DI G. CONFORTO, AGENTE DEL KGB, NEL CASO MORO; RESTA AVVOLTA NELL’OSCURITÀ LA REVISIONE DELLA PRIMA BOZZA AFFETTUATA DAL SISMI, NON ESSENDOVENE TRACCIA”. La mia domanda è: “Non sarebbe possibile farsi dare una copia dell’originale del dossier Impedian (e quindi non modificata dai nostri servizi segreti) dal governo inglese o dall’MI6?” Sarà una domanda banale ma rendendo pubblico il dossier Impedian originale tutti potrebbero trarre le proprie conclusioni senza venire depistati da giornali come Repubblica.
Ringrazio chiunque possa far luce su questo punto. S.F.
3. (post di P.G.)
Paradisi è quello che ha scoperto che l’intervista di Bonini a Litvinenko non ha alcun supporto “on the record”, ma è soltanto l’intervista a un tale che nel frattempo è morto e non può smentirla, benché sia stata tenuta in un cassetto per oltre un anno.
Adesso Paradisi si è rivolto a Gordievsky per avere una opinione definitiva sulla sua intervista a Repubblica, dopo che io stesso mi sono premurato di inviargli la traduzione in inglese dell’intervista stessa.
Il vecchio Oleg ha risposto con la sua consueta sinteticità.
Dear Gabriele Paradisi,
The interview in Repubblica was 90% fabrication and manipulation. It is the dirtiest newspaper in the world. The truth in detail is known in London already. Very soon it will be shown in the most important BBC programme Panorama.
Yours etc., O. Gord.
Traduzione: Caro G. Paradisi, l’intervista su Repubblica era per il 90 per cento una fabbricazione e una manipolazione. Si tratta del più sporco giornale del mondo. La verità a Londra è ormai nota. Presto sarà mostrata sul più importante programma della BBC Panorama.
Suo, etc. O. Gord.
4. (Commento di un lettore)
La stessa procura che ha arrestato per “calunnia” Scaramella, che s’è fatto arrestare volontariamente e quindi è sicuro che non ha alcuna intenzione di fuggire; mette in libertà un pericoloso BR che stava scappando:
Roma, 28 dic. (Adnkronos) - Fabio Matteini, arrestato alcune settimane fa su ordine della procura di Roma che lo accusa di essere stato collegato alle nuove Brigate rosse, è stato rimesso in libertà dal Tribunale del Riesame.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 17:38 commenti |
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russia, ds , marxismo, la repubblica dei benpensanti
27/12/2006
Per alcuni anni ho collaborato alle trasmissioni culturali di RadioTre, quand'ero poco più di un ragazzino. Erano i tempi in cui in via Asiago lavorava un Cecchi Paone ancora in fasce etc etc. Questo per dire che conosco abbastanza da vicino quella struttura, che pure resta di un certo spessore culturale, anche se il liberalismo è ammesso solo a una distanza di qualche chilometro (diciamo fuori Prati, che è il quartiere dove ha sede la Radio)...
La connotazione partitica del "servizio pubblico" è uno dei disastri di questo paese. Il secondo -sempre relativamente all'informazione- è che i grandi industriali sono proprietari di grandi testate giornalistiche, il che in America non succede (qui tutti avranno pensato a Berlusconi ma non a De Benedetti e non al "pool" del Corsera, e questo è un altro problema ancora...).
Ma andiamo al punto: mentre ci approssimiamo all'anno nuovo, l'informazione è sempre umiliata dagli stessi errori/orrori.
Le sinistre piangono per la condanna a morte di Saddam Hussein (cosa che non vorrei nemmeno io), ma sono gli stessi che hanno pianto meno di un decimo per la decapitazione di Pearl e di altri innocenti. Ora l'intera Europa si straccia le vesti, ma è la stessa Europa che non ha fatto nulla per scalzare il dittatore e salvare le sue vittime. Anzi.
Per giunta le sinistre continuano a mostrare tutto il loro antisemitismo politicamente corretto. Nemmeno tanto corretto.
Il lessico mette a nudo la realtà.
Si prenda ad esempio questa notizia, com'è stata riferita dal GR3 di stamattina:
" Israele rompe la tregua delle armi".
Questo il titolo, che già dice tutto.
Quando è iniziato il servizio sull'argomento, il titolo si era già sedimentato nell'opinione pubblica. In effetti la tregua è andata distrutta dal lancio di razzi Qassam su Sderot, che hanno colpito case e ferito due ragazzi, uno molto gravemente.
I giornalisti del GR3 però hanno usato l'espressione "Ferito ragazzo ebraico". L'aggettivo dal sen sfuggito prende a schiaffi chi l'ha usato. Non va più bene nemmeno la parola "ebreo". Quanto alla connotazione "israeliano", i "progressisti" la usano il meno possibile, forse perché allude all'esistenza di uno stato la cui esistenza è negata dai loro amici in kefiah.
Certo "ebraico" ricorda troppo da vicino gli articoli di Scalfari e Bocca nel 1942, ed è, pur nel suo piccolo, inaccettabile. Chissà se sui TG o sui libri di testo si torneranno a usare segni visivi come la stella gialla. Così, solo per "connotare"...
Addendum:
tanto per capire come è brava la stampa globalista e "pacifista": in un mese di "tregua" sono stati sparati 60 razzi sulle case e sugli abitanti di Sderot. Lo riconosce anche l'Ansa, che si è svegliata solo ora, quando Israele ha deciso di respingere l'uso bellico della pace ad uso dei bei pensatori occidentali e dei bei trucidatori orientali.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 19:27 commenti |
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israele, imamesimo, autoaccecati, marxislamici
24/12/2006
Buon Natale a tutti, laici e credenti.
Per l'anno nuovo spero di andare da queste parti (North Carolina), ma è un sogno nel cassetto, sic...:



postato da Paolo-di-Lautreamont, 15:30 commenti (8)|
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22/12/2006
In Somalia le truppe governative stanno riprendendo terreno; a Gaza e Ramallah le cose non vanno affatto bene: la prospettiva di un doppio stato palestinese può essere buona, se serve a isolare le fazioni fondamentaliste. Certo non è una bella immagine quella che stanno offrendo hamas e Olp.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 17:28 commenti |
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israele, medio oriente, islam
Riporto integralmente dall'articolo che riporta una serie di conversazioni e mail di Oleg Gordievsky col senatore Guzzanti.
Due annotazioni, nel testo c'è già moltissimo:
- Guzzanti e Scaramella sono stati vittime di una operazione di sciacallaggio per mezzo stampa, nella quale il ruolo del giornale La Repubblica non è stato dei più corretti. Si è trattato di una campagna prolungata, svoltasi in assenza di procedimento giudiziario, ma in modo processuale. Molta parte del centrodestra ha abboccato a questa operazione, per mancanza di garantismo, per viltà, per ignoranza, o "furbizia".
- Il ruolo di La Repubblica, un giornale che entra in 8000 scuole italiane come "imparziale", e in realtà svolge un ruolo di deformazione parziale dell'informazione (in quanto politico e schierato), viene accusato in una maniera pesantissima. Molti sono i risvolti inquietanti del giornale di Scalfari, a partire dai rapporti col Paese Sera, quotidiano legato a PCUS e KGB. Naturalmente su tutto ciò ci sarà omertà e silenzio, come nelle prime 2 settimane di agonia di Litvinenko.
ECCO QUEL CHE GORDIEVSKY MI HA DETTO E SCRITTO, di Paolo Guzzanti.
"Sì, è vero, in un primo momento ero furioso con Scaramella, ma soltanto perché ho pensato, come Litvinenko, che lui fosse il killer di Sasha. Adesso so tutto, come lo sa la polizia e il governo britannico. L'assassinio di Litvinenko è stato preparato accuratamente e programmato allo scopo di far apparire Mario Scaramella come il killer, farne un mostro e così, oltre a far morire Litvinenko distruggere la sua Commissione d'inchiesta con una ondata di infamie.
Andiamo per ordine. Chi ha ucciso Sasha Litvinenko?
Se ne è occupata una squadra rimasta per due settimane all'hotel Millennium di Londra ad attendere che Scaramella atterrasse prendesse il suo appuntamento con Sasha. Poi hanno fatto scattare il piano. Un piano tipico del KGB, condotto da personale specializzato con passaporti falsi, nomi falsi, tutto falso, tranne la loro missione omicida e di intossicazione politica. Hanno sbagliato le dosi e Scaramella è stato riconosciuto come vittima, ma Sasha è morto e su di lei si è scatenato l'inferno".
Lei tuttavia in Italia è considerato oggi un fiancheggiatore di questa operazione, nel senso che ha dato un contributo determinante a linciare Scaramella con una micidiale intervista a Repubblica.
"Quell'intervista è stata molto forzata, mi facevano le domande e si davano anche le risposte, comunque sì, su Scaramella sono stato duro perché delle due l'una, a quel tempo: o era un agente del Kgb o un cretino. Così ho detto che è un cretino. Oggi so che è stato un ingenuo e una vittima predestinata e sono totalmente dalla sua parte".
Lei seguita a parlare del KGB, ma il KGB è scomparso da molti anni. Oggi i servizi russi hanno altre asigle, Fsb e Svr.
"Il KGB è sempre lo stesso, quale che sia la targa sulla porta: uomini, mezzi, stile, brutalità. E' il KGB".
Torniamo a Scaramella, lei ha detto che ha cambiato idea su di lui.
"Il KGB aveva deciso da tempo di liquidare Sasha Litvinenko. Lei ha conosciuto Sasha?"
No, ho preferito non conoscerlo perché era una fonte personale del consulente Mario Scaramella, non mia.
"Beh, peccato: se l'avesse conosciuto avrebbe saputo che era un uomo dolcissimo, un bravissimo ragazzo con un cuore d'oro, morto con cinque sterline in tasca e che adesso cercano di far passare per un criminale".
Sì, i giornali russi lo stanno riducendo in polpette anche da morto.
"Tutti portavoce del KGB. Il KGB è diventato ormai la più grande potenza editoriale: compera giornali in patria e all'estero, anche in Italia e li fa riempire di intossicazioni contro il mondo occidentale. E nessuno se ne accorge".
Oleg, lei mi ha scritto in una e-mail che considera "la Repubblica" il giornale che l'ha intervistato con tanto clamore dando una botta mortale a Scaramella, come "a mouthpiece of KGB", il microfono, il portavoce del KGB. Perché?"
"Perché lo è! Guardi Limarev: Eugeni Limarev è quello che apre le danze in tutta questa faccenda ed è un agente a contratto esterno del KGB".
Limarev è colui che dà a Repubblica un'intervista che resta nel cassetto per quasi due anni ma esce il 26 novembre insieme ad una intervista "postuma" a Litvinenko. In quella intervista Limarev fa una serie di affermazioni infamanti e false anche sul mio conto che scatenano il fulmineo linciaggio su di me. Limarev, mentendo sapendo di mentire, afferma di avermi incontrato due volte a Napoli e a Roma e dice che io avrei guidato un grottesco servizio segreto parallelo.
"Così evidentemente gli hanno ordinato di fare, come gli hanno ordinato di intossicare Scaramella per collocarlo nella scena del delitto".
In che modo?
"Limarev aveva trasmesso a Mario queste e-mail in cui si parla di una lista di persone da uccidere fra cui lo stesso Litvinenko, lei, Mario Scaramella ed altri. E Scaramella non ha capito che era una trappola".
E perché Limarev ha fatto avere a Scaramella queste lettere?
"Lo abbiamo potuto ricostruire: Scaramella aveva già pianificato il suo viaggio a Londra per un suo impegno di lavoro. Un po' prima di questa sua partenza viene sottoposto a un grande stato d'allarme e invitato, visto che va a Londra, ad incontrare Litvinenko per mostrargli le e-mail e chiedergli un'opinione"
E sarà esattamente quello avverrà. Mario Scaramella mi aveva parlato di queste lettere ed era partito per Londra preoccupato, si sentiva in pericolo e aveva trasmesso anche a me questa sensazione di rischio possibile. Poi vide Litvinenko al Sushi Bar di Piccadilly Circus quel maledetto primo novembre e mi telefonò: le volevo dire, presidente, che ho mostrato quelle lettere di Limarev a Litvinenko e lui le ha considerate "pure shit", merda pura, non meritevoli di considerazione.
"Vede? Tutto era stato preparato in modo da condurre Mario Scaramella ad un incontro con Litvinenko, usando le lettere di Limarev come esca".
Lei oggi sa che cosa era successo al Millennium Hotel?
"Sì, oggi sappiamo tutto, momento per momento, parola per parola. La squadra dei killer del KGB si era piazzata nell'hotel già da due settimane. Tre o quattro uomini e una donna. Sembrava una comitiva di allegri russi a Londra per affari. Uno degli uomini aveva in tasca lo speciale contenitore con delle pasticche di polonio, ed è stato quel contenitore e quelle compresse che hanno fatto saltare almeno per metà il piano, perché hanno sbagliato la dose, o forse rovesciato le pillole, insomma è successo un disastro, ma nel piano originario l'avvelenamento doveva essere leggero e mortale".
Scaramella mi ha ricordato che all'inizio si parlò di Tallio e non di polonio, e il Tallio è un comune topicida.
"Sì, hanno combinato un disastro. Ma il piano almeno per metà ha funzionato, anche nei suoi effetti mediatici e politici"
Torniamo all'Hotel Millennium
"Sì. Prima di tutto questi russi hanno stabilito un rapporto di cordialità con Litvinenko. Quando hanno saputo che Sasha aveva il suo appuntamento con Scaramella, hanno agito secondo piani: erano a tavola, era l'ora del lunch, e hanno invitato Sasha a sedersi con loro e bere qualcosa".
Ma Sasha non doveva pranzare nell'hotel.
"Infatti. Lui era al bar, in piedi. E allora quelli lo hanno chiamato dicendo: su, vieni Sasha, bevi con noi, bevi un bicchiere... Litvinenko dice no, devo ancora pranzare. ho un appuntamento, grazie. Allora dicono: ma come! Un russo che non beve con dei compatrioti russi? Lo sai che potremmo offenderci? Portati la tua tazza di te e bevi con noi, che stiamo per partire. Così Sasha accetta, si porta la tazza di tè e l'avvelenatore fa scivolare una pastiglia nel suo tè. Sasha beve, loro lo salutano, lui esce e va a Piccadilly Circus a incontrare Mario Scaramella. Là succede quello che sappiamo. Sasha e Mario poi escono e si separano, e Sasha va negli uffici di Berezovski per fare delle fotocopie delle lettere che gli ha portato Scaramella. Poi torna in albergo e trova un gran trambusto".
Che cosa era successo?
"Che alcuni dipendenti dell'albergo si erano sentiti molto male, ci sono le ambulanze. Più tardi Sasha capisce di essere stato avvelenato e pensa al Sushi bar, pensa a Mario Scaramella, l'ultima persona che ha visto prima di essere colto dai sintomi, e lancia la sua accusa contro Scaramella".
A questo punto i riflettori di tutto il mondo si accendono: avvelenato un esule russo a Londra, che accusa un oscuro personaggio italiano con lui al tavolo di un Sushi
SEGUE su La Pulce di Voltaire.
Tracback to The Right Nation Christmas 2006 open.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 15:56 commenti |
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media, russia, intelligence, prodi, ds , marxismo, mediocrazia, la repubblica dei benpensanti, litvinenko
I giornali si affannano a dire che il consenso per il governo è in risalita, dal 36 al 40%. Sono gli stessi che delegittimavano Bush quando si trovava più in alto del 40%, e sono gli stessi che non dicono nulla se Chirac, l'ultradestro maldestro che piace alla sinistra nostrana, fa schifo ai francesi più di Bush agli americani. Miracoli algebrici dell'ideologia...
Nell'intrico numerico, vorrei provare a spiegare le ragioni del misterioso e persistente successo di Massimo D'Alema, ministro degli Esteri. Mentre molti ministri sono ritenuti capaci come una sardina e meno intelligenti di un palo della luce, D'Alema rifulge in vetta alle classifiche di consenso. Come mai? Sarà merito delle sue arie da comproprietario di barche a vela? Sarà merito del suo millantato riformismo? Difficile crederlo. In realtà non c'è nessun arcano: il successo è garantito dalla predicazione di una politica estera parziale (ma in nome della imparzialità), neoandreottiana (ma in nome del socialismo), filopetrolifera (ma pacifinta). Tutti, anche gli elettori dell'Unione, sanno che si tratta di fariseimo, parole vacue, miele e lapislazzuli, ma questo mix rimane il migliore viatico di consenso, dopo che l'economia si rivela sempre più disastrosa e diventa difficile darla a bere sul piano interno. Il popolo però ha bisogno di miti, e la pace è il miglior oppio, anche se conduce verso la guerra, come dichiarò Churchill a proposito delle follie di Chamberlain a Monaco nel 1938. Il popolo è avezzo a sollazzarsi, quando viene preso per i fondelli.
Se volete avere successo, nei Comuni come a Palazzo Chigi, gridate «pace»: la lobby progressista è sempre pronta ad abboccare. Se volete avere successo nelle piazze e nelle scuole, gridate (in politichese corretto): «Dagli all'ebreo!» e tutti vi seguiranno. Se volete avere successo negli ospedali come nelle fabbriche, gridate: «Facciamo una Conferenza di pace sulla Palestina», e tutti vi seguiranno. Se volete avere successo, anche se siete dei perfetti incapaci, continuate a gridare «pace in Palestina» e «pace in Iraq», ma nel contempo guardatevi bene dal gridare: «Pace in Darfur!». Se volete avere successo, guardatevi dal gridare: «Aiutiamo il popolo iraniano oppresso dal regime!». Al più, gridate: «Dialoghiamo col regime iraniano». Se siete sindaci, elargite a piene mani denaro altrui in aiuto ai contadini libanesi, ma guardatevi bene dal pronunciare le parole «contadini ebrei». Il vostro appeal precipiterebbe in basso.
Con questa lunga e scadente teoria di politici, sfilano purtroppo anche molte organizzazioni cattoliche, e anche molti parroci che, confondendo San Pietro con Di Pietro, si dedicano alle omelie «progressiste». Ferve il Natale «solidale», muore il Natale della fede. Continua il successo mediatico del Commercio «equo e solidale» (sono quelli che pubblicano i libri di Renato Curcio), sfilano i Beati costruttori di pace, e travolgono una buona parte della Caritas, delle Acli e di mille altre realtà che si richiamano a Cristo. Il catto-diessino diventa la cinghia di trasmissione dei miti popolareschi dell'ultrasinistra. Costoro, da veri maestri di doppiezza, prendono a calci il presepio in nome della ristrutturazione del cristianesimo, tanto che a Bologna per il presepe in Comune si affidano a uno scultore che piazza tra buoi e asinello una statuetta di una Moana Pozzi nuda (senza rispettare, tra l'altro, una persona deceduta).
Le loro idee economiche e politiche sono un calcio anche all'umanità, povera e ricca, non importa. Ma tanto loro sono «per gli oppressi e i poveri». Preti di un dio a misura di socialismo, sono diventati dei Ciclopi incapaci di riconoscere l'Ulisse della ragione e della sensatezza. Il loro nuovo culto diventa legge e diventa pseudo-religione: avanza l'uomo nuovo, un fariseo che si mostra a tutti mentre compie l'elemosina, l'uomo che si sostituisce a Dio, che disprezza ricchezza e progresso. Avanzano i sindaci tuttologi delle religioni «del libro», eurabici inconsapevoli che vogliono la fine della religione indigena europea mentre contemporaneamente sostengono il trionfo dei culti esotici. Nel sito di una curia ligure ho trovato il logo della mega Ong denominata Emergency, amata e irrorata, tra gli altri, dal petroliere Moratti. Emergency è una organizzazione ultrapolitica, sempre presente dalla parte dei Paesi fondamentalisti, e sempre assente dalla parte delle vittime dei fondamentalisti.
Questo è lo stato delle cose. Troppi parrocchiani scambiano il saluto di pace con un «volemose bbene» in cui rientrano quasi tutti: Hamas (ma non Bush), Hezbollah (ma non i «sionisti»), da Hugo Chavez (ma non Tony Blair) allo zombie redivivo di Che Guevara. Una parte del clero e l'associazionismo asservito ai Comuni di sinistra diventano veicolo per la lobotomizzazione della opinione pubblica. Del resto sono gli stessi amministratori che fanno scempio dell'Italia a invitarci a guardare fuori dall'Italia. Ecco perché D'Alema ha successo.
La fabbrica sociologica dell'Unione
Per meglio comprendere il fantascientifico utilizzo dei media da parte delle sinistre, si può analizzare il Rapporto sugli italiani e lo Stato, a cura dell'embedded Ilvo Diamanti, realizzato da Demos & Pi su incarico del gruppo L'Espresso. Nel Rapporto ci sono dati credibili, come la caduta di consenso della carica di presidente della Repubblica che, con Napolitano, è precipitata dall'80% al 59%. La stessa Ue è un organismo vissuto come l'ennesima burocrazia utile a dar da mangiare a tutti meno che ai cittadini, e così il consenso all'Unione Europea, che una volta era «bulgaro», ora viaggia al 51,9%. In pratica solo le Forze dell'Ordine riscuotono un consenso unanime e in crescita, al 71,1,%. Il consenso allo Stato è sceso dal 37 al 35% in un anno, e quello alle Regioni è passato dal 41,4 al 37,6%. In calo anche i dati sulla tolleranza nei confronti di immigrati, velo islamico, ecc...
Questi dati sembrano credibili, e del resto era impossibile raccontare un'Italia diversa. Solo Repubblica, uno dei principali colpevoli di questa situazione, si può sorprendere se gli italiani vogliono più servizi pubblici, e li vogliono insieme più efficienti e meno costosi. I nodi vengono al pettine, e del resto tutti cominciano a capire che il privato è meglio, almeno nella mancanza di ipocrisia. La scuola pubblica costa a tutti i cittadini immensi finanziamenti, la privata costa solo ai fruitori del servizio: perché non liberalizzare allora, creando almeno un doppio modello meno costoso (e forse più efficiente)?
Passiamo ai dati incredibili, che riguardano la partecipazione. Anche se è possibile che gli italiani abbiano risposto falsamente in quanto levantini e maestri di doppiezza, certo la Demos non ha tarato le possibili bugie, o ci ha messo del suo. Vediamo perché. Hanno partecipato almeno una volta nel 2006 a iniziative collegate ai problemi del quartiere: 29,7% del campione; iniziative collegate ai problemi dell'ambiente: 26,9%; manifestazioni di protesta (girotondi, movimenti): 12,8%; manifestazioni politiche: 15,4%; boicottaggio di un prodotto o di una marca: 16,7%; manifestazioni di protesta contrarie alle leggi vigenti: occupare edifici, bloccare il traffico, ecc...: 6,2%. Il 6,2% della popolazione italiana equivale a circa 3 milioni di cittadini. Possibile che tre milioni di cittadini nel 2006 abbiano occupato edifici o bloccato treni e autostrade? Possibile che sei milioni di cittadini abbiano partecipato ai girotondi, o non è piuttosto che seimila girotondini hanno passato l'anno a fare un milione di girotondi? Questa è la fotografia del Paese, secondo Ilvo Diamanti e il gruppo Repubblica-L'Espresso.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 12:34 commenti |
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liberalismo, ds , biberon di stato, la repubblica dei benpensanti, rommel prodi
21/12/2006
Così come è messo, il cattolicesimo rischia molto.
Esattamente come l'islam, il rischio è la politicizzazione della religione.
Se il neoislam -o islam politico- cerca di prendere direttamente il potere asservendo lo stato e ogni possibile laicizzazione al suo predominio, il cattolicesimo politico mette tra parentesi Dio, in nome dell'uomo.
Si prenda l'intervento del patriarca latino di Gerusalemme: delirio politico, parole belle che potrebbero andare bene a un uomo politico di sinistra, un D'Alema come un Diliberto. Certo di Dio non dice nulla, Sabbah. Il suo è materialismo mascherato.
Questa deviazione dal cristianesimo è molto forte anche in Italia. Cosa è il Natale se non la celebrazione (il ricordo) della Natività? Invece il cattolico politicizzato lo ha trasformato in un orizzonte di solidarietà. Abbandonato Cristo, preso a calci l'ebraismo per motivi politici, si torna indietro al fariseismo, corrente non del tutto ebrea, non del tutto cristiana.
Solidarietà è negare Dio e prendere il suo posto, ma non ci può essere sentimento di fraternità senza Dio, e la Carità in realtà è un dono molto diverso dall'elemosina, utile ad autoassolversi.
Questo lo dico vedendo dall'esterno quegli strani cristiani che cercano di costruire una fraternità senza Dio e una teologia del tutto priva di spiritualismo. Strano davvero. Non a caso nei negozi "equi e solidali" circolano i libri di Renato Curcio. Del resto Curcio è un credente... Il fatto è che i preti "solidali" si vergognano di predicare Cristo e utilizzano il succedaneo: l'elemosina fatta però solo ai propri amici, e l'elemosina che conferma la povertà, invece di combatterla. Un'elemosina fatta "facendo suonare le trombe davanti a sé (Matteo 6:2).
I cristiani dovrebbero fare un poco di chiarezza e qualche distinguo, in questo Natale 2006.
Il cristianesimo di certi parroci (definiamoli impropriamente "della Margherita", per capirci) demolisce il cristianesimo più delle azioni dei laici e delle scelleratezze dei laicisti (mettere due bambolotti gay nel presepe della Camera dei deputati è stata l'ultima idiozia). Questa nuova eresia è il vero, unico, autentico, nemico dei cristiano. Diciamolo con chiarezza, laici o credenti.
Oltretutto non dobbiamo smettere di dire che il fariseismo cattocomunista fa solo il male di poveri e oppressi, tra l'altro. Tutti i paesi poveri "sovvenzionati" sono peggiorati. Chi migliora lo fa grazie allo sviluppo delle industrie, della finanza, del libero mercato: questa è l'esperienza universale, nella vita di ognuno come nella storia dell'Africa.
La liberazione dei popoli nasce solo dalla liberazione dall'oppressione dei governi, in nome dell'autogoverno, in base ai princìpi della sussidiarità. Il welfare liberale è l'unico utile ai poveri, perché libera risorse destinandole solo a loro: la Sanità dei cittadini autosufficienti viene pagata dalle assicurazioni private, e solo in base al servizio effettivamente reso, e non comunque a ogni busta paga. In questo modo soltanto lo Stato può rendere ai veri bisognosi un servizio efficiente e gratuito, ma con una qualità pari a quello reso dal sistema privato. Idem per la scuola.
Ecco l'intervento di Michel Sabbah. Tra l'altro non dice che la repressione dei cristiani a Betlemme, è stata massiva: dall'80% sono passati a una percentuale ridicola, in pochi anni... ma in questo caso non si tratta di "apartheid"...
“Il nostro bisogno fondamentale è la pace, la giustizia, la libertà e la fine dell’occupazione. Di fronte a tutto questo il mondo sembra impotente”: lo scrive il patriarca latino di Gerusalemme Michel Sabbah nel suo messaggio di Natale diffuso oggi dalla Terra Santa. Un Natale, osserva, che anche quest’anno “arriva a Betlemme nelle medesime circostanze di morte e di frustrazione, con il muro e con gli sbarramenti sul terreno e nei cuori. Continuano da un lato l’occupazione e la privazione della libertà, dall’altro, la paura e l’insicurezza”. Gaza “resta una grande prigione, un posto di morte e di dissensi interni palestinesi. Anche dei bambini vi sono stati uccisi. E tutti, compresa la comunità internazionale, restano impotenti a trovare i veri sentieri della pace e della giustizia”. Secondo il patriarca latino, “la paura dell’avvenire si estende a tutta la regione: Iraq, Libano, Siria, Egitto, Giordania. L’avvenire sta per essere messo in gioco per tutti. E con tutto questo il terrorismo mondiale trova di che ben alimentarsi a tutte le piaghe aperte”. Parlando delle condizioni di vita dei palestinesi, monsignor Sabbah scrive nel suo messaggio che la vita a Betlemme e dintorni “è difficilissima da sopportare, nonostante le molteplici iniziative di solidarietà dall’estero e dell’interno. [o forse proprio a causa di questo ininterrotto aiuto, occidentale e arabo?, ndr.] Sì, abbiamo proprio bisogno di solidarietà e siamo riconoscenti per tutti i messaggi di fraternità che riceviamo da ogni parte del mondo”. Di fronte alle enormi difficoltà di una terra dove la pace e la giustizia vengono negate ogni giorno [da chi?, ndr.], “affermiamo – scrive il responsabile dei cattolici di Palestinesi, Israele e Cipro - che tutti e ciascuno, anche i soldati e i capi politici, hanno un potenziale di amore, di salvezza e di vita. Ma per esprimerlo occorre fare una conversione: dalla morte alla vita, dalla visione dell’altro come nemico e assassino per vederlo come fratello e apportatore di vita”. Ai dirigenti politici, senza distinzione, il patriarca chiede di ascoltare “la voce degli oppressi in questa terra santa, la voce di coloro che sono passati e di coloro che restano minacciati di morte e di umiliazioni, coloro ai quali essi pensano di imporre la morte o l’umiliazione per assicurare la sicurezza all’altra parte”. Betlemme come simbolo: il luogo della Natività è la città della pace, scrive ancora Sabbah, ma “si trova disgraziatamente ad essere proprio il contrario, la città della contesa e della morte. E tuttavia la vita e la pace sarebbero facilitate e rese possibili se i responsabili avessero una volontà sincera e decisa. La salvezza sta nel ravvicinamento dei due popoli, non nella loro separazione, salvezza per i palestinesi e gli israeliani, come per tutta la regione. I due popoli sono capaci di vivere insieme in pace e tranquillità. Allora la morte, l’assassinio, la vendetta, il rifiuto e l’estremismo spariranno poco a poco, nella misura in cui non troveranno più alimento nell’oppressione, nell’occupazione, nella povertà e nell’umiliazione”.
Questa è una visione anticristiana: quando mai un credente può pensare possibile la realizzazione di una Terra Promessa senza Dio e senza Mosé? Quando mai un laico può pensarla senza una distinzione di responsabilità e un giudizio sul male e sul bene fatti?
postato da Paolo-di-Lautreamont, 17:51 commenti (1)|
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israele, medio oriente, religioni, marxislamici
Hanno deciso di restare a Brasilia fino alla fine di gennaio, quando il ministro di Giustizia Marcos Thomaz Bastos lascerà il governo, i 18 capi tradizionali dei popoli Tupinikim e Guaraní di Espírito Santo convocati ieri nella capitale per discutere dell’occupazione illegale delle loro terre tradizionali da parte dell’impresa ‘Aracruz Celulose’, primo esportatore mondiale di cellulosa. “Dopo quattro ore di attesa di fronte alla sede del ministero non sono stati ricevuti dal ministro né da nessun altro, sono indignati per l’enorme mancanza di considerazione” riferisce in una nota pervenuta alla MISNA il Consiglio indigenista missionario (Cimi). L’incontro era stato deciso con un accordo raggiunto la settimana scorsa con la Fondazione nazionale dell’indio (Funai, ente governativo) che aveva convinto 300 Tupinikim e Guaraní a lasciare la zona di Portocel, porto gestito dall’impresa di cellulosa. “Già nel febbraio scorso, dopo un’azione violenta della polizia per espellere gli indios che avevano recuperato parte delle loro terre, Bastos aveva visitato la regione impegnandosi a firmare una risoluzione che dichiarava i territori contesi appartenenti agli indigeni non appena ricevuto il parere favorevole della Funai” ricorda il Cimi. Il parere, giunto al ministero di Giustizia dal 12 settembre, intanto è già stato approvato da una commissione del dicastero e ora “non resta alcun impedimento per la pubblicazione della risoluzione, dipende solo dal ministro”. Fin dai tempi della dittatura militare degli anni ’70 ‘Aracruz Celulose’ aveva ottenuto concessioni per occupare abusivamente migliaia di ettari di terre dei Tupinikim e Guaraní; già nel 1997 la Funai aveva riconosciuto l’illegalità di tali concessioni. “Mentre gli indigeni non sono potuti entrare nel ministero di Giustizia, il presidente della Repubblica ha pranzato la scorsa settimana con il presidente di Aracruz Celulose” scrive a chiusura del comunicato il Cimi, aggiungendo: “L’impresa ha ottenuto un prestito di 595,9 milioni di reais (circa 208 milioni di euro) a interessi simbolici. Questo denaro proviene dal ‘Fondo di sostegno ai lavoratori’ (Fundo de Amparo) e dai contributi sociali Pis/Pasep”. (Misna)
postato da Paolo-di-Lautreamont, 17:03 commenti |
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america latina, biberon di stato
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