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31/03/2007
Citando fonti dell'intelligence russa, www.debka.com, vicino ai servizi segreti israeliani, ha annunciato che gli Stati Uniti hanno preso la decisione politica di attaccare la Repubblica islamica dell'Iran tra una settimana. Si tratterebbe di una serie di bombardamenti aerei mirati della durata di 12 ore. Attualmente nella zona delle esercitazioni sono concentrate due portaerei statunitensi, la "Dwight D. Eisenhower" e la "John C. Stennis". Il Pentagono ha gia' fatto sapere che in data 2 aprile prossimo salpera' alla volta del Golfo Persico dal porto di San Diego, in California, un terzo gruppo di navi guidato dalla portaerei nucleare "Nimitz" destinata, secondo quanto riferito dal Pentagono stesso, a rimpiazzare la "Eisenhower". 6 aprile ore 04:00: gli USA attaccheranno l'Iran (Pravda, Ria Novosti)L'esperto militare russo ritiene che gli obiettivi principali delle bombe e dei missili americani che verranno sganciati sul territorio iraniano saranno rappresentati da circa 350 obiettivi, 128 dei quali nucleari. "Ma non si tratta solo della centrale nucleare di Bushehr, - ha sottolineato Ivashov, - secondo il quale per mettere in ginocchio la Repubblica islamica dell'Iran "agli americani sara' sufficiente colpire una ventina di obiettivi, fra i quali laboratori e aziende per la produzione di centrifughe".
Il generale Ivashov non esclude il fatto che gli Stati Uniti ricorrano all'uso di armamenti nucleari tattici, il che potrebbe portare a una escalation (non si dimentichi che in contemporanea nell'Oceano Artico è ripreso il Grande Gioco tra sottomarini Nato e russi, come dimostrato dallo strano "incidente" che ha colpito un sottomarino inglese).
Il generale Ivashov ritiene inoltre che un eventuale attacco statunitense nei confronti dell'Iran comportera' conseguenze negative anche per cio' che riguarda la Russia. "Si tratta di avvenimenti che toccheranno da vicino anche la Russia, dal momento che verra' a formarsi una vasta zona instabile formata da Iran, Iraq ed Afghanistan che inevitabilmente andra' ad influire negativamente sulle regioni del Caucaso ed in prossimita' del Mar Caspio. Inoltre la Russia, non essendo riuscita ad evitare la guerra, perdera' indubbiamente prestigio internazionale, cosiccome ne risentiranno la sua economia e probabilmente i suoi rapporti con le ex repubbliche sovietiche le quali, sull'esempio della Georgia, potranno riorientarsi a favore degli Stati Uniti".
Aggiornamento: alle 13:30 di sabato, il Ministro della Difesa russo ha smentito le notizie stampa su un attacco aereo Usa in Iran all'inizio di aprile.
Round up
Kommersant: in aprile Russia, Iran, Qatar, Venezuela e Algeria hanno un summit per programmare la nascita di una Opec (di un "cartello") del gas.
Telefonata Bush-Putin.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 15:14 commenti |
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usa , iran, russia, intelligence
Ieri i 27 titanici ministri della UE non sono riusciti a mettersi d'accordo su una risoluzione a proposito del Kossovo. Meglio così: meno fanno meglio è.
Tra gli oppositori a una concessione di indipendenza "progressiva" Spagna, Grecia e Slovacchia, oltre alla Serbia.
Bisogna dire che il Kossovo è diventato la base di Al Qaeda in Europa. I traffici di armi, droga, sono all'ordine del giorno. Non è bello trovarsi con una Peshawar o un Afghanistan a due passi da casa nostra, il tutto grazie alle bombe di sinistra di D'Alema, Diliberto e Clinton.
Les ministres des Affaires étrangères des 27 pays membres de l’Union européenne (UE) n’ont pas réussi vendredi à conclure un accord sur la proposition des Nations Unies de permettre une indépendance supervisée au Kosovo. L’Espagne, la Grèce et la Slovaquie, craignant que l’indépendance du Kosovo ne puisse provoquer des demandes similaires de la part d’autres groupes de minorités en Europe, ont exprimé leur opposition à ce plan proposé par l’ancien président finlandais Martti Ahtisaari.
La Serbie a également rejeté l’indépendance du Kosovo, demandée par la majorité albanaise dans cette province méridionale de la Serbie. Les ministres des Affaires étrangères de plusieurs pays membres de l’UE ont exprimé vendredi, lors d’une réunion informelle tenue à Brême en Allemagne, leurs craintes que le plan de M. Ahtisaari ne porte atteinte aux relations entre l’UE et la Serbie. Toutefois, les ministres se sont mis d’accord sur l’adoption rapide d’une résolution du Conseil de sécurité de l’ONU sur cette proposition, à laquelle s’opposent également la Chine et la Russie. Les ministres des Affaires étrangères de l’UE ont salué les pourparlers sur une nouvelle résolution onusienne à New York. Au conseil de sécurité, l’UE présentera sa position conjointe sur le Kosovo d’une manière "active et unifiée", a-t-on appris d’un communiqué publié vendredi après la réunion.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 14:42 commenti |
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terrorismo, europa, eurabia
Finalmente, dopo due settimane di ritardo, anche la stampa (?) italiana riporta che i russi danno l'attacco aereo Usa come "imminente". Si tratta di depistaggi della intelligence, utili a far salire il prezzo del petrolio? Non importa, se si ha intelligence si può aggiungere qualche consiederazione, se si ha considerazione. In ogni caso si tratta di notizie forse persino più importanti delle foto di Corona o delle pizze di Cdl e Unione.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 00:43 commenti (3)|
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media, iran
30/03/2007
Giusto cosa dicono 1972 (e No Way). Senza dimenticare che il silenzio di Farnesina e governo italiani è ormai assordante come il volo di un batterio.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 23:17 commenti |
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europa, iran
Gli americani "inventano" -a distanza di pochi anni- il pc, il DOS, Windows, Google, YouTube...
Gli europei inventano cento modi per tassare multare e osteggiare pc, Dos, Windows, Google, YouTube...
postato da Paolo-di-Lautreamont, 23:11 commenti |
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liberalismo
La delegazione italiana potrà partecipare alla Fiera di Tripoli. Come scrivevo ieri, riferendo le parole del responsabile Ice di Tripoli, in Libia le cose si risolvono all'ultimo minuto. In Italia? Ci si affida ai buoni uffici di qualche ambasciatore o funzionario. Quanto alle notizie, basta non dirle, né su stampa né su tv né sul web. Bravi, avanti così.
Roma, 30 mar (Velino) - Né boicottaggio né forma di pressione sull'Italia. Il "giallo" dei visti libici ai componenti della delegazione ufficiale italiana che parteciperà il 2 aprile all'inaugurazione alla Fiera internazionale di Tripoli [è risolto].
Secondo fonti sia libiche sia italiane è "fuori luogo", a proposito della attuale non operatività dei consolati, parlare di "interruzione dei rapporti diplomatici" o di "boicottaggio di Gheddafi".
postato da Paolo-di-Lautreamont, 17:33 commenti |
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economia, medio oriente, africa, prodi
L’Italia è un Paese disinformato e politicamente debole… Erano luoghi comuni, oggi sono evidenze quotidiane. La Libia ha chiuso da un mese tutte le sedi diplomatiche in Italia -ufficialmente per “ristrutturazioni”, ufficiosamente per un pressing politico-economico. Rimaste senza “un ponte per Bengasi” le istituzioni italiane sfiorano la narcolessia: la stampa si occupa delle dichiarazioni di Cesa, l’Oltretevere si preoccupa dei Dico, il governo fa il disoccupato.
Fino a che livello si può essere imperturbabili? Giudichi il lettore. La Farnesina ci aveva consigliato di chiedere maggiori lumi a Tripoli, visto che l’ambasciata e i consolati di Roma, Milano e Palermo hanno i telefoni staccati. Lo abbiamo fatto: abbiamo chiamato l’Ufficio ICE di Tripoli chiedendo informazioni su questa interruzione dei rapporti diplomatici tra Roma e la Jamahiria, a causa di improbabili “lavori in corso”.
Il quadro, se possibile, è ancora più sconfortante. Alberto Catarci, direttore dell’ufficio libico dell’Istituto per il Commercio estero, non fa del melodramma, ma espone i fatti. Il prossimo 2 aprile (lunedi) si aprirà la Fiera Internazionale di Tripoli, evento di grande importanza per i due Paesi del Mediterraneo (l’Italia è il primo importatore di prodotti libici, la Libia è il primo importatore di prodotti italiani). Finora i manager, gli allestitori, i tecnici e gli standisti delle 44 aziende che fanno parte dello stand italiano non hanno il visto. Di più, il visto non ce l’ha neanche Mauro Agostini, sottosegretario del Ministero per il Commercio estero guidato da Emma Bonino, così nemmeno la delegazione italiana può salire sull’aereo. Oggi è giorno di festa islamico, mentre domani è il Maoled, giorno natale del Profeta. Domenica è giorno festivo in Italia, e lunedi inizia la Fiera Internazionale. Siamo dopo l’ultimo secondo utile. L’Ufficio Ice si è rivolto direttamente all’Ente fiera di Tripoli e ha attivato l’ambasciatore italiano, che ancora ieri ha avuto un infruttuoso incontro col ministro dell’Industria. Lo stesso sta avvenendo a Roma.
Il padiglione italiano è molto bello ed è costato molto denaro –pubblico e privato-. Adesso c’è il rischio che venga inaugurato senza persone.
Perché Tripoli e Roma (che continua fingere un rigor mortis che si spera sia solo burocratico) hanno questo atteggiamento anomalo? Il problema è sempre lo stesso: la richiesta, da parte di Gheddafi, di indennizzi e contributi post-coloniali. Da ciò deriva una continua ed efficace offensiva extra-diplomatica, che va dal rifiuto di pagare i crediti delle aziende italiane, al “laissez-faire” nei confronti dell’immigrazione clandestina. Gheddafi fa gli interessi del suo popolo, se non i suoi personali, ma la nostra opinione pubblica dovrebbe chiedere al governo italiano un qualche cenno di vita. Il parlamento vuole porre termine al contenzioso, ma più tempo passa e più la situazione peggiora, così che anche un sottosegretario per il Commercio estero non riesce a ottenere il visto consolare. Di fronte a un’inefficienza così rocambolesca il senatore Lucio Malan (Forza Italia) sta per rivolgere un’interrogazione parlamentare che darà luogo -si spera- a un dibattito approfondito.
Giova ricordare che il governo Prodi è decisamente arpagone nei confronti della diplomazia. Senza scomodare le recenti bagatelle per un massacro afghane, si deve ricordare che la Farnesina pochi mesi fa raccomandava alle nostre rappresentanze all’estero di dilazionare i pagamenti delle bollette. Mentre gli altri Paesi professionalizzano il lavoro diplomatico legandolo all’export, organizzando eventi, incontri e convegni, nei giorni scorsi una delle nostre ambasciate in Asia ha dovuto dare un ricevimento utilizzando dei bicchieri di plastica.
Alberto Catarci, direttore dell’Ufficio Ice di Tripoli, rimane ottimista, anche perché le aziende italiane stanno lavorando bene: “Spero che gli sforzi per ottenere i visti abbiano esito positivo, come spesso capita in Libia, dove tutto si aggiusta all’ultimo momento”. (L'Opinione di oggi). Foto: Mauro Agostini.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 14:46 commenti |
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esteri, economia, medio oriente, africa, ds
La Russia occupa il secondo posto al mondo per quantitativo di giornalisti uccisi. A partire dal 1992 al 2007 sono infatti 218 in tutto i giornalisti russi che hanno perso la vita in circostanze misteriose.
La polizia russa tortura in media un cittadino russo su cinque tra quelli fermati. Questo e' il risultato di un sondaggio condotto dall'organizzazione sociale della citta' di Nizhnyj Novgorod "Comitato contro le torture" in collaborazione con l'Istituto di sociologia presso l'Accademia delle scienze.
Per quanto riguarda la sola citta' di San Pietroburgo, ben il 21,3% degli interpellati ha risposto "si'" alla domanda se fossero mai stati almeno una volta nella vita torturati dalle forze dell'ordine una volta fermati, mentre il 68,7% complessivo degli interpellati ha dichiarato di sentirsi indifeso dalla violenza fisica intrapresa nei loro confronti da parte dei poliziotti russi. Secondo i risultati del sondaggio, in fatto di torture nei confronti dei semplici cittadini fermati, la parte del leone spetta ai nuclei investigativi e alle pattuglie stradali, seguiti a ruota dai rappresentanti dell'FSB, cioe' i servizi segreti, e da quelli della procura. (Fonte: Pravda)
Dopo due settimane di campagna soft di Mosca su un possibile attacco aereo Usa contro l'Iran, che rilevo da tempo in Italia, scatta nella prima decade di aprile l'ora della verità. In ogni caso uno dei risultati ottenuti da Putin è l'aumento del 10% del prezzo del petrolio. Solo da due giorni i media globali si sono accorti del tutto, e solo per il petrolio o la crisi dei soldati o per le esercitazioni navali in corso. Le indicazioni che giungono da Mosca non sono state nemmeno viste.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 11:54 commenti |
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giustizia, energia, russia
Un sottosegretario del Ministero del Commercio estero non potrà inaugurare gli stand degli espositori italiani alla Fiera Internazionale di Tripoli. Con lui i manager, tecnici e standisti di ben 44 aziende italiane resteranno senza il visto di ingresso in Libia. Tripoli ha infatti chiuso tutti i consolati e l'ambasciata in Italia (cfr. infra).
La stessa strategia guida lo stesso governo anche in rapporto alla crisi con l'Iran. Del resto meglio tacere e non agire che agire male e dire peggio.
Carlo Panella
giovedì 29 marzo 2007
E' vergognoso il silenzio di Massimo D'Alema e Romano Prodi sul rapimento di 15 marinai inglesi da parte delle autorità iraniane che li tengono in ostaggio ormai da sei giorni. Sino alle 16 del 29 marzo -quando scriviamo- abbiamo letto di dichiarazioni e iniziative di tutti, dal segretario dell'Onu Ban Ki Moon, ad Angela Merkel, a Javier Solana, il governo francese ha convocato l'ambasciatore iraniano, tutta l'Europa si mobilita, ma l'Italia fa finta di niente. (Da Legno Storto).
postato da Paolo-di-Lautreamont, 00:06 commenti |
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iran, ds
29/03/2007
Sul sito di Riformatori Liberali (iniziativa sulla comunicazione e Sarkozy sabato a Roma) è disponibile la Rassegna stampa beta di Marco Taradash, che diventerà quotidiana. Il progetto si allargherà in altre direzioni, a partire dall'Estero.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 19:53 commenti |
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media, liberalismo
La Libia ha interrotto le relazioni diplomatiche con l’Italia. L’ambasciata di Roma è chiusa. I consolati di Roma, Milano e Palermo idem. Il sito dell’Ufficio Popolare della Gran Jamahiria
Araba Libica Popolare Socialista (questa la definizione ufficiale della rappresentanza diplomatica) è “in costruzione”. Resta aperta soltanto la pagina dei contatti, ma al telefono non risponde nessuno, a Roma, a Milano come a Palermo.
Ciò va avanti dall’inizio del mese, e senza che la Libia abbia dichiarato guerra all’Italia. La spiegazione ufficiale è rassicurante: la sede fisica dell’ambasciata sarebbe “in ristrutturazione”. Difficile credere che ciò possa bloccare per un mese tutte le attività diplomatiche -incluso il rilascio dei visti- senza che sia attivato un ufficio provvisorio. Più difficile ancora credere che improvvisamente e contemporaneamente tutte le rappresentanze libiche in Italia siano a rischio crollo. La Farnesina prende atto dei lavori in corso: il dottor Carlo Schillaci, responsabile dell’Ufficio Stampa del Ministero degli Esteri, suggerisce di chiedere informazioni direttamente al governo di Tripoli. In effetti non sembra esserci altra soluzione, perché anche l’ambasciata libica presso il Vaticano risponde al telefono, ma solo per affermare che “dipende da un altro ambasciatore” e nulla sa di ciò che succede in territorio italiano.
Perché allora questi “lavori in corso” nelle rappresentanze diplomatiche? Leone Massa della Airil (Associazione Italiana per i Rapporti Italo-Libici, fondata nel 2000 dalle aziende creditrici del governo di Gheddafi) sostiene che la chiusura “per ristrutturazioni” è un modo di premere su Prodi per ottenere nuovi contributi, in forma diretta o indiretta. Finora il governo italiano non ha aperto spiragli, da ciò deriverebbe questo pressing che non è solo folklore, ma blocca l’interscambio commerciale e gli ingressi di tecnici e manager italiani.
Eppure le relazioni economiche tra i due Paesi sono positive, con un interscambio quasi raddoppiato negli ultimi anni (da 867 milioni di euro nel 1999 a 1.516 nel 2004). Il saldo commerciale è in attivo per l’Italia, nonostante il massiccio import di petrolio e di gas, attraverso la pipeline sottomarina “Greenstream”. La Libia fornisce il 18% delle nostre materie prime energetiche, e a sua volta importa prodotti agricoli e di alta tecnologia. Ce ne sarebbe abbastanza per sviluppare ottime e paritarie relazioni, ponendo fine alla richiesta di indennizzi post-coloniali, visto che la Libia ha già incamerato 400 miliardi di beni italiani in Libia, nel 1970 (l’equivalente di 3 miliardi di euro attuali). Altri 700 milioni di euro sarebbero transitati attraverso la Sace, e di recente c’è stata la costruzione dell’ospedale di Bengasi, finanziata dall’Italia. Tuttavia molte aziende creditrici italiane (tra cui Impregilo e molte del settore edile) continuano a restare senza riscontri: la Libia ha bloccato i loro pagamenti, e di conseguenza hanno rivolto istanza alla Corte di Giustizia di Bruxelles. La chiusura pro tempore delle sedi diplomatiche rientrerebbe in questo gioco di spossanti tira e molla, che blocca lo sviluppo economico e politico. Sarebbe necessaria una presa di posizione più netta e meno temporeggiatrice da parte del governo italiano. La memoria torna al momento della rivendita delle azioni Fiat da parte dei libici. Non tutti ricordano che ciò avvenne esattamente un giorno prima dell’entrata in vigore della legge sui capital gain. Fu un altro tributo ufficioso al petrolio del Sahara? Troppi silenzi ricoprono il Mediterraneo –dai missili Scud lanciati su Lampedusa a Ustica-. Sarebbe necessario rompere con la tradizione levantina che fa sì che in Senato siano stati presentati tre diversi disegni di legge sui rimborsi alle aziende creditrici italiane: sono simili tra loro, e tutti in sostanza trasferiscono il debito da Tripoli a Roma. Se però sarà il governo di Roma a pagare i creditori privati italiani, i tira e molla continueranno e non si potranno più scaricare tutte le colpe su Gheddafi.
(Pubblicato dall'Opinione di oggi)
postato da Paolo-di-Lautreamont, 11:28 commenti |
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economia, medio oriente, africa, eurabia, prodi, petrolio
Castro si sta riprendendo dalla malattia. Prima del malanno accusava gli Usa, perché avevano attaccato l'Iraq per il petrolio. Adesso accusa gli Stati Uniti, per l'utilizzo del biodiesel e dell'etanolo.
C'è una ragione precisa. Il sottoscritto aveva anticipato tutti (come sulla crisi possibile nel Golfo persico). La ragione è semplicissima e si chiama petrolio-di-Chavez. In fondo a questo articolo si vede il fuoco di fila anti-Lula (Chavez-Guardian-Castro). I compagni euroambientalisti, Bertinotti e Prodi, adesso che faranno e che diranno?
Naturalmente gli Usa non pensano di ricavare etanolo in Angola. Pensano di ricavare Elio3 dal suolo lunare. Dopo di che i tiranni potrebbero rivolversi al dopolavoro ferroviario per giocare a bocce, visto che resterebbero senza lavoro.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 11:02 commenti (1)|
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esteri, energia, antidemocratici
28/03/2007
Di queste notizie di solito non mi curo, considerandole come parte della cronaca nera, quindi non pertinenti al blog. Però questo fatto ha un'evidente rilevanza politica, almeno per due motivi.
Il primo è che i 50 anni della UE sono passati, mentre il modello fondativo della UE, che è la sventurata Cassa del Mezzogiorno italiana, non è passato affatto. Sarà difficilissimo sollevare il velo di omertà e di mafia (purtroppo) legale che sottende ai finanziamenti UE, alla confezione di leggi ad hoc, oltre alle "bagatelle per un massacro" come questa che coinvolge un collaboratore del Santo dell'Unione Gianni Rivera (ex collaboratore di Marini).
Qui veniamo alla seconda osservazione necessaria.
Così come dopo la vicenda Unipol, dopo i 50 milioni di "consulenza" guadagnati da Consorte (Balle spaziali di Mel Brooks?), anche questa inezia -in assenza di giudizio- mostra almeno una cosa, la scelleratezza di chi divide il mondo in buoni e cattivi in base all'appartenenza politica. La differenza -se c'è- a contro la sinistra, perché il reo che giura innocenza e accusa gli "altri" è un ipocrita colpevole due volte.
BRUXELLES (Belgio) - Tre italiani sono stati arrestati in Belgio nel quadro di un’inchiesta per corruzione nelle istituzioni europee: lo riferisce la procura di Bruxelles confermando così una notizia già anticipata martedì mattina sul Corriere della Sera. Si tratta, riferisce la procura, di un funzionario della Commissione europea, dell’assistente dell'eurodeputato della Margherita ed ex calciatore del Milan e della Nazionale, Gianni Rivera; e di un imprenditore del settore immobiliare. L'inchiesta è iniziata 3 anni fa e riguarda la gestione di gare d'appalto europee per la ricerca d'immobili per alcune delegazioni della Commissione e la realizzazione di impianti di sicurezza. I tre, sottoposti a fermo su ordine del giudice istruttore di Bruxelles, signora Berta Bernardo-Mendez, sono stati rinchiusi nella prigione di Forest, nella capitale belga. (Corsera).
postato da Paolo-di-Lautreamont, 23:58 commenti (3)|
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europa, tangenti, autoaccecati, la repubblica dei benpensanti, farisei
Ricevo e pubblico segnalazioni da alcune Case editrici, tra cui LiberiLibri, Lindau, Claudiana, Rubbettino e Facco. Oggi segnalo due titoli di Claudiana.
Giovedì 29 marzo 2007 ore 18
Aula Magna della Facoltà Valdese di Teologia Via Pietro Cossa 40 Roma
Giuseppe SEGALLA e Yann REDALIÉ presentano
Teologia del Nuovo Testamento, di François VOUGA - Claudiana
Sarà presente l’Autore.
L’intento del volume è rendere conto delle affermazioni essenziali del Nuovo Testamento. Vouga si sforza di interpretare i grandi temi biblici, di mostrarne il significato per la comprensione dell’esistenza umana e sottolinearne l’attualità.
Tralasciando qualsiasi tentativo di armonizzare la diversità teologica degli scritti neotestamentari, la sua presentazione parte viceversa dalla constatazione della pluralità delle interpretazioni sulla vita, la morte e la risurrezione di Gesù, così come risultano dall’essenza stessa dell’evangelo.
· Un saggio e un manuale su autori, testi, visioni del mondo e teologie.
· L’evento fondante della morte e risurrezione di Gesù.
· Le affermazioni del NT su salvezza, condizione umana, politica, vita dopo la morte.
François Vouga insegna Esegesi neotestamentaria alla Kirchliche Hochschule di Bethel (Bielefeld). Per Claudiana ha pubblicato Il cristianesimo delle origini. Scritti, protagonisti, dibattiti e Le radici cristiane del mondo moderno.
Ernesto BORGHI
Il Discorso della montagna. Matteo 5-7
Claudiana "Spighe" n. 8 - pp. 96 - euro 4,50
Fondamentale punto di riferimento del cristianesimo, spesso i capitoli 5-7 del Vangelo di Matteo – noti come Discorso della montagna – vengono ridotti a luoghi comuni.
Ernesto BORGHI, presidente dell’Associazione Biblica della Svizzera Italiana, insegna Esegesi biblica presso il Centro per le Scienze Religiose di Trento.
Markus BORG e N.T. WRIGHT Quale Gesù? Due letture-. "Piccola Biblioteca Teologica" n. 79 – pp. 320 – euro 25,00
In questo libro, Markus BORG e N.T. WRIGHT ci presentano un dialogo-dibattito a capitoli alternati in cui i due eminenti teologi – uno liberale e uno più tradizionalista – riflettono e si confrontano con franchezza e vivacità a partire dalle rispettive, e spesso divergenti, visioni di Gesù.
Un dialogo in cui – alla ricerca di un terreno comune – entrambi stimolano nuove domande e fruttuose opportunità per l’attuale dibattito sul Gesù storico.
· Chi era Gesù, che cosa diceva e che cosa faceva.
· Dibattito tra un teologo liberale e uno più tradizionalista.
· I punti di disaccordo come riferimento per il dibattito sul Gesù storico.
Markus BORG, presidente della Anglican Association of Biblical Scholars e membro del Jesus Seminar, insegna Religione e Cultura alla Oregon State University.
N.T. WRIGHT, vescovo di Durham e uno dei più noti teologi in ambito anglosassone, ha insegnato Nuovo Testamento a Oxford, Cambridge e all’Università di McGill, in Canada.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 23:37 commenti |
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editoria, religioni
Il peronista Kirchner si muove in sintonia con Chavez, nonostante abbia all'interno la formidabile opposizione delle Forze armate, che non sono certo ancora golpiste e fasciste, ma non intendono aprire le porte alla colonizzazione bolivarista per mezzo del gasoducto del Sur e delle buone relazioni con Kirchner.
Tuttavia il populismo può trovare altri esiti: oggi i quotidiani argentini riportano che il governo di Buenos Aires ha rotto unilateralmente il trattato di collaborazione con il Regno Unito, siglato da Memem nel 1995. L'accordo riguardava l'esplorazione e lo sfruttamento del petrolio nell'Atlantico "argentino", inclusa la piattaforma delle isole Falkland (rivendicate come Malvinas dalla nazione sudamericana).
La Colombia ha 3,7 milioni di poveri di meno. dal 2002 il tasso di povertà è passato dal 56% al 45%. Lo riporta il quotidiano El Colombiano di oggi.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 15:09 commenti |
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america latina, energia
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