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31/08/2007
Il Cile ha subìto una forte protesta sindacale, degenerata in violenze e finita con l’arresto di 670 persone. Gli scontri si sono verificati in seguito a una manifestazione poco partecipata: soltanto 5000 lavoratori hanno sfilato, rispetto ai 200.000 previsti. Il corteo è stato organizzato dal CUT (Central Unitaria de trabajadores). Decine di carabinieri hanno subito lesioni e ferite. Il senatore socialista Alejandro Navarro è stato colpito alla testa da una manganellata di un carabiniere (poi sospeso dal lavoro). Il Cile ha una grave malattia, di indubbie origini italiane. Vediamo perché. Il governo della socialista “di mercato” Bachelet può vantare una ricca eredità, gli indicatori economici sono stellari: il Cile è la prima economia al mondo, considerando il tasso di sviluppo, conti dello Stato, rischi di sofferenza finanziaria. Merito del liberismo di persone come José Piñera, ministro del lavoro tra il 1978 e il 1980, che ha compiuto la più spettacolare privatizzazione del sistema pensionistico mondiale.
Oggi tutti i cileni godono di una pensione privata, tranne i militari, che protestano perché il loro sistema statalista costa di più e rende di meno. Piñera, tacciato col termine di “fascista” dagli imam tardocomunisti, è un libertario che oggi è chairman al Cato Institute americano. I sindacati cileni hanno pochissima influenza, tanto da far pensare a un rapporto diretto tra ricchezza e desindacalizzazione. Il Cile è una delle economie più libere del mondo, lo stato controlla meno dei paesi europei, e i parassiti incidono poco sulle tasche degli oppressi… La Bachelet ha lasciato intatte le principali riforme liberiste, e resta frenata da un solo punto debole, la mancanza di materie energetiche. Le sinistre mondiali tuttavia considerano il Cile come sede di gravi ineguaglianze. La ricchezza non sarebbe “distribuita”. Si richiede una sovietizzazione soft, che tolga ai produttori e crei una classe di lavoratori demotivati? Se si paragona la condizione di una famiglia media cilena con quella di una famiglia media a Cuba o nel Venezuela, si deve dare ragione a chi continua a liberalizzare la vita e l’economia a Santiago e dintorni.
Tuttavia il governo Bachelet ha inevitabili rigurgiti di prodismo: ieri Michelle Bachelet ha fermamente condannato le violenze di piazza. Camilo Escalona, presidente del PS cileno, aggiunge: “Il movimento sindacale è sempre più prigioniero dei vandali”. Da parte sua il segretario del sindacato CUT, affiancato dal presidente del partito comunista, se l’è presa con i carabinieri a cavallo. La cosa singolare è che alla conferenza stampa sindacale sedeva anche un deputato del PS. Ecco la malattia mortale, la malattia “italiana” del sistema cileno: i socialisti pretendono di essere di “lotta e di governo”, e finiscono per fare male sia l’una sia l’altra cosa. Le lettere firmate inviate ieri al quotidiano La Tercera di Santiago fotografano perfettamente questa realtà. Scrive un lettore: “Mi sorprende la frescura (=dabbenaggine) del Partito socialista, che ha appoggiato la CUT che chiedeva maggiore giustizia sociale per i lavoratori cileni. Come se non fossero proprio i socialisti a governare da 17 anni, come se non fossero loro i responsabili della situazione dei lavoratori”. Ineccepibile. Un altro lettore parla della “concertazione” come “forma chavista di un Potere totale”, che legittima le marce su Santiago e poi critica la violenza.
Non manca chi invoca l’egualitarismo forzoso ma buonista: “la mobilitazione di ieri non è stata contro il governo, ma contro il neoliberismo. Noi chiediamo un cambio di sistema, e che la crescita arrivi in ogni casa”. Ma così si arriva inevitabilmente a un rimedio peggiore del male. Andrès Solimano, docente di economia all’università cattolica di Santiago, parla con preoccupazione del ritorno dei “fantasmi dell’attivismo sindacale”, un radicalismo “fuori dalla Storia” in grado di paralizzare il Cile. Ne sappiamo qualcosa. Gli scontri di Santiago sembrano una palingenesi degli scontri di Genova. Non quelli del 2001, quelli del 1960. Anche l’Italia di allora era in espansione economica, con una crescita media del Pil del 5,9% (tra il 1951 e il 1961). Forse ciò era dovuto alla marginalizzazione del socialcomunismo e al fatto che la Triplice sindacale non esisteva. Ma i portuali di Genova imposero la fine dello sviluppo (incluso il loro), l’allargamento a sinistra del governo, e l’ipersindacalizzazione.
Questo mio articolo pubblicato da L'Opinione di oggi è formidabilmente opposto a un articolo analogo di Omero Ciai, pubblicato da La Repubblica di oggi. Omero è un vecchio e caro amico, ma la sua immagine del Cile è da Harry Potter. Forse la verità sta nel mezzo, ma di sicuro il Cile è il Paese latino americano dove si vive meglio (economicamente, e in potenza: tutto dipende pur sempre dalla fortuna e dalle capacità dei singoli). Forse il socialismo non redistribuisce la ricchezza ma la distrugge, come vuole il pauperismo cattolico medievale, matrice eterna dei socialismi. Forse il socialismo è specializzato nel non redistribuire un cazzo.
Detto di passaggio, la pagina Esteri di Repubblica di oggi propone anche un articolo sulle proteste islamiche contro il giornale svedese che ha disegnato la testa di Maometto su un corpo di cane, in un fumetto, oltre all'articolo sugli scontri in Cile. Su L'Opinione ne avevo scritto ieri. Perché vi sono ancora così tanti abbacinati da Scalfari?
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Il manager milanese Paolo Alazraki l'impresa di portare in tribunale i dirigenti di Alitalia, l'ha tentata, con insuccesso, già una volta, il 27 giugno scorso. Allora gli andò male perché il ministero del Tesoro (azionista di maggioranza della compagnia), votò contro l'azione di responsabilità civile da lui promossa e sottoposta al consiglio di amministrazione per chiedere l'intervento della magistratura in merito ad alcune vicende poco chiare nella storia della compagnia. Ieri Alazraki, non pago del risultato ottenuto, ha annunciato che non intende abbandonare la missione e nei prossimi giorni presenterà un'altra azione di responsabilità civile nei confronti del consiglio di amministrazione di Alitalia guidato a suo tempo da Cimoli e di cui faceva parte l’attuale presidente di Air France, Jean Cyrill Spinetta. “L’atto - ha spiegato l'imprenditore - è già pronto ma manca l’indirizzo di un membro del cda e quindi non è stato ancora notificato. Il tribunale di Roma deciderà poi se ci sono i presupposti per un’azione penale”.
Le accusa che il manager rivolge al vecchio cda sono pesanti. La prima è quella di non avere saputo attuare il piano industriale 2004-2006 per il quale c’era stato un aumento di capitale di un miliardo e 250 milioni di euro. Secondo Alazraki la giustizia dovrebbe indagare su tale fallimento anche perché al tempo di quel disastro economico Jean Cyrill Spinetta sedeva contemporaneamente nel cda di Alitalia e in quello di Air France. Si chiede dunque Alazraki: “perché la compagnia francese in quegli anni ha guadagnato 400 milioni mentre quella italiana ne ha persi 600? Perché il titolo Air France è raddoppiato mentre quello Alitalia è rimasto a terra”? Domande retoriche il manager che vede la chiara volontà di Maurizio Prato e dell’esecutivo di cedere l’aviolinea ai francesi. Ipotesi che sarebbe confermata dalla “presenza negli ultimi giorni di due dirigenti di Air France a via della Magliana per scrivere il piano che il presidente presenterà questo pomeriggio (ieri per chi legge)”.
L’imprenditore milanese attacca sia Prato, “una carriera fondata sugli esuberi e i tagli d’azienda”, sia il presidente del Consiglio: “Alitalia non fallirà mai – incalza – perché altrimenti potrebbe emergere il suo scomodo passato; negli ultimi dieci anni Prodi ha nominato direttamente o indirettamente tutti i vertici della compagnia di bandiera”. Alazraki ribadisce poi l’interesse per l’acquisizione di Alitalia insieme a una cordata di 40 imprenditori, assicura inoltre che presenterà un suo piano industriale fra quindici giorni e, con toni di ulteriore polemica, spiega di essersi ritirato dall’asta precedente perché si trattava di una “farsa”. “Come potevo parteciparvi se il bando prevedeva che lo Stato avrebbe potuto sospenderla da un momento all’altro? Il governo - insiste l’imprenditore - deve dire ai cittadini quanto sono costati sei mesi di asta farsa con carte truccate”.
(Elisa Borghi, L'Opinione di oggi)
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economia, prodi, antidemocratici, incapaciocrati, biberon di stato, sragion di stato, la repubblica dei benpensanti, sinistra antiliberale, burocrati di partito
30/08/2007
Elzeviro hegeliano:
Tesi: Libertas
Antitesi: LiberTASS (Ex agenzia sovietica)
Sintesi: LiberTASSE
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cultura
Storia di un museo ex cattolico in Olanda, ora diventato "multiculturalista", grazie ai dollari arrivati dall'Oman. Articolo pubblicato su L'Opinione di oggi:
l’Arca di Noé si chiamerà Titanic, almeno in Europa. Il multiculturalismo è una frana, mentre il sistema americano crea nuove culture e religioni, invece di ridurre ogni opinione al grado zero. Abbiamo bisogno di ridare una chance alla libertà di asserzione: “…Diversamente dai grandi ateniesi… gli standard del gusto sono pubblicamente scomparsi, la classe colta non conserva alcun tipo di cultura comune, e la conoscenza è stata frammentata in specialismi… Criticare il gusto popolare porta a essere tacciati di elitarismo, e difendere le distinzioni di valore… significa infrangere l’unico giudizio di valore che è largamente accettato, e cioè il giudizio che tutti i giudizi sono sbagliati” (Roger Scruton, Guida filosofica per tipi intelligenti). Non mi straccerò le vesti né getterò la croce sulle spalle dei responsabili del museo olandese Air Bible Museum. Non farò impropri paragoni con i Giuda dei Vangeli. E’ tuttavia innegabile questo nuovo naufragio della zeurocultura: il cattolicissimo museo Air Bible di Nijmegen (L’Aja) ha ricevuto 500,000 euro di sussidio dal petrolstato dell’Oman. Chissà perché… Proviamo a dirlo: il museo nel 2007 ha cambiato nome, adesso si chiama Museumpark orientalis. Cavoli, mica bruscolini. Dollari, mica sicli d’argento. Adesso il museo ospita una Casa del Corano ed è diventato multiculturale, con sezioni dedicate a giudaismo, cristianesimo e islam. Si ricordino le parole di Gesù Cristo contro gli entusiasti di Dio come principali nemici di Dio.
Nel 2011 il museo costruirà anche una Casa di Gesù, una di Mosé, una “Bible house”, una Tenach house, un Giardino spirituale. …C’è qualcuno senza casa? Vada al Museumpark orientalis, paga l’Oman… Il vescovo Hurkman si è incazzato e ha intentato causa legale. I laici? Tacciono.
Intanto è riesplosa la crisi “Vignette di Maometto fase 2”. Un giornale svedese ha pubblicato un comic nel quale la testa di Maometto è piazzata sul corpo di un cane. Sarà pure una stronzata, ma ciò non giustifica proteste internazionali (guidate dai soliti iranoscibili) né i fantasmi di esecuzioni sommarie. Il governo iraniano se l’è presa con l’incaricato d’affari svedese, Gunilla von Bahr (con quel nome doveva incutere maggior paura). Un centinaio di islamici ha dimostrato sotto la sede del giornale Nerikes Allehanda. Ahmadinejad ne ha approfittato per dare la colpa di tutto ai “miscredenti sionisti”. Sembra un fumetto. Forse lo è: siamo in Europa.
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relativismo, eurabia, socialbabbei
29/08/2007
Cina e Venezuela vanno alla conquista dei mercati latino-americani. Il Venezuela ha già superato gli Stati Uniti, diventando il primo elargitore di fondi nell’area. Mentre i venezuelani subiscono la fame, Chavez ha donato 8,8 miliardi di dollari, solo l’anno scorso. Bush si era fermato a quota 3,3 miliardi. Le donazioni si susseguono a ritmo serrato: nei giorni scorsi i quadri dell’esercito boliviano si sono ritrovati con sei milioni di dollari versati dal governo venezuelano nei loro conti bancari. Chavez ha spostato il fuso orario di mezz’ora; ha proposto il cambio di nome della capitale, che corre il rischio di essere denominata “Culla di Bolivar e regina del mare fatto terra”; ha proposto di diventare presidente a vita (perché non essere più esplicito, sostituendo la dicitura “presidente a vita” con “dittatore”? Chavez però utilizzerà una modifica della Costituzione, così che i bertinottiani altermondialisti non abbiano a soffrire maledizioni di Moctezuma ideologiche). Inoltre in passato Chavez ha compiuto altri eventi esiziali per la storia universale, quale la modifica del nome del Venezuela in “repubblica bolivariana” e il cambio di posizione della testa di cavallo apposta nell’emblema nazionale, che prima guardava a destra e adesso guarda a sinistra…
Chavez non è soltanto un Cacasenno tardo-leninista. Sa fare ottimi affari, in nome del popolo, cioè di se stesso, della propria nomenklatura e della sinistra mondiale, sempre in cerca della divinità perduta. A inizio estate la Telecom Venezuela ha concordato l’avvio di una produzione di telefoni cellulari con la compagnia cinese Huawei. La fabbrica produrrà due milioni di cellulari a un costo competitivo. E i rapporti privilegiati con gli sciiti iraniani, che pure sono presenti nei quadri governativi del Venezuela, via Hezbollah? Ahmadinejad si sta concentrando sull’America centrale, in particolare sul Nicaragua di Ortega, un ex matador di indios.
L’Iran ha bisogno di una “force de frappe” americana come forma di ritorsione, nel caso di un attacco aereo contro i laboratori nucleari e le postazioni missilistiche iraniane. Visto che ieri lo stesso Sarkozy è arrivato a considerare possibile un attacco contro l’Iran, se non ci saranno cambiamenti significativi a Teheran e dintorni (i dintorni di Teheran sono molto estesi: arrivano, oltre che in America, a Mosca e a Pechino).
Ieri il quotidiano honduregno El Heraldo ha denunciato un “sospetto e inusuale movimento di iraniani provenienti dal Nicaragua”. Si tratterebbe di personale diplomatico infiltrato da gruppi estremisti. Secondo il quotidiano la notizia ha destato un serio allarme nell’Intelligence nazionale e “straniera” (=Usa). Il transito di queste persone non è stato registrato dall’Ufficio di immigrazione honduregno. Il governo sandinista non si è espresso. Di recente Ahmadinejad ha aperto una nuova ambasciata a Managua e investirà 350 milioni di dollari per la costruzione di centrali idroelettriche e un porto nella zona caraibica. Una fonte del quotidiano di Tegucigalpa sostiene che le ambasciate di Teheran e Caracas mostrano da mesi un “movimento inusuale di personale diplomatico, del tutto sproporzionato rispetto alla prassi normale”. La stessa fonte denuncia la presenza delle Guardie della Rivoluzione (corpo scelto del regime komeinista) in Venezuela e in Nicaragua.
Nell’America del sud è la Cina il nuovo attore... (Segue su L'Opinione)
postato da Paolo-di-Lautreamont, 22:27 commenti |
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venezuela, cina, iran, america latina
In risposta all'emergenza incendi, il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio proporrà alle Regioni uno stop alla caccia, non solo nelle aree andate in fumo, ma anche in quelle circostanti.
Nel resto dell'universo i governi prendono provvedimenti, eppure i cittadini mettono lo stesso in discussione l’operato di chi li amministra. I governanti italiani escogitano iniziative ridicole e fuori luogo (i cacciatori -comunque la si pensi- non possono cacciare nei deserti di cenere, ditelo agli ambientalisti di Capri e via Montenapoleone), e i cittadini nemmeno li mandano a quel paese, il più lontano possibile...
Detto di passaggio: nella piramide del potere in Campania, realizzata dalla sociologa Amaturo e aggiornata dal settimanale L’Espresso, Alfonso Pecoraro Scanio risulta al ventitreesimo posto tra i satrapi che gestiscono il disastro da decenni...
Pecoraro è un ossimoro vivente: democristiano nel senso deteriore, è beneamato dagli antidemocristiani. Il ministro dell’Ambiente ci riduce a essere degli asini di Buridano, inchiodati da questo dubbio: è un nullo facente o soltanto un nullo saccente?
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ambiente
28/08/2007
Il Tar della Sicilia ha accolto le osservazioni della società petrolifera Panther, osteggiate da un panel di siciliani tafazzisti in nome di inesistenti catastrofi ambientali, guarda caso le stesse addotte come scusa del governo Kazhako per bloccare le trivellazioni dell'Eni a Kashagan sul Caspio.
Camilleri, capo del movimento "pro cattedrale di Noto" non sarà lieto, ma di Camilleri e del suo sinistrismo intellettuale non ci può fregar di meno. Poco ci frega anche di Cuffaro, presidente della regione Sicilia, se dice e pensa le stesse cose dei Caruso ragusani. Se quella parte di F.I. se ne andasse altrove, non piangeremmo certo...
Molto di più mi interessa invece capire cosa pensano e dicono i cittadini siciliani. Caspita, se nel mio terreno affiorasse il petrolio (tanto da giustificare un pozzo), io sarei molto contento, anche se il terreno non fosse proprio il mio, perché arriverebbero soldi e lavoro. La Sicilia potrebbe diventare ricca come Abu Dhabi, il Qatar, il Kuwait? Non si sa, se non si esplora con serietà (ecco una parola espulsa dal vocabolario nazionale), ma è preoccupante l'insulsaggine dei suoi leader intellettuali e politici. Si veda come il teorema di Camilleri è stato smontato e distrutto da Carlo Stagnaro (IBL ed Happy Trails): LINK.
PALERMO - Il Tar di Palermo ha accolto un ricorso presentato dalla società petrolifera Panther Europa che ha sede a Ragusa e ha dato il via libera alla realizzazione di un pozzo di esplorazione 'Eureka est' nella Val di Noto. E' stato respinto il ricorso per la realizzazione di un pozzo denominato 'Gallo Sud 1'. Il sindaco di Noto, Corrado Valvo, dice: "Continueremo la nostra battaglia giudiziaria e politica ma soprattutto mediatica. Noto, ora dichiarata dall'Unesco patrimonio mondiale dell'umanità, merita attenzione e non può essere colonizzata".
"Le dichiarazioni della Panther, che diceva di voler andare via da Noto, erano una grande bufala - ha aggiunto Valvo - e la Panther non ha interesse ad andare via da Noto. Continueremo la nostra battaglia degli intelletti per dire che le scelte del territorio vanno fatte nel territorio e che non abbiamo bisogno di turismo 'petrolifero'".
Sulla vicenda è intervenuto con una nota il vicesindaco di Siracusa e responsabile delle politiche culturali di An Fabio Granata, che ha chiesto che il governo regionale inserisca nel ddl sullo sviluppo la definitiva revoca delle ricerche petrolifere nel Val di Noto. "La sentenza del Tar riapre infatti una maglia pericolosa - ha detto Granata - che solo un atto politico finalmente chiaro e definitivo può rimarginare. La Sicilia ha scelto un altro modello di sviluppo, ma ora, dopo tante parole, da Cuffaro serve un segnale inequivocabile".
CUFFARO: VIETEREMO TRIVELLAZIONI
"Invitiamo la Panther Eureka a non dare il via ai lavori. E in ogni caso, a settembre, il governo con procedura d'urgenza presenterà all'Ars un provvedimento che chiuda definitivamente la questione e impedisca le trivellazioni nell'area del Val di Noto dichiarata patrimonio dell'umanità dall'Unesco".
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economia, energia
Settanta morti. Intere regioni devastate. Le elezioni del prossimo sedici settembre in Grecia potrebbero essere decise dagli incendi di questi giorni, come avvenne con gli attentati ai treni dei pendolari in Spagna. L’economia subisce danni incalcolabili... Viene da pensare agli alchimisti che hanno ideato i protocolli di Kyoto. Il fumo di questi incendi non rientra nei loro calcoli astrusi ma, se si guarda la foto scattata dal satellite della Nasa sulla Grecia di questi giorni, si notano tutti gli errori degli Einstein del “Progresso” mondiale.
Gli amministratori italiani e la stampa buonista a ogni incendio tirano fuori un colpevole metafisico, i “piromani”. Certamente i piromani, e gli incoscienti che buttano mozziconi delle sigarette senza spegnerli esistono. Ci sono anche pastori in cerca di nuovi pascoli e chi desidera costruire nuove case a ogni costo.
Ma ormai nessuno crede che gli incendi di questi giorni, così ampi, complessi e simultanei, possano essere una somma dell’opera di pastori e turisti sprovveduti e dell’ignavia degli amministratori locali.
In Grecia la stampa avanza ipotesi improbabili fino a ieri, che oggi sembrano verosimili. Ad Atene si parla di una mano politica straniera.
Vi sono due attori possibili, antrambi si basano sul ricatto. La prima ipotesi conduce alla criminalità organizzata, che impone alle amministrazioni “protezione” del territorio in cambio di denaro e impunità. Ciò avviene già –su larga scala- col “pizzo” imposto al commercio. Si calcoli che i boschi hanno un valore economico, ad esempio per il turismo (il caso di Olimpia non è l’unico, si pensi alla riviera ligure e al Gargano).
La seconda ipotesi sulla quale si deve indagare è ancora più inquietante. C’è una sindrome di Nerone nella politica internazionale? Un calcolo oscuro e pericoloso quanto il terrorismo? Al Qaeda si basa su metodi mafiosi e usa l’arma del ricatto: un accendino messo in mano a un militante più folle di don Chisciotte o a un contadino più ignorante di Sancho Panza, può avere lo stesso effetto di una bomba al C3. Il fatto è che nessun cane è in grado di sentire l’odore di un accendino e l’Intelligence non si occupa di incendi estivi. Non c’è nemmeno una legislazione seria. Intanto intere regioni rischiano di essere ridotte a deserti d’Arabia, senza che la pista criminale o quella del terrorismo siano valutate.
Il fuoco può decidere la sorte del prossimo governo greco. Nonostante le elezioni imposte da uno scandalo, il partito Nuova Democrazia (centrodestra) godeva di un ampio margine di successo ed era accreditato di un +15%. La settimana scorsa un sondaggio condotto per conto del quotidiano Ekathimerini ha evidenziato una situazione diversa, col ND al 42,5% e i socialisti del Pasok (il partito socialista Panellenico guidato da Andrea Papandreu) al 38,5%. In crescita il partito comunista KKE, valutato al 7,5% (4,9% nelle elezioni del 2004), e il Movimento popolare ortodosso al 3,5% (2,2% nel 2004). Con la coalizione della sinistra Radicale anch’essa in aumento dal 3,3 al 5% si capisce l’importanza dell’offensiva mediatica scatenata dalle sinistra dopo i primi incendi. Chi non ricorda la stranezza del successo di Zapatero su Aznar? In Spagna lo jihad intervenne nel processo elettorale, coadiuvato probabilmente dall’Eta. Nella Grecia devastata di questi giorni il fattore emotivo può risultare decisivo. La campagna elettorale è interrotta, e il 19% degli indecisi sarà influenzato da questo disastro. Come si vede, in Grecia l’ipotesi complottista non è dietrologica.
Veniamo infine alla prevenzione e del controllo. Non è tempo di considerare i boschi come un west libero e selvaggio, purtroppo. Occorre passare la palla alla polizia, ridimensionando i costi e il ruolo della Forestale, che ottiene splendidi risultati soltanto se si tratta di fare una multa alle famigliole in cerca di funghi.
Ci sono modi efficaci per controllare il territorio? Si può pensare a una rete satellitare affiancata da una rete di telecamere piazzare nel territorio, per il controllo del patrimonio forestale e delle persone sospette? Inoltre, occorre passare a un inasprimento reale delle pene, se si vuole che i delitti contro il territorio tornino a calare. Beccaria ci scuserà.
Anche gli Stati Uniti bruciano, ma lì esiste un’organizzazione. Si consulti il sito della National Interagency Fire Center, che monitora ogni giorno l’intero territorio degli USA. Due giorni fa erano attivi diversi incendi rilevanti, nella California del sud e tra lo stato di Washington e l’Idaho. Il totale nell’intero territorio nazionale era di 146 nuovi incendi. In Italia erano di più.
(Mio articolo pubblicato da L'Opinione di oggi)
P.S. Leggo oggi che Frattini dice cose molto simili.
P.P.S Leggo che i greci ci stanno pensando. Seriamente:
After declaring a state of emergency over the weekend, the government raised the possibility of arson and said several people had been arrested. A prosecutor on Monday ordered an investigation into whether arson attacks could come under Greece's anti-terrorism and organized crime laws. (CNN).
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ambiente, economia, giustizia
Dove sono tutti i euronazionalisti che magnificano gli splendori della scuola pubblica statale, per aborrire la scuola "privata" americana? P.S. I libri di scuola costano più cari dei libri per i privati: un'aberrazione da stoppare in un lampo.
(ANSA) - PARIGI, 27 AGO - Ogni anno, il 40% degli alunni francesi esce dalle elementari senza sapere leggere, scrivere e far di conto, lo rivela uno studio. Secondo il rapporto dell'Alto Consiglio dell'Educazione - consegnato oggi al presidente Sarkozy - circa 300 mila giovani escono dalla scuola primaria (6-11 anni) presentando 'gravi lacune'; tra questi, 200 mila hanno conoscenze 'fragili e insufficienti' per le nozioni fondamentali, mentre 100 mila 'non padroneggiano le competenze di base'.
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scuola
27/08/2007
Da Il mondo di Wolfie, blog di Alberto Simoni, un ottimo articolo sul quadro elettorale negli Usa. Caustico il commento di Zbiginiew Brzezinski sul nullismo prodiano della Hillary Clinton ("Il Paese non ha bisogno di tornare a ciò che eravamo otto anni fa"... In Italia è andata così). Ha perfettamente ragione, però.
Per Barack Obama è giunta la “benedizione” di Zbigniew Brzezinski, ex consigliere per la Sicurezza nazionale di Carter e uno dei più ascoltati esperti di relazioni internazionali.
Brzezinski in un’intervista alla Bloomberg television, ha detto che Obama ha capito il senso, la direzione e il volto della sfida e ha un’idea chiara «del ruolo dell’America nel mondo». Secondo Brzezinski la visione di Hillary Clinton invece «è molto convenzionale» e il Paese non ha bisogno «di tornare a ciò che eravamo otto anni fa». Nessun commento dal clan dell’ex first lady, nel cui team di esperti in politica estera ci sono due pesi massimi dell’Amministrazione di Bill Clinton: Madeleine Albright e Richard Holbrooke.
Per Giuliani consensi trasversali.
Sarà cruciale per Hillary Clinton conquistare i cosiddetti swing vote se vorrà arrivare alla Casa Bianca. Un sondaggio del Pew Research Center ha evidenziato che la senatrice di New York non gode del favore dei repubblicani e degli indipendenti. Solo il 55% degli americani la considera positivamente, una cifra minore rispetto al gradimento che hanno i maggiori rivali. La Clinton infatti è apprezzata solo dal 19% dei repubblicani e dal 53% degli indipendenti. Amatissima invece nel partito (88%). Numeri diversi per Rudy Giuliani il cui tasso di popolarità e di approvazione è fra i democratici al 47% e ben al 64% fra gli indipendenti. Nota stonata per lui il paragone con Fred Thompson: solo il 21% dei repubblicani vede «molto positivamente» l’ex sindaco, contro il 31% dell’attore ex senatore.
L’assistenza medica di Romney
Il repubblicano Mitt Romney ha presentato il suo piano per l’assistenza sanitaria. L’ex governatore del Massachusetts ha sottolineato la necessità che il governo federale lascia mano libera ai singoli Stati di sperimentare un piano per la copertura sanitaria. Da governatore, Romney attuò un progetto che prevede che ogni persona abbia un’assicurazione sanitaria: garantita dal datore di lavoro; o pagata di tasca propria, oppure per i meno abbienti alimentata dal governo. Al-Qaeda e voto: bufera su Hillary. Levata di scudi contro Hillary Clinton dopo la sua dichiarazione in un comizio a Concord che un attentato di al-Qaeda aiuterebbe i repubblicani a mantenere la Casa Bianca. Bill Richardson ha detto che non si può trasformare il terrorismo in tema di dibattito interno. Chris Dodd, senatore e candidato di seconda fascia, ha definito «disgustoso» il commento della ex first lady. Alberto Simoni
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usa
KIBBUTZ YASUR, Israel — For much of Israel’s existence, the kibbutz embodied its highest ideals: collective labor, love of the land and a no-frills egalitarianism.
But starting in the 1980s, when socialism was on a global downward spiral and the country was mired in hyperinflation, Israel’s 250 or so kibbutzim seemed doomed. Their debt mounted and their group dining halls grew empty as the young moved away.
Now, in a surprising third act, the kibbutzim are again thriving. Only in 2007 they are less about pure socialism than a kind of suburbanized version of it.
On most kibbutzim, food and laundry services are now privatized; on many, houses may be transferred to individual members, and newcomers can buy in. While the major assets of the kibbutzim are still collectively owned, the communities are now largely run by professional managers rather than by popular vote. And, most important, not everyone is paid the same.
Once again, people are lining up to get in.
“What we love here is the simplicity,” said Boaz Varol, 38, who rides his bike along wooded pathways to work at the swimming pool, once for communal use, that he rents and runs as a private business at Kibbutz Yasur, in the rolling hills of the Western Galilee, northeast of Haifa. “Everyone does what they want, we have our independence, but without the kind of competition you find outside.”
Two years ago he bought a two-bedroom home here for his young family for $71,000. More than 60 other young adults have joined in the past four years, increasing the number of residents by half and bringing new life to an aging population.
The Varols are part of a growing trend. In April, Kibbutz Negba, in the south, accepted 80 new members in one day. Many kibbutzim have waiting lists — mostly former residents who want to return, but also urbanites looking to escape the rat race.
The kibbutzim were once austere communes of pioneers who drained the swamps, shared clothes (and sometimes spouses) and lived according to the Marxist axiom, “From each according to his ability, to each according to his needs.”
Today, most are undergoing a process of privatization, though kibbutz officials prefer a more euphemistic term: renewal.
The new kibbutz seeks a subtler balance between collective responsibility and individual freedom, with an emphasis on community and values. Its drawing points include a safe environment, usually in the heart of nature, away from the cities scarred by suicide bombings; excellent day care and education; and an improved quality of life at out-of-town prices.
This is quite a change from recent years. By 2000, more than half of Israel’s 257 collective farms were bankrupt.
The economic crisis exposed a festering ideological one. The second generation of kibbutz offspring — who slept in communal children’s houses with assigned caregivers — began to rebel. With the lifetime security that the kibbutz was supposed to offer in jeopardy, young people began to leave.
“By the end of the 1990s,” said Gavri Bargil, executive director of the Kibbutz Movement, an umbrella organization, “you could find kibbutzim with no young generation at all.”
Worse, after decades of hard work, the kibbutz founders, now in their 80s and 90s, were left with not even an apartment or a pension to call their own.
Part of the recovery involved selling the Israeli dairy giant Tnuva, a cooperative half-owned by the kibbutzim. The sale provided them $500 million to establish pension funds.
In the past, kibbutz members were rewarded equally, whether they milked cows or managed a large industry. On the new kibbutz, members earn salaries or receive end-of-month allowances reflecting the income they bring in.
“It is not total equality, but basic equality,” Mr. Bargil said. “You earn more, you pay more internal kibbutz taxes, and you get a bit more at the end of the month.”
The taxation provides a safety net for the financially weak. “From that point of view, we’ve maintained something of the old values,” said Yaakov Lazar, secretary of Kibbutz Nachshon, between Tel Aviv and Jerusalem, which went over to the new system last year.
Yasur, established in 1949, had failed. Its textile and toy factories were unprofitable and closed. “Those of us left in our 50s wondered who would look after us in another 20 years,” said Ami Kilon, who was born here in 1951.
Then Yasur began its renewal and began to recruit new members in 2003. The empty kibbutz houses are now nearly filled, and Yasur plans to sell plots for new housing on former farmland.
About half the kibbutzim have moved into real estate, selling plots for luxury neighborhoods in place of the fields and orchards outside their gates. House buyers generally do not join the kibbutz, but pay for services like child care.
Next year the Varols must decide if they want to become full members of Yasur, buying a stake in communal assets like the dairy and chicken farm. If not, they can remain as private residents.
“The new kibbutz is not perfect, but economically things are improving,” said Mr. Kilon, who manages Yasur and another kibbutz nearby. “The incentive to work has gone up, and after changes in the management, we are standing on our feet.”
Not all kibbutzim followed this kind of strategy. About 30 percent stuck to their socialist principles. But many of them are flourishing, too.
“I get calls every day from people who want to join,” said Yaniv Sagee, the secretary of Kibbutz Ein Hashofet. “I don’t have room for them.”
Ein Hashofet, a pastoral haven of well-tended manicured lawns, art and culture south of Haifa, has not introduced varying wages. The communal dining room still functions — though diners must pay for their food these days.
Ein Hashofet can afford to remain a classic kibbutz because its spotless factories are highly profitable. One of its founders, Yehudit Kotzer, 92, still works four hours a day in one of them. “It’s very sad what’s happening on the other kibbutzim,” she said. “But we’re O.K.”
Mr. Varol was born on a kibbutz in the far north, but he left at 18. He is at peace in his new home, but bitter about the past. “My parents worked all their lives, carrying at least 10 parasites on their backs,” he said. “If they’d worked that hard in the city for as many years, I’d have had quite an inheritance coming to me by now.”
postato da Paolo-di-Lautreamont, 17:28 commenti |
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israele
E' senz'altro questa la foto più drammatica. E' stata fatta da satellite ed è stata rilasciata dalla NASA. Aggiungo al mio post di ieri sugli incendi che tra pochi giorni in Grecia si vota. Gli incendi hanno già compiuto un effetto politico: ND (Nuova Democrazia, centrodestra) è scesa nei sondaggi da +15% a +4%. Crescono i comunisti del KKE (7,5%). I socialisti del Pasok di Papandreu sono al 38,5%.
I giornali greci accusano la Turchia (più o meno velatamente), ma i contemporanei incendi negli Usa e in Italia fanno pensare ad altro, certamente a qualcosa di decisamente più organizzato dei "piromani" che pure hanno colpa ed esistono.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 11:50 commenti |
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ambiente
Insulta Putin, ora è in fin di vita, col corpo pieno di pustole e una anomala ipertensione. I medici parlano di "avvelenamento". Litvinenko è solo uno dei tanti? LINK. A proposito chi e perché ha "arrestato" dieci persone per l'omicidio di Anna Politkovskaia?
postato da Paolo-di-Lautreamont, 11:15 commenti |
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russia
D'accordo, Bossi usa un linguaggio senza fronzoli e Napolitano fa un alto richiamo alla moderazione del linguaggio dopo che la Lega ha evocato l'arma dello sciopero fiscale ("C'è sempre una prima volta").
Veramente il primo a moderare le parole (e i fatti) dovrebbe essere il governo Prodi, i Ferrero, i Pecoraro, i Diliberto. Il modo con cui tassano e parlano di tasse è altamente offensivo e incendiario, ma in quel caso Napolitano se la fila all'inglese e sta rumorosamente zitto.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 00:47 commenti |
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neoliberali, antidemocratici, nazicomunismo
Da anni il mio comune è devastato dagli incendi. Seguo la vicenda con attenzione da molto tempo. Ho constatato che questo disastro è dovuto quasi sempre ad un elemento: la scelleratezza delle pubbliche amministrazioni. Nel mio caso, il Comune si è trovato di fronte a una infestazione da insetti del pino marittimo, che disseccava le piante, già notevolmente infiammabili di loro. Mentre in altre zone l'infestazione veniva studiata e i responsabili cercavano di prevenirla, dalle mie parti non hanno fatto nulla se non emettere parole. E' scoppiato un primo incendio, devastante. Anche allora non hanno fatto nulla, ma in compenso si sono scagliati (sempre a parole) contro i mitici "piromani".
Vedendo come parlavano e quanto non agivano i politici, ho preso a diffidare della colpevolezza dei piromani. Il mio comune di sinistra poi si scagliava contro questi metafisici incendiari accusandoli di avere scopi di lottizzazione edilizia. Però è un fatto che il maggior promotore della lottizzazione edilizia in questi decenni è stato il mio comune, non i "palazzinari" che da soli nulla potrebbero.
Più logico e concreto pensare a un dolo involontario dovuto a turisti cretini che buttano la sigaretta accesa (ancora quest'estate ho visto un signore fare così, in montagna, per diversi giorni).
Con queste premesse, nella mia zona ci sono stati quattro incendi in cinque anni . Poi non c'era più nulla da bruciare: le colline erano nere. A quel punto il Comune si è mosso con il "rimboschimento". Molto male, dal momento che il rimboschimento è finito sotto processo...
Faccio queste considerazioni per un motivo semplice: c'è un secondo spioncino d'allarme che mi si accende da anni, riguardo agli incendi. Al di là dell'incuria delle amministrazioni e di quella dei cittadini, ci sarà pure qualche pastore che vuole creare pascoli, e ci sarà qualche pazzo con la malattia di Nerone. Ma tutto ciò non spiega affatto la grande quantità di incendi che da un decennio e più interessa l'Europa meridionale (e anche gli Usa, dove bruciano California e Idaho).
L'ipotesi alternativa mi è sempre sembrata surreale, anche perché non era avvalorata da prove. Adesso però ne parlo, anche se con beneficio di dubbio, perché la stessa ipotesi è stata avanzata da qualcun altro, per la precisione dalla stampa greca, a proposito dei devastanti incendi che hanno causato una settantina di vittime. La spiegazione irrazionale (ma degna di attenzione, a questo punto) consiste in una sola parola: terrorismo.
E' bene dire che il "terrorismo" si presta a facili strumentalizzazioni. A volte infatti si esagera nel dare la colpa di furti e rapine a "zingari" o a "bande dell'est europeo". Ma statisticamente le loro rapine hanno una certa rilevanza.
Inoltre il terrorismo spiega con una causa logica l'alto livello di incendi, a differenza di altre ipotesi, che sembrano talmente irrazionali da non poter essere giustificate né comprese. Di fronte a questi disastri si resta con un solo atteggiamento: l'impotenza. Impotenza delle istituzioni e impotenza dei singoli cittadini. Come se si trattasse di fenomeni naturali.
Il fatto è che sembra esserci una volontà perversa, una logica criminale, una intenzionalità precisa, nella crescita degli incendi estivi. Colpa solo di pastori, fumatori, turisti, politici incapaci? Oppure dietro c'è la volontà di rendere deserto l'Occidente, distruggendone il territorio con un semplice accendino? Vale la pena di prestare attenzione su questo punto.
Il controllo del territorio è una cosa antipatica, perché la terra non deve appartenere allo Stato, né alle forze di polizia, se non si vive sotto una dittatura. I cittadini dovrebbero essere liberi di scorrazzare. Ma se il territorio è una rendita per l'agricoltura, l'ambiente e il turismo, vale la pena di sacrificare il west selvaggio, e passare la palla alle forze di polizia. Sottolineo: alle forze di polizia, non alla Forestale. Di norma la Forestale è splendidamente attiva quando si tratta di fare multe alle famiglie che vanno per funghi. Quanto al resto, ha fallito i suoi obiettivi, tranne in quello di succhiare soldi al contribuente. Ci sono modi meno costosi e più efficaci per controllare il territorio?
Una soluzione forse c'è: attivare una rete video satellitare focalizzata sulle aree verdi, avviare una campagna di avvertimento ("non bruciate i boschi, siete fotografati dall'alto"), e applicare un inasprimento reale delle pene. Inasprendo il controllo e le pene, forse i delitti torneranno a calare. Beccaria ci scuserà.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 00:41 commenti |
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