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30/04/2008
Magari. LINK
postato da Paolo-di-Lautreamont, 16:43 commenti |
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politica, economia, unipol, sinistra antiliberale
29/04/2008
Correttamente Prodi ha rifiutato la direzione del South Stream. Chapeau, nella speranza che non ci siano manovre sottobanco, altrimenti sarebbe figura peggiore di quella fatta da Gerard Schroeder.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 23:59 commenti |
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politica, energia
La situazione rischia di precipitare, in Somalia. Gli atti di pirateria sono continui, e la Francia ha chiesto invano l’invio di una forza navale Onu.
“Le corti islamiche torneranno presto a Mogadiscio”. L’ipotesi è concreta, anche se proviene dall’ex capo integralista Sheikh Sherif Ahmed, quindi da prendere con le molle. Le milizie islamiche controllano una buona parte del sud, almeno fino alla città di Jawar (a 60 km dalla capitale).
Nell’ultima settimana si contano 100 morti e un raid all’interno di Mogadiscio. Settecentomila abitanti sono sfollati. Il gruppo integralista predominante in questa fase è al Shaabab (=i giovani). La gioventù somala non trova infatti di meglio, da 20 anni, che arruolarsi e combattere. E’ l’unico mestiere, con la pirateria, in un territorio nel quale ogni attività economica è bloccata.
La nave spagnola sequestrata nei giorni scorsi ha fruttato (nonostante le smentite) un riscatto di 1,2 milioni di dollari. Martedi scorso era stata la volta di un mercantile italiano diretto in India. Un altro attacco contro un cargo panamense è stato sventato da un elicottero decollato dalla nave Etna. Attorno al golfo di Aden –una delle zone a più alta concentrazione di traffico navale del mondo- nello scorso anno vi è stato un attacco al giorno. La nostra Ignazio Messina, dopo l’assalto alla nave Jolly Marrone, ha attivato un allarme permanente.
Il quadro somalo va inquadrato nella situazione dello Yemen. In primo luogo occorre ricordare che il Somaliland (ex Somalia inglese) nel golfo di Aden presenta alte probabilità di avere reservoir di petrolio. La Cina importa dall’Africa il 30% del petrolio. Si deve pertanto considerare la presenza di diversi attori: l’integralismo arabo (legato ai servizi sauditi?); la Cina; stati africani come Etiopia e Sudafrica; l’Occidente.
Alla situazione del Corno d’Africa corrisponde un caos simile nel vicino Yemen. All’inizio di aprile colpi di mortaio hanno colpito una caserma e l’ambasciata degli Stati Uniti. Il 10 aprile un ordigno ha colpito la direzione della Canadian Nexum petroleum, principale compagnia yemenita. Il governo di Sana’ ha arrestato gli attentatori. Si tratterebbe di uomini di Al Qaida.
La nazione è spaccata in due: nel sud -mai uscito davvero dalla ex dittatura comunista- i dimostranti ostentano bandiere rosse della Repubblica popolare dello Yemen, facendoci pensare a un ruolo sagace di Pechino. Nel nord continua da quattro anni la rivolta armata di Husseini al-Houthi e degli sciiti zaidi. Una tenaglia micidiale.
Si ponga mente a un dato: il movimento degli sciiti yemeniti si chiama Shabab al-moumineen (=giovani credenti), lo stesso nome del gruppo che guida gli islamici in Somalia.
Mio articolo Pubblicato su L'Opinione di oggi
postato da Paolo-di-Lautreamont, 11:58 commenti |
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esteri
28/04/2008
Altamente istruttivo.- LINK.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 23:27 commenti |
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politica, elezioni
Dopo l'ex cancelliere socialdemocratico tedesco ora anche Romani Prodi potrebbe essere coinvolto nel "sistema russo".
Troverebbero così conferme le accuse lanciate da Alexander Litvinenko sul conto di "our men in Italy and Europe". Ma forse si tratta solo di consolidati rapporti commerciali, finalizzati al South stream...
LINK.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 18:28 commenti (5)|
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politica, esteri, prodi, litvinenko
L'Italia e gli italiani non finiscono mai di sorprendere. Chi avrebbe mai detto che l'ultimo amante di Marylin Monroe è stato Carlo Croccolo (voce di Totò e Oliver Hardy), attore (47 morto che parla, I cadetti di Guascogna, Miseria e nobiltà, Totò lascia o raddoppia, Ieri oggi e domani, e l'immortale Casotto di Citti (foto sotto: Croccolo è accanto a una ultragiovanissima Jodie Foster)...?
 
postato da Paolo-di-Lautreamont, 16:58 commenti (3)|
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cinema
Il presidente dell'Opec Chakib Khelil non esclude che il prezzo del greggio possa raggiungere i 200$ per barile, anche se la fornitura è sufficiente. La causa dell'aumento sarebbe dovuta alla caduta del valore del dollaro. (Fonti: Arabian business, El Moudjahid, giornale vicino al governo algerino).
Khelil è un ex alto funzionario della World Bank ed è ministro dell'Energia nel governo algerino.
"The prices are high due to the fact of the recession in the United Sattes and the economic crisis which has touched several countries, a situation which has an effect on the devaluation of the dollar, and therefore each time the dollar falls one percent, the price of the barrel rises by $4, and of course vice versa," he was quoted as saying in brief remarks to journalists on Sunday".
postato da Paolo-di-Lautreamont, 12:46 commenti |
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esteri, energia
Imperdibile video di Veltroni al teatro Vittoria di Testaccio. Non consapevoli del disastro subito, i militi del PD continuano a ripetere i propri orrori/errori.
A teatro. Primo errore.
Con la Ferrilli. Secondo errore.
La politica non è spettacolo continuato con altre armi. Non è chiacchericcio tra i milionari in euro legati allo show businness. I testimonial di WV non erano poveracci e gente comune. Erano le Ferrilli, i Clooney, i Benigni, i Celentano,Totti...
Purtroppo ci tocca quasi tifare per il tandem Rutelli-Veltroni. La vittoria di Alemanno infatti potrebbe significare la fine del veltornismo e il ritorno del vetero comunismo alla Cossutta e alla famiglia Conforto.
Povertà di idee, povertà di contenuti:
http://www.democratica.tv/video/4370
postato da Paolo-di-Lautreamont, 11:56 commenti |
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politica
26/04/2008
Il grande tema di questo XXV aprile non è stato né la riedizione resistenziale in salsa napolitana, né il V2-day di Grillo. Il grande tema politico emerso oggi è stato proposto da un bel dibattito nella trasmissione TV7 di Gianni Riotta.
Dopo aver visto, stasera da Riotta, Tremonti, Bonino e Paolo Mieli discutere civilmente (incredibile a dirsi) sui temi del libro di Tremonti, resto convinto che questi temi debbano essere affrontati con un dibattito serio e non ideologico. Si tratta dello schema che governerà la politica nei prossimi anni: capire la strada migliore per governare i rapporti con la Cina, affrontare la crisi alimentare, pensare a un modello possibile per l'Europa. Sono i grandi temi che il liberalismo classico o "riformato" deve saper governare e affrontare, pena la sua reductio ad absurdum.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 01:05 commenti |
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politica, economia, liberalismo, filosofia politica, dittature
25/04/2008
Sentita sul TG3 regionale del Piemonte di stasera, ore 11:30 circa.
Cgil, Cisl, Uil invitano gli esercizi commerciali a rispettare la chiusura per le festività del 25 aprile e del primo maggio.
Invitano i cittadini a non entrare negli esercizi che rimanessero eventualmente aperti, come segno di rispetto per queste feste.
Una delle cose peggiori mai sentite.
Perché non fanno lo stesso per ogni domenica che arriva, per Pasqua etc etc.?
E' questa la loro "laicità"?
Orribile. L'unico XXV aprile possibile è quello delle Brigate ebraiche.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 00:45 commenti |
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politica
Eccellente intervento dell'ambasciatore italiano all'ONU, Marcello Spatafora, che ha chiesto e ottenuto la sospensione della riunione del Consiglio di Sicurezza Onu, dopo le dichiarazioni libiche sulla situazione di Gaza.
...Il rappresentante della Libia, Ibrahim Dabbashi, aveva confermato il paragone fra la condizione nei campi profughi palestinesi di Gaza a quella nei campi di concentramento nazisti già prununicata mercoledì alla vigilia della riunione. (Corsera)
La seduta è stata interrotta, i rappresentanti di diversi paesi si sono alzati e sono usciti dalla sala di riunioni, a cominciare dai rappresentanti di USA, GB e Francia. E' stata una buona giornata per l'ONU, nonostante i deliri libici. Immaginiamo che Il Manifesto avrà un altro modo di trattare la questione... Non ci chiediamo più perché.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 00:40 commenti |
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esteri, negazionismo
24/04/2008
Propongo questa bella intervista di Cristiano Bosco (CreezDogg in tha houze), oggi su L'Opinione.
Alfredo Biondi, veterano della politica e liberale storico, si pronuncia sulle prospettive del liberalismo all’interno del Popolo della Libertà e della nuova squadra di governo.
Un tempo, lei disse “Forza Italia è divisa in tre parti come la Gallia”: i cattolici, i socialisti e i liberali. E’ ancora così?
La suddivisione permane ma le tre parti non sono uguali tra loro. I liberali, che svolsero una grande funzione all’inizio, favorendo la nascita del partito grazie agli sforzi di Martino, Costa, Sterpa e del sottoscritto, hanno ora un ruolo ridotto, a causa del prevalere di altre componenti.
Questo ruolo non rischia di ridursi ulteriormente, con la nascita del Popolo della Libertà?
Paradossalmente, i recenti sviluppi possono rappresentare uno stimolo per i liberali, che hanno ora l’opportunità di svolgere una funzione promozionale per la causa liberale. È necessario ripartire dall’idea, più volte citata dallo stesso Berlusconi, di creare un partito liberale di massa, che si basi sulla difesa dei diritti civili, sulle peculiarità del liberalismo economico e sulla politica estera. Rivesto tuttora la carica di presidente del consiglio nazionale di Fi, lavorerò perché i liberali possano avere un’influenza importante nell’affrontare le modalità statutarie e organizzative del nuovo partito.
Dunque il matrimonio con Alleanza Nazionale non finirà con il rafforzare le anime conservatrici e protezioniste del partito?
La libertà è un rischio e c’è chi se ne può approfittare. Per questo è importante consolidare il valore della libertà come fine e come mezzo. La libertà è come l’aria, ci accorgiamo del suo valore solo quando viene a mancare. I liberali sono una risorsa insostituibile per il nostro Paese. Se non si organizzano, sono destinati a restare una minoranza. Operazioni come quella di riesumare il PLI alle ultime elezioni non fanno altro che atrofizzare il liberalismo, anziché rinforzarlo. Nei congressi per la formazione del nuovo partito saranno sottolineate le differenze tra le varie componenti, allo scopo di creare un rapporto sincero di affiatamento. In questo senso, in materia economica, l’ultimo libro di Giulio Tremonti, “La paura e la speranza”, è la dimostrazione che, di fronte al grande mercato, possono risultare necessarie misure correttive per evitare che l’Italia diventi l’agnello sacrificale di realtà europee ed extraeuropee.
Berlusconi ha promesso che la Liguria sarà ben rappresentata nella prossima squadra di governo. Si parla di un ministero a Scajola o, in alternativa, sono sempre più insistenti le voci relative alla nomina di due sottosegretari liguri, con la possibilità di dare maggiore rappresentanza liberale al governo.
Anche nel caso Scajola dovesse diventare titolare di un ministero sarebbe necessario avere nel prossimo governo esponenti che per anni hanno “tirato il carretto”, dandosi da fare per il partito e per la politica, come ad esempio l’onorevole Enrico Nan che, come me, per ragioni di svecchiamento, non è più stato candidato. Si tratta di un ragionamento legittimo, è giusto che anche altri possano avere la possibilità di essere eletti in Parlamento. Ma privarsi dell’esperienza e della competenza di uomini politici come Nan - il quale ha tutti i titoli per ricoprire un importante ruolo di governo, ma anche aspetti di gestione o di authority - sarebbe un grave errore.
Dopo anni di lavoro in Parlamento, come ha preso l’esclusione dalle liste e, di conseguenza, la vita extraparlamentare?
Una volta Andreotti disse che “in politica, la riconoscenza non esiste e il riconoscimento è raro”. Faccio parte di Forza Italia dal 1994, la mia è la tessera di partito numero 3, dopo quelle di Berlusconi e di Martino. L’anzianità dovrebbe fare grado ma comprendo che l’esperienza parlamentare e l’anagrafe abbiano un significato. L’idea di non poter votare la fiducia al nuovo governo mi fa male al cuore, specialmente dopo aver contribuito, con il mio voto, alla caduta del governo Prodi. Sarei ipocrita se dicessi che l’esclusione dalle liste non mi ha lasciato l’amaro in bocca. Solitamente, quando si deve dare un dispiacere, è più semplice darlo a un amico, sapendo che ti resterà fedele. La mia è malinconia, più che rammarico. Ciò nonostante, ho collaborato alla campagna elettorale come se fossi stato candidato, vivendola in mezzo alla gente. Non posso fare altro che mettere a disposizione del partito le mie doti e la mia intramontabile tradizione di liberale.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 17:20 commenti |
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politica
Non si deve mai essere ideologici. Se Castro e Chavez hanno ragione su una cosa, non si deve tacere, si deve ammettere di aver sbagliato.
Forse non tutti ricordano la grande operazione mediatica nel corso del viaggio di Romano Prodi in Sudamerica, quando l'Italia siglò col Brasile di Lula un accordo sulla produzione di biocarburanti in Brasile e in Africa. Anche gli USA erano favorevoli al progetto, e con ottime ragioni geopolitiche, se pensiamo che l'uscita dal petrolio sarebbe un ottimo fattore di pace, dal momento che manderebbe in crisi Iran, Venezuela, e ridurrebbe di importanza Russia e Cina.
Però i biocarburanti inquinano, sottraggono terra alla produzione di prodotti agroalimentari, dissero Castro, Ahmadinejad e Chavez.
A distanza di un anno di deve dar loro ragione: un pieno di biocarburante equivale a un anno di cibo per un ragazzo africano. Le coltivazioni di soia da carburante contribuiscono alla distruzione della foresta amazzonica. Nel frattempo i prodotti alimentari in Africa sono aumentati del 40% in un anno. La crisi alimentare ha colpito 37 stati in tutto il mondo e i suoi effetti (dovuti in parte, ma non del tutto, all'aumento del petrolio) si vedono anche in Italia. Proteste violente in mezzo mondo. Ad Haiti il governo è stato costretto alle dimissioni. L'esercito è intervenuto in Pakistan e in Thaolandia. La cirsi è aggravata dalla cattiva raccolta di frumento in Australia, a causa della siccità.
Secondo l'Agenzia inglese per i biopropellenti i bioderivati dalla cellulosa sono migliori dei derivati dalla soia, colza etc. Comunque sia i biodiesel arriveranno al massimo a coprire il 10% del fabbisogno energetico nel settore dei trasporti. Troppo poco per disastrare il benthos di mezzo mondo.
Secondo Jean Ziegler, portavoce ONU per i problemi alimentari, la fabbricazione di biocarburanti è un "crimine contro l'umanità".
Per giunta la produzione di biocarburanti è illiberale: negli USA le sovvenzioni al settore hanno raggiunto i 6 miliardi di dollari. Il risultato è che 138 milioni di tonnellate di mais non sono più stati coltivati, e il mercato alimentare ne è rimasto privo.
Ah, anche Beppe Grillo era un filo biocarburantista...
postato da Paolo-di-Lautreamont, 11:51 commenti |
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ambiente, economia, africa, america latina, energia
23/04/2008
Ecco una parte del testo di ICE USA e dell'ambasciata italiana sullo stato dell'economia americana.
USA 1. Quadro economico
Dopo vari anni di crescita a ritmi sostenuti, dal 2005 l’economia americana ha iniziato una fase di progressivo rallentamento. L’espansione del PIL e` passata dal 3,1% nel 2005, al 2,9% nel 2006 ed al 2,2% nel 2007. Il rallentamento e` diventato brusco nel quarto trimestre del 2007 (+ 0.6%, rispetto al +4,8 del trimestre precedente) e per il 2008 molti analisti temono addirittura una recessione. Tra le cause che hanno portato a queste difficoltà economiche vi sono le difficoltà del settore immobiliare residenziale che, a sua volta, ha indotto una crisi nel settore finanziario dei mutui immobiliari c.d. “subprime” progressivamente estesasi all’insieme dei mercati finanziari - che si erano fortemente sviluppati negli anni precedenti, tramite un’espansione del credito in forme anche innovative che, a posteriori, ha reso difficile valutare correttamente il rischio sottoscritto dal sistema bancario. La crisi immobiliare e finanziaria ha prodotto un effetto negativo sulle aspettative dei consumatori deprimendo la domanda interna. Un altro fattore che ha contribuito alle difficoltà attuali e` il costo crescente dell’energia e delle materie prime. L’aumento, in particolare, del prezzo del petrolio e degli alimentari rimettono in discussione i fondamentali economici di interi comparti industriali chiave come i trasporti. A fronte di queste difficoltà le Autorità federali hanno dato prova di grande tempismo. La Fed ha piu` volte sostenuto la liquidità dei mercati finanziari riducendo ripetutamente i tassi di interesse ed arrivando a promuovere direttamente il salvataggio di una banca d’affari in difficoltà: la Bear Stearns. L’Amministrazione federale ha adottato un pacchetto di misure fiscali espansive a sostegno della domanda interna (il cd. “Stimulus Package”, approvato dal Congresso nel febbraio 2008) e sta elaborando delle misure intese a far fronte alla crisi dei mutui immobiliari. Il Segretario al Tesoro ha infine annunciato di voler riformare il sistema di sorveglianza finanziaria. A parte questa puntuale attenzione delle Autorità americane, l’economia degli Stati Uniti e` stata sostenuta dalla debolezza del dollaro che ha prodotto nel 2007 un forte aumento delle esportazioni(+12,2% rispetto al 2006). Nel 2007 le importazioni sono aumentate solo del 5,4% ed il disavanzo commerciale si e` quindi ridotto, passando a 790 miliardi rispetto ai 817 miliardi nel 2006 (-3,3%).
E` peraltro interessante notare come questa correzione verso un tendenziale riequilibrio della bilancia dei pagamenti legato al dollaro debole non sembrerebbe toccare la Cina, diventata nel 2007 la principale fornitrice degli Stati Uniti con un aumento delle proprie esportazioni pari all’11.7%. Mentre il deficit commerciale bilaterale con la Cina e` aumentato del 32%, i Paesi che sembrano aver subito le maggiori conseguenze del dollaro debole sono il Giappone (le cui esportazioni verso gli Usa sono calate dell’1,8%), la Malesia (-10,3%) e gli altri Paesi asiatici. Nonostante il dollaro debole le esportazioni italiane hanno continuato a crescere anche nel 2007 registrando un +7,3%.
L’importanza delle esportazioni a sostegno della domanda americana, il differenziale di tassi di interesse rispetto all’Europa, il rallentamento economico ed il persistere di un forte deficit commerciale inducono a ritenere che il dollaro resterà debole ancora per qualche tempo.
Nonostante questo rallentamento economico e la perdurante incertezza sui mercati finanziari, gli Stati Uniti - con un reddito nazionale di 13.550 miliardi di dollari nel 2007 ed un mercato interno di 300 milioni di persone con reddito medio annuo di circa 45 mila dollari - sono e restano comunque di gran lunga la principale economia al mondo.
2. Relazioni bilaterali
L’apprezzamento dell’Euro sul Dollaro e’ fonte di viva preoccupazione per i nostri esportatori, che vedono l’erosione dei loro margini di profitto, ma il temuto effetto sui volumi nel 2007 non si e` prodotto . Le esportazioni italiane negli USA restano importanti e di assoluto rilievo: 35 miliardi di dollari nel 2007 con una crescita del 7,3% rispetto all'anno precedente, un ritmo di crescita superiore all’incremento delle importazioni americane dal resto del mondo, pari al 5,3%. A causa anche della debolezza del Dollaro, le esportazioni americane verso l’Italia sono fortemente aumentate segnando un +12,7% nel 2007 rispetto al 2006. Nonostante questo maggior dinamismo delle esportazioni americane, nel 2007 il nostro surplus bilaterale non si e` ridotto ed e` anzi aumentato del 3,6% arrivando a quasi 21 miliardi di Dollari in nostro favore. Anche la tendenza alla progressiva erosione della nostra quota di mercato americano, passata dal 2,09% del 2002 all' 1,76% del 2006, sembrerebbe frenare. Nel 2007 quota italiana ha infatti registrato un leggero miglioramento e si e` attesta all’1,79% (+0,03%). A fronte della perdurante debolezza del Dollaro permangono in ogni caso i timori che questo trend positivo possa facilmente ridimensionarsi. D’atro canto, la debolezza del Dollaro costituisce un’opportunita` favorevole per le imprese italiane che vogliono investire negli Stati Uniti. Secondo una rilevazione commissionata da questa Ambasciata ad un consulente esterno (The Consultants International Group, Inc.) sulle principali societa' italiane che operano negli Stati Uniti, risulta che gli investimenti effettuati da dette società negli USA nel 2007 ammontano a quasi 11 miliardi di dollari.
Tra le principali operazioni possiamo ricordare: ENI che ha acquisito per circa 4,7 miliardi di dollari, l'Upstream della Dominion, una delle maggiori compagnie petrolifere staunitensi nelle attivita’ di estrazione e raffinazione di petrolio nel Golfo del Messico; Luxottica che ha acquistato la Oakley per 2,1 miliardi di dollari; la Tenaris, che ha acquisito la texana Hydril per 2 miliardi di dollari; l’Enel che ha annunciato la costruzione in Kansas di un impianto per la produzione di energia eolica per un investimento di circa 400 milioni di dollari; Il Gruppo IFIL (Famiglia Agnelli) che ha acquisito per 563 milioni di dollari il 67,5% del capitale della Cushman & Wakefiled, societa’ di New York leader nel mercato dei servizi immobiliari; La Bracco che ha acquisito la E-Z-EM per 241 milioni di dollari; la STMicroelectronics, produttore hi-tech di semiconduttori italo-francese, che ha acquistato la Genesis Microchip attiva nel mercato delle TV digitali per 336 milioni di dollari; La societa’ immobiliare Risanamento Societa` Immobiliare SpA che ha acquistato per 375 milioni di dollari la sede del prestigioso grande magazzino Barney’s, su Madison Avenue. Operazioni di rilievo sono state condotte anche da:Marazzi, Socotherm, Fontana, Ansaldo Sts (Finmeccanica), EUROSTAMPA Spa, Campari, Barilla, Buongiorno, Marchese Antinori, Mer Mec, BravoSolution, Saes Getters, Brembo, Industria Macchine Automatiche (IMA), Zach System, Segafredo Zanetti, Marposs, Atlantia (Autostrade).
3. Quadro macroeconomico DETTAGLIATO
Andamento congiunturale e rischio Paese a congiuntura del 2007
Il tasso di crescita del Prodotto interno lordo – in termini reali – dell’economia statunitense per il 2007 si e’ attestato al 2,2 per cento, rispetto al 2,9 per cento nel 2006 (3,1 per cento nel 2005). Nel quarto trimestre dell’anno, in particolare, secondo stime fornite dal Bureau of Economic Analysis, il rallentamento dell’economia americana si e’ ulteriormente accentuato, con un tasso di crescita annualizzato pari allo 0,6 per cento, rispetto al 4,8 per cento del trimestre precedente. Il marcato rallentamento riflette sia il contributo negativo, pari a 1,79 punti percentuali di variazione del Pil, apportato dalla dinamica delle scorte (ridottesi nel quarto trimestre del 48,9 per cento) sia l’ulteriore contrazione degli investimenti privati in strutture residenziali(da -20,5 per cento a -25,2 per cento su base annua). A cio’ si e’ aggiunto il rallentamento dei consumi privati (da +2,8 a +2,3 per cento), delle esportazioni (da +19,1 a +6,5 per cento), degli investimenti in impianti e software (da +9,3 a +6 per cento) e della spesa pubblica del governo federale (da +7,1 a +0,5 per cento), solo in parte compensato dal calo delle importazioni (da +4,4 a -1,4 per cento).
Sul fronte dei prezzi, nel corso del 2007 le diverse misure del tasso d’inflazione hanno evidenziato un generale aumento, indotto dalla dinamica dei prezzi dei prodotti energetici ed alimentari, cresciuti rispettivamente del 18,4 per cento e del 7,4 per cento. Gli indici dei prezzi al consumo e alla produzione, nelle versioni headline, hanno registrato nell’anno un incremento rispettivamente del 4,1 per cento e del 6,3 per cento. Nelle versioni core (che escludono i prodotti energetici ed alimentari) il tasso d’inflazione e’ risultato invece piu’ contenuto e sostanzialmente in linea con quello del 2006, passando dal 2,6 per cento al 2,4 per cento per i prezzi al consumo e rimanendo invariato al 2 per cento per i prezzi alla produzione. Nel mercato del lavoro il Department of Labor ha registrato alla fine del 2007 un’occupazione nei settori non agricoli (non-farm payroll employment) sostanzialmente stabile (+18.000 unita’ rispetto a novembre). L’aumento dell’occupazione registrato nei settori della fornitura di servizi (tecnici, professionali, sanitari, alimentari) e’ stato ampiamente compensato dalle perdite di occupazione nei settori del manifatturiero e delle costruzioni. Il tasso di disoccupazione e’ comunque aumentato di 3 decimi di punto percentuale rispetto a novembre 2007, attestandosi al 5 per cento, dal 4,4 per cento di un anno prima. La produttivita’ delle imprese nell’anno ha registrato un tasso di crescita dell’1,9 per cento, uguale alla media dei tassi di variazione relativi agli ultimi quattro anni (2003-2007). Il tasso di crescita del costo del lavoro per unita’ di prodotto (unit labor costs), pari al 3,1 per cento, e’ risultato nel 2007 il piu’ elevato dal 2000 (4,1 per cento).
La produzione industriale e’ rimasta invariata a dicembre 2007 su base mensile, mentre il tasso di crescita nell’anno si e’ attestato all’1,5 per cento, in flessione rispetto al 3 per cento del 2006. E’ continuato per il sesto mese consecutivo il declino della produzione nel comparto delle costruzioni (-2,2 per cento nell’anno, -5,4 percento la variazione su base annua registrata nel quarto trimestre 2007). Negativa nell’ultimo mese dell’anno anche la variazione della produzione di materie priume e semilavorati, con l’unica eccezione dei prodotti energetici. La spesa per consumi e’ cresciuta, in termini reali, del 5,5 per cento rispetto al 5,9 per cento del 2006. La dinamica del reddito disponibile haregistrato una marginale flessione, attestandosi al +5,7 per cento dal +5,9 per cento per cento del 2006, a motivo del rallentamento delle retribuzioni (“salary and wage disbursement”, cresciute nel 2007 a un ritmo del 5,7 per cento rispetto al 6,2 per cento del 2006) e delle rendite delle attivita’ finanziarie (+8,4 per cento nel 2007, +11 per cento nel 2006).
(...) Al momento sembra comunque prevedibile che la fase di debolezza dell’economia statunitense possa durare almeno per i primi due trimestri del 2008, con una possibile ripresa solo nell’ultima parte dell’anno. Cionondimeno, quest’ultima dipendera’ anche dall’andmento delle altre principali aree economiche del mondo, un rallentamento delle quali potrebbe allontanare nel tempo una nuova fase di crescita dell’economia del paese.
La politica monetaria della Federal Reserve
Nella seconda meta’ di marzo 2008 le turbolenze dei mercati finanziari statunitensi hanno registrato un nuovo inasprimento, culminato con la grave crisi di liquidita’ che ha travolto la banca d’investimento Bear Stearns, risolta in extremis con un intervento congiunto della Federal Reserve (nel ruolo di lender of last resort) e della banca JP Morgan, intervenuta come acquirente dell’azienda in crisi. (...)
A fronte di un calo ulteriore della domanda statunitense di beni, le importazioni continueranno a diminuire. Nello stesso tempo, una crescita estera e un’ulteriore perdita di valore del dollaro, porteranno le esportazioni a crescere, cosi’ come genereranno profitti per le aziende statunitensi. Questo potrebbe addirittura rappresentare il tanto auspicato “riallineamento” della crescita globale ed un ribilanciamento degli squilibri commerciali e finanziari tra gli USA e il resto del mondo.
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INTERSCAMBIO COMMERCIALE U.S.A 2007
Milioni di dollari
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2006
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2007
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Variazione %
2006 -2007
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TOTALE IMPORT USA
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1.853.938
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1.953.642
|
+5,38%
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TOTALE EXPORT USA
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1.036.635
|
1.163.315
|
+12,22%
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DEFICIT COMMERCIALE USA
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-817.303
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-790.327
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Fonte: Elaborazione ICE New York su dati US Department of Commerce
LA CINA
Ormai da alcuni anni, buona parte del deficit commerciale statunitense è attribuibile all’interscambio commerciale con la Cina, che nel 2007 è addirittura diventato il primo paese fornitore degli Stati Uniti, con oltre 322 miliardi di dollari esportati negli USA e con un incremento dell’11,7% rispetto al 2006. Il deficit commerciale tra Cina e Stati Uniti si è ulteriormente ampliato nel corso del 2007, raggiungendo un totale di 256 miliardi di dollari, e pari ad oltre il 31% del totale del deficit commerciale statunitense. Queste cifre destano apprensioni in molti ambienti americani e nel Congresso. Anche per tale motivo, l'Amministrazione Bush ha iniziato ormai da oltre un anno un "dialogo strategico" con la Cina affidato al Segretario al Tesoro Henry Paulson. D’altra parte, i risultati ancora poco soddisfacenti del dialogo strategico hanno generato ulteriore diffidenza da parte dell’opinione pubblica e del Congresso, anche a fronte dei vari scandali scoppiati nel corso del 2007 sulla qualità e la sicurezza di alcuni prodotti importati dalla Cina (dentifrici e giocattoli). Lo stesso Paulson ha peraltro ricordato l’importanza di mantenere un buon dialogo con Pechino ed ha evidenziato i rischi che deriverebbero dall’adozione di misure di ritorsione commerciale nei confronti dell’import di prodotti cinesi. Queste misure, secondo Paulson, non farebbero che mettere a repentaglio l’export statunitense verso questo Paese, in grande sviluppo e dove molte aziende USA hanno de localizzato, con il rischio di rallentare ulteriormente la crescita economica americana gia’ messa a dura prova dalla crisi dei settori immobiliare e finanziario.
(SEGUE su La pulce di Voltaire)
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economia
22/04/2008
Non faccio per vantarmi, ma la mia playlist e i miei consigli musicali su Lastfm mi piacciono. Vorrei vedere se scegli musiche che non ti piacciono, dirà qualcuno. Vero. Spero che piacciano anche a molti altri.
Ne approfitto per citare il mio best film recente: Non è un paese per vecchi.
Già che ci sono cito anche il mio miglior romanzo recentemente letto: Non è un paese per vecchi, del gigantesco McCarthy.
Bello anche un giallo di Deaver: La scimmia di pietra.
Molto belli stilisticamente, ma discutibili dal punto di vista morale e -a volte- del plot, due raccolte di racconti. La prima è di Breece D'J Pankake, Trilobiti.
La seconda raccolta è di Lansdale, Maneggiare con cura. Pazzesco.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 20:04 commenti |
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