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30/05/2008
Si tratta di fermarli, subito e duramente, prima che causino guai ad altri e a se stessi. Ci sono due metodi per fermarli: il primo è il silenzio stampa, per evitare che si sentano eroi o veline televisive;
Il secondo è la prevenzione e l'infiltrazione della polizia.
P.S. Il caso dell'aggressore al Pigneto, nel negozio di un extracomunitario: ha un tatuaggio di Che Guevara sul braccio, e non si sente di nessuna parte politica( quella dei cretini?). I sinistri hanno fatto il solito baccano, ben supportati dalla "libera stampa", ed hanno sfilato contro il fascismo. Cioé, contro se stessi.
«Ci hanno di fatto sequestrato per almeno venti minuti. Lì fuori erano più di un centinaio, tutti dei Collettivi di sinistra. Non potevamo uscire. Poi hanno cercato di sfondare la porta prendendola a calci. Gridavano: "Dimettiti o ti mandiamo via noi", "Non ti faremo più insegnare", "Non potrai più mettere piede qui"». La voce di Guido Pescosolido, docente di Storia moderna e da sette anni preside della facoltà di Lettere all'università romana de «La Sapienza», non tradisce emozioni: «Sa, in sette anni di presidenza ho fatto il callo un po' a tutto. Ma questo episodio è oggettivamente gravissimo. Non mi è mai capitato di essere assediato in presidenza, con due segretarie e il collega Vittorio Vidotto, e di dover uscire scortato da venti poliziotti in borghese... »
Cosa farà, ora, professore? «La situazione sta diventando insostenibile. Sto valutando il da farsi con la mia famiglia». Ovvero, pensa davvero alle dimissioni? «Non escludo alcuna decisione nei prossimi giorni. Anche perché temo per la libertà di insegnamento e la stessa vita democratica della facoltà. Alcuni colleghi, per esempio Lucetta Scaraffia, mi hanno segnalato casi in cui gruppi dei Comitati hanno tentato di far sospendere le lezioni o di imporre una discussione su fascismo e antifascismo. Se si comincia con questi metodi, mi pare obbligatorio aprire una riflessione approfondita e molto seria su quanto sta accadendo alla facoltà di Lettere». (Corriere della Sera)
postato da Paolo-di-Lautreamont, 14:24 commenti (19)|
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Ottimo articolo di Amir Taheri. La Taqyia, ovvero l'arte della dissimulazione, passa dall'Oriente in Occidente...
In the ancient world, Romans and Persians, adversaries for centuries, ended up imitating aspects of each other's personality. The Romans killed their republic and created a monarchy, in imitation of the Persians.
The Persians set up a professional standing army, in imitation of the Romans.
More recently, the Soviets imitated their American adversaries by going for massive industrialization and a permanent quest for technological progress.
The Americans imitated the Soviets by building a huge military arsenal, something that their 'founding Fathers' had always shunned.
Are we now witnessing mimesis at work between the Khomeinist regime in Tehran and the American political elite?
It is too early to tell.
However, some signs of this are already visible.
In 2005, Mahmoud Ahmadinejad conducted his presidential campaign in American style, complete with whistle-stop events and barnstorming.
His slogan was "We Can!". Two years later, it appeared in the US in a modified version: "Yes, We Can!" as Senator Barack Obama's campaign slogan.
Last year, Ahmadinejad participated in a televised town hall-style meeting at Columbia University in New York, imitating Bill Clinton in the early 1990s.
This week, Obama and two other Democrat senators, Joseph Biden and John Kerry, have come out with articles and interviews that show they have learned "taqiyah", and hope to practice it against the Islamic Republic.
Taqiyah, the old art of dissimulation, is designed to mislead adversaries in hostile environments. You say one thing, but you mean the opposite.
The three senators have a problem. SEGUE
postato da Paolo-di-Lautreamont, 11:28 commenti |
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Pesantissimo scacco all'ipotesi di una difesa comune europea. E’ saltato l’accordo tra inglesi e francesi sulla costruzione di una portaerei in comune. Progetto commendevole,  visto che le due PA inglesi sono vecchie come gli Harrier che le sorvolano, mentre la mini portaerei Charles De Gaulle è asfittica e richiede ben 18 mesi di cantiere ogni cinque anni.
L’ostacolo è quello di sempre -la politica-. Si pensi al caso dell'Irak nel 2003: Parigi era contraria all'intervento, mentre Londra è intervenuta. In un simile caso, una portaerei "in comune" non avrebbe potuto essere utilizzata. Questo semplice ragionamento costituisce la pietra tombale per tutta la difesa europea.
Adesso Londra ha ordinato due nuove portaerei. Saranno a propulsione tradizionale e di media stazza, a differenza delle gigantesche PA nucleari americane (100.000 tonnellate) e della mini Charles de Gaulle (Anche in Italia la Garibaldi stazza “solo” 27.000 tonnellate, idem la “neonata” portaerei Cavour). Addio flotta europea. Addio esercito europeo. Resta il progetto per la costruzione di fregate FREMM tra Francia e Italia il che, se pure salva le commesse per la nostra Fincantieri, non è certo la base per la realizzazione della flotta di Bruxelles.
LINK
postato da Paolo-di-Lautreamont, 11:17 commenti |
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28/05/2008
Pessima figura di Fiano (deputato PD) e di Fini (Presidente della Camera).
Ieri Fiano ha letto alcune frasi del giornale La difesa della razza, e Fini (giustamente) aveva detto che si trattava di "frasi vergognose"...
Il commento di Fini è avvenuto dopo che Emanuele Fiano (Pd) aveva letto in aula alcune frasi di un testo di Almirante pubblicato nel maggio 1942 sulla rivista La difesa della razza, di cui Almirante era vice direttore, in cui poneva la necessità di «porre un altolà ai meticci e agli ebrei». «Ho visto manifesti a Milano secondo cui noi italiani dovremmo essere orgogliosi di Almirante, di cui dovremmo ricordare la figura», ha detto il deputato, che è di religione ebraica. Dopo aver letto il breve testo sul razzismo, Fiano ha concluso: «Ringrazio chi ha avuto l'idea di dedicare una strada a Giorgio Almirante per non dimenticare. In effetti noi non lo dimenticheremo mai». (Corsera)
Il fatto che sia Fiano sia Fini hanno omesso è che i cattivi non sono solo da una parte...
Infatti il Direttorissimo del PD, ovvero Barbapapà, ovvero Eugenio Scalfari, scriveva su Roma Fascista e, nel 1942 (quattro anni dopo le leggi razziali), sparava a zero su tutti coloro che non condividevano "il nostro nazionalismo" e la "guerra-rivoluzione".
Scalfari fece dichiarazioni di elogio al Duce ed al Fascismo in L’Italia settimanale , n°23 – anno III- 15 –6-1994 ROMA FASCISTA (settimanale), 24 SETTEMBRE 1942 - EUGENIO SCALFARI: “Gli imperi moderni quali noi li concepiamo sono basati sul cardine “razza”, escludendo pertanto l’estensione della cittadinanza da parte dello stato nucleo alle altre genti”… “la razza può considerarsi come un termine intermedio tra l’individuo e la specie, cioè fra due termini opposti, intendendo la specie, nel suo significato biologico, come la somma di tutti gli individui capaci di dare fra loro incroci fecondi.
Anche Aldo Moro e Giorgio Bocca scrivevano cose tremende, nel 1942. LINK
P.S. Ho sentito le dichiarazioni di Fini in Camera deputati. A differenza di quanto riporta la stampa cattocom, Fini ha fatto la precisazione giusta che, cioé, dopo la guerra tutti sono rinsaviti, andando in diversi schieramenti politici, mentre prima erano tutti per la "difesa della razza".
postato da Paolo-di-Lautreamont, 15:22 commenti (20)|
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A volte la democrazia fa strani scherzi. E' andata malissimo nel Kuwait l'ultima giornata elettorale: il partito degli islamici integralisti, la Alleanza islamista salafita, ha preso 10 seggi su 50, raddoppiando i propri deputati nell'assemblea nazionale.
Per giunta altri 11 eletti appartengono ai sunniti integralisti non salafiti.
La minoranza sciita (il 30% della popolazione) manda 5 suoi deputati in parlamento. Due di costoro si erano già fatti notare onorando la memoria del terrorista Imad Mughnieg, uno dei capi militari di hezbollah, ucciso a Damasco lo scorso 12 febbraio. Alle elezioni si sono invece presentate ben 27 donne, ma nessuna di queste è stata eletta.
Dunque non è di sole "elezioni libere" che ha bisogno il mondo arabo ma di una rivoluzione umana, culturale, di progresso sociale e di spiriti liberi. A volte le "libere elezioni" e le altre cose non coincidono affatto...
" Ecco come progredisce l'islamismo nel mondo arabo. Questo risultato dovrebbe far riflettere tutti gli apprendisti stregoni [alla D'Alema] che stimano sia possibile instaurare in questa parte del mondo una democrazia di tipo occidentale", scrive il direttore del Centro studi strategici ESISC, Claude Moniquet. Molte esperienze negli ultimi anni sono state fallimentari. Non dimentichiamo l'impetuosa avanzata elettorale degli integralisti del FIS in Algeria, bloccata solo da un golpe militare e da uno stragismo con diversi attori che ha fatto scorrere fiumi di sangue. In Iraq c'è stato un timido -ancora troppo- risultato.
Quando -aggiunge Moniquet- "gli occidentali hanno convinto l'Autorità palestinese a procedere con "libere elezioni", Hamas ha riportato una vittoria schiacciante". Lo stesso è successo nel Libano, dove Hezbollah impone la legge delle armi contro la legge.
Ci vuole realismo "Il mondo arabo è malato di tribalismo e guerra di clan" e inoltre deve combattere contro il malessere profondo dello scontro tra modernità e "spirito della tradizione", che produce un sentimento di umiliazione nel popolo che crede di essere vittima di una nuova crociata mondiale, e viene indotto a credere che la "purezza delle origini" sia l'arma migliore per resistere all'aggressione.
Il progresso può arrivare, certo, ma "piuttosto che spingere paesi che non sono pronti ad adottare pari pari il nostro sistema, le potenze occidentali dovrebbero mettere tra parentesi la questione della democrazia rappresentativa e il credo in "una testa un voto" e insistere di più sul rinnovamento civile e culturale". Il che significa più diritti per le donne, per le minoranze etniche e religiose... la creazione di una vera borghesia... un sistema scolastico meno deformante.
Saranno pensieri politicamente scorretti, ma sono realisti.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 00:46 commenti |
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27/05/2008
La notizia è clamorosa: ottenere energia pulita dall'acqua. Mettere a posto l'economia e stare in pace (per un po', l'uomo è quel che è). Riuscito il primo esperimento di fusione nucleare a freddo: LINK
postato da Paolo-di-Lautreamont, 19:09 commenti |
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Definitive parole di Filippo Facci sul reazionario di sinistra.
Come sputtanare a vita i tardigradi? Semplice: leggendo loro ciò che loro scrivevano anni fa, decenni fa, su L'Unità e altrove. Senza dimenticare il titolo del "quotidiano fondato da Gramsci" all'indomani della morte di Stalin ("E' morto l'uomo che più ha fatto per il progresso dell'umanità", ebbero la faccia di scrivere), è il caso di riproporre la bella silloge di misfatti compiuti dalla sinistra anti Ponte sullo Stretto, anti nucleare etc.
Prima di cedere la parola all'amico Phil, ricorderò ciò che ho già scritto io, a proposito del Ponte di Messina, ricordando che a Istanbul (zona sismica) ci sono già tre "Ponti sullo stretto", più un altro in costruzione.
Sempre a Istanbul si costruiranno due tunnel sottomarini tra Europa e Asia.
Tra il Marocco e la Spagna si farà un tunnel sottomarino per il passaggio di treni.
Panama va al raddoppio.
La Danimarca e la Svezia sono collegate da un Ponte sullo Stretto.
In Giappone e altrove le opere di mega-ingegneria sono moltissime. Idem in Cina.
Per meglio comprendere il ricompattamento della sinistra attorno al fronte del no (al nucleare, al ponte sullo Stretto eccetera) leggere i giornali di trenta o quaranta o cinquant’anni fa è forse ancor più utile che leggere quelli di stamattina. Perché si cita e ricita il nucleare, ma parrebbe un pazzo chi dicesse che la sinistra italiana era anche contro la televisione, contro l’automobile, contro la metropolitana, contro i grattacieli, contro i ponti e i sottopassaggi, contro l’alta velocità in ogni sua forma, contro i computer, contro l’automazione del lavoro, contro il part-time, contro tutto ciò che si è rivelato causa e conseguenza della modernizzazione del Paese: e stiamo parlando, ricordiamolo sempre, di una forza che ha sempre amato definirsi «progressista» per quanto non abbia risparmiato ostilità rivolte contro tutto ciò che è stato via via ricondotto alla società dei consumi.
[Grazie alla politica del freno a mano sempre tirato dei berlingueriani, l'Italia si è modernizzata poco e malissimo, ndr]
Le autostrade, per esempio: la sinistra non le approvava perché privilegiavano i consumi individuali (era la tesi) a discapito del trasporto pubblico. Il 3 ottobre 1964, dopo che il governo di Aldo Moro aveva inaugurato l’Autostrada del sole, qualcosa cioè che davvero cambiò l’Italia, l’Unità scrisse questo: «Abbiamo l’autostrada, ma non sappiamo bene a che serve... è evidente l’impegno di spremere l’economia nazionale nella direzione di una motorizzazione individuale forzata... dimenticando che mancano le strade normali in città e nel resto del Paese». Sembrano i titoli dell’Unità circa il ponte di Messina. Lo schema è sì migliorato, ma non molto mutato: da allora a oggi ogni grande opera è stata inquadrata come un fumo spettacolare ma privo del necessario arrosto. Roba per pochi: «Velocità alte e comode», insisteva l’Unità, «sono soltanto per redditi più elevati». Tipo i camionisti bulgari.
E non dite che sono polemiche datate, perché ciò che scrisse l’Unità dell’8 gennaio 1977, quando il Pci era ai massimi, oggi andrebbe riletto ai pendolari della Salerno-Reggio Calabria per saggiarne le reazioni: «Gli investimenti in autostrade hanno aperto una falla difficilmente colmabile nelle risorse del Paese, a detrimento di investimenti la cui mancanza determina continui danni economici ed ecologici». La magica parola, ecologia, era già stata requisita dalla sinistra non senza colpe di un centrodestra piuttosto vacante sul tema. Resta il delirio: «Mettere fine agli sperperi in una ragnatela di autostrade, dando rigorosa precedenza a investimenti sociali e produttivi, ecco il nostro impegno». Sempre l’Unità.
Era il gergo sempreverde che andava a richiamare «un diverso modello di sviluppo». Quale? Mai capito, però vediamo che all’inizio del 1977 proprio Enrico Berlinguer, peraltro alla vigilia di una straordinaria fase di espansione mondiale dell’Italia, dettava una precisa parola d’ordine: austerità.
(...) La sinistra progressista, nel dopoguerra, si era già opposta alla realizzazione della Metropolitana milanese; negli anni Sessanta, il tram era definito di sinistra e la metropolitana di destra: va da sé che anche le conseguenze di questo, oggi, separano lo status di certe città italiane da quello di altre metropoli europee.
La sinistra progressista si oppose parimenti allo sviluppo urbanistico verticale (i grattacieli) e anche di questo le conseguenze sono note. Una volta tinta di verde, la stessa sinistra avrà modo di opporsi a tutti i progetti di Alta velocità ferroviaria, alla variante di valico Firenze-Bologna, alla realizzazione dell’aeroporto della Malpensa, al progetto Mose per salvare Venezia, per non parlare appunto del ponte sullo Stretto e di ciò che è successo coll’energia nucleare: eravamo il terzo Paese del mondo per produzione, prima dello stop via referendum.
Poi, se volete divertirvi, c'è la televisione. Nel 1954, a dir il vero, la nascita della Tv italiana fu accolta con sospetto e freddezza non solo a sinistra: nessun quotidiano infatti riportò la notizia in prima pagina, a parte La Stampa.
(...) Un esordio in bianco e nero che forse contribuirà a ritardare di dieci anni quello della televisione a colori: fin dal 1967 la tecnologia fu ampiamente disponibile (apparteneva già a Stati Uniti, Inghilterra, Germania, Francia, Giappone e persino, sì, all’Unione Sovietica) ma in Italia riaffioravano discorsi sui consumi individuali e collettivi: «La Tv a colori è caldeggiata dagli industriali e dalla Rai» titolava l’Unità del 14 settembre 1977. Vade retro: «La questione non è se tradurre in Italia la Tv a colori, bensì quando introdurla... chiarire se il Paese può sopportare questa spesa e quali vantaggi eventuali, se vantaggi ci sono, potrebbe dare alla nostra economia».
L’arcano, oggi, pare risolto. Ma allora no: «Si tratta di capire e decidere», tuonava l’Unità, «se la Tv a colori è conciliabile con la vigente necessità di case, scuole, ospedali». A parte il congiuntivo sbagliato, oggi è forse più facile requisire case e scuole e ospedali che non i televisori a colori: prima dell’Europeo di calcio, almeno. Tutto il resto è noia, a parte una vicenda più recente e tuttavia più rimossa: negli anni Settanta, quando nacque la prima tv commerciale (si chiamava Telebiella ed era più che altro un esperimento) la sinistra additò «un pluralismo televisivo illegale, incostituzionale e tecnicamente impossibile». Impossibile, già.
Già allora, i «progressisti» proposero che il raggio d’azione delle tv private non dovesse superare il chilometro e mezzo. Poi saranno sempre loro ad applaudire i pretori che spegneranno le tv di Berlusconi e che si batteranno contro gli spot televisivi: perché non si interrompe un’emozione. Al limite si perdono le elezioni.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 19:04 commenti |
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Gli incivili extra-parlamentari continuano con il loro orrendo vintage da anni '70 (sono già vecchi a 20 anni), con pestaggi bestiali, tentativi di impedire manifestazioni e discorsi (non importa fatti da chi), con feriti e schifo da parte di tutti. Speriamo solo che vengano smorzati dalla stampa, invece di andare in prima pagina, così che si credano eroi da film, mentre invece sono solo dei pezzenti violenti e nazicomunisti di diverso colore.
Che differenza di respiro invece nella manifestazione di Magdi Allam. Comunque la si pensi in termini di dialettica religione/ateismo, questa è la strada da seguire. Allam parlerà oggi, in un incontro aperto a tutti. Nonostante i soliti rischi "L'ingresso è libero a tutti e non è necessario un invito o una prenotazione".
Così si fa.
Prima presentazione a Roma del mio libro "Grazie Gesù". Ci vediamo oggi, 27 maggio, alle 18,30 all'Università Lateranense
Insieme a me parteciperà monsignor Rino Fisichella. L'ingresso è libero e si può parcheggiare all'interno. Dalle 17 alle 18,30 incontrerò privatamente i primi 30 iscritti alla mia associazione che ne faranno richiesta
Di Magdi Cristiano Allam
Cari amici,
Oggi alle ore 18,30 presenterò per la prima volta a Roma il mio nuovo libro “Grazie Gesù. La mia conversione dall’islam al cattolicesimo”. La presentazione avverrà nell’Aula magna dell’Università Pontificia Lateranense, in Piazza San Giovanni in Laterano 4. Parteciperà da relatore con una sua testimonianza monsignor Rino Fisichella, rettore dell’Università, la mia guida spirituale nel percorso interiore di maturazione della scelta di aderire pienamente alla fede cattolica e di iniziazione ai sacramenti cristiani. L’ingresso è libero a tutti e non è necessario avere un invito o essere prenotati....
postato da Paolo-di-Lautreamont, 15:29 commenti |
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Imperdibile video, basato su un trailer di Guerre Stellari, sulla guerra "stellare" tra Hillary e Barack. Imperdibile.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 13:17 commenti |
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Clamorosa svolta culturale nella penisola arabica: i giovani stanno scoprendo la Cabala ebraica, a Riyad e La Mecca. Affannosa corsa ai ripari. Intanto si sono trovate le prime tracce di dinosauri, nello Yemen.
(Il cinese però è più astruso della Cabala. Vedi foto sotto, thanks to Grouchy Old Cripple)

postato da Paolo-di-Lautreamont, 13:14 commenti |
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I cittadini del Bangladash sono stati diffidati dalla possibilità di lavorare nel Bahrain, dopo il brutale omicidio di un funzionario del governo da parte di un meccanico originario della nazione asiatica.
Il ministro degli interni Sheikh Rashid bin Abdulla Al Khalifa ha ordinato ieri di sospendere i permessi di lavoro e di deportare tutti gli immigrati originari di quelle regioni dallo stato del Golfo.
Il grosso guai è dovuto allo sgozzamento di Mohammed Jassim Dossary dopo un litigio per il pagamento di una riparazione auto. L'assassinio ha colpito il governo, che ha già più volte accusato i cittadini del Bangladesh come causa di problemi di criminalità. Il ministro Abdul Halim Murad chiede la deportazione di oltre 100,000 lavoratori Bangladeshi fuori dal principato. L'ambasciata del Bangladesh farà appello contro la decisione della deportazione. "Per la morte di una persona puniscono una nazione intera, il che per noi non è accettabile", dice il diplomatico Al-Islam, capo dell'ambasciata, "Ci sono migliaia di nostri concittadini che lavorano per lo sviluppo del Bahrain"...
Il problema dell'emigrazione -comunque- è un'emergenza mondiale.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 11:54 commenti |
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Gli attivisti del partito comunista di San Pietroburgo hanno invitato il popolo russo a boicottare il film Spielberg Indiana Jones e il regno dei teschi di cristallo. Nel film l'archeologo interpretato da Harrison Ford compete con un gruppo di agenti del KGB guidati da una donna, Irina Spalko (Cate Blanchett), che parla con accento ucraino. Il film è ambientato nel 1957, in piena Guerra Fredda. Per il portavoce del partito comunista il film prende in giro la Intelligence sovietica, il che produrrebbe "pessimismo, dubbi sul potere della nazione e idolatria per gli Stati Uniti".
Di conseguenza gli attivisti nipotini di Lenin richiederanno ufficialmente al Ministro della Cultura di sequestrare la pellicola in tutto il territorio russo.
Gravissimo, per il deputato comunista petroburghese Vladimir Muhin: "Nativi indiani e alieni aiutano Indiana Jones e i suoi equivoci compagni nel tentativo di salvare il mondo dalla sfida russa. E' un film da pervertiti. Secondo la ufficiale di polizia di fede comunista Veronika Klinovitskaya il film è "uno sputo nell'anima del popolo sovietico". "Io ricordo i film sovietici, con coraggiosi membri di organizzazioni segrete, agenti segreti, ottimi operai e le loro facce ispirate, che nulla hanno in comune con la faccia da avvoltoia della corrotta Cate Blanchett"...
Per i neocomunisti i due principali attori del film non dovranno avere più nessun visto d'ingresso in Russia. (Fonte: Pravda)
Gli europei restano legati a un'idea di cinema "utile per fini politici". Gli americani non sono da meno, almeno i più esagitati alla Sean Penn e Michael Moore, ma è difficile pensare all'ultimo successo di Lucas e Spielberg come a un'opera di "educazione del popolo". Semplicemente, si individua un nemico che non c'è più, proprio per questo più facile da rappresentare...
postato da Paolo-di-Lautreamont, 00:22 commenti |
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26/05/2008
Boris Johnson, nuovo sindaco di Londra, metterà fine ai sussidi ai "poveri di Londra", con sconti alla benzina dei bus della capitale inglese, nei week end. Secondo Boris ci sono altri mezzi per i poveri di Londra e del Venezuela. Inoltre suona strano ricevere sussidi da una nazione nella quale moltissime persone vivono in "estrema povertà".
Il vecchio sindaco Livingstone naturalmente ha attaccato l'avversario, colpevole di "proseguire nella sua agenda conservatrice".
L'accordo Chavez-Livingstone ha prodotto sconti per 20 milioni di euro, utilizzati per dimezzare il biglietto per 250.000 persone.
In cambio Chavez ha avuto pubblicità sulle meravigliose innovazioni architettoniche avviate dal regime venezuelano.
Fidel Castro s'è incavolato con Obama, a causa del suo discorso sulla giustezza delle sanzioni contra una dittatura feroce.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 23:47 commenti |
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(...e nemmeno gli antiisraeliani anti-USA)
Di Gian Micalessin (Da Legno Storto):
Il professor Harry Wu è innanzitutto un sopravvissuto. Nel 1960 quando venne accusato di essere un controrivoluzionario era un semplice studente di geologia di 23 anni. Si ritrovò in un campo di lavoro e ci uscì solo 19 anni dopo. Gran parte dei suoi compagni di prigionia morirono di fame o stenti. Lui promise a se stesso di sopravvivere per raccontare quell’inferno.
Liberato nel 1979 e fuggito negli Stati Uniti Harry Wu è oggi il più conosciuto dissidente cinese grazie alle campagne contro i campi di lavoro e alle denunce dei traffici di organi umani espiantati ai condannati a morte cinesi. Ma il 71enne professore Harry Wu, da ieri in Italia per un ciclo di conferenze, continua a non darsi pace e promette di continuare la sua battaglia fino a quando il termine «lao gai» sarà entrato in tutti i dizionari del mondo.
«I lao gai - spiega Harry Wu - sono come i gulag sovietici, sono il simbolo del comunismo cinese. In Cina oggi chi critica il regime finisce lao gai. I lao gai sono il simbolo della mancanza di libertà».
Per molti italiani i “lao gai” sono una reliquia del passato...
«Sbagliano. Oggi in Cina esistono oltre mille campi di lavoro. Nei lao gai la rieducazione attraverso il lavoro punta a trasformare il detenuto in un perfetto comunista e a cancellarne tutti i tratti devianti, compresa la religione e l’aspirazione alla libertà individuale. E se non ti adegui a quelle regole la pena si estende. Il lavoro di quei detenuti viene utilizzato per produrre prodotti a basso prezzo molti dei quali arrivano nel vostro Paese. In Europa fingete di non saperlo, ma un terzo del tè cinese, la gran parte delle suole di gomma o delle luminarie di Natale vengono prodotti da migliaia di schiavi di Stato. E voi pagate la loro schiavitù».
Perché accusa l’Europa e non gli Stati Uniti?
«La dogana degli Stati Uniti possiede una lista di prodotti i cui componenti arrivano dal sistema dei lao gai e blocca alla frontiera quei beni. I lao gai sono un segreto di Stato e molto sfugge ai controlli, ma almeno negli Stati Uniti il principio e la regola esistono. L’Unione Europea non si è mai preoccupata di fare niente di simile».
In Europa il dibattito sul boicottaggio delle Olimpiadi è però molto vivace.
«Le Olimpiadi sono un fatto transitorio, dibattere sul boicottaggio è una stupenda forma d’ipocrisia. Fra tre mesi sarà tutto finito e la Cina tornerà quella di sempre. Fareste meglio ad appassionarvi meno alle Olimpiadi ed affrontare più seriamente il problema della violazione dei diritti umani. Le Olimpiadi passano, il comunismo resta».
Lei definisce comunista un Paese che commercia con tutto il mondo ed ha aperto le sue frontiere all’economia occidentale.
«Come definirebbe un Paese dove la proprietà della terra è solo dello Stato e dove qualsiasi forma di religione non è tollerata? In Cina lei può comprare un palazzo, ma non la terra su cui è costruito, quella resta allo Stato che incassa un affitto. In Cina puoi costruire una Chiesa, ma dentro quella chiesa non potrai mai propagandare la liberta di religione. Capitalismo e libertà in Cina restano mere finzioni».
Da dove incomincerebbe la battaglia in difesa dei diritti umani?
«Dalla legge sul controllo delle nascite. Quella legge è il simbolo dell’aberrazione perché toglie a donne e famiglie il diritto naturale alla procreazione. In Cina per mettere al mondo un bimbo bisogna ottenere il permesso dello Stato, ma quel diritto si esaurisce dopo il primo figlio. Per imporre questo sistema aberrante lo stato spinge all’aborto milioni di donne e ne condanna altrettante alla sterilizzazione. Non esiste nulla di simile sulla faccia della terra».
Lei denuncia anche l’utilizzo degli organi dei condannati a morte nei trapianti eseguiti dalle cliniche di Stato. Che prove ha?
SEGUE
postato da Paolo-di-Lautreamont, 20:15 commenti |
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S. Donato Milanese (MI), 26 Maggio 2008 - Eni ha perforato con successo un pozzo esplorativo sulla scoperta di Stones, situata nel permesso Walker Ridge 508, a una profondità d’acqua di 2300 metri, a circa 325 km dalle coste della Louisiana.
Il pozzo esplorativo Stones-3, perforato a circa 1,6 chilometri a Nord del pozzo di scoperta Stones-1, ha raggiunto una profondità totale di circa 9.000 metri, incontrando numerosi livelli sabbiosi mineralizzati a olio. I dati acquisiti con questo pozzo saranno ora analizzati per pianificare le future attività di perforazione volte a delimitare le dimensioni della scoperta.
Eni detiene in Stones una quota del 15%. Gli altri partner sono Shell (35%, operatore), Marathon (25%) e Petrobras (25%). La ‘Stones Unit’ (un’area costituita da 10 blocchi), che contiene anche altre opportunità esplorative, fa parte del portafoglio esplorativo che Eni ha recentemente acquisito dall'americana Dominion.
La scoperta di Stones si trova vicino ad altre recenti scoperte effettuate in livelli sabbiosi profondi come St. Malo (in cui Eni possiede una partecipazione), Chinook e Cascade. Eni possiede un importante portafoglio esplorativo in questo tema di ricerca, con molte altre opportunità attualmente in fase di valutazione per futura attività di perforazione.
Negli Stati Uniti, Eni detiene partecipazioni in 408 blocchi nel Golfo del Messico, di cui il 70% nelle acque profonde, ed è tra i principali produttori nell'area con una capacità di produzione giornaliera di oltre 110.000 barili di olio equivalente, di cui il 60% è operato. Eni possiede inoltre partecipazioni in 158 licenze nell'area del North Slope in Alaska.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 16:17 commenti |
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