LE GUERRE CIVILI
GEOPOLITICA - POLITICA INTERNAZIONALE - CULTURA, di PAOLO DELLA SALA
 

30/06/2008

Partito islamico nel Turkestan cinese

Si sviluppa il partito islamico del Turkestan cinese. Guai in arrivo per Pechino, e fermento nei 24 milioni di islamici che vivono sotto il regime comunista che già di per sé comincia ad avere derive e sommosse pericolose per il potere (ricordo che ieri 10.000 persone hanno manifestato -anche violentemente- contro l'insabbiamento dell'omicidio di una giovane quindicenne, uccisa e stuprata dal figlio di un funzionario del Partito, ma giudicata "suicida" dai tribunali "politicizzati").
Ovviamente nell'operazione del partito islamico si nota la longa manus di Al Qaida...
Si legga quest'ottimo articolo di Timur Kocaoglu -docente alla università Koç di Istanbul-, presentato nella conferenza organizzata dall' East Turkestan National Congress (ETNC) in collaborazione con Partito radicale Transnazionale (TRP),  a Bruxelles, sede del Parlamento Europeo, 17 ottobre 2001:

Communist China has been practicing two kinds of genocide in East Turkistan since 1949. One is racial genocide and the second is cultural genocide. In my presentation today, I would like to highlight the most important features of the cultural genocide in East Turkistan.

The main object of the half-century-long cultural genocide is the total elimination of the national essence and culture of East Turkistan. Communist China initiated its cultural genocide policy by renouncing the name "East Turkistan," which is the national and historical name of this region. Despite the establishment of two independent states called "the Republic of East Turkistan" in the region (the first in 1933, and the second in 1944), Beijing has insisted on designating East Turkistan as "Xinjiang-Uyghur Autonomous Region" since 1949. The aim of Communist China is to prohibit the usage of the historical term "East Turkistan" which may remind the local people of the sovereignty of their region from China. Thus, Beijing has been claiming the region as a historic part of China.

The continued fear in the Chinese administration of the term "East Turkistan" can be seen from a recent official publication in Urumchi, the capital of the Xinjiang-Uyghur Autonomous Region (East Turkistan). Fing Dachin, the author of the preface to the book, "The Study on Pan-Islamism and Pan-Turkism," published in 1994, explains how dangerous is the term East Turkistan as follows:
What is the agenda of the national separatists? In short, they propagate the liberation of East Turkistan. In history, some Western scholars called the Xinjiang region "East Turkistan," but this terminology is not scientific. At the beginning of this century [twentieth century], this term gained a deep political meaning after the noisy outcry of the Pan-Turkists about the "independence of East Turkistan." The national separatists following those Pan-Turkists

SEGUE

Altro dato interessante, quello geografico: si consulti la cartina e si noti come -tra Tibet e Turkestan, un terzo dell'intero territorio cinese sia a rischio di deriva autonomista... Facile prevedere quindi Grossi guai a Chinatown, nei prossimi anni.
Non a caso Al Qaida sta organizzando la sua penetrazione capillare nel Turkestan:

The Islamic Party of East Turkestan" [i.e. Xinjiang Uyghur Autonomous Region, Chinese Turkestan] Posts Its Platform on an Islamist Forum

"The Islamic Party of East Turkestan" is a jihadist group operating in Xinjiang Uyghur Autonomous Region (also known as Chinese Turkestan or Uyghuristan), a region in northwestern China inhabited mostly by Muslims.

On May 21, 2008, the Islamist forum Al-Ikhlas (hosted by Piradius.net in Malaysia) posted the party's platform, as issued by its media department. The document sets out the party's goals and beliefs.

The following are excerpts from the platform document:

"We are a group that promotes jihad for the sake of Allah... Its members, [united in] monotheism, devoutness, piety, and jihad for the sake of Allah, aim to liberate Muslim East Turkestan from the apostate Communist Chinese occupation... and impose shari'a [law] in [this region]. By cooperating with the Muslim mujahideen throughout the Islamic world [we aim to] restore the Islamic Caliphate and impose shari'a throughout the world."

"Our Goals Are:

"To train the Muslim Turkestani youth to wage jihad..."

"To prepare the Muslim Turkestani masses [for jihad] and to bring them back to the right path [i.e. to the Salafi creed]..."

"To cooperate with all the groups waging jihad for the sake of Allah throughout the world, in order to repel the attacks of the apostates... and drive the Crusaders, Zionists and apostates from our Islamic world..."

"Principles:

"We believe that, like most Muslim countries, East Turkestan is under the direct and indirect occupation of apostates... and is governed by secular and democratic constitutions and laws...
SEGUE 

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esteri, cina, islam



26/06/2008

Giovanardi e le droghe in parlamento

Allora è un chiodo fisso. Con quell’accento bolognese che sembra il nipote di Peppone, il Giovanardi ex Casinista non riesce proprio a liberarsi dalla sua personale dipendenza di denunciare le tossicodipendenze dei parlamentari. Povero Giovanardi: davanti alle sue pupille dilatate, tutto il parlamento appare come un’immensa piantagione di cannabis. In questo caso il cartello “divieto di fumo” acquista molti significati. Però, se la legge fosse fatta rispettare, vedremmo i cani antidroga ballare la tarantella perché impazziti davanti a tutti i pacchetti di cocaina in mezzo agli atti parlamentari. Allora è meglio soprassedere. Intanto tutti sniffano, tutti si arrotolano cannoni, tutti tirano su l’impossibile. Persino gli italiani, col loro voto, si sono fumati i partiti-cespugli. Questa è la vera democrazia. Insomma tutti godono tranne uno – Giovanardi. Si potrebbe aprire una sezione apposita di una comunità per recuperare Giovanardi e concedergli una canna al sabato sera. Tanto per vedere l’effetto che fa: Ma anche Giovanardi può avere effetti salutari. Quali – ancora non si sa-. Però è sempre divertente leggere le sue cannonate. (Testo di Gabriele Cazzulini)

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politica



Il PD è morto

Riporto un'intervista di Cristiano Bosco al presidente della Provincia di Savona, pubblicato su L'Opinione di oggi.

“Il Partito Democratico è morto”. Il decesso è certificato da Marco Bertolotto, medico chirurgo, presidente della Provincia di Savona, il quale non ha dubbi sullo stato della massima forza di opposizione del Paese, da lui recentemente abbandonata in aperta polemica con la dirigenza. Un conflitto che ha fatto da apripista allo scontro su scala nazionale tra moderati e postcomunisti e che ha fatto emergere non poche contraddizioni all’interno del PD.

Presidente, cosa è successo?
È successo che abbiamo perso le elezioni politiche. Alla luce di questo risultato, sarebbe stato da rivedere completamente il concetto alla base del PD, capire il perché della sconfitta, pianificare il futuro, decidendo se l’esperienza del Partito Democratico debba essere portata avanti oppure fermata, per dare spazio a idee alternative. Dopo le elezioni, mi sono rivolto al nostro coordinatore provinciale, Giovanni Lunardon, per comunicargli la mia preoccupazione. A mio avviso, era necessario scegliere subito il candidato per le elezioni provinciali di Savona nel 2009. Ho comunicato la mia disponibilità a ripresentarmi, in quanto presidente in carica.

E qui sono iniziati i malumori.
Nel caso fosse stato scelto un altro nome, ovviamente con una decisione motivata, avrei fatto un passo indietro, a patto però che il candidato prescelto fosse già pronto ad andare sul territorio per ascoltare la gente e i suoi bisogni, capire quali sono i motivi per cui gli elettori ritengono che l’esperienza PD sia qualcosa che non funziona, al fine di proporre un’idea di governo che sappia rispondere alle esigenze delle persone. È mia convinzione che, su questo territorio, vi siano individui dotati di capacità, credibilità ed esperienza necessarie per questo lavoro. Un’operazione da condurre senza alcun vincolo ideologico o di parte, senza pensare che sia obbligatorio riproporre le alleanze che sono uscite sconfitte dalle elezioni, ma inventandosi qualcosa di nuovo. Questa idea, al coordinatore provinciale del PD, non interessa, poiché sostiene che la prima cosa da costruire sia il partito, con i suoi organigrammi. Sarà poi il partito a scegliere quali alleanze stringere: con gli alleati accorderà il programma e troverà l’uomo o la donna giusta da presentare alle elezioni. L’esatto opposto di quanto si dovrebbe fare in una società moderna.

Sembra che non si tratti di un fenomeno esclusivo della provincia di Savona.
Il progetto è nazionale e lo si è visto qualche giorno fa all’assemblea di Roma del PD. Erano presenti in pochissimi. Si tratta di un partito fatto di dirigenti, che si avvitano su se stessi, difendono i propri interessi e sono convinti di avere la soluzione per tutti i problemi senza parlare con la gente. Privilegiano il partito rispetto a quello che pensano le persone. È il concetto del Partito Comunista del ‘900, sono ancora rimasti legati a quel modello. Lasciai il PDS nel ’94, perché era un partito dove la dialettica era solo apparente, era presente un establishment che decideva le sorti del partito. Decisi di aderire alla Margherita, perché mi sembrava un’ottima idea diffondere insieme idee diverse, e ho accolto positivamente la creazione del PD: unire esperienze diverse mi sembrava un’idea ancora migliore.

Cosa è andato storto?
SEGUE su L'Opinione.

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politica, pd



25/06/2008

Olimpiadi: Pechino vuole il controllo totale Tv

Aggiornamenti sull'argomento da un mio articolo oggi su L'Opinione: LINK

Su segnalazione di Fronte Occidentale, uno scoop sul possibile cambio di gestione delle Olimpiadi di Pechino, per quanto riguarda le trasmissioni via satellite.

Una nostra fonte diretta a Pechino, parte dell'organizzazione del Comitato olimpico, ci rivela che il governo cinese si sta rimangiando gli accordi sulla copertura radiotelevisiva delle olimpiadi.
Pechino cercherebbe di imporre che tutte le trasmissioni delle olimpiadi passino attraverso il proprio sistema televisivo, controllato dallo Stato.
Il fine di questa operazione è la garanzia di censura nel caso di contestazioni, come quella avvenuta ad Olimpia.
Una possibile conseguenza di una vittoria delle pressioni cinesi sarebbe una serie di black out video e audio, a causa della limitata tecnologia del sistema radiotelevisivo cinese. In queste ore sono in corso frenetiche trattative tra AP, comitato olimpico e governo cinese.

Sul piano della sicurezza, Pechino si muove senza scherzare. A 300 yarde dallo stadio olimpico sono stati piazzati missili terra-aria...
Con qualche ragione, se si pensa ad esempio al progetto esplicito di lanciare una jihad nel turkestan orientale... (vedi più sotto)
"The Islamic Party of East Turkestan" [i.e. Xinjiang Uyghur Autonomous Region, Chinese Turkestan] Posts Its Platform on an Islamist Forum:
"The Islamic Party of East Turkestan" is a jihadist group operating in Xinjiang Uyghur Autonomous Region (also known as Chinese Turkestan or Uyghuristan), a region in northwestern China inhabited mostly by Muslims.
On May 21, 2008, the Islamist forum Al-Ikhlas (hosted by Piradius.net in Malaysia) posted the party's platform, as issued by its media department. The document sets out the party's goals and beliefs.
The following are excerpts from the platform document:
"We are a group that promotes jihad for the sake of Allah... Its members, [united in] monotheism, devoutness, piety, and jihad for the sake of Allah, aim to liberate Muslim East Turkestan from the apostate Communist Chinese occupation... and impose shari'a [law] in [this region]. By cooperating with the Muslim mujahideen throughout the Islamic world [we aim to] restore the Islamic Caliphate and impose shari'a throughout the world."

BEIJING (AP)—China has stationed a battery of ground-to-air missiles just 300 yards from a Beijing Olympic venue, the latest sign of tightening security with the games just 6 1/2 weeks away.
The fenced-off military compound has been set up just south of the Olympic Sports Center Stadium, a venue for soccer and modern pentathlon. It’s also within a half mile of the Water Cube and the Bird’s Nest National Stadium, the $450 million showpiece venue of the games.
At least two Hongqi 7 missile launchers were visible behind a 7-foot fence, with military hardware and vehicles hidden under camouflage netting. Dozen of soldiers guarded the compound on Tuesday with a notice posted on the fence: “Military Administrative District No Admittance.”
...The Athens Olympics four years ago were also under tight security with Patriot anti-aircraft missiles stationed around the city. Those games came just three years after the Sept. 11 terrorist attacks on the United States. FOTO: THe water cubic. Altre foto QUI.

PARTITO ISLAMICO DEL TURKESTAN ORIENTALE

"Our Goals Are: "To train the Muslim Turkestani youth to wage jihad..."
"To prepare the Muslim Turkestani masses [for jihad] and to bring them back to the right path [i.e. to the Salafi creed]..."
"To cooperate with all the groups waging jihad for the sake of Allah throughout the world, in order to repel the attacks of the apostates... and drive the Crusaders, Zionists and apostates from our Islamic world..."
SEGUE.

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politica, sport, esteri



Israele-Palestina: tregua come vigilia di guerra?

La tregua siglata con Hamas fa pensare a una pausa necessaria per armarsi (Hamas) e per gestire la crisi politica di Israele. Dopo di che tutto tornerà come prima, peggio di prima. Molti segnali portano a questa conclusione, Su Armées.

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esteri, israele



Fa caldo: una certezza

Fa caldo. In questo mondo imperfetto, in questa valle di dubbi, dove il Caso domina ovunque ed è l'unica divinità riconosciuta, almeno una cosa è sicura e certa.
Seguire il meteo e le previsioni del tempo ci fa venire addosso un caldo mostruoso nella stagione calda, e un freddo mostruoso, nella stagione fredda. Se non si segue il meteo si soffre molto meno per il clima. Almeno una certezza nella vita randomizzata c'è.

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ambiente, media, società civile, pop system



24/06/2008

Due confessori per Silvio B.?

Va bene essere un grande della terra. Ci sta pure far sedere Dio alla sua sinistra e Gianni Letta alla sua destra. Ma che Berlusconi avesse addirittura due confessori invoglia una bestemmia a denti stretti. Ci fa sentire tutti più umani la scoperta che anche un dio abbia bisogno di vuotare il sacco – d’altronde persino il Pontefice paga penitenza per le sue marachelle. Gli aspiranti san Tommaso possono ficcare le loro dita sulle pagine dei nostri giornali. Sulla Stampa il confessore si chiama Don Gabriele Corsani e milita a Sesto San Giovanni. Sul Corriere della Sera il confessore diventa Don Antonio Zuliani e opera sulla piazza di Treviso. Forse non basta un solo prete a lavare via i peccati di Silvio, così ci vuole una coppia di professionisti del peccato per rimuovere anche le macchie più ostinate... o forse la professionalità dei giornalai languiva sotto al caldo torrido. Il servilismo è un ottimo rinfrescante contro l’arsura delle idee.
Post dictum: per una stranissima congiunzione astrale, sulla prima pagina di Repubblica c’era il monito della Chiesa che ricorda il divieto di comunione per i divorziati. E’ chiaro che il caldo non c’entra. (Testo di Gabriele Cazzulini)

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politica, religioni



23/06/2008

Bolivia: anche provincia Tarija per autonomia

Il dipartimento boliviano di Tarija, nel sud del paese, domenica ha approvato il referendum per l'autonomia dallo stato centrale. Il sì ha vinto con una percentuale dell'80%. Ormai una larga parte del paese sudamericano ha preferito la strada delle secessione morbida per contrastare le insulse politiche economiche di Evo Morales. Situazione simile anche in Argentina, dove ormai siamo di nuovo sull'orlo del precipizio. Tutti i risparmi vengono ritirati dalle banche e convertiti in euro o dollari. Il delirante aumento delle tasse sulla soia ha prodotto un braccio di ferro tra la "leader di ferro" e gli agricoltori.

A proposito di indipendentismo, è bene ricordare agli amici americani che le isole Hawai dovrebbero ottenere l'indipendenza. LINK

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esteri, america latina



Toni batte l'Italia

... e ci evita una figuraccia contro la Russia.

Toni è un simpatico etc., ma -lo dico da mesi- non c'entra per niente con la nazionale di calcio. A giudicare dai commenti sms su Notti europee di RaiUno, il giudizio è condiviso universalmente. La cosa che mi fa specie allora è: come mai tutta la stampa non ha mai fatto un cenno di critica al reparto più delirante dell'Italia e al suo pivot centrale?

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sport, calcio



20/06/2008

Altro scandalo in arrivo a Genova

"Esemplari" operazioni, tutte appena emerse e da verificare. Articolo spaventoso alla lettura. Mettiamo tutto tra virgolette, omettendo i nomi: "un palazzo comprato per 17 miliardi (interamente coperti da mutuo fondiario BNL) e rivenduto per 35 miliardi all'Università di Genova dopo 11 mesi (!). Alienazione del patrimonio immobiliare Telecom...
Uno splendido convento con cappella annessa, parco etc. comprato per 62.000 euro.
Il grattacielo SIP, finito in un giro di compravendite con finalino per le cooperative emiliane".
La banca Carige che comincia a emettere troppi odori cattivi, ma forse sono solo casualità.
Su Il Secolo XIX

postato da Paolo-di-Lautreamont, 16:37 commenti | | permalink

politica, economia, giustizia, tangenti



Alemanno difende gli studenti iraniani

Complimenti al sindaco di Roma. Meno "notti bianche" e più pragmatismo e politica. Questa è una azione che dovrebbe essere appoggiata da tutti i cittadini italiani.

AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL Sette esponenti del movimento studentesco iraniano, detenuti nel carcere di Teheran, hanno consegnato ad una lettera per il sindaco di Roma. Ringraziamenti per il suo appoggio al movimento democratico nella Repubblica islamica e per la volontà di intitolare una via della capitale alla lotta per la democrazia in Iran. Nello scritto si chiedono simili iniziative anche in altre capitali

postato da Paolo-di-Lautreamont, 12:58 commenti | | permalink

politica



Liberate Contrada !

Sacrosanto intervento alla Camera dell'on. Laboccetta (foto), sul caso Contrada. Ne ho sentito l'ultima parte stasera su Radio radicale. Laboccetta inizia con una precisazione sull'on. Barbato, chiedendo un Giurì d'onore: Barbato lo ha offeso come "amico di mafiosi". La questione importante è però un'altra, e si chiama "Caso Contrada"
Secondo Laboccetta:LABOCCETTA  Amedeo
"Per 17 volte il tribunale di sorveglianza ha respinto l'istanza di liberazione, e non ha nemmeno concesso a Contrada di essere curato al Celio, dove fu curato Priebke, condannato per crimini tremendi, che fece un solo anno di carcere".  Contrada ha già avuto due ischemie e due coma diabetici, oltre ad avere una malattia grave.
Nemmeno al Celio lo hanno mandato. Al Celio da dove evase Kappler!

Con la scusa che al Celio Contrada dovrebbe essere sorvegliato. Non è vero, perché è un ospedale già militare, che è già sorvegliato".

Qui il sito sul "Caso Contrada".

NAPOLI - "L'Italia non può essere considerata la nazione che ha liberato Priebke e che assiste in silenzio alla morte in carcere di Contrada". Lo dice il deputato del Pdl Amedeo Laboccetta, che è tornato nel carcere di S. Maria Capua Vetere per incontrare l'ex dirigente del Sisde.

"Dieci anni fa - ricorda Laboccetta - un Tribunale italiano concesse gli arresti domiciliari per motivi umanitari e di salute, facendo espresso richiamo all'articolo 27 della Costituzione, ad Erich Priebke, già condannato all'ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine. Priebke - sottolinea Laboccetta - uscì dal carcere dopo un solo anno di detenzione.

Bruno Contrada, che sta scontando una pena a dieci anni di reclusione per un'accusa e una condanna non certo paragonabili a quelle dell'ex ufficiale nazista, ha già trascorso quasi cinque anni tra le mura di un carcere. Ha 77 anni, 24 gravi patologie, e lo stesso dirigente sanitario ha più volte scritto lunghe ed articolate relazioni al Tribunale di sorveglianza competente affermando l'inconciliabilità della permanenza di quel detenuto nella struttura carceraria.

Mi rifiuto di credere - conclude il deputato - che la magistratura italiana possa aver deciso di farci assistere alla sua morte in carcere. Per questo motivo ho chiesto con forza la grazia al Capo dello Stato, presidente del Csm".

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politica, giustizia



19/06/2008

Nuova legge su Giustizia e matematica

Si provi a fare questa simulazione:
Date cinque cause penali in corso, che chiameremo A,B,C,D,E, di cui

- A,B,E prevedono pene INFERIORI alla soglia per cui, in base alla nuova legge sulla sicurezza, scatta la sospensione dei processi e dei relativi termini di prescrizione
-C,D prevedono pene SUPERIORI a tale soglia

A titolo esemplificativo, si consideri che E sia un caso di violenza sessuale, mentre D sia un caso di omicidio volontario plurimo.
Per ipotesi, si supponga che i tribunali preposti possano risolvere una sola causa al mese. E' facilmente dimostrabile come, cambiando questa ipotesi, non cambi il risultato. Si supponga inoltre che il reato D vada in prescrizione fra 3 mesi, mentre E fra 4 mesi.

Il tribunale UNO risolve le cause in ordine cronologico, partendo quindi da A e finendo con E.

Il tribunale DUE invece, segue i dettami della nuova legge... SEGUE su Lupo di Gubbio.

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politica, giustizia



Robin Hood tax: querelle infinita

Su l'Opinione di oggi punti di vista diversi su tassazione del petrolio, alias Robin tax. Da un lato il ministro Martino la respinge fermamente, in nome dei princìpi liberali classici (intervista di Stefano Magni):

 Robin Hood non è mai stato visto molto bene dai liberali. Ayn Rand, nel suo famoso “La rivolta di Atlante”, l’aveva definito così: “Viene ricordato come il primo uomo che fa la carità con soldi non suoi, donando beni che non ha prodotto, facendo pagare agli altri il prezzo della sua pietà. E’ il simbolo dell’idea che il bisogno e non il successo è la fonte del diritto, che non dobbiamo produrre, ma solo desiderare, che non ci appartiene quel che guadagniamo, ma quel che non guadagniamo. E’ la giustificazione per ogni mediocre che, incapace di vivere la sua vita, chiede al potere di disporre delle proprietà di coloro che stanno meglio di lui, proclamando la sua volontà di mettersi al servizio dei deboli al prezzo di aggredire e derubare i ricchi”. Antonio Martino, liberale classico, non può evitare di ironizzare su una tassa, voluta dal Ministro dell’economia Giulio Tremonti, chiamata proprio con il nome dell’eroe per eccellenza dei collettivisti. “Robin Hood fu considerato un mascalzone e venne impiccato. E allo sceriffo di Nottingham non venne mai in mente di affidargli le casse del tesoro”.

Professor Martino, Lei è contrario alla Robin Hood Tax perché è una forma di redistribuzione dai ricchi ai poveri?
Bisogna prima vedere come verrà congegnata. A quanto finora è dato sapere sembrerebbe un provvedimento che camuffa con la redistribuzione quello che, nei fatti, potrebbe risultare addirittura come un aumento dell’imposizione fiscale. Sarebbe bellissimo tassare le “compagnie petrolifere”: pagherebbero solo delle società, delle persone giuridiche e noi, persone fisiche, non pagheremmo nulla. Peccato che a pagare siano sempre e comunque le persone fisiche. Infatti dobbiamo chiederci: che cosa è una società? E’ un tramite fra due flussi di denaro. C’è un flusso di denaro in entrata, che è quello che i suoi clienti spendono per comprare il suo prodotto. E un flusso in uscita, che sono i compensi ai dipendenti, agli azionisti, ecc... Se noi tassiamo le società...
SEGUE

D'altro lato Ruggero Capone chiude la sua inchiesta sulla crisi del petrolio sottolineando gli alti guadagni di Moratti & Co (a questo proposito devo ricordare un umoristico commento di Gad Lerner a difesa dei Moratti -interisti come lui- "rubare ai ricchi per dare ai poveri è cosa da demagogia" ha più o meno detto...):

L’obiettivo di Giulio Tremonti è mettere fine ai finanziamenti pubblici alle fonti assimilate. Le cosiddette false rinnovabili, che nel nome dei famigerati Cip6 dal 1992 riempiono le tasche dei petrolieri italiani. Del resto gli intrallazzi dei petrolieri li può stroncare solo il fisco. Infatti nei tribunali, grazie ai buoni uffici dei loro legali, la spuntano sempre: il Tar della Lombardia ha annullato (su ricorso di Moratti, Brachetti e Garrone) la delibera 249 dell’Autorità. Così l’Autority aveva annullato i contributi Cip6 ai petrolieri, ma il Tar ha sentenziato che la stretta di cinghia per gli speculatori è immotivata. Ne deriva che l’unico modo per colpirli è una tassa. Va considerato che, dal 1992, l’80 per cento dei costi degli impianti dei petrolieri italiani pesano (e per legge) sulle spalle dei contribuenti. Una truffa da quasi 4 miliardi di euro annui, che arricchisce per legge la francese Edison, i Moratti, i Garrone, i Brachetti Peretti. Con la Finanziaria 2007 il governo Prodi s’era impegnato (non potendo annullare i contratti) almeno a escludere da questi incentivi ingiustificati le centrali private a petrolio. Ma incomprensibilmente la Finanziaria 2007 cambiava tragitto proprio sul capito delle decurtazioni ai Cip6. E nessuno ha mai sentito gridare allo scandalo Bersani né Pecoraro Scanio, che avevano proposto una blanda modifica ai Cip6. Eppure l’Autorità per l’energia elettrica ed il gas aveva emesso a novembre la delibera 249, che chiedeva un risparmio annuale di circa 250 milioni di euro per le tasche degli italiani. Ma evidentemente al vecchio governo premeva più la salute finanziaria di Edison, Saras (Moratti), Isab (Brachetti), Erg (Garrone) e compagnia cantante.

Al punto che le malevole voci di corridoio parlano ancora delle congratulazioni fatte da un deputato della vecchia maggioranza ai petrolieri, ed all’indomani della sentenza del Tar Lombardia che dava ragione a Moratti e bella compagnia. Ecco il principale scoglio al nucleare in Italia: l’energia prodotta dalla centrale dei Moratti viene tutta comprata dall’ente pubblico. Saras è la più grande raffineria di petrolio del Mediterraneo per capacità produttiva: 15 milioni di tonnellate l’anno di petrolio grezzo trattato, che per la maggior parte viene da Libia e Mare del Nord. Tra i clienti Shell, Repsol, Total, Eni, Q8, Tamoil. Moratti ci guadagna 5,5 miliardi di euro annui. Intanto l’impianto brucia 150 tonnellate di petrolio l’ora: oltre a Co2, ossidi di azoto ed emissioni varie, a....
SEGUE

Da segnalare sullo stesso numero anche un articolo di Alessandra Mieli sul punto di vista di Pasquale de Vita, presidente della UP.

Interessante -a latere- un articolo di Giorgio Arfaras sugli abitanti della città di Temecula (San Diego, California): 

Negli Stati Uniti la cittadina di Temecula, non molto più che un dormitorio distante 100 chilometri da San Diego, registra un primato di rinuncia ai mutui, perché è diventato troppo oneroso il trasporto dal luogo di residenza fino al lavoro. Una casa di Temecula oggi vale meno del mutuo e quindi a molti conviene dichiararsi morosi. In altre parole, i suoi abitanti stanno pagando 100 una casa che ha un prezzo di mercato di 50. Per gli abitanti di Temecula diventa quindi razionale dichiararsi morosi, rinunciando alla casa, perché così possono ridurre le perdite. Per esempio, pagando fino a 50 il mutuo alla fine perdono 25, che è meno di quanto perderebbero se pagassero il mutuo fino a 100 per una casa che vale solo 50. Ossia, perdono 25 invece di 50. Per quali strani meccanismi la crisi degli immobili può dipendere dal prezzo della benzina?... SEGUE 

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politica, economia, liberalismo



18/06/2008

Lo scontro tra magistrati e Craxi nel 1984

Ieri notte ho ripescato un vecchio numero de L'Europeo, con un mio articolo sulla computer animation (titolo "Allegri ragazzi, arrivano Chip e ciop"). Si parla di video-pen, di 2 giga di memoria centrale (Vax 780)...

L'articolo che apre il settimanale dove scrivevano Fiamma Nirenstein, Barbara Palombelli, Lanfranco Vaccari, Valeria Numerico... si intitola In nome del popolo, anzi del governo.

Tutto inizia nel 1983 quando Rocco la Torre, presidente del tribunale di Trento, riceve un telex dal Procuratore generale della Cassazione, Giuseppe Tamburrino.
Il tribunale veniva avvertito che il giudice trentino Carlo Palermo, che allora indagava su un traffico internazionale di armi e droga, aveva "violato la legge aprendo indagini, ritenute illecite, sul conto del capo del governo Bettino Craxi".
Il giudice Tamburrino richiedeva "l'invio urgente di alcuni documenti inseriti nelle indagini condotte dal giudice Palermo".
Nello stesso giorno, giovedi 15 dicembre 1983, la guardia di finanza, su mandato del giudice di Trento, aveva effettuato una perquisizione di una società romana.
A quel punto Craxi aveva scritto al giudice Tamburrino un "vero e proprio esposto" nel quale chiedeva "la testa del giudice Palermo, reo di averlo inquisito ingiustamente e illecitamente insieme a Paolo Pillitteri".
Craxi allegava le copie di tre mandati di perquisizione, disposti da Carlo Palermo.
Quel giorno il giudice "avverso" a Craxi era a Roma, nella Farnesina, dove stava interrogando il ministro degli Esteri Giulio Andreotti. Era la seconda volta che Andreotti rispondeva agli interrogatori del giudice di Trento. Lo stesso era avvenuto ai deputati Loris Fortuna (PSI) e Flaminio Piccoli (DC).

La Torre non riuscì a rintracciare Carlo Palermo, al che da Roma Tamburrino ingiunse comunque l'invio dei documenti dei dossier di Carlo Palermo. Il presidente del tribunale di Trento però non intendeva aprire i faldoni del collega, così continuò a cercarlo, e lo rintracciò a un convegno a Reggio Calabria. Rientrato in poche ore in sede, il giudice Palermo replicò a Tamburrino che "non aveva violato la legge e che non ce l'aveva con Craxi" (virgolettato de L'Europeo).
E' stato questo l'inizio del primo scontro tra esecutivo e potere giudiziario nella storia della Repubblica, "uno scontro tanto acceso da indurre alcuni membri comunisti del CSM... a tentare una controffensiva contro Tamburrino; e tanto delicato da indurre lo stesso Sandro Pertini... a scendere in campo contro i comunisti del CSM".
Lo scontro era iniziato a partire dalle presunte forniture di missili Exocet alla giunta militare argentina, nel corso della guerra delle Falkland. Nel gennaio del 1984 Bettino Craxi denunciò il giudice Palermo, che già aveva ammesso al collega Guasco -inviato da Tamburrino- "di non avere elementi per emettere contro il capo del governo e suo cognato una comunicazione giudiziaria". La denuncia di Craxi era basata sulla presenza, nell'azione del giudice, di "elementi oggettivamente e palesemente persecutori".
Dopo quella di Craxi emersero contro Palermo altre denunce, come quella per l'arresto dell'avvocato di un imputato dell'inchiesta sul traffico di armi, e su interrogatori in assenza di legale nei confronti di altri imputati. Non conviene addentrarsi nel merito delle questioni, ma è comunque interessante vedere che la questione non è cosa di oggi.
Naturalmente, ci si chiedeva se Craxi aveva agito in qualità di semplice cittadino, o di presidente del Consiglio. Secondo Tamburrino Craxi agì come cittadino e parlamentare. Secondo due membri del Consiglio Superiore della Magistratura, no. Ne nacque un putiferio che continua ancor oggi.

postato da Paolo-di-Lautreamont, 13:33 commenti | | permalink

politica, giustizia






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