LE GUERRE CIVILI
GEOPOLITICA - POLITICA INTERNAZIONALE - CULTURA, di PAOLO DELLA SALA
 

30/08/2008

Rimborsi alla Libia

Visto che sembra vicino un accordo quadro di Berlusconi con Gheddafi (ieri proclamato "Re dei re" da una silloge di capitribù africani, sic), credo sia opportuno linkare questo mio articolo del marzo 2007, che in questi giorni è stato molto cliccato nel Parlamento italiano.

postato da Paolo-di-Lautreamont, 00:12 commenti | | permalink

esteri



29/08/2008

Israele pronta ad attacco Iran

Articolo "pesante" quello di oggi sull'autorevole Jerusalem Post.
Si parla di una decisione del governo israeliano, che "non permetterà" che l'Iran si doti di armi atomiche. L'attacco non dovrebbe però essere agevolato dall'utilizzo dello spazio aereo iracheno. C'è uno stop degli USA, i quali però darebbero via libera all'utilizzo dei loro sistemi difensivi antimissile.
Ephraim Sneh, veterano del Labour, ha indirizzato una lettera ai due candidati alla Casa Bianca, ribadendo il concetto del rischio di un'atomica iraniana.

Sneh si era recato in Svizzera e Austria, dove aveva ammonito gli austriaci a non investire in Iran: "Sarebbe imitare coloro che investivano nella Krupp nel 1938. Non è un investimento sicuro", ha aggiunto.
Altre 4000 centrifughe sarebbero già pronte nel centro atomico di Natanza. Secondo il quotidiano arabo Al Kuds, Hezbollah avrebbe ottenuto da Teheran missili con un raggio maggiore di quelli utilizzati nel corso del conflitto in Libano, con i quali potrebbe raggiungere obiettivi in ogni parte di Israele.

Ynet: Hamas leader Ismail Haniyeh said Wednesday that the Islamist group will not accept any future peace agreement that does not include the return of Jerusalem and the Jordan Valley to Palestinians hands and the return of Palestinian refugees to their homes in Israel.
“Jerusalem will be retrieved to the Palestinians not through negotiations or by hugging and kissing the enemy, but by way of jihad, blood, shahids and resistance. With Allah’s help, Jerusalem will be returned,” he said.

La Russia potrebbe distruggere la flotta NATO nel Mar Nero in 20 minuti, lo afferma un generale russo. Qui infografia.

Se si legge la Rassegna stampa del Ministero della Difesa e quella del Parlamento si resta basiti.
La politica internazionale, che ormai determina ogni cosa al mondo, incluse le elezioni americane, qui da noi è totalmente ignorata. Si parla delle intercettazioni di Prodi, dei tuffi di Fini. Altro che sprovincializzazione del Paese. Qui siamo sulla luna, come il cervello di Orlando, e non ci sono molti Astolfo in grado di andare a recuperare il senno perduto.

postato da Paolo-di-Lautreamont, 15:05 commenti | | permalink

esteri



Putin interferisce con le elezioni USA

Putin ieri ha rilasciato un’intervista alla CNN di Ted Turner (legata ai democratici e a Obama). Secondo il presidente russo la crisi nel Caucaso sarebbe il prodotto di una strategia di G.W. Bush e dei repubblicani, allo scopo di favorire la vittoria di McCain. I bombardamenti georgiani sull’Ossezia del sud avrebbero volutamente provocato la reazione dell’orso russo. Questo il centro del ragionamento di Putin, avvalorato dai sondaggi che danno McCain e Obama ormai alla pari.
Joe Biden, appena nominato candidato vicepresidente da Obama ed esperto di politica internazionale, ha dovuto sottolineare la continuità dei repubblicani: “La politica estera di Bush-McCain ci ha spinto in una voragine molto profonda”, ha dichiarato nel suo primo speech alla convention democratica di Denver.
“Non i fatti, ma le opinioni muovono gli uomini” scriveva Epitteto. Putin ha espresso un’opinione (non un fatto), aspettandosi che ciò provochi un risentimento contro i repubblicani “guerrafondai”.
I sostenitori Barack Obama esultano con i cartelli con la scritta: «Cambiare».  (Reuters)Potrebbe avere ragione, quando accusa la presenza di “cittadini americani nella zona del conflitto, che agivano come in base a ordini precisi”. Ma potrebbe aver ritentato i giochi riusciti al tempo dell’assassinio di Litvinenko (quando il Cremlino accusò i supermanager di Eltsin emigrati a Londra), e falliti al tempo dell’avvelenamento da diossina del presidente ucraino Yushenko.
Il suo ragionamento suona però “illogico”, come lo definisce Dana Perrino, se si pensa che il compattamento degli occidentali è avvenuto proprio in conseguenza della “sproporzionata” (in termini dalemiani)- reazione russa.

La reazione russa ha ricompattato europei e americani:
1. Il ministro degli Esteri francese Kouchner dichiara che la UE pensa a “sanzioni” contro la Russia. Mossa cui Mosca replica dicendo che le sue forniture di gas all’Europa saranno “indipendenti dalla politica”, mentre invece ha vietato l’import di carne a 19 aziende USA, accusate di di non offrire sufficienti garanzie sanitarie.
2. La flotta del Mar Nero potrebbe spostarsi da Sebastopoli, in Crimea, verso le coste della Abhkazia e nel porto siriano di Tartus. Salgono le pressioni contro Ucraina e Moldavia.
3. Ieri la Russia ha testato un missile balistico Topol, in grado di superare il sistema difensivo USA da dislocare in Polonia e Cekia (e nella stessa Georgia).
4. La Nato ha schierato 18 navi nel Mar Nero, con il via libera dei turchi, tanto che si riparla di una nuova guerra di Crimea.
Come non dire che Mosca, oltre ad aver fatto risalire le quotazioni di John McCain, ha ricompattato la Nato, anzi l’ha addirittura salvata? In questo senso Putin ha sbagliato le mosse: “Russia’s big mistake”, suggerisce l’analista ex CIA Paul A. Goble, intervistato ieri dalla moderata Foreign Policy. Insomma, se Putin avesse ragione, saremmo di fronte a una mossa geniale dei repubblicani USA. Mentre, se ha torto, rischia di distruggere un’economia che ha potuto crescere come mai prima, col supporto occidentale.
 
L’alternativa potrebbe riguardare l’Iran. In un articolo apparso ieri su Vremya Novostei, Radzhab Safarov, responsabile del Centro studi sull’Iran, sostiene che Mosca potrebbe vincere lo scontro strategico alleandosi con lo stato sciita, oltre che con Cuba-Venezuela e Siria. Secondo Safarov l’accordo con l’Iran “potrebbe rovesciare l’intero scacchiere geopolitico attuale”, grazie al possesso di larga parte delle risorse energetiche mondiali.
Resta da capire se la strategia muscolare favorisce Barack Obama, che persegue una visione multilaterale e soft, o se rende un favore a McCain.

Mio articolo su Il Secolo XIX di oggi.
Russia's second-largest oil producer LUKoil denied on Friday the government had told it to prepare for a cut in oil deliveries to Western Europe in response to threatened sanctions, Reuters reported. (UPDATED)
 
The Russian government had told at least one of its oil companies to prepare for a possible cut in shipments to Europe in days in response to threatened sanctions and that LUKOIL was a likely recipient, UK newspaper Daily Telegraph reported citing a single unidentified source on Thursday.
"LUKoil is delivering the same amount of oil and oil products to Western Europe as before," Reuters quoted a LUKoil spokesman as saying. "We have received no orders from the government." (Hurriyet, Turchia)

postato da Paolo-di-Lautreamont, 12:08 commenti | | permalink

esteri, usa , elezioni



Obama redentore, sospeso ab humanis

Splendide e (involontariamente) umoristiche cronache della Maria Laura Rodotà da Denver. Se Obama (Obambi, secondo i critici) perderà, sarà per le lacrime degli adoratori, per la obamolatria dei re Magi d'Europa (un'agenzia italiana ieri parlava di "Consacrazione di Obama"), per il supporto dei miliardari in jeans di Hollywood. Ma Obama, nonostante Hollywood e le Fergi dei Black eyed peyas, è anche un credente (più di McCain), a patto che non scambi Dio con qualcun altro.

E’ una convention, o è un reality? E’ la Michelle Obama fulminante, formidabile e ganzissima che avevo visto a febbraio, o è la versione smussata per il grande pubblico? E’ il Partito democratico, o è il Piddì? Non, non è il Pd, ma quando abbiamo visto Obama collegato a sorpresa (come in un reality) a pranzo da una famiglia (come faceva Veltroni) giù a Kansas City (come Moriconi Nando, insomma Alberto Sordi in Un americano a Roma) molti italiani nel PepsiCenter hanno pensato “oddio, pure questi perdono”. Ma non è detto.

IL DISCORSO
Obama ha fatto il bel discorso che era previsto. Con più carne al fuoco del solito (di solito diceva pochissimo, temendo di far capire che è uno yuppie di sinistra, il che non è illegale, fuori dalle campagne elettorali) su economia, sanità, istruzione, tasse. Tutta la convention è stata un’escalation, verso l’annuncio di un programma.

PS. Michelle Obama, privata delle armi di distruzione di massa che a noi minoranza l’avevano resa così simpatica, sta chiaramente soffrendo. Si vede quando la inquadrano sul megaschermo. Ha fatto uno sguardo d’odio mentre parlava Bill Clinton (lo sguardo andava represso), poi una faccia annoiatissima mentre parlava Biden (idem), poi una faccia supercommossa quando è arrivato Barack. Credibile; ma la credibilità era inficiata dal parrucchiere in servizio oggi; forse per dare un’immagine più morbida, le ha fatto da un lato un’onda a banana. Malissimo. Che non metta su anche lei, tra un po’,  la faccia da psicofarmaci di Cindy McCain, se ne soffrirebbe, per favore.

BARACK IL TAMARRO
L’hanno criticato perché ha voluto parlare in uno stadio. E’ stata un’ottima idea. Tolto dalla claustrofilia del PepsiCenter, che sapeva di politicaccia e trame tremende, messo di fronte a 75 mila persone sotto il grande cielo del Colorado (lo so, stasera scrittura palpitante, ma è un grande cielo), Obama ha dato il meglio di sé. Hanno stracriticato i democratici per la scenografia tipo tempio greco nello stadio dei Denver Broncos; i repubblicani l’hanno giustamente soprannominata Baraccopolis. Ma è andata benissimo.

BARACK TERAPEUTICO
Alla fine ci siamo abbracciati tutti, noi del settore dietro la schiena di Obama, un po’ come a messa un po’ come allo stadio (era uno stadio). Vabbè, chi se ne frega, direte. Però il fenomeno Obama si spiega così. E’ un candidato terapeutico, quando la seduta finisce ci si sente migliori.

(Ap) 
Immagini di lacrime e Obamania varia qui.

postato da Paolo-di-Lautreamont, 12:00 commenti | | permalink

esteri, usa , elezioni



Obambi e le mosse di Soros

Soros in Control of National Voter Mobilization Efforts August 26, 2008 –George Soros is the prime mover behind America Votes, an umbrella organization of 48 entities involved in various voter-registration and mobilization drives in 14 states. America Votes received $2.15 million from George Soros and $854,000 from co-conspirator Peter Lewis (total over $3 million) in 2006, and $1.25 million (from Soros), along with $1.25 million from the SEIU and $1 million from (Democracy Alliance) Fund for America, in 2007. The Center for Responsive Politics says that, in 2006, they were the second best-financed election committee behind SEIU. In total, America Votes spent over $7 million in 2007, and has already spent $10 million this year. Reading their website, however, it is very unclear as to exactly what they do with all that money.

The board of America Votes (not to be confused with ACORN’s “Project Vote”) is loaded with Soros-connected operatives, including: SEIU director Anna Burger; Paul Booth operative Larry Scanlon; Howard Dean/MoveOn operative Arshad Hason; Center for Community Change director and Open Society advisor Deepak Bhargava; ACORN President Maude Hurd; and former senior advisor to Nancy Pelosi, Shamina Singh. Martin Frost, a former long-term Democratic Congressman from Dallas, is the titular President of the operation. This money-stuffed Soros-ruled apparatus is perched in an advisory and intelligence-gathering role with various Democrat-affliliated entities. With ACORN’s “Project Vote,” it is to take the place of the moribund regular Democratic Party apparatus. (Atlas Shrughs)

Oggi un mio articolo sul Secolo XIX sulle dichiarazioni di Putin (la guerra in Ossezia è una mossa per favorire MCain)

postato da Paolo-di-Lautreamont, 00:19 commenti | | permalink

esteri



28/08/2008

Tzipi Livni in forte vantaggio. Solo Hamas con Mosca

Come già scrivo da un anno almeno, Tzipi Livni è l'unica politica di qualità che Kadima può proporre, con buone possibilità di successo.
Ora anche i
sondaggi mi danno ragione.

Solo Hamas sostiene le ragioni di Medvedev e Putin, in Palestina.

postato da Paolo-di-Lautreamont, 13:35 commenti | | permalink

esteri, israele



Russia: quadro storico. Forniture di armi a Siria

Riporto un eccellente articolo di Amir Taheri, scrittore e giornalista iraniano, esule a Londra.
Aggiungo alle note di Amir nella parte finale dell'articolo due note sui problemi sociali russi: 1. l'alcolismo; 2. la pressione islamica dalla parte sud.
Taheri natualmente ricorda il drammatico calo demografico, e il fatto che la Russia di oggi non è un paese "ricco", ma è un paese grandemente ricco di denaro. Inoltre l'uno per cento della popolazione controlla il 70% della ricchezza nazionale. I comunisti nostrani, per fortuna ridotti a Panda politici, non si peritano affatto di notare questa grande disparità sociale. Continuano però a criticare gli USA...
Molto interessante, nel testo di Taheri, la parte dedicata al panslavismo vs. "l'occidentalismo":

Students of history might suggest a return of the Russia of Tsar Alexander I. After all, it was under him that Russia first invaded Georgia in 1801, detaching it from Iran, and triggering a chain of conquests that pushed the Iranians out of the Caucasus and, by 1830, extended the frontiers of the Tsarist Empire to the River Aras.

At that time, the Georgians, a Christian nation, sided with Russia against Iran while the Ossets, an Iranian people speaking an Iranic language, fought against the invaders.

Alexander had vowed not to stop until his empire had reached the warm waters of the Indian Ocean and linked up with Russia’s “ brother Slavs” in the Balkans
(...)
Ever since Russia was created as a state in 1547, its’ elite has been divided into two camps.
The first were pan-Slav nationalists, initially inspired by Vinko Pribojevic, who saw Russia as “ The Third Rome” and dreamed of uniting all Slavic nations in pursuit of world conquest in the name of their Orthodox brand of Christianity. They regarded Western Europe as corrupt, and dismissed democracy as a fatal disease.

Haunted by the memories of Mongol invasion and Tatar rule, pan-Slav intellectuals preached “derjavnost” which means creating a powerful state. The argument was that only a powerful state, which in practice meant a big army with plans of conquest, could protect Russia against humiliation and domination by others. Although many pan-Slavs were intellectuals themselves, they regarded intellectuals as enemies of the “ derjavnost”. Their ideal state would be run by “niekulturnyi”, men without culture and more comfortable with the exercise of raw power than the complexities of competitive democratic politics.

The second camp, known as Westernisers, emerged in the 19th century thanks to such men as Herzen, Belinksy and Turgenev. They dreamed of a European-style democratic state in which culture, rather than military force, played the central role. In such a system the state would not be allowed to become stronger than society.

For a brief moment, after the fall of the Soviet Empire, it seemed as if the Westernisers would have their first real opportunity to dominate Russian politics... (Con tutti i limiti, la corruzione etc. della fase gorbacioviana-eltsinista).

 LINK.

Conviene citare anche questo interessante articolo di Ria Novosti, citato da Armées. In sintesi: i recenti e ripetuti incontri di Assad e del re di Giordania con Medvedev sono significativi. Le grandi vendite di armi russe non significano però una alterazione pesante degli equilibri militari nell'area. Ad esempio la Siria non riceverà affatto i sistemi missilistici Iskander, visto che Mosca ha accolto una richiesta in tal senso fatta da Ehud Olmert a Putin.
Forse Assad riceverà dei Pantsir-S1 e dei Buk M2, dei caccia Su-30 e Mig-31E. La Siria deve ancora a Mosca 3 miliardi di dollari a causa dei debiti contratti pe le forniture militari ai tempi dell'Unione Sovietica. In origine i debiti ammontavano a 10 mld. La cifra è cambiata con l'impegno siriano di acquistare armi per 2 mld, e più probabilmente ora le cose saranno più facili per Damasco, visto lo stop alla base della flotta russa del Mar Nero, imposto dal governo dell'Ucraina. Trasferimento in vista dunque, da Sebastopoli al porto siriano di Tartus? Non proprio, ma di sicuro Tartus diventerà una base russa, piccola o grande non sappiamo ancora.
Diverso il caso della Giordania, che ha solo l'interesse ad ammodernare il proprio armamento, e che probabilmente vuole dare a Mosca quel che è di Mosca, evitando di dare solo a Washington...

Il caso peggiore riguarda la forniture di armamenti al Nicaragua dell'impresentabile e bellicoso Daniel Ortega, alleato del fascista rosso Hugo Chavez.

IN BREVE
1. Mosca ha ammonito la Moldova: in gioco la Transnistria (russofila) e le pressioni su Sebastopoli-Crimea-Ucraina.
2. Niente di fatto, invece, nella riunione del Vertice di Shangai. Cina e alcune repubbliche dell'Asia centrale "appoggiano le azioni di pace" di Mosca, ma si esprimono per una soluzione negoziata delle crisi internazionali.
3. Kouchner ammonisce la Russia: possibili sanzioni in vista.

postato da Paolo-di-Lautreamont, 13:22 commenti | | permalink

esteri, russia



27/08/2008

Macelli di cristiani

Dopo l'India, e per non dimenticare, converrà forse rivedere queste tremende fotografie su ciò che già è avvenuto in Indonesia. Vi sono due tipi di crocifissione, oggi: quella di chi viene perseguitato col carcere (Cina, Iran etc.) e quella per cui è perseguitato "solo" il suo corpo. In entrambi i casi il risultato è la fine dell'umanità e il ritorno allo stato barbarico (e pre-religioso). Contraddizione tanto più grave quando perpetrata in nome di un dio.
Il romanziere che più si avvicina alla descrizione di questa sorta di sacerdoti del male inconsapevoli, ma non per questo meno "ieratici", è Cormack McCarthy ("Non è un Paese per vecchi etc."), non a caso il maggiore scrittore degli ultimi decenni, non a caso il più religioso tra tutti.

Ne avevo scritto su questo blog nel novembre 2006.
Avvertenza: foto sconsigliabili a persone impressionabili e bambini. *******WARNING WARNING*********

In India la situazione è questa.

postato da Paolo-di-Lautreamont, 20:14 commenti (1)| | permalink

terrorismo, esteri, religioni, società civile



McCain, Obama & Foreign affairs

Il Cato Institute si allontana decisamente da McCain? (via A. Gilli). Alcune topiche di McCain rilevate dal sito neocon. McCain viene considerato come un Leslie Nielsen...

Corrette osservazioni -però- di Andrea Asoni su Obama:
Yeah, we should rather have the other guy who wants to:
1 Cut funding to "unproven" missile defense... (unproven:http://www.defensetech.org/archives/003761.html). so unproven that poles and czeks are already in.
2 slow development of future combat systems.
3 set the goal of a world with no nuclear weapons (laughable in its own). in order to do that he will not develop new nuclear weapons and achieve deep cuts in our nuclear arsenal.
http://www.youtube.com/watch?v=fU4sVQV3Lhk
4 says: before "the surge will not work, will actually make things worse". now "everybody knew it was gonna work".
http://www.youtube.com/watch?v=t-8i-K5RkVE
5 actually thinks that China has better infrastructure than the US "because the chinese showed it with the olympics". so he actually believes the puppet show created by the Beijing regime... yeah, we really want him in the WH...
6 needs McCain suggestion to denounce Russia's aggression in Georgia (something even the EU did on its own)...

Let's be serious...

postato da Paolo-di-Lautreamont, 19:54 commenti | | permalink

esteri, usa , elezioni



Georgia: crisi in Armenia, attenzione a Baku

Dura crisi in Armenia, rimasta senza benzina. Siamo alla vigilia del vertice -nel Tagikistan- dello Shangai group, che potrebbe sancire un accordo geopolitico tra Russia e Cina, e che prevede un incontro tra Medvedev e Ahmadinejad e tra medvedev e Hu Jintao.
Baku è diventata "strategica" per l'Occidente. Lo dice il sen. USA Lugar (Repubblicano).
In Georgia i russi sono accusati di aver minato la ferrovia dov'è saltato il treno che trasportava petrolio da Baku al Mar Nero.

Dopo il caso kosovo-Abkhazia-Ossezia anche la Turchia pensa a un possibile secessionismo per la zona
turca di Cipro...

postato da Paolo-di-Lautreamont, 17:49 commenti | | permalink

esteri



Durissima crisi Argentina-Spagna

Il Banco Central de Espana ha classificato l'Argentina come "PAese a rischio", nel quale non è opportuno investire. La "presidenta", coinvolta nel caso dei finanziamenti occulti al suo partito da parte di Hugo Chavez, ha replicato con durezza, suggerendo al governo spagnolo di "occuparsi dei propri problemi". Con ciò, tuttavia, ha acuito il problema... perché ha citato un'informazione del Banco spagnolo del dicembre 2001, nella quale gli spagnoli dicevano che -nonostante qualche problema- la situazione era discreta...

La presidenta ha enfatizzato l'accordo coi francesi, che hanno delocalizzato in Argentina una fabbrica di Peugeot-Citroen.
A quanto pare centinaia di migliaia di ragazzi argentini non hanno ancora classi disponibili, all'apertura delle scuole...

postato da Paolo-di-Lautreamont, 17:06 commenti | | permalink

esteri, america latina



Stato di rivolta in Cabilia. La terra bruciata

Tigzirt, Zemmouri, Azeffoun, Tizi Ouzou, Isser, Tuviret, At Oumaouche: la Cabilia esplode e brucia ovunque. Ciò avviene nel momento stesso in cui la regione conosce un accerchiamento militare e di "sicurezza" mai visto prima. 2500 soldati sono appena arrivati a Tizi Ouzou. I convogli si sono diretti verso le montagne e le foreste di Ouaguenoun e Makouda, a 20 Km. dal capoluogo. Il terrorismo di Al Qaida Maghreb si attua soprattutto nella vasta regione "ribelle" algerina, dove vivono i discendenti delle popolazioni berbere autoctone, che parlano una lingua preesistente all'arabo, che resistono da sempre all'arabizzazione e islamizzazione. 

Comunicato del MAK (Movimento autonomia Cabilia)
Da un lato terroristi islamici insanguinano la regione con gli attentati. Dall'altro, degli incendiari perfettamente identificati, che agiscono in nome di una autoproclamata «lotta contro il terrorismo », distruggono col fuoco le foreste e i campi per terrorizzare la popolazione e annichilire la sua resistenza. Siamo in presenza di una strategia concertata tra due partner occulti, con l'obiettivo di distruggere il nemico comune, il popolo cabilo. La Cabilia ha sempre contestato la legittimità politica del regime algerino e dei suoi partner di sempre. Secondo noi, essi fanno deliberatamente del nostro territorio un campo di battaglia dove terrore e terra bruciata si coniugano per soggiogarci.

Le cause della guerra occulta contro la Cabilia sono anche da ricercare nella lotta tra i clan al potere. Ogni clan -da Belkhadem al rivale  Ouyahia- ha dalla sua Al Qaida algerina. Cosa ancor più grave è che in questi ultimi tempi anche il delirante Gheddafi si è autoinvitato a questa fiera finanziando la propria ala del terrorismo arabo-islamico.
Il Movimento per l’Autonomia della Cabilia esige dal potere algerino.
1) la cessazione immediata degli attacchi e degli ignobili incendi che addolorano i cabili;
 2) la neutralizazzione definitiva dei terroristi islamici che compiono i loro misfatti come in una parata militare, in perfetta libertà e impunità.
Facciamo appello alla comunità internazionale perché si pronunci su questo genocidio annunciato di un popolo che combatte per la democrazia, alle porte dell'Europa. 
Il M.A.K s’inchina in memoria delle vittime dei vili attentati. Riafferma la sua determinazione a realizzare con tutte le sue forze l'autonomia della Cabilia, sola alternativa possibile per assicurare una vita libera e decente al suo popolo. 

 C'è un vuoto politico in Algeria. C'è un regime assolutista, incapace di pluralismo. Contro tutte le bugie elargiteci dai clan italiani vicini ai clan che detengono il potere sul gas e sul petrolio algerini, si deve dire che in Algeria non c'è libertà, non c'è democrazia né Stato di Diritto, non ci sono "moderati" di alcun tipo, mentre è in corso la distruzione del popolo Cabilo.
C'è un vuoto politico, dovuto all'incessante lotta tra clan rivali, e in questo vuoto si insinua il demone della corruzione, propagatosi a tutti i livelli dell'amministrazione pubblica. Il paese è -e sarebbe- ricchissimo, ma in questa direzione si va -secondo le parole di Houari Addi, professore di sociologia all'università di Lione, a una situazione simile a quella che c'è in Somalia.

postato da Paolo-di-Lautreamont, 12:28 commenti | | permalink

esteri, africa



Vento di golpe in Tailandia

(Esisc) Migliaia di manifestanti della Alleanza del popolo per la democrazia (PAD) hanno occupato gli studi della rete nazionale televisiva NBT di Bangkok, provocando l'interruzione delle trasmissioni. La PAD oggi dovrebbe riunire « centinaia di migliaia » di affiliati davanti alla sede del governo, per ottenere le dimissioni del Primo ministro Samak Sundarajev. Quest'ultimo ha affidato pieni poteri al ministro degli Interni "Un paese di 63 milioni di abitanti non può dare via libera a un gruppo di cinque persone, in modo che si formi una gang di strada per prendere il potere", ha dichiarato il PM in un'intervista tv.

La PAD, diretta da uomini d'affari vicini all'esercito, rimprovera al governo di essere vicino al precedente Primo ministro Thaksin Shinawatra, che era fuggito nel Regno Unito lo scorso 11 agosto per sfuggire a un processo per corruzione e abuso di potere. Secondo l'opposizione Shinawatra sarebbe ancora il vero PM, col suo Partito del Potere del Popolo (PPP). Le voci di golpe si susseguono da giugno. Il generale  Anupong Paochinda, capo di Stato maggiore, ha dichiarato che l'esercito non interverrà per decidere le sorti politiche del Paese.

postato da Paolo-di-Lautreamont, 11:10 commenti | | permalink

esteri



26/08/2008

Massacro dimenticato: 30.000 oppositori in Iran

Parliamo del 1988. Allora c'erano già tutti  i mullah padroni dell'Iran anche ora. Incluso il Khatami considerato "moderato" e adorato come tale. Strage dimenticata dell'opposizione di sinistra (allora?) marxista, che tra l'altro era stata alleata coi mullah nel rovesciamento dello scià.

Amnesty International martedì scorso( 19/8/08/) ha pubblicato un articolo in cui condanna il massacro di 30 mila prigionieri politici avvenuto nell'estate del 1988 da parte dei mullah del regime.La maggior parte delle vittime erano membri e sostenitori dell'Organizzazione del Popolo dei Mojahedin in Iran (PMOI/MEK).

L'articolo vuole risvegliare l'attenzione sulle potenzialità che la creazione di un simile massacro dovrebbe essere uan disperata necessità per il clero al governo.
Permetteteci di non dimenticare che le stesse persone che Amnesty International ritiene responsabili e che chiama "responsabili degli omicidi", sono ancora oggi al potere.

Per cominciare dai vertici abbiamo Ali Khamenei, l'attuale Capo Supremo che allora era presidente; Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, ora presidente del potente Consiglio di Spedizione e capo dell'Assemblea degli Esperti, era allora il portavoce del Majlis( parlamento) e deputato capo delle forze armate del regime iraniano; l'ex Ministro dell'Interno Mostafa Pour- Mohammadi era allora un membro di quella che veniva chiamata" Commissione della Morte" nell'estate del 1988- è stato recentemente sostituito da un personaggio controverso, Ali Kordan che ha falsificato il diploma dell'Università di Oxford per ottenere un voto di fiducia al Majlis.

L'ex presidente Mohammad Khatami, che un tempo ingenuamente l'Occidente pensava fosse un mullah moderato, è stato anch'egli coinvolto nel massacro SEGUE.

postato da Paolo-di-Lautreamont, 19:20 commenti | | permalink

esteri, iran



Ritorno del cheap oil

di Michael C. Lynch
Benché siano stati scritti un certo numero di libri e molti articoli su come trarre
profitto da prezzi del petrolio sempre più alti, non molto è stato detto su quello che succederà quando questi prezzi scenderanno, e sicuramente lo faranno. In questo articolo, sosterrò che il prezzo del petrolio sale ciclicamente, e poi descriverò l’impatto di un suo calo su alcuni settori.

Non «se», ma «quando»

Con i prezzi in continua e rapida crescita, l’attenzione della comunità degli investitori si è concentrata su un potenziale tetto, che alcuni hanno fissato a 150 o 200 dollari al barile; secondo costoro, tale tetto sarà probabilmente raggiunto in un anno o due. È vero che potrebbe verificarsi una forma di interruzione politica nella fornitura di petrolio – una guerra civile in Nigeria, combattimenti più intensi nell’Iraq meridionale, attacchi alle condutture del Caspio – che farebbe impennare bruscamente i prezzi, ma io credo che nel complesso esista una probabilità molto maggiore che il prezzo del petrolio crolli negli anni a venire, e forse in modo drastico.

Il petrolio è un bene mean-reverting. Se partiamo dall’inizio, per più di un secolo il suo prezzo si è aggirato intorno a una media inferiore ai 25 dollari al barile, nonostante le guerre mondiali, il monopolio del mercato da parte della Standard Oil, la cartellizzazione della Texas Railroad Commission e, infine, le quote d’importazione statunitensi degli anni ’50 e ’60. Solo l’OPEC fu in grado di portare il prezzo oltre a quei livelli.

Altri osservatori hanno rilevato in modo assai pertinente che di recente la produzione petrolifera sta aumentando in modo lento, mentre la domanda continua a crescere rapidamente e il boom economico asiatico crea moltissimi nuovi ricchi consumatori; quindi hanno ipotizzato un «nuovo paradigma del mercato petrolifero» nel quale i prezzi non si abbasseranno più ciclicamente.
Tuttavia, queste argomentazioni rappresentano una caratterizzazione tipica di analisti che considerano un ciclo (o una bolla speculativa) come cambiamento permanente, non diversamente da quanto accadeva negli anni ’70, quando praticamente tutti coloro che studiavano l’industria petrolifera – con l’eccezione di alcuni bastian contrari – prevedevano dei prezzi in continua crescita.
Invece, le compagnie petrolifere diversificarono allontanandosi dalle proprie aree di competenza (la Mobil comprò la Montgomery Ward ...

Segue su IBL, via Realismo energetico.

postato da Paolo-di-Lautreamont, 19:05 commenti | | permalink

economia, energia






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