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31/10/2008
Alcuni segreti della campagna elettorale più imponente della storia.
E' bene che vinca Obama: se sarà un cattivo presidente, salterà via;
Se sarà un buon presidente, sarà un bene per tutti.
In ogni caso dalla sua vittoria beneficeranno molti, a partire proprio dal GOP, che ha bisogno come il pane di ripensare politica, rapporto con la cittadinanza, strategie economiche...
In ogni caso, è possibile che il PD trovi finalmente qualcuno che dia "la linea".
In ogni caso, è certo che la base tardo marxista zeroeuropea e antiumana entro sei mesi sarà contro Obama, perché il pregiudizio è prevalente, e Obama non è "nero" ai loro occhi, quanto uno yankee.
Su La pulce di Voltaire.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 17:30 commenti (9)|
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Una considerazione che non ho ancora letto sui giornali. Ad agosto e settembre è iniziato un tam tam: "l'autunno sarà caldo", anzi caldissimo. Operai e studenti uniti nella lotta avrebbero scardinato il governo illegale, "masse di cittadini a Roma" per settimane etc etc.
Certo poi la crisi ha messo molti a meditare, più che a protestare. Come si fa a scioperare contro la propria fabbrica in crisi? Per decenni, in realtà, si è fatto così, e le fabbriche magari venivano poi salvate dall'intervento (quasi) sempiterno dello Stato. Ora non è più così. Infatti l'autunno caldo non c'è stato, il PD non ha scaldato le fabbriche, le campagne, gli ospedali, o gli artigiani, i professionisti, i commercianti, gli autonomi, e nemmeno le piazze, a parte uno sciopero dei trasporti.
Certo, è partita la scuola. Ma che la protesta parta dai garantiti del posto fisso (dei precari parlerei a parte: si individuino quelli capaci, li si assuma, ma gli altri vengano rimandati al mercato del lavoro) suona limitativo assai per il PD. In realtà, viene da dire, il "successo" della peraltro infruttuosa protesta della scuola ha sancito un gravissimo fallimento, quello del PD, che non è più radicato nel mondo del lavoro, a parte gli statali. Questo fatto -ripeto- è grave. Il PD, invece di tutelare i garantiti (male, perché le corporazioni si riducono a essere centri di costo, invece potrebbero lavorare meglio e guadagnare meglio, facendo sistema in modo diverso e producendo servizi migliori), dovrebbe ripensare la propria strategia complessiva. Obama negli USA è radicato tra i poveri e tra il ceto medio, tra i giovani e gli anziani. Ha proposte per le famiglie (poi si vedrà quanto realistiche, se vincerà) e per le imprese. Il PD non ha niente di tutto ciò, e comincia a diventare un vulnus -oltre che per se stesso- per l'assetto democratico nazionale. Abbiamo bisogno di un'opposizione sana, matura, propositiva, e non ancorata al passato nostalgico e strabattuta dai voti e dalla storia.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 00:56 commenti |
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30/10/2008
Allarme Italia, nella giornata in cui si torna al suicidio economico via scioperi ideologici.
Interessante contributo della Fondazione Camis de Fonseca sulla natura delle sofferenza di banche come Unicredit e Intesa-San Paolo. Il problema sarebbe a est. In complesso l'allarme è serio, visto da questo punto di vista.
Secondo gli analisti di Strategic Forecast l'Italia potrebbe essere l'anello più debole fra le maggiori economie mondiali, e la crisi di Intesa-SanPaolo e di Unicredit potrebbe scatenare una crisi di grandi proporzioni in tutta Europa. Le decisioni adottate il 28 ottobre 2008 da Intesa-SanPaolo potrebbero rappresentare il punto di svolta verso la salvezza o verso il precipizio.
Il prodotto interno lordo dell'Italia è di oltre 2100 miliardi di dollari, cifra di tutto rispetto, ma i fondamentali dell'economia italiana sono fragili:
il governo spende il 50% del PIL, le tasse incidono per il 43 % del PIL (una delle percentuali più alte del mondo), il bilancio dello stato è in costante rosso, il debito pubblico, come percentuale del PIL, è uno dei più alti al mondo. La flessione demografica è preoccupante, la popolazione è vecchia, dunque per la forza lavoro occorre far ricorso all'immigrazione, ma la forte immigrazione pone problemi sociali e politici allarmanti.
In questa situazione di fondamentale fragilità si inserisce la crisi delle due grandi banche italiane, che nasce dai rischi assunti nell'Europa dell'Est.
La tabella sottostante indica l'incidenza degli investimenti italiani nei paesi dell'Europa dell'Est, come percentuale del patrimonio globale di ognuna delle due banche.
Le banche italiane sono cresciute tanto in Est Europa perchè concedevano prestiti al consumo denominati in franchi svizzeri e in euro, a tassi inferiori anche di cinque punti ai tassi correnti sulle valute locali. Ma con la svalutazione delle valute locali rispetto al franco svizzero ed euro i debitori non riescono più a pagare i debiti.
Le azioni delle due banche sono state oggetto di svendite da panico per mesi.
Il governo italiano si è detto pronto a rilevare il 10 % del capitale delle due banche, in caso di necessità.
Le prossime settimane saranno risolutive nel segnare l'andamento della crisi, che dipende anche in larga parte dalla capacità di reggere dei sistemi finanziari e delle valute dei paesi dell'Europa dell'Est, in soccorso ai quali sono accorse anche istituzioni internazionali come l'IMF.
Fondazione Camis de Fonseca (Consiglio di lettura: Il nazionalismo etnico e la modernità, di Jerry Z. Muller, in Italiano)
postato da Paolo-di-Lautreamont, 17:07 commenti |
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L’astensione dal lavoro nel settore scolastico è costata alle famiglie italiane con bimbi alle elementari oltre 160 milioni di euro
Il Moige ha calcolato i costi che ricadranno automaticamente sulle famiglie che hanno figli in scuole elementari e sui bambini stessi, per le prime in termini economici e per i secondi in termini di didattica. Lo sciopero di giovedì 30 ottobre - che a nostro parere possiede una forte carica di protesta senza presentare spunti di proposte costruttive per la scuola - infatti, non solo influirà sull’istruzione dei bambini, rallentando la didattica e causando così ritardi nei diversi programmi scolastici, ma avrà anche un peso notevole sul bilancio delle famiglie. I bambini iscritti alle scuole primarie sono 2.564.111* pari al 33.1% dell’intera popolazione scolastica statale: dalle segnalazioni che riceviamo dai genitori possiamo affermare che il costo medio di una babysitter si aggira sugli 8 euro all’ora. Facendo un rapido calcolo, possiamo ipotizzare che il giorno dello sciopero, per coprire 8 ore – le ore totali di una giornata scolastica con modulo di tempo pieno - una famiglia spenderà circa 64 euro. Moltiplicando questa cifra per il numero dei bambini si può vedere che il 30 ottobre la spesa totale delle famiglie italiane con bambini frequentanti le scuole elementari ammonterà a 164.103.104 euro.
Soluzioni alternative per chi non aveva baby sitter perché povero? Uno dei genitori non è andato a lavorare? Nonni? oppure nulla? Ma allora a cosa serve la scuola, solo come babysitteraggio?
Questo è il vero arcano, che nasconde un tema importantissimo, la possibilità di poter avere un'unica fonte di reddito familiare, padre o madre che sia. Sarebbe il miglior modo per migliorare le performances dei bambini e ragazzi, e soprattutto il miglior modo per farli crescere bene, felici, e senza che diventino degli sbandati come dei senzafamiglia. Su questo si dovrebbe lottare.
Il modello "progre" però è consumista e fascista, nel senso che privilegia il "pubblico", cioé il modello spartano, quello in cui i figli venivano gestiti dallo Stato in toto.
In questo momento di particolare tensione in ambito scolastico, il Moige sottolinea la necessità di andare incontro alle esigenze dei genitori italiani, fortemente disinformati di fronte agli annunciati cambiamenti del sistema scolastico. Come primo segnale abbiamo predisposto sul nostro sito - www.genitori.it - uno spazio dedicato alla scuola che cambia in cui sono illustrate, attraverso 20 FAQ, le principali novità introdotte dalla riforma Gelmini. Tante le domande a cui si fornisce una prima risposta, dalle competenze del maestro unico all’articolazione del tempo pieno, dal voto in condotta alle modalità degli esami di riparazione fino ai fondi stanziati per l’edilizia scolastica. * Fonte rapporto “Sedi, alunni, classi, dotazioni organiche del personale della scuola statale – Situazione di Organico di Diritto Anno scolastico 2008/2009” redatto dalla Direzione Generale per gli Studi e la Programmazione e per i Sistemi Informativi – Dipartimento per la Programmazione, del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. (Vita.it)
postato da Paolo-di-Lautreamont, 15:30 commenti (3)|
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Preciso: sono antifascista quanto anti comunista e anti marx-affarista. Punto. Però i fatti vanno separati dal credo. Non so nemmeno quanto quelli di "Blocco studentesco" siano "fascisti", visto che il loro programma per la scuola è esattamente lo stesso dei "rossi" estremisti o marx-affaristi, e la cosa dovrebbe dare a che pensare alle persone dotate di cranio. Del resto Mussolini era di sinistra. Infatti si sono pestati tra loro, esattamente come nel 1919-1922.
So che chiunque aggredisca altre persone in nome di un credo politico, è un antidemocratico.
E' anche antidemocratico chi difende l'aggressore e chi dice il falso per meri scopi di tornaconto personale.
Il "fronte della gioventù" di sinistra si sta sgretolando. Dopo aver presentato per l'intera gionrata gli scontri di piazza Navona come "casuali" e senza colpevoli, il video di Blocco Studentesco ha messo a tacere i falsificatori di professione che hanno dovuto cambiare di tono, dopo l'ennesima falsificazione della stampa.
Si veda eusto video, non tagliato. Gli aggressori non sono studenti di destra, ma appartenenti ai Centri Sociali di sinistra (arrestato un 38enne).
Veltroni però continua con le bugie: "A piazza Navona è stata aggressione politica", ma forse alludeva alla "sua" parte.
...Tanto oggi ci sarà un apocalittico e grandioso sciopero della scuola, basato sul Falso. Lenin è vivo.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 00:19 commenti (2)|
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29/10/2008
Ricevo da Atlanta, da un'amica che è parte dell'ufficio elettorale di Obama in Georgia, una mail. Il risultato stratosferico di Obama si basa su un fattore di una semplicità banale, la catena di Sant'Antonio. Non l'ha applicata alla mail, ma al telefono.
Naturalmente c'è anche molto altro. Per esempio tutte le iniziative per portare la gente al voto. Si veda questa del bus for Obama.
You might know that I am the faculty advisor ...for Barack Obama. Yesterday we took a special bus to the place where early voting is taking place. Atlanta has the option of early voting this year. So hopefully the lines will not be so long on November 4th, the real election day.
The bus helps the students go to vote. Take a look at these photos. The bus was organized by a lawyer in Atlanta who supports getting young people to vote. She raised money to hire the bus for a whole week.
The bus is at every college campus this week in Atlanta. About 8 schools total. Students get a free ride to and from the voting station.
Qui My Obama picture.
This is a totally nerveracking and wild time. I am working night and day to get a victory for Obama in Georgia... I told N. today (he's in Miami) that the house is a mess, but no one is sick and Georgia is going blue (i.e. democrat). That's my hope. Pray for us all.
Beh, io sono disincantato e lascio la scelta agli elettori. All'indomani delle elezioni mi esprimerò, ma forse per il GOP è bene un ricambio e una fase di elaborazione nuova, fuori dai Palazzi.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 23:41 commenti |
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Viviamo in una fase di ridimensionamento degli Imperi: dopo la caduta dell’Urss, entra in crisi l’America. Tuttavia assistiamo anche alla crescita di microimperi politici oppure economici: si pensi al ruolo di alcune banche americane, ad aziende come Eni o Gazprom, alle compagnie telefoniche (la Telecom che andò in Serbia e in Brasile). Si pensi infine alla sintesi, dalla “nazionalizzazione di alcune banche negli USA ai Fondi sovrani ora all’ordine del giorno anche nella UE. La “protezione” di aziende di interesse nazionale riporta alla memoria l’IRI, il Leviatano-vampiro che nel 1975 arrivò ad avere 520.000 dipendenti e 1000 aziende. Erano dipendenti talmente strapagati che ci volevano cinque paghe di operai americani per ogni stipendio di un operaio IRI di allora (e di due dell’ENI). Gli stipendi dei dirigenti erano altrettanto stratosferici. Il tutto mentre il disavanzo pubblico aumentava di migliaia di miliardi di lire. Il fabbisogno annuo dei dipendenti IRI era di 3000 miliardi. La Corte dei Conti nel 1975 evidenziò che a tutti i dipendenti IRI era concessa una clausola con la quale i loro stipendi erano tutti “equiparati” a quelli dei bancari delle Banche di “interesse nazionale”. Intanto le paghe degli operai del privato restavano inferiori di 6 volte rispetto a quelle degli operai IRI…, tanto che c’è da pensare a una vera spirale perversa che mandò all’aria i privati e i loro operai, invisibilmente. Il fabbisogno per le paghe IRI salì a 34.000 miliardi annui nel 1982.
Veniamo da quel passato e non dobbiamo tornare indietro, nemmeno in forma soft. Non si tratta di criticare la formazione di regole semplici ed efficienti, o gli interventi dello Stato, a patto che siano nella direzione giusta. Già nel 1974 la relazione del Governatore della Banca d’Italia recitava: “…L’ordine monetario ed economico scaturito da Bretton Woods e dagli altri accordi post-bellici aveva raggiunto un grado di obsolescenza tale che ormai la sua capacità di contribuire a uno sviluppo armonico dell’economia mondiale si era di fatto esaurita”.
In ogni caso la riflessione da fare non è economica, ma politica.
La globalizzazione e la fine dei blocchi hanno portato alla formazione di agglomerati economico-politici, al cui interno sussistono gli Stati nazionali: il NAFTA in Nord america; la CAN, l'ALBA etc in America latina; la UE in Europa; l'ASEAN in Asia, la Nuova Russia... Non si tratta più di "mercati comuni", anche se non si tratta ancora di “Unione” di più nazioni. All’interno di queste nuove sovranazioni si muove un vecchio modo di produrre ricchezza.
“L'imperialismo, fase suprema del capitalismo” di Vladimir Lenin (1917) mostra le distorsioni del sistema basato su concentrazioni e monopoli. Alcuni capitoli del testo sono così titolati: “La concentrazione della produzione e i monopoli”, “Le banche e la loro nuova funzione”, “Capitale finanziario e oligarchia”, “La spartizione del mondo tra le grandi potenze”.
Anche se Lenin sbagliava tutte le sue analisi, tuttavia centrava alcuni punti dolenti, anche se non era un liberale e quindi non distingueva tra “capitalismo di Stato” e “libero mercato”. Oggi l’economia protetta e gestita da pochi soggetti non dovrebbe essere definita “capitalismo”. Soprattutto, ho seri dubbi che sia “libero mercato”.
E’ una situazione che si propose a inizio ‘900 in Germania. Rilevava Lenin: “Meno di una centesima parte delle aziende dispone di più di tre quarti della quantità totale della forza-vapore e dell'energia elettrica! …Alcune grandi aziende sono tutto; milioni di piccole aziende, niente”.
Secondo Lenin le piccole imprese erano “schiacciate tra l'alto prezzo dei materiali e il basso prezzo dei prodotti fabbricati... ". Un quadro ancora attuale che nasceva –guarda un po’- in un periodo di crisi. Scriveva l’economista Rudolf Hilderferding (in Das Fínanzkapital): “Il primo grande periodo di sviluppo [dei monopoli] è connesso alla grande depressione internazionale degli anni settanta e giunge fino al 1890...”. In Europa la libera concorrenza finisce in quel periodo, cui seguirà la concentrazione dei poteri economici e politici (gli “imperi” e le dittature in Europa).
Si partì dal sistema bancario: in Germania nel 1909 nove banche concentravano la metà circa di tutti i depositi, mentre le piccole banche si erano trasformate in filiali delle grandi banche –de facto o alla lettera-.
Per non parlare di energia elettrica (allora in mano a due soggetti principali, la General Electric e la tedesca AEG) e del petrolio. Secondo Jeidels nel 1905 il mercato del petrolio era diviso tra la Standard Oil Co. di Rockefeller e i padroni del petrolio russo di Baku nel Caucaso, che erano Rothschild e Nobel, quello del Premio. Lenin prevede la nascita delle “Sette sorelle” e ripercorre i tentativi della Deutsche bank, che cercò di assicurarsi il petrolio romeno unendosi con la Russia contro Rockefeller. Quest’ultimo però si dimostrò più efficiente degli statalisti e più veloce nel rifornire la clientela. Nel 1907 la Deutsche bank alzò bandiera bianca, accordandosi con la Standard Oil. Una clausola annullava il contratto nel caso di “monopolio di Stato”. Cosa che avvenne puntualmente, solo che le banche tedesche si buttarono sull’osso, in concorrenza con la Deutsche. Il tutto finì in un altro nulla di fatto, dovuto anche all’inconsistenza dei giacimenti romeni. Rockefeller vinse ancora.
C’è anche una riflessione sulla Cina e sulla formazione degli Stati Uniti d’Europa. Lenin cita Hobson, secondo il quale la “spartizione” della Cina avrebbe portato una stagione di latte e miele per l’Europa, dove la gente avrebbe potuto vivere di rendita… Allora l’Europa otteneneva “concessioni commerciali” in Cina, dove anche l’Italia ottenne un Distretto territoriale a Tientsin (l’odierna neocapitale economica Tianjin) e Shangai. Secondo Hobson la “delocalizzazione” in Cina avrebbe implicato la scomparsa dei “più importanti rami di industria” in Europa, perché “Gli alimenti e i prodotti base affluirebbero come tributo dall'Asia o dall'Africa... Ecco quale possibilità sarebbe offerta da una più vasta lega delle potenze occidentali, da una Federazione europea delle grandi potenze”. Hobson vedeva il “gravissimo pericolo di un parassitismo occidentale… le cui classi elevate riceverebbero, dall'Asia e dal l'Africa, enormi tributi e, mediante questi, si procurerebbero grandi masse di impiegati e di servitori addomesticati che non sarebbero occupati nella produzione… ma nel servizio personale o in lavori industriali di secondo ordine sotto il controllo della nuova aristocrazia finanziaria”. Profezia utile, anche se l’immigrazione attuale non ha prodotto latte e miele ma un doppio disastro sulle due sponde del Mediterraneo.
“Capitalismo” è un termine vago. Il problema è l’economia protetta, che rinasce dopo la delocalizzazione e dopo che il “socialismo finanziario” ha concesso mutui e crediti aziendali universali, come se fossero indulgenze medioevali. Questo sistema ha permesso la sopravvivenza del welfare e del sistema politico (tramite tasse) negli Usa e UE, ma a un costo pesante. Dopo Greenspan la cura migliore potrebbe essere quella di Norquist (American for tax reform), che propone di bypassare le banche e di pensare piuttosto all’elemento più importante di cui tenere conto, cioè le imprese, riducendo la pressione tributaria per salvare la produzione e il lavoro, e intervenendo sui redditi azionari. Nello stesso tempo è importante “federalizzare” il mondo invece di creare grandi agglomerati. Infine è necessario rifondare il ruolo della politica nei suoi rapporti coi cittadini e col mercato, senza tornare indietro a Colbert, come sta succedendo, e cogliendo l’occasione per riformare lo stesso liberalismo.
La crisi ha aperto la strada al ritorno a una fase “imperialista”, nella quale il mercato viene gestito e organizzato da una non ancora riformata nei suoi fondamenti. Anche i futuribili interventi in favore delle “imprese di interesse strategico”, pur avendo una logica, squilibrano la concorrenza e il mercato del lavoro. In questo senso non siamo più di fronte né al capitalismo né alla “globalizzazione”, ma a uno stato confusionale di fronte al quale c’è una sola cura: una forte volontà riformatrice.
Un altro problema derivante dalla concentrazione dei poteri consiste nel fatto che i grandi soggetti internazionali portano a contrapposizioni più pericolose di quelle che avvengono tra piccoli stati. Il rischio è il formarsi di “Grandi Intese” in lotta tra loro.
Il mercato invece presuppone uno stato di pace, per potersi sviluppare. La domanda da fare oggi è “Abbiamo davvero attraversato una fase di libero mercato?”. Se la risposta è positiva, e non ne sono affatto sicuro, dobbiamo comunque dirci verso dove sta andando il sistema occidentale e mondiale.
La questione della libertà non è meno importante. Il capitalismo collettivizzato sarà sicuro, ma come lo è una camera a gas. Grande è la confusione: si pensi che tra i fautori della concentrazione dei poteri a livello mondiale vi sono i nipoti di Lenin e Mussolini, i quali criticarono a parole i monopoli privati e statali salvo poi, nei fatti, realizzare un unico e gigantesco monopolio, altrimenti detto dittatura.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 15:37 commenti |
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28/10/2008
E' uscito il nuovo numero di Con, dedicato interamente (e con grande merito, vista la censura che c'è in Italia), alla celebrazione del 60mo anniversario dalla fondazione dello stato di Israele.
Il gruppo che lavora attorno al senatore Italo Bocchino può contribuire a de-statalizzare AN, che proprio in queste ore sta sbandando paurosamente, accomunandosi alle proteste "anti Gelmini".
postato da Paolo-di-Lautreamont, 15:57 commenti |
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La questione dei naziskin che vogliono uccidere Obama è vecchia di più di un mese. Era già uscita con dovizia di particolari su Daily kos e altri siti USA, non so se ne ho parlato nel blog, forse sì. Sicuramente non mi sembrava rilevante: anche in Italia centinaia di persone vogliono uccidere Berlusconi. Con Moro ci riuscirono.
Sicuramente un mese fa erano altri naziskin, immagino.
Il fatto che il complotto venga tirato fuori ora mi lascia tranquillo: probabilmente si tratta di "turbolenze preelettorali", forse utili a compattare gli elettori pro-Obama. In ogni caso è bene che l'attenzione sia alta: un attentato contro Obama sarebbe una vergogna per tutti i democratici e gli amanti della libertà.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 11:23 commenti |
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Ponete attenzione a queste parole: il 30 ottobre la manifestazione di protesta contro la Gelmini sarà stratosferica, con milioni di partecipanti.
A Roma andrà anche chi non è mai andato alle manifestazioni dei combattenti e reduci di sinistra. Sono tutti incavolati duri: hanno dalla loro un grande bagaglio politico, sintetizzabile in una parola "Vaff..."
Però questi sono i numeri che arriveranno giovedi prossimo, e queste sono le impressioni che raccolgo dalle mie parti e nelle scuole dove vanno i miei figli e mia moglie (come insegnante).
I fattori di indefettibile successo della protesta sono quelli che ho già ricordato in altre occasioni: la cultura pop trionfante privilegia la contestazione globale al ragionamento sui dati. Dal 1919 in avanti la politica nostrana si basa sulla distruzione dell'avversario e non persegue un qualsiasi tentativo di ricostruire insieme il Paese. L'Italia è il paese dei "partigiani" (=di parte), mentre il Regno Unito, ad esempio, è il paese dove tutti si sono uniti per combattere nazifascismo e comunismo. L'Italia è anche un'eterna "terra di confine" in cui è molto facile varcare la linea e passare dall'altra parte. Succedeva ai tempi del Muro di Berlino. Succede ora, nel periodo del Muro del Petrolio e del gas.
Inoltre, i ragazzi seguono i professori, e così pure i genitori. Non possono ergersi come nemici e contestatori di genitori e professori, come riuscirono a fare negli anni '60-'70, pur con contraddizioni e le solite partigianerie preconcette.
La motivazione principale per una manifestazione oceanica sarà però un'altra: la protesta avrà un successo biblico e da crociata perché avrà la funzione di un esorcismo di massa. Ernesto de Martino, in uno splendido saggio sulla Fine del mondo e le apocalissi culturali, descrisse il marxismo come una religione. Inoltre mostrò con chiarezza che le culture tribali in crisi hanno sempre una tendenza apocalittica. Identificano cioé la propria fine con la fine di tutta l'umanità.
Del resto anche Umberto Eco parlava di "apocalittici" (e integrati).
Figuriamoci quanto questa tendenza può essere forte nel momento in cui alla crisi della sinistra italiana si somma davvero una crisi mondiale gravissima, nella quale tutti sono coinvolti.
In questi giorni manifestare contro ogni ipotesi di "tagli" equivale a esorcizzare la paura del proprio licenziamento e del proprio futuro. Paura comprensibilissima e nobilissima, purtroppo però lanciando nel Paese un clima di proteste e scioperi si rischia di alimentare il caos e accelerare la crisi generale, cioé si rischia di creare davvero delle apocalissi. La "sragion" di Stato si imporrebbe sulla Ragion pratica. L'utile particolare si imporrebbe sull'utile collettivo. La cicala si imporrebbe sulla formica.
Serve invece una grande consapevolezza, e si dovrebbe dire chiaro a tutti che dobbiamo attraversare una fase di sacrifici e di condivisione delle difficoltà.
A sinistra si sta seguendo il percorso inverso, quello della società divisa in classi. E sono proprio i piccoli garantiti a temere la fine delle loro garanzie, ma così rischiano di buttare via il bambino con l'acqua sporca, di seppellirsi con le proprie mani, di restare davvero più poveri e meno garantiti.
Inoltre dispiace constatare che, ogni volta che si assiste a un dibattito serio sulla riforma della scuola, si nota che i "contestatori apocalittici anti Gelmini" non hanno argomenti reali. Lo si è notato anche ieri sera a Otto e mezzo, dove Lilli Gruber, non più velata, appare più indipendente e performante che in passato. La rappresentante del governo e il professor Roberto Perotti (LINK) hanno smantellato le contestazioni di studenti e precari (sui precari Perotti ha lanciato una frecciata mortale: non è che sono "santificati" d'amblé dal loro essere precari: tra loro ci sono bravi docenti che meritano la cattedra e una buona paga più di molti baroni, ma ci sono anche dei perfetti somari...) Perotti ha anche ricordato che se ora tutti riconoscono la necessità di premiare il merito e non il burocrate, ciò tuttavia non significa nulla, se poi non si agisce davvero. Negli Stati Uniti le università private sono sottoposte a severissimi studi, per certificarne l'attività positiva. In Italia il clima culturale vieta de facto la stessa possibilità di pensare a delle università private (col risultato che il 20% delle università sono al fallimento e che nessuna università italiana è tra le prime 150 al mondo). Ma lo stesso clima culturale conservatore e solipsista ci vieta anche di fare come nel Regno Unito, dove invece ci sono università pubbliche, che però sono comunque sottoposte a delle severe e imparziali analisi da organismi internazionali super partes. Lì, se si chiude l'università di Leeds perché è inefficiente e non forma studenti preparati, tutti sono felici, qui invece studenti e professori occuperebbero tutta la città di Leeds per anni. Così nulla cambia, come nel Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. Vige lo sport nazionale: buttare fango su ogni riforma, giusta o sbagliata che sia. Così le corporazioni annegano il pensiero che fu di Leopardi e ci fanno naufragare in una scuola per niente dolce.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 00:51 commenti (2)|
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27/10/2008
L'Ungheria è il primo stato a ratificare l'ingresso dell'Albania nella NATO. L'operazione riguarda anche la Croazia. Entro aprile l'Albania dovrebbe partecipare all'incontro di Strasburgo per la celebrazione del 60mo della nascita dell'Alleanza. Altri Stati candidati sono Ucraina, Georgia, Bosnia-Herzegovina e Montenegro.
La famiglia Djukanovic continua ad essere protagonista degli oscuri affari del Montenegro. Il quotidiano di Podgorica Vjesti riporta che il Premier ha offerto alla famiglia reale Al-Nahyan di Abu Dhabi degli Emirati Arabi Uniti, di entrare nel capitale della Prva Banka. Un investimento che sarà ripagato dalla cessione della grande spiaggia di Ulcinj a favore della società di proprietà dello stesso Al-Nahyan, Hidra Properties.
Il prezzo, d’altronde, è stato già fatto, con l’invio da parte della società Hidra Properties, di una lettera di intenti circa il proprio interesse per la località di Ulcinj, già oggetto di un’accesa controversia. Vi è al momento una sorta di contesa del territorio con la popolazione locale, che non sembra essere disposta a concedere la privatizzazione dell’insenatura, oltre al fatto che il Gruppo Reale dovrà concorrere all’interno di un tender insieme ad altri investitori, come ad esempio la multinazionale Trigranit di Budapest. L'affare spinoso è stato probabilmente già oggetto di discussione in occasione della visita in Montenegro, lo scorso fine agosto, dell'emiro Mohammed Bin Zayed Al-Nahyan, principe ereditario del trono di Abu Dhabi, per incontrare il Premier Djukanovic. Un evento che sembra sia rimasto inosservato dinanzi all’opinione pubblica montenegrina, che non è stata ovviamente informata sul motivo dell'incontro. Allo stesso modo l'emiro Khalifa bin Zayed Al-Nahyan ha soggiornato a Budva, sempre del mese di agosto, dove ha incontrato Svetozar Marovic, Vice Segretario del Partito Democratico dei Socialisti, e diverse personalità per discutere degli investimenti a Slovenska Plaza.
Gli Emirati si dichiarano oggi disponibili ad investire nella Prva Banka, aumentando la sua capitalizzazione e acquistando nuove azioni, sino al 40% della banca montenegrina, fermo restando che i fratelli Djukanovic resteranno azionisti della banca anche dopo l’ingresso degli Emirati, cosa che dovrebbe garantire agli investitori arabi la realizzazione dei propri progetti per il Montenegro. (Da Rinascita Balcanica)
postato da Paolo-di-Lautreamont, 15:34 commenti |
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La Romania -dopo l'Italia di ENI- può essere l'ennesimo buco nell'acqua per Nabucco, il progetto occidentale di portare gas dal mar Caspio al Mediterraneo e all'Europa, bypassando il monofornitore Gazprom-(Sonatrach).
Al contrario il progetto South Stream sta riportando tutto sotto il controllo di Gazprom (ENI è partner strategico). Nabucco è forse la peggiore battaglia persa dalla Nato in questi ultimi anni.
Non meno indicativa è la notizia del definitivo cambio di rotta del governo kazako. Dopo la guerra in Georgia il Kazakhstan era rimasto senza sbocchi di vendita per il suo petrolio, per lo stop alla pipeline Baku-Tiblisi-Ceyan. In estate si attivò una via alternativa che utilizzava la Russia (Baku-Novorrosysk) e poi si è aperto il confronto con l'Iran.
Oggi si vedono le prime conseguenze politiche: il Kazakhstan andrà via dall'Iraq.
Anche in questo caso l'ENI ha giocato d'anticipo assicurandosi i ricchissimi giacimenti di Kashagar, nonché ottime relazioni con Mosca. Si capisce ora il perché della posizione italiana durante la crisi georgiana.
Romania could be described until now as the staunchest and perhaps last remaining loyalist in the Western-backed Nabucco project. While four of the five Nabucco participant countries (save Romania) and a number of other countries in the region are variously negotiating Russian options, such as South Stream, Bucharest remained staunchly loyal to Nabucco.
This may no longer be the case, however, after last week’s talks with Gazprom in Moscow and yesterday’s news conference by Romanian officials. Contradicting President Traian Basescu’s policy, parts of the Romanian government favor joining Gazprom’s South Stream project, Nabucco’s rival.
Gazprom has skillfully chosen the timing of its move to pry Romania away from the Nabucco project. Romania will hold parliamentary elections in November, pitting the government and the pro-presidential parties against each other. Moscow dislikes Basescu’s policies, oversimplifying them as “anti-Russian” and pro-American. A high-level Gazprom delegation is expected in Bucharest just ahead of the elections to discuss gas supplies and South Stream with the government. LINK
KAZAKI VIA DA IRAQ
The strategic seismic shockwave unleashed throughout the former Soviet Union by the August military confrontation between Georgia and Russia continues to reverberate throughout the Caucasus and Central Asia, as national leaders there reassess their relationships with Washington and Moscow. During the clash Azerbaijan, unable to use either the Baku-Tbilisi-Ceyhan pipeline or its backup oil export routes through Georgia, shifted petroleum exports northward to Russia through the Baku-Novorossiysk line and initiated its first oil swap with Iran, both temporary solutions that Baku is now considering extending.
As the conflict has put an apparent chill on Caspian and Caucasian nations' interest in new pipelines ignoring the Kremlin's wishes, the momentum against embracing unilateral military relations with the U.S. also seems to be gathering pace. On October 22 Kazakhstan, the Caspian's other rising petro-state, provided Washington with a small but significant military gesture in the aftermath of the Caucasus clash by withdrawing its peacekeepers from Iraq. In a concurrent move largely unnoticed in the media, Georgia has also withdrawn its forces.
In its Iraq Weekly Status Report the U.S. Department of State briefly noted:
"Georgia and Kazakhstan held end-of-mission ceremonies at Forward Operating Base (FOB) Delta in Wasit province October 20, formally concluding their participation in Operation Iraqi Freedom. Both Georgia and Kazakh troops operated primarily from FOB Delta, conducting various missions including humanitarian assistance operations, explosive ordnance disposal, convoy security, perimeter and base defense, quick reaction force duties, and traffic control points operations" (Iraq Weekly Status Report, Unclassified, Bureau of Near Eastern Affairs, U.S. Department of State, October 22).
The Kazakh Ministry of Defense (MoD) press service was more forthcoming and posted an announcement about the withdrawal on its website in Russian but, interestingly enough, not in Kazakh or English (www.mod.kz/indexd0a5.html?post=9&id=1263〈=rus).
The MoD noted, "In five years Kazakhstan's peacekeeping contingent completely fulfilled its task and completed its mission in Iraq. At the request of the government of Iraq and in connection with the significant stabilization of the situation, Kazakh soldiers returned home." LINK
postato da Paolo-di-Lautreamont, 15:08 commenti |
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26/10/2008
Probabilmente al Circo Massimo c'erano 500.000 persone. Un buon numero per Veltroni, non abbastanza , ma sufficienti comunque per restare in sella.
Il problema di Veltroni è fare delle proposte, perché ormai tutti si rendono conto che "non c'è più trippa per i gatti".
E allora? E allora lo slogan "L'Italia è migliore della destra che la governa" è leninista-fascista. Non tiene da conto il risultato elettorale. E' bolscevico. E' sciovinista in una fase che presuppone "unità nazionale". E' piazzaiolo. E' (purtroppo) irreale, nel senso che gli italiani dotati di mens sana in corpore sano si rendono conto che:
1. Purtroppo troppi italiani sono comunque peggio del loro governo, quale esso sia;
2. Esprime una concezione "padronale" e non di servizio del governo;
3. Uno slogan si deve basare su un minimo di dati reali: non sembra che -a oggi- gli italiani considerino male il governo, a parte i soliti 4-5 milioni di dipendenti Coop (un milione in totale), sindacalisti imbucati dal Gran Partito, dipendenti comunali e statali anche loro imbucati dai partiti etc etc.
Piissima anche l'idea di chiedere più denaro nelle tredicesime. Beh, sarebbe bello, e non aggiungo altro, anche se io (proprio grazie alle tredicesime dei "garantiti") non rientro nell'aristocrazia tutelata dal PD.
Proprio oggi dal barbiere leggevo un editoriale su un numero de L'Espresso, che era fantastico: parlava del fatto che a sinistra non c'è più il "proletariato", che ormai "si è disperso" (?). Adesso sono i primi a fare la base del PD. Proprio così: i "primi".
Roba da Giorgio Bocca, antifascista che non ha mai detto di essere il probabile firmatario del Manifesto in Difesa della "razza" e l'articolista che scriveva cose tremende a 22 anni (non a 12).
Certo se salta Veltroni arriverebbero di nuovo gli "arsenico e vecchi merletti". Quindi meglio tenerselo stretto e non buttarlo troppo giù.
Ma Veltron John ha cinque mesi di tempo per sfruttare l'onda vincente di Obama (se ci sarà, come sembra), e ancor meglio per sfruttare le idee vincenti di Obama (se ci saranno, come tutti speriamo, ma non sarà facile).
Dopo cinque mesi, Obama avrà finito il suo effetto di resuscita-morti (i post-comunisti), e le sinistre torneranno a odiarlo, in quanto presidente degli USA. La questione del pregiudizio contro gli anglosassoni-ebrei-plutocrati è primaria rispetto al colore di partito del presidente USA, believe me.
Peccato per il flip. La maggiore certificazione del flip l'ha data il TG3 di mezza sera: due minuti appena, dati alla manifestazione. Come Cacciari, che ha detto, un poco mussolinianamente pure lui: "Me ne frego della manifestazione al Circo Massimo". Massimo (D'Alema) gongola.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 00:15 commenti |
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24/10/2008
Domani ci sarà una manifestazione del PD dal titolo imbarazzante: "Salviamo l'Italia", come un culto millenarista. Uno dei temi principali sarà la "difesa della scuola pubblica".
Giusto, ma quasi tutta la nomenklatura rossa i propri figli li manda nelle scuole private di lusso, mica nella scuola pubblica.
I PD mandano gli studenti altrui a protestare, per mantener loro gli scranni in Parlamento, però poi i loro figli vanno nelle private e a New York.
La Finocchiaro utilizza un istituto privato di Catania, mentre Rutelli ha fatto carte false per mandare una delle figlie dalle suore del San Giuseppe de Merode, a piazza di Spagna. Nanni Moretti, ha iscritto il figlio alla scuola ameriKana Ambritt (vero feudo della borghesia red ed anti yankees). La Melandri la prole l'ha mandata all'Istituto privato San Giuseppe di via del Casaletto. Mica scema la keynesiana-keniota-pasionaria!
Fassino ha studiato dai gesuiti. Bertinotti manda i nipotini in un istituto chic. Michele Santoro il pargolino lo manda al liceo francese Chateubriand. Scuola privata francese anche per la Berlinguer... Veltroni compra casa a Manhattan per la figlia studiosa... LINK
1. Definizione di "Scuola pubblica":
Un servizio pagato dai privati (noi) e gestito dai politici (loro)
2. Quanto ci costa la "scuola pubblica gratuita"?
"...Caro direttore, chissà se «con grande sorpresa» l’insegnante Giuseppe Benedetti apprenderà, dal rapporto Ocse “Education at a glance 2006”, che in Italia la spesa annuale per studente, dalle elementari all’università, è fra le più alte dei paesi industrializzati (circa 8mila dollari). Considerando i 13 anni dalle elementari alle superiori, ogni alunno costa allo Stato 100mila dollari (la media Ocse è pari a 77mila). Dove finiscono tutti questi soldi? Immaginiamo cosa significherebbe mettere solo la metà di quel denaro in mano alle famiglie: gli istituti, almeno in parte, nel contendersi quelle risorse, dovrebbero fare affidamento sulla propria qualità, non solo sull’assegno statale erogato “a pioggia”. La spesa per il personale incide per l’84,8% nelle scuole primarie e secondarie, e per il 60,2% nelle università. Ecco perché i genitori sono costretti ad acquistare ogni anno cancellini, gessetti, carta igienica e sapone. Eppure, certo, lo stipendio degli insegnati rimane basso. Perché vi ostinate, caro Benedetti, a tenervi migliaia di parassiti, fannulloni e incompetenti, e a rifiutare ogni valutazione di produttività? In Italia, rispetto agli altri paesi Ocse, ci sono più classi e più insegnanti: 10,7 alunni per insegnante nelle scuole primarie (16,9 è la media Ocse); 11 alunni per insegnante nelle secondarie (13,3 è la media Ocse). Per lavorare tutti, guadagnate meno. E allora, mi consenta, ben vi sta. Cordiali saluti". (Federico Punzi, su Il Riformista). [Senza contare i 160.000 bidelli]...
Da un intervento in un forum, a nome Tixi. Sarebbero queste le domande da porre ai candidati leader o sindaci:
Ogni bimbo in scuola materna é stimato costare 19 mila euro l'anno alla comunità dei contribuenti tutti... se quel bambino venisse mandato a una scuola privata direttamente costerebbe poco più di 5 mila euro l'anno ai genitori... Dove vanno a finire gli altri 14 mila euro?
Chi vanno a mantenere quei 14 mila euro che pesano sulle spalle dei contribuenti?
L'Università di Bologna butta via dalla finestra ca. 185.000 euro all'anno per il "sostegno" alle associazioni universitarie degli studenti. Il ciuccio a tutti (nel doppio senso della parola |ciuccio|) è d'obbligo.
Le paghette dei professori Universitari
I professori ordinari a tempo determinato devono assicurare «la loro presenza per non meno di 250 ore annuali», e che, se a tempo pieno, sono tenuti anche «a garantire la loro presenza per non meno di altre 100 ore annuali (...) per l’assolvimento di compiti organizzativi interni». Calcolatrice alla mano, sarebbero la bellezza di ventinove ore al mese, meno di un’ora al giorno. Questo se i professori lavorassero, irrealmente, tutti i santi giorni dell’anno.
Nelle tabelle delle retribuzioni dei professori ordinari del 2008, si può toccare con mano cosa vuol dire l’avanzamento dell’anzianità di servizio all’interno delle facoltà: appena entrato nell’alma mater, un professore ordinario percepisce 4.373 euro lordi al mese. Dopo 28 anni di lavoro, gli euro sono diventati 8221,39. Prendiamo di nuovo in mano la calcolatrice e scopriamo che un’ora di lavoro di professore ordinario a tempo pieno al quattordicesimo scatto d’anzianità vale 283,49 euro. Roba da competere con i top manager delle multinazionali più grandi dal mondo. Senza però sobbarcarsi lo stress di un manager [e col posto garantito a vita, indipendentemente dal rendimento, ndr].
postato da Paolo-di-Lautreamont, 16:39 commenti (4)|
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L'indiscrezione -clamorosa quanto di parte antiputiniana, visto che proviene dall'avvocato di khodorkovsky- riguarda il gruppo di ufficiali ribelli turchi che facevano parte dell'organizzazione segreta Ergenekon, poi smantellata dal governo di Ankara. Alcuni giorni fa è cominciato il processo contro 46 presunti golpisti.
LINK
According to the formal accusation prepared by prosecutors, “the Ergenekon secret society was connected to the Russian special services” and “the connecting link” was Aleksandr Dugin, the outspoken Eurasianist who has frequently called for an alliance between Russia and the Islamic world, including Turkey.
To the surprise of no one, Dugin “hurried to speak out in defense of those arrested, calling them ‘leaders of an anti-American lobby who sought rapprochement with Russia and opposed the pro-American policy” of the current Turkish government, which has supported the United States in the Balkans, Iraq, and Afghanistan.
The outspoken Moscow Eurasianist and anti-American added that that the group had decided to take more radical measures because Ankara has recently “stepped up its activity on the post-Soviet space” and is now even calling for “the inclusion of Georgia and Ukraine in NATO and so on.”
Prosecutors have not yet introduced their evidence that Dugin represented a link between the group and Russian security services, “Kommersant” points out, and many people both inside the Turkish government and beyond have doubts that they have the documents to prove their case.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 16:03 commenti |
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