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31/03/2009
Isidoro di Siviglia, le cui Etimologie e origini leggo di questi tempi, riporta nel libro XV 1,16 che
Gaza, città fortificata della Palestina, fu fondata dagli Evei e, una volta sterminati i primi abitanti, popolata dai Cappadoci. Il nome di questa città deriva dal fatto che Cambise, re dei persiani, quando portò guerra agli Egiziani, nascose in essa i propri tesori: in Persiano Gaza significa -appunto- tesoro.
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Il mio articolo pubblicato oggi su L'Opinione.
Forse a Istanbul Obama vedrà anche Assad, che ieri ha dichiarato di non volere trattare con Israele...
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Eads è una grande società europea. La linea Airbus per l'areonautica civile è stato un successo, anche se con qualche problema nel management.
Il grande problema di Eads sta nel suo essere parte dell'interventismo pubblico, aggravato dal fatto che non si tratta di puro e semplice napoleonismo francese ma, peggio, di interventismo mediato tra Francia, Germania, Turchia e altre nazioni. In questo contesto, riuscire a sopravvivere sarebbe già stato un grosso successo.
Eads doveva allargare il suo campo d'azione al settore militare, molto interessante e remunerativo, se si calcola che il Pentagono ha speso 700 miliardi di dollari dal 2001 a oggi.
Il progetto A400M aveva l'ambizione di andare a fare concorrenza alla Lockeed degli Hercules C-130, nel settore delle grandi aeronavi da trasporto di truppe e materiale. Ora Eads ha annunciato un ritardo nella produzione di 4 anni. L'aereo doveva fare il suo primo volo nel gennaio 2008. Der Spiegel aggiunge che il progetto è ormai morto. Armées è più possibilista.
Dal primo aprile scatta il diritto di rescissione dei contratti già firmati da Francia (50 aerei) e Germania (60). Turchi, belgi, inglesi e altre nazioni hanno ordinato altri 60 aerei. Il ministro della Difesa tedesco ha parlato di annullare il contratto. Il fatto è che gli anticipi dei contratti -di 6 miliardi di euro- sono già stati spesi da Eads. Pertanto la situazione potrebbe precipitare, ma siccome ciò non è possibile, visto che si tratta di economie e industrie fortemente controllate da più stati, è possibile prevedere altri rinvii e altre sovvenzioni a fondo perso. Secondo Armées, Hervé Morin ha già concesso una moratoria di tre mesi, ma la questione è urgente, perché i vecchissimi Transall C-160 utilizzati dall'aeronautica francese (che non utilizzava vettori Lockeed, a causa del lungo scisma dalla Nato) non stanno più in piedi, dato che i primi prototipi volavano già nel 1963. I francesi potrebbero affittare gli Antonov russi. Gli inglesi, a quanto pare- avrebbero invece optato per la Boeing, prolungando il servizio dei loro C-130, che sono comunque in condizioni migliori dei Transall (Transall, foto sotto. A400 foto di sopra).
Chissà perché non si parla del "nostro" (i motori sono quelli del Super Hercules C-130 J) Aeritalia G222, sviluppato da Fiat avio, ora Alenia.

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La notizia dell'accordo l'aveva data il sottoscritto tre mesi fa, parlando di un "capolavoro di Marchionne" (vedi sotto). Dopo di ciò molti alti e bassi, ma proprio il calo delle azioni Fiat di oggi faceva pensare a una manovra preparatoria dei grandi commis delle Borse per terrorizzare i piccoli pesci, costringendoli a vendere al ribasso. Consiglio di domattina: comprare azioni Fiat.
Se l'accordo con Fiat verrà perfezionato -visto che la conferma data ieri pomeriggio riguarda un patto di massima- allora l'amministrazione Obama concederà un aiuto di 6 miliardi dollari.
«La Chrysler ha trenta giorni per raggiungere un accordo di fusione con la Fiat la cui dirigenza ha saputo mettere a segno un turnaround impressionante» aveva precisato oggi il presidente Obama, che ha avuto parole di grande elogio sul possibile contributo di Fiat nel cambiamento di rotta del prestigioso marchio automobilistico Usa: «La Fiat è il partner più adatto per Chrysler: porterà in dote nuove tecnologie per contribuire allo sviluppo di nuove auto, più piccole e con minori consumi».
Il risultato di oggi è una vittoria di tutto il nostro sistema Paese. Di seguito il mio post del 20 gennaio. Si noti che la PSA (Citroen e Peugeot) ha appena licenziato il suo massimo dirigente:
Bisogna dire che Marchionne sa il fatto suo, è il migliore manager italiano. Dovrebbe diventare il prossimo Ministro del consiglio del polo liberale e moderato, nel dopo Berlusconi (con la Annunziata a capo della sinistra riformista, non dossettiana e non Lega Coop).
L'accordo raggiunto con la Chrysler era impensabile fino a pochi anni fa, quando la Fiat era a rischio chiusura e la Ford scappò via dopo un accordo da Orlando Furioso.
Oggi le parti si sono invertite, e l'acquisto del 35% di uno dei migliori marchi statunitensi significa per Fiat un ottimo affare (di solito si compra in queste fasi, quando i prezzi sono bassi, e infatti l'ideogramma CRISI, in cinese mandarino, è lo stesso che esprime la parola-concetto OPPORTUNITA'.
Infatti Fiat potrà finalmente entrare nel ricco mercato americano e dalla porta principale. Non solo, oltre a Fiat, crescerà il marchio Alfa Romeo (che ha ottimi margini di crescita proprio nella America dove Henry Ford si toglieva il cappello ogni volta che vedeva passare un'Alfa). La Ferrari poi non ha bisogno di spinte, ma comunque Fiat si potrà presentare come la Casa madre di Ferrari, e non è poco.
Ottima anche la strategia economico-politica italiana. Nonostante tutto, Tremonti è meno interventista di molti suoi colleghi. Nella Francia dove i marchi PSA (Peugeot e Citroen, oltre a Renault) sono salvati solo dagli aiuti di Stato e non da oggi, la stessa PSA-Renault è priva di prospettive e incapace di reggere la concorrenza tedesca e italiana, se non col politicamente corretto (ma non è facendo pubblicità dove si magnificano le emissioni basse che si va avanti e si fanno nuove ricerche per migliorare davvero il rendimento dei motori).
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30/03/2009
Dopo la nascita ufficiale del Pdl, che io definisco il partito conservatore-progressista italiano, servono analisi sul nuovo assetto politico italiano.
A sinistra, le note dolenti sono alte. In tutto il mondo non c'è un partito o un leader di riferimento. A tre mesi dal suo insediamento, Obama non ha ancora dato prova di essere il leader vagheggiato in campagna elettorale. In politica estera ha allargato il discorso con l'Iran e la Turchia, abbandonando la tacita alleanza tra americani e curdi, avviata dal periodo della dittatura di Saddam Hussein in Irak). In AfgPak e in India si deve ancora capire cosa può succedere.
L'economia degli Stati Uniti non appare affatto fuori dalla crisi, e le iniziative finora seguite sono volte essenzialmente a un aumento della spesa statale, col dirigismo di Washington. Il dirigismo sarebbe commendevole, se non fosse applicato all'economia, ma alla politica e al welfare.
In Europa le sinistre sono in rotta ovunque, tranne che in Spagna, dove però hanno gestito in prima persona (come in Italia) la peggiore cementificazione della storia dell'Occidente. Inoltre in Spagna il tasso di disoccupazione è preoccupante, e l'economia, non più drogata dal settore immobiliare, è nelle sabbie mobili. Restano interessanti le esperienze della Bachelet in Cile (Franceschini nei giorni scorsi si trovava a Vina del Mar), ma è cosa troppo lontana, in una nazione che era già la più moderna e dinamica dell'America latina, grazie ai Chicago boys liberisti venuti su col dopo Pinochet.
Meglio tornare in Italia. Il PD non ha forza, e del resto le sinistre non hanno mai goduto del voto della maggioranza degli italiani. Troppo deboli, andavano al potere solo perché non avevano la forza di imporre alle corporazioni le riforme. Si pensi agli statali, e si ringrazi Brunetta, che quella forza l'ha ottenuta e la utilizza. Le sinistre hanno bisogno di un nuovo progetto e di un nuovo partito, affrancato dalla tetra tenaglia degli eredi del PCI e degli eredi del cattocomunismo. Un'impresa per ora impossibile.
Il PDL ha il proprio limite nel gigantismo. Questo congresso ha pericolosamente ricordato nella forma quelli della Democrazia Cristiana trionfante. Il rischio è che dalla forma si passi ai contenuti, e che il Pdl diventi il partito della gestione, e non quello della trasformazione del Paese. Il governo è in buone mani, i ministri sono all'altezza del compito, i sondaggi sono favorevoli. Manca però la spinta ideale, visto che il liberismo-conservatore di Ronald Reagan ha chiuso il suo ciclo, mentre il liberalismo non ha saputo replicare alla scelta di gestire la crisi in maniera napoleonica, negli USA come in Europa. Soddisfazioni vengono dalla politica estera, che mantiene una dose di autonomia e finalmente è collegata con l'economia e con l'export. Tuttavia, senza una piattaforma culturale solida, si rischia lo stallo, tra tre anni. Pertanto serve una maggiore spinta innovativa, se è vero, come è vero, che in Italia i così detti progressisti erano in realtà i peggiori regressisti possibili. E il vero progressismo concilia la storia col presente, la cultura della tradizione con quella della techné.
Inoltre urge una migliore organizzazione periferica: in provincia il livello dei politici del Pdl è spesso basso.
Infine va riformato tutto il sistema delle amministrazioni locali. Senza raccontarsi balle e senza accontentarsi del federalismo attuale, che rischia di essere solo un ulteriore strato normativo sulle spalle dei cittadini.
Nonostante le apparenze, non c'è molto tempo per rifare l'Italia, dopo aver fatto il Pdl degli italiani.

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La mia analisi sul voto e sul contesto turco, sul Secolo XIX di oggi.
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(Corriere della Sera): Più veloce del vento. Dopo 10 anni di tentativi falliti il record di velocità per veicoli spinti dal vento è stato battuto dall'ingegnere Richard Jenkins, che con «Greenbird» (vai al sito), supertecnologica auto eolica, ha raggiunto i 202,9 km/h cancellando il precedente primato di 186 km/h conseguito nel 1999 dall'americano Bob Schumacher. Il veicolo, in fibra di carbonio e che assomiglia ad un potente missile con una gigantesca pinna, è alimentato solo dalla potenza del vento (guarda il video). Proprio come il suo predecessore Schumacher, l'ingegnere Jenkins ha portato a termine l'impresa sul lago asciutto di Ivanpah, specchio d'acqua prosciugato che si trova al confine tra la California e il Nevada.
TECNOLOGIE PIONERISTICHE - Greenbird, veicolo di quinta generazione, progettato e costruito dallo stesso Jenkins, combina tecnologie pioneristiche, molte delle quali già applicate sugli aeroplani e sulle auto di Formula 1. L'ingegnere descrive Greenbird come una sorta di barca a vela dalle prestazioni straordinarie, che invece di usare la vela per generare movimento si affida ad una solida e gigantesca ala.
Sono contento di questo risultato, anche perché una quindicina di anni fa, avevo immaginato una lunga serie di nuovi sistemi di trasporto, in un testo letterario, nel quale prefiguravo un mondo plasmato da un paio di utopisti, dediti al progresso e all'ambiente, ma sostanzialmente simili a tutti gli uomini di potere.
Estraggo da quel vecchio testo l'ipotesi dell'auto eolica...
VELOCAR
Intorno a una strada lunga e desertica, raggiunta dopo ore di cammino, in preda al vento i gabbiani veleggiavano. Mentre camminavano Lou e Vicente ascoltavano strepiti di animali e scorgevano campi coltivati, ai cui fianchi verdeggiava un esteso frutteto, segno della presenza umana. Non avevano ancora incontrato nessuno, si sorpresero dunque quando videro giungere un silenzioso velocar. Ancora non sapevano cosa fosse un velocar, né che si chiamasse in questo modo: lo precisò il conducente che li prese a bordo, un ex impiegato appena arrivato dal Messico.
Gli raccontarono del naufragio e quello li ascoltò con calma mentre il vento sospingeva il veicolo lungo la strada, poi lui parlò di Saint Thomas e di quel veicolo prodotto nell’isola, dove il vento perenne permette il trasporto terrestre a vela. Il velocar sul quale viaggiavano morbidamente era una specie di vecchia auto priva di motore, con l’asse delle ruote allargato per sostenere meglio l’urto del vento e il peso della velatura. Infatti al centro del veicolo era piazzato un piccolo albero da barca a vela modificato, dotato di una sorta di turbina. In cima all’albero, al posto della coffa, v’era una ventola, che serviva a produrre elettricità per l’illuminazione dei fari e ricaricare il motorino ausiliario, utile in caso di mancanza di vento o, più probabilmente, in caso di eccesso di vento.

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28/03/2009
Ricordo che il Brasile è entrato nell'Opec grazie alla scoperta di 10 mld di barili. Il problema dell'Albania è che l'estrazione, oggi, non è conveniente, perché si tratta di sabbie bituminose poste in sedimenti molto frastagliati, il che implica lo scavo di molti pozzi, a differenza delle sabbie dell'Alberta (Canada) o dell'Orinoco (Venezuela). L'informazione però ci fa pensare che anche in Italia ci siano situazioni simili, tra Adriatico e Sicilia (dove già sono stati scoperti giacimenti di gas), ma che la notizia, per ora, non venga fatta filtrare. LINK
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27/03/2009
L'Intesa prossima ventura tra USA e Iran ha molti effetti collaterali, che dovrebbero essere chiaramente leggibili nel bugiardino allegato alla confezione preparata per la Nato. Del resto tutto ciò è molto logico, prevedibile, e forse Obama un giorno forse potrà davvero dire al mondo intero: Io vi ho guarito dalla tremenda infezione komeinista! Speriamolo.
Intanto uno degli effetti della Grande Intesa che sostituirà il Grande Gioco lungo i canali della Nuova Via della Seta cominciano a vedersi. La strategia messa in atto da G.W. Bush consisteva nel mettere sotto scacco continuo il regime di Teheran tramite l'insurrezionismo nazionalista curdo, come avveniva nell'Irak di Saddam Hussein. Aiuti affluivano oltre confine grazie all'azione del PKK iracheno. Ovviamente questo fatto rendeva di per sé impossibile il dialogo tra le parti. Obama ha spezzato questo filo, e forse ha ragione, forse il realismo geopolitico è concreto (Obama segue il realismo, mentre il GOP seguiva l'idealismo, almeno fino agli ultimi anni dell'era Bush). Tuttavia c'è da pensare che la situazione dei curdi iraniani adesso diventerà simile a una carneficina armena. Tutto ciò in nome della real politik.
The United States Treasury Department added the Free Life Party of Kurdistan (Parti bo Jiyani Azadi la Kurdistan - PJAK) to its list of designated terrorist groups on February 4. [1] Operating on the Iranian-Iraqi border under the umbrella of the Kurdistan Workers Party (Parti Karkerani Kurdistan - PKK), PJAK has sought to create an autonomous Kurdish region within Iran since its formation in 2004, though the relationship between Iran and the PKK dates back to the creation of the Islamic State of Iran in 1979. This development also highlights unique dynamics of the relationship between a terrorist organization (the PKK) and a state sponsor (Iran).
The decision to designate PJAK as a terrorist group brought to the forefront the trajectory of Iran-PKK ties, which traditionally have oscillated between sponsorship and enmity. In this article, we will look at the ebb and flow of sponsorship-enmity dynamics between Iran and the PKK, and put this relationship into the context of regional developments.
The PKK established contacts with Iranian Kurds who rebelled against Tehran following the Iranian revolution of 1979. Since then, the PKK’s relationship with the Islamic Republic has gone through several phases that can be analytically divided into five distinct periods. The first period (1980-1982) covers the immediate aftermath of the Islamic revolution. The establishment of the Iran-Syria alliance and Iran’s war with Iraq marked the second era (1982-1988), during which a sponsorship relationship gradually took root. During the third period (1988-1997), Iran and the PKK redefined the sponsorship relationship to adjust it to the new geopolitics brought about by the collapse of the Soviet Union. The fourth period (1997-2003) can best be described as controlled cooperation, during which the parties struggled to maintain a fragile partnership under the pressure of the rapidly shifting regional balances of power. During the fifth era (2003-2009), starting with the U.S. invasion of Iraq, a rather adversarial relationship emerged between the parties, which occasionally turned into open confrontation.
First period
Initial encounters between the PKK and the Islamic Republic date back to the first years of the revolution. The Iranian Kurds, seeking to take advantage of the post-revolutionary turmoil and the onset of the Iran-Iraq war, initiated a rebellion against Tehran. Abdullah Ocalan, the leader of the PKK, tasked some of his militants with establishing contacts with the Kurdistan Democratic Party of Iran, which was leading the rebellion against Tehran at the time. Ocalan was reportedly urged by Jalal al-Talabani, the leader of the Patriotic Union of Kurdistan (PUK), to engage Iranian Kurds. [2]
The initial years of the PKK-Iran relationship were characterized by enmity, developing as they did under the shadow of the new Iranian regime’s Islamic credentials and the PKK’s Marxist agenda. Moreover, the possibility that the PKK might ignite a desire for independence among Iranian Kurds further exacerbated Iran’s suspicions of the PKK. However, subsequent developments replaced this short-lived period of ideological antagonism with a spirit of pragmatism dictated by changes in regional diplomacy that provided a fertile ground for the emergence of a sponsorship-alliance relationship between the Islamic Republic and the Marxist PKK.
Second period
SEGUE
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26/03/2009
Molto interessante questa analisi di Asia Times sulla vera e infinita guerra globale. Qualcuno dei lettori non sarà d'accordo, ma il tema resta centrale: è l'Eurasia il più vasto campo di battaglia del 2000, e il controllo della Nuova Via della Seta rimane fondamentale.
The new Silk Road of energy sees Washington, Beijing, Moscow and Tehran fight for control of Caspian oil lines on a global energy battlefield on which the fate of humankind could well be settled. Pepe Escobar enters the Space Odyssey-style map room of Russian energy giant Gazprom, spends a rainy "night" in Georgia, and discovers the thrill of following energy around the "arc of instability".
What happens on the immense battlefield for the control of Eurasia will provide the ultimate plot line in the tumultuous rush towards a new, polycentric world order, also known as the New Great Game.
Our good ol' friend the nonsensical "global war on terror", which the Pentagon has slyly rebranded "the Long War", sports a far more important, if half-hidden, twin - a global energy war. I like to think of it as the Liquid War, because its bloodstream is the pipelines that crisscross the potential imperial battlefields of the planet. Put another way, if its crucial embattled frontier these days is the Caspian Basin, the whole of Eurasia is its chessboard. Think of it, geographically, as Pipelineistan.
All geopolitical junkies need a fix. Since the second half of the 1990s, I've been hooked on pipelines. I've crossed the Caspian in an Azeri cargo ship just to follow the $4 billion Baku-Tblisi-Ceyhan pipeline, better known in this chess game by its acronym, BTC, through the Caucasus. (Oh, by the way, the map of Pipelineistan is chicken-scratched with acronyms, so get used to them!)
I've also trekked various of the overlapping modern Silk Roads, or perhaps Silk Pipelines, of possible future energy flows from Shanghai to Istanbul, annotating my own do-it-yourself routes for LNG (liquefied natural gas). I used to avidly follow the adventures of that once-but-not-future Sun-King of Central Asia, the now deceased Turkmenbashi or "leader of the Turkmen", Saparmurat Niyazov, head of the immensely gas-rich Republic of Turkmenistan, as if he were a Conradian hero.
In Almaty, the former capital of Kazakhstan (before it was moved to Astana, in the middle of the middle of nowhere) the locals were puzzled when I expressed an overwhelming urge to drive to that country's oil boomtown Aktau. ("Why? There's nothing there.") Entering the Space Odyssey-style map room at the Russian energy giant Gazprom's headquarters in Moscow - which digitally details every single pipeline in Eurasia - or the National Iranian Oil Company (NIOC)'s corporate HQ in Tehran, with its neat rows of female experts in full chador, was my equivalent of entering Aladdin's cave. And never reading the words "Afghanistan" and "oil" in the same sentence is still a source of endless amusement for me. SEGUE.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 12:28 commenti |
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Per la Somalia non c'è più nulla da fare: hanno fallito tutti, molto peggio che nell'Afganistan. Fallì Clinton, col suo fantascientifico sbarco con complesso di colpa dalemiano. E' fallita persino la dittatura di Siad Barre. E' fallito l'intervento armato dell'Etiopia. E' fallito il tentativo di portare in patria un governo semi-decente. Hanno fallito persino le Corti islamiche, ora rientrate in gioco con un accordo di governo bipartigiano ma verminoso, perché vede l'instaurazione delle legge islamica Shariah, per cui i nostri "progressisti" rossi sbavano da anni, raccontando che -almeno quella- serve a far rispettare l'ordine: fascisti inconsapevoli che non sono altro...
Intanto anche Sarkozy (dopo Frattini e il papa) è in visita ufficiale in Africa.
Il ministro degli Interni della Somalia, Sheikh Abdulkadir Ali Omar, è stato ferito oggi in un attentato dinamitardo nei pressi della sua abitazione a Mogadiscio: lo hanno confermato fonti dell’ospedale dove il dirigente è stato ricoverato d’urgenza. Sheikh Abdulkadir è un collaboratore di Sheikh Sharif Sheikh Ahmed, capo delle così dette Corti islamiche, poi diventato presidente di uno stato che non c'è proprio, se persino i caosboys islamici sono colpiti nel centro di Mogadiscio...
postato da Paolo-di-Lautreamont, 12:20 commenti |
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L'organizzazione terrorista Lashkar-e-Taiba (LeT) ha combattuto contro l'esercito indiano a Hafruda nelle foreste del distretto di Kupwara. "The LeT will continue to render sacrifices for the freedom of Kashmir," ha detto il portavoce del LeT Abdullah Gaznavi, che ha aggiunto: "The operation in Kupwara should serve as an eye-opener for New Delhi. India should understand that the freedom struggle in Kashmir is not over. It is active with full force" .
Sull'altro fronte, il brigadiere Gurmit Singh, dell'esercito indiano ha detto "The terrorists were primarily an infiltration group which was attempting to infiltrate and a reception party which was awaiting their arrival. The terrorists mostly consisted of foreign terrorists essentially belonging to the LET. The men were not from the Pak army. Equipment used by the terrorists was of a higher order." La battaglia è durata 5 giorni, con 8 soldati indiani morti, e 17 terroristi.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 12:07 commenti |
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25/03/2009
Pochi ricordano che il grande impero romano non fu soltanto duro e tetragono. Fu un vero impero, capace di creare un meltin pot. Ad esempio, Settimio Severo e Caracalla furono imperatori neri, alquanto prima di Barack Obama.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 18:34 commenti |
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La colpa, al solito, è dei centrosinistri, nel caso della Cekia, i socialdemocratici. Peraltro costoro fanno il loro mestiere di oppositori. Il fatto è che Topolanek è caduto in una trappola preparata da lui stesso. Il formaggio è stato fornito da due deputati ambientalisti, che lo hanno colpito con la pugnalata di Bruto.
Peccato, il governo ceco rimane uno dei più dinamici e meno grigi-conformisti dell'intera Europa, per questo l'eurocrazia lo ha sempre osteggiato più o meno palesemente. Vaclav Klaus nei giorni scorsi era a Milano, dove ha presentato un libro edito dall'IBL contro la Grande Truffa dei verd'ambientalisti, dal titolo "Pianeta blu, non verde"... Ironia della sorte, poco dopo proprio i verd'ambientalisti hanno teso la trappola...
Mirek Topolanek cherche à retrouver l'appui de deux députés qui ont fait défection chez son plus petit partenaire de coalition, le parti des Verts. Le premier ministre déclare qu'il demandera au président Vaclav Klaus, conservateur, de le reconduire à son poste si le gouvernement tombe, mais il n'exclut pas non plus des élections législatives anticipées. (Le Monde)
postato da Paolo-di-Lautreamont, 12:58 commenti |
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24/03/2009
La Guerra Fredda del Medio oriente. E' una bella e calzante definizione, che sottoscrivo con la speranza che vinca la democrazia (presente solo in poche nazioni, ma con più forza di prima)...
Obama in questi giorni ha "teso la mano" all'Iran, e la cosa più importante è che i lettori del Corriere della Sera, in odore di restyling del direttore e del CdR, stanno con Obama...
Invece lo stato del Marocco, sempre in questi giorni, ha rotto le relazioni diplomatiche con Teheran.
I conti non tornano più?
Da leggere questo intervento su Armées. Non ho tempo per tradurlo, ma è interessante davvero.
« La guerre froide au Moyen-Orient » est un terme utile pour expliquer la confrontation de plus en plus hostile entre l’Iran, la Syrie, le Qatar, le Hezbollah et le Hamas d’un côté ( avec la Turquie comme auxiliaire) et l’Arabie saoudite, l’Egypte, la Jordanie et la plupart des autres Etats arabes (avec Israël comme auxiliaire.) Pour plus de détails sur la manière dont ce conflit a vu le jour et ce qu’il implique , voir l’importante étude réalisée par Y. Carmon, Y. Yehoshua, A.Savyon et H.Mignon, « Une escalade régionale de la guerre froide ». Cette nouvelle guerre froide n’est pas sans rappeler la première guerre des années 1960, lorsque Gamel Abdel Nasser troublait la région ; comme alors l’Arabie saoudite est le leader des régimes statu-quo, tandis que l’Egypte a changé de côté , celui de chef des révolutionnaires.
Comme pour confirmer cette évolution, le gouvernement marocain vient juste d’annoncer que « le Royaume du Maroc a décidé de rompre ses relations diplomatiques avec la République islamique d’Iran... SEGUE
postato da Paolo-di-Lautreamont, 23:56 commenti |
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