LE GUERRE CIVILI
GEOPOLITICA - POLITICA INTERNAZIONALE - CULTURA, di PAOLO DELLA SALA
 

19/06/2008

Robin Hood tax: querelle infinita

Su l'Opinione di oggi punti di vista diversi su tassazione del petrolio, alias Robin tax. Da un lato il ministro Martino la respinge fermamente, in nome dei princìpi liberali classici (intervista di Stefano Magni):

 Robin Hood non è mai stato visto molto bene dai liberali. Ayn Rand, nel suo famoso “La rivolta di Atlante”, l’aveva definito così: “Viene ricordato come il primo uomo che fa la carità con soldi non suoi, donando beni che non ha prodotto, facendo pagare agli altri il prezzo della sua pietà. E’ il simbolo dell’idea che il bisogno e non il successo è la fonte del diritto, che non dobbiamo produrre, ma solo desiderare, che non ci appartiene quel che guadagniamo, ma quel che non guadagniamo. E’ la giustificazione per ogni mediocre che, incapace di vivere la sua vita, chiede al potere di disporre delle proprietà di coloro che stanno meglio di lui, proclamando la sua volontà di mettersi al servizio dei deboli al prezzo di aggredire e derubare i ricchi”. Antonio Martino, liberale classico, non può evitare di ironizzare su una tassa, voluta dal Ministro dell’economia Giulio Tremonti, chiamata proprio con il nome dell’eroe per eccellenza dei collettivisti. “Robin Hood fu considerato un mascalzone e venne impiccato. E allo sceriffo di Nottingham non venne mai in mente di affidargli le casse del tesoro”.

Professor Martino, Lei è contrario alla Robin Hood Tax perché è una forma di redistribuzione dai ricchi ai poveri?
Bisogna prima vedere come verrà congegnata. A quanto finora è dato sapere sembrerebbe un provvedimento che camuffa con la redistribuzione quello che, nei fatti, potrebbe risultare addirittura come un aumento dell’imposizione fiscale. Sarebbe bellissimo tassare le “compagnie petrolifere”: pagherebbero solo delle società, delle persone giuridiche e noi, persone fisiche, non pagheremmo nulla. Peccato che a pagare siano sempre e comunque le persone fisiche. Infatti dobbiamo chiederci: che cosa è una società? E’ un tramite fra due flussi di denaro. C’è un flusso di denaro in entrata, che è quello che i suoi clienti spendono per comprare il suo prodotto. E un flusso in uscita, che sono i compensi ai dipendenti, agli azionisti, ecc... Se noi tassiamo le società...
SEGUE

D'altro lato Ruggero Capone chiude la sua inchiesta sulla crisi del petrolio sottolineando gli alti guadagni di Moratti & Co (a questo proposito devo ricordare un umoristico commento di Gad Lerner a difesa dei Moratti -interisti come lui- "rubare ai ricchi per dare ai poveri è cosa da demagogia" ha più o meno detto...):

L’obiettivo di Giulio Tremonti è mettere fine ai finanziamenti pubblici alle fonti assimilate. Le cosiddette false rinnovabili, che nel nome dei famigerati Cip6 dal 1992 riempiono le tasche dei petrolieri italiani. Del resto gli intrallazzi dei petrolieri li può stroncare solo il fisco. Infatti nei tribunali, grazie ai buoni uffici dei loro legali, la spuntano sempre: il Tar della Lombardia ha annullato (su ricorso di Moratti, Brachetti e Garrone) la delibera 249 dell’Autorità. Così l’Autority aveva annullato i contributi Cip6 ai petrolieri, ma il Tar ha sentenziato che la stretta di cinghia per gli speculatori è immotivata. Ne deriva che l’unico modo per colpirli è una tassa. Va considerato che, dal 1992, l’80 per cento dei costi degli impianti dei petrolieri italiani pesano (e per legge) sulle spalle dei contribuenti. Una truffa da quasi 4 miliardi di euro annui, che arricchisce per legge la francese Edison, i Moratti, i Garrone, i Brachetti Peretti. Con la Finanziaria 2007 il governo Prodi s’era impegnato (non potendo annullare i contratti) almeno a escludere da questi incentivi ingiustificati le centrali private a petrolio. Ma incomprensibilmente la Finanziaria 2007 cambiava tragitto proprio sul capito delle decurtazioni ai Cip6. E nessuno ha mai sentito gridare allo scandalo Bersani né Pecoraro Scanio, che avevano proposto una blanda modifica ai Cip6. Eppure l’Autorità per l’energia elettrica ed il gas aveva emesso a novembre la delibera 249, che chiedeva un risparmio annuale di circa 250 milioni di euro per le tasche degli italiani. Ma evidentemente al vecchio governo premeva più la salute finanziaria di Edison, Saras (Moratti), Isab (Brachetti), Erg (Garrone) e compagnia cantante.

Al punto che le malevole voci di corridoio parlano ancora delle congratulazioni fatte da un deputato della vecchia maggioranza ai petrolieri, ed all’indomani della sentenza del Tar Lombardia che dava ragione a Moratti e bella compagnia. Ecco il principale scoglio al nucleare in Italia: l’energia prodotta dalla centrale dei Moratti viene tutta comprata dall’ente pubblico. Saras è la più grande raffineria di petrolio del Mediterraneo per capacità produttiva: 15 milioni di tonnellate l’anno di petrolio grezzo trattato, che per la maggior parte viene da Libia e Mare del Nord. Tra i clienti Shell, Repsol, Total, Eni, Q8, Tamoil. Moratti ci guadagna 5,5 miliardi di euro annui. Intanto l’impianto brucia 150 tonnellate di petrolio l’ora: oltre a Co2, ossidi di azoto ed emissioni varie, a....
SEGUE

Da segnalare sullo stesso numero anche un articolo di Alessandra Mieli sul punto di vista di Pasquale de Vita, presidente della UP.

Interessante -a latere- un articolo di Giorgio Arfaras sugli abitanti della città di Temecula (San Diego, California): 

Negli Stati Uniti la cittadina di Temecula, non molto più che un dormitorio distante 100 chilometri da San Diego, registra un primato di rinuncia ai mutui, perché è diventato troppo oneroso il trasporto dal luogo di residenza fino al lavoro. Una casa di Temecula oggi vale meno del mutuo e quindi a molti conviene dichiararsi morosi. In altre parole, i suoi abitanti stanno pagando 100 una casa che ha un prezzo di mercato di 50. Per gli abitanti di Temecula diventa quindi razionale dichiararsi morosi, rinunciando alla casa, perché così possono ridurre le perdite. Per esempio, pagando fino a 50 il mutuo alla fine perdono 25, che è meno di quanto perderebbero se pagassero il mutuo fino a 100 per una casa che vale solo 50. Ossia, perdono 25 invece di 50. Per quali strani meccanismi la crisi degli immobili può dipendere dal prezzo della benzina?... SEGUE 

postato da Paolo-di-Lautreamont, 15:45 commenti | | permalink

politica, economia, liberalismo






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