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26/06/2008
Riporto un'intervista di Cristiano Bosco al presidente della Provincia di Savona, pubblicato su L'Opinione di oggi.
“Il Partito Democratico è morto”. Il decesso è certificato da Marco Bertolotto, medico chirurgo, presidente della Provincia di Savona, il quale non ha dubbi sullo stato della massima forza di opposizione del Paese, da lui recentemente abbandonata in aperta polemica con la dirigenza. Un conflitto che ha fatto da apripista allo scontro su scala nazionale tra moderati e postcomunisti e che ha fatto emergere non poche contraddizioni all’interno del PD.
Presidente, cosa è successo?
È successo che abbiamo perso le elezioni politiche. Alla luce di questo risultato, sarebbe stato da rivedere completamente il concetto alla base del PD, capire il perché della sconfitta, pianificare il futuro, decidendo se l’esperienza del Partito Democratico debba essere portata avanti oppure fermata, per dare spazio a idee alternative. Dopo le elezioni, mi sono rivolto al nostro coordinatore provinciale, Giovanni Lunardon, per comunicargli la mia preoccupazione. A mio avviso, era necessario scegliere subito il candidato per le elezioni provinciali di Savona nel 2009. Ho comunicato la mia disponibilità a ripresentarmi, in quanto presidente in carica.
E qui sono iniziati i malumori.
Nel caso fosse stato scelto un altro nome, ovviamente con una decisione motivata, avrei fatto un passo indietro, a patto però che il candidato prescelto fosse già pronto ad andare sul territorio per ascoltare la gente e i suoi bisogni, capire quali sono i motivi per cui gli elettori ritengono che l’esperienza PD sia qualcosa che non funziona, al fine di proporre un’idea di governo che sappia rispondere alle esigenze delle persone. È mia convinzione che, su questo territorio, vi siano individui dotati di capacità, credibilità ed esperienza necessarie per questo lavoro. Un’operazione da condurre senza alcun vincolo ideologico o di parte, senza pensare che sia obbligatorio riproporre le alleanze che sono uscite sconfitte dalle elezioni, ma inventandosi qualcosa di nuovo. Questa idea, al coordinatore provinciale del PD, non interessa, poiché sostiene che la prima cosa da costruire sia il partito, con i suoi organigrammi. Sarà poi il partito a scegliere quali alleanze stringere: con gli alleati accorderà il programma e troverà l’uomo o la donna giusta da presentare alle elezioni. L’esatto opposto di quanto si dovrebbe fare in una società moderna.
Sembra che non si tratti di un fenomeno esclusivo della provincia di Savona.
Il progetto è nazionale e lo si è visto qualche giorno fa all’assemblea di Roma del PD. Erano presenti in pochissimi. Si tratta di un partito fatto di dirigenti, che si avvitano su se stessi, difendono i propri interessi e sono convinti di avere la soluzione per tutti i problemi senza parlare con la gente. Privilegiano il partito rispetto a quello che pensano le persone. È il concetto del Partito Comunista del ‘900, sono ancora rimasti legati a quel modello. Lasciai il PDS nel ’94, perché era un partito dove la dialettica era solo apparente, era presente un establishment che decideva le sorti del partito. Decisi di aderire alla Margherita, perché mi sembrava un’ottima idea diffondere insieme idee diverse, e ho accolto positivamente la creazione del PD: unire esperienze diverse mi sembrava un’idea ancora migliore.
Cosa è andato storto?
SEGUE su L'Opinione.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 16:54 commenti (1)|
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