La notizia è ambigua, che più ambigua non si può.
Infatti da un lato può rappresentare il segnale di un inciucio tra Pd e Pdl, mentre dall'altro la si può vedere come il segnale di una ritrovata (e auspicabile) unità nazionale, almeno nel fronte estero.
Da un lato si deve riconoscere a D'Alema di avere maturato esperienza e di avere indubbie capacità diplomatiche.
Dall'altro lato non si possono dimenticare le sue malavventure, in qualità di nostro Ministro degli Esteri: le passeggiate con i rappresentanti di Hezbollah nel centro di Beirut, le dichiarazioni inopportune -perché prive di proposte politiche concrete- per un "dialogo" con Hamas e con Al Qaida e i talebani in AfPak.
Per la politica italiana si tratta di una notevole castagna sul fuoco. Intanto però non è detto che la candidatura di D'Alema come "ministro degli Esteri" europeo -e automaticamente come vicepresidente della UE- vada in porto.
Sul fronte estero bisogna infatti vedere quali saranno le scelte dei Grandi Elettori francesi, inglesi e tedeschi.
Sul fronte interno c'è da dire che la nomina di D'Alema creerebbe problemi a una possibile cooptazione di Tremonti nella UE.
Altro dato di cui tenere conto: una sua nomina significa che il presidente dovrebbe necessariamente essere espresso dai popolari, il che significa uno stop definitivo alla candidatura di Blair. E potrebbe essere proprio Blair il principale competitore di D'Alema.
Dichiarazioni molto cordiali sia da parte della Farnesina sia da parte di D'Alema. Sul possibile incarico ognuno giudichi da sé: i dati sono quelli su esposti.