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02/11/2009
RIlancio un'analisi della Fondazione Camis de Fonseca. Non sono così pessimista, ma il quadro lascia intravvedere -allusivamente o meno- un quadro prebellico netto, con la Russia che sfrutta la Verdun americana in Afpak, per giocare col gatto e col topo in Iran (in effetti l'alleanza tra Iran, Venezuela e Russia garantisce una solidissima parte del gas mondiale -e parte del petrolio-). Se a ciò aggiungiamo la "non belligeranza" di Germania e Cina nel contesto del nucleare iraniano, vedremo che il rischio di una pandemia militare si fa alto. Tuttavia bisogna anche considerare il fatto -a mio avviso fondamentale- che la Russia non ha interesse a ritrovarsi in un conflitto locale o generale con l'Occidente. A Putin e ai suoi oligarchi importa solo continuare a produrre e vendere energia a Europa, India e Cina. E non sono nemmeno convinto che Mosca gradirebbe ritrovarsi una Teheran dotata di bombe atomiche, per quanto poche e con poca tecnologia nel sistema di lancio.
Tuttavia, l'analisi qui sotto suona di una dura logicità consequenziale. Sono anni di caos.
"Il gioco delle parti fra Iran, USA e Russia continua come era prevedibile:
- l’Iran rifiuta la proposta ma con un linguaggio che lascia la strada aperta alla continuazione del dialogo, guadagnando altro tempo per il proseguimento del programma nucleare;
- la Russia invita l’Iran ad accettare la proposta, ma contestualmente dice anche di essere contraria a sanzioni, nel caso che l’Iran rifiutasse il piano.
Gli Iraniani sanno che:
- pur che usino un linguaggio non troppo drastico ed irritante, possono continuare a rifiutare ogni proposta, senza dover temere neppure sanzioni (che la Russia non permetterebbe);
- gli Usa sono impegnati a fondo nel capire ed affrontare la situazione in Afghanistan, in Iraq e in Pakistan, e faranno di tutto per evitare un’altra crisi militare nella regione contro l’Iran;
- Se anche gli Americani decidessero di attaccare i siti nucleari iraniani, non è detto che abbiano l’intelligence necessaria per trovarli e distruggerli davvero.
- Dunque gli Iraniani non hanno nulla da perdere nel rifiutare accordi che sicuramente li priverebbero della propria capacità nucleare, perché probabilmente gli Americani non interverranno, e se intervenissero non è detto che abbiano successo.
Ora la decisione che Obama deve prendere è:
- accettare il rischio di un’Iran nucleare
- oppure non accettarlo perché strategicamente deleterio.
Al di là delle trattative e dei discorsi per salvare la faccia, il succo è questo:
se non si interviene rapidamente e militarmente contro i siti nucleari iraniani, l’Iran avrà certamente la sua bomba atomica entro tempi oramai valutabili in mesi più che in anni. È un rischio che si può correre? Si può pensare che l’Iran abbia un futuro ruolo di stabilizzatore sul Medio Oriente se raggiunge l’egemonia militare e politica, o si rischia che sviluppi una politica di aggressione e di dominazione spietata della regione?..."
postato da Paolo-di-Lautreamont, 20:02 commenti |
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