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19/12/2005
Alla fine Fazio si è dovuto piegare. Non so quali sono le sue colpe, al di là di ciò che è circolato. Fin dall'inizio della campagna mediatica sulle scalate, le OPA, le banche straniere, ho avvertito che il gioco non era incentrato su Fazio. Ero e sono contrario ai processi in piazza, e sono convinto che la ragione alla lunga prevale (si legga su Il Giornale di oggi una dichiarazione a favore della amnistia di Egidio Sterpa, e qualcosa su Sofri).
Sempre Il Giornale pubblica i dati sugli stipendi dei personaggi più chiaccherati in questi giorni.
Se Fazio guadagna(va) 700.000 euro all'anno, e Fiorani quasi due milioni, cosa dire dei due dirigenti della Unipol? Se Consorte guadagnava 1.480.000 euro all'anno, il suo vice Ivano Sacchetti (da oggi indagato con Consorte) arriva a 1.578.000. Più del doppio di Fazio... Sono stipendi lordi, certo. Al di là di ogni pre-giudizio, l'evento è epocale: per la prima volta dopo Primo Greganti, e dopo la legge ad personam che depenalizzò i finanziamenti ai partiti che provenivano dall'estero (link PCI-PCUS), l'Ulivo è nudo, e mostra ai cittadini il peso gigantesco della propria holding, nata e cresciuta negli sterminati territori intoccabili della Bassa emiliana e dell'Alta Irpinia (come ho scritto mille volte, si tratta di 200.000 miliardi di vecchie lire fatturati dalle Coop rosse e margheritesche ogni anno: un milione di dipendenti, incluse banche e assicurazioni. Dieci volte la Fiat, tanto per dire...). Spero che la CdL vorrà cominciare una campagna sincronica e massiva sul conflitto di interessi dell'Unione, che ha in parte portato alla caduta di una delle cellule malate di via Stalingrado. La caduta di Unipol è frutto una guerra all'ultimo osso: si tratta di spolpare i proventi di Lega Coop da parte delle Coop bianche (Margherita), associate nello scontro col Terzo Polo mediatico (Corriere della Sera-RCS) e con i suoi addentellati economici. Come si vede, la situazione è molto ingarbugliata. Ma comunque sia il capitalismo italiano (finanziario e non) fa una pessima figura. Occorrerà allora fare un distinguo: non si tratta affatto di capitalismo, ma di cattivo capitalismo.
Il Barometro internazionale sulla corruzione di Transparency International parla chiaro: nei 69 Paesi analizzati, i partiti politici sono stati i più colpevolizzati dalla Opinione Pubblica. Dopo di loro i più indiziati di corruzione sono -nell'ordine- parlamentari, polizia, giudici, imprenditori, amministratori del fisco. Le banche giocano il loro ruolo ovunque, ma senza evidenziarlo? Si veda come funzionava un sistema bancario perfettamente etico, come quello cinese.
...In quanto ai prestiti, erano imposti dal Piano economico centrale, dunque dall'Azionista Stato, in funzione di criteri politici assai più che sulla qualità dell'investimento finanziato o della capacità di rimborso... Come nel sistema sovietico, la banca cinese era quindi in origine una cassa al servizio del Piano, cioè del Partito. (...) Attualmente le banche cinesi [quattro delle quali saranno presto quotate in Borsa] hanno in bilancio quantità enormi di prestiti che sanno essere totalmente irrecuperabili. Sono i famosi prestiti a rischio, i non-performing loans... Per ordine del Partito, le banche avevano prestato il denaro ivi depositato da milioni di piccoli risparmiatori a imprese, per la maggior parte società dello Stato, che in alcuni casi sono scomparse, mentre le altre non saranno in grado di pagare i rimborsi. Il conto è pesante: i debiti non recuperabili si aggirerebbero tra il 20% e il 40% del PIL cinese! Clamoroso! Chi pagherà? [Nel frattempo lo Stato cinese ha sborsato negli ultimi anni 90 MLD di $ per rifinanziare due delle sue principali banche!]
Come si vede la situazione descritta nell'eccellente libro di Erik Izraelewicz La sfida, se la Cina cambia il mondo (Lindau, 2005, 18,50 euro), non è poi così distante da quella che troviamo nel contesto italiano ed europeo. Possiamo allora dire -autoconsolandoci- che c'è il Capitalismo di Stato, ma che non funziona. C'è tuttavia anche un cattivo capitalismo, che vive di sussidi, entrature politiche etc etc. E' lo stesso sistema in auge nell'italietta democristiana, ma è ancora più in auge in quella contemporanea, incluse quelle amministrazioni di sinistra che appaltano i Lavori pubblici agli architetti di Partito, alla Coop Sette, e i servizi sociali alla Coop margheritesca e dossettiana di turno. Temo che il massimo di corruzione passi di là, negli Uffici tecnici comunali, negli studi degli ingegneri: centomila impiegati fanno molto più danno di un Fazio? Forse sì. Dunque, se la Clementina Forleo sta trovando qualche Capro Espiatorio (innocente o colpevole non importa), a noi preme sottolineare che non è così che si risolvono i problemi del cattivo capitalismo finanziario. Esiste infatti una terza opzione, data dal libero mercato, dove non ci sono favoriti, né cortigiani, né parassiti incapaci. Paradossalmente è soltanto questa forma di capitalismo a produrre ricchezza duratura e reale, a sconfiggere lobbies e massonerie bipartigiane. In bocca al lupo, Consorte, Fazio, Fiorani... Valga la presunzione di innocenza, e si giudichi presto e con la necessaria severità, ma senza che la politica, gli stessi giudici e i media emettano il loro pre-giudizio.
postato da Paolo-di-Lautreamont, 18:14 commenti (1)|
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